Ebe D'alba

Ebe D'alba Ebe D'alba
Roma (RM)

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15/08/2012
Categoria: Scrittori

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Opere inserite: 1

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Data di nascita: 03/05/1952
Residenza: Roma - RM

INVITO PER CHI SA AMARE E CHI NO


Sulle orme dell'amore, seguendo il sentiero della poesia, potrete vedere il filmato di una vita intera,

di chi è andato alla ricerca di quella “cosa strana”... oppure potrete sfogliare a caso l'album delle fotoemozioni:

“gonfia il Ponentino le tele iniziate, imbrattate di vecchi propositi e stentate speranze”

proverete a sedervi su “quello scalino ormai gelido... aspettando il conforto”

respirerete “quell'odore antico di canfora dei vecchi maglioni... oramai dimenticato”

vedrete “come le foglie degli alberi oziosi si lasciano andare, ignave e felici”

sentirete “la pioggia cadere sulla chioma del rhynchospermum ancora in fiore”

tornerete a “cogliere le prime margherite e mammole” per la mamma, come i bambini

aprirete “l'ombrello arido e scroscio di pioggia sarà per lui l'applauso”

noterete come “l'albero giallo piega la chioma leziosa in autunno”

ricorderete “le sere nude, le tende di giornale, poi un solo respiro e tutto l'amore”

camminerete “fra illogici discorsi di bimbi e pozzanghere ambigue per stivaletti bianchi”

vi domanderete “ma si baciano i fiori? e le nuvole?”

e avrete risposta

troverete “pensilina gentile dove aspettare che termini il temporale”

rivivrete i vostri amori e saprete degli altri

e come me che “l'ho attraversato tutto l'inferno”

troverete la via d'uscita per tornare a vivere alla luce del sole...

imparerete che “è la paura di non meritarlo a farcelo meritare” e saprete come amare,

direte “io non ho più paura di ricominciare”

ascolterete, parlerete, capirete, scriverete qui, anche il vostro dialogo fra amore e psiche, con sincerità, senza timore d'esser ridicoli e con ottimismo perché...

“ogni mattino torna sempre l'impavido sole: è l'alba non è il tramonto!"


In questo libro potrete scrivere anche voi le vostre emozioni, nel piè di pagina e nello spazio-pagina di grafoterapia, sarà dialogo con me e con voi stessi.

 

PRESENTAZIONE DI MASSIMO NARDI

 

Ebe D’Alba: un percorso della memoria tra gli amori possibili


Si definisce, in genere, “autore esordiente” chi s’accosta, con qualche ingenuità e tremore, alla sua opera prima tentando d’esprimere il meglio di sé nella complessa tavolozza dei simboli e dei sentimenti.

Ma come definire, invece, un autore che raccoglie «due scatoloni zeppi di fogli e blocchetti, quaderni e diari, vecchi anche di 50 anni» e poi decide di “antologizzarli” in età matura nei termini di una “summa” esistenziale e creativa?

“Esordiente” forse non è la parola giusta, benché si tratti effettivamente di un’opera inedita.

A meno che non si voglia accettare l’idea – non priva, del resto, di qualche fondamento – che un autore è “sempre” esordiente, perché la sua funzione è quella di dare voce (oppure luce, colore…) alla vita che si rinnova continuamente.

Ebe D’Alba di “colore” alla vita ne ha dato già molto, vista la sua lunga militanza nell’arte figurativa. Finché, in età matura, ha deciso di darle anche “voce”, attraverso lo strumento della parola scritta. Mettendo ordine, appunto, nei suoi «due scatoloni zeppi di fogli e blocchetti», come spiega lei stessa nella prefazione di “Souvenir d’amore”, la sua originale opera prima: «Ho sempre avuto voglia di raccontare le mie emozioni, per questo ho dipinto paesaggi e fiori e frutta e Cristi e Madonne e pure quadri astratti… ma a fare di un pensiero o di un ricordo una pittura, a dipingere l’amore con pennelli e colori, ho trovato qualche difficoltà ed allora ho provato con le parole a… disegnarlo e poi a colorarlo… come fosse un acquerello!».

Uno “zibaldone” in prosa e poesia, potremmo dire in termini leopardiani. Un libro, al tempo stesso, dialogante e complesso, ragionato e naif, denso di richiami e allusioni.

Coerentemente con la premessa, “Souvenir d’amore” costituisce «il filmato di una vita intera», una personale ricerca del tempo perduto che, tuttavia, lungi dal rinchiudersi nell’individualismo solipsistico che caratterizza altre, pur pregevoli, opere letterarie, trova un suo carattere ed una sua misura nell’intento di condivisione con il lettore: «Volevo realizzare un libro dialogo – spiega l’autrice ­– un libro quaderno, un libro diverso: lenitivo o stimolante, un libro da ultimare, perché io non ho saputo dir di più (o voluto, forse, aggiungere di più) ma voi potreste farlo, scrivendoci proprio dentro, inserendo una vostra osservazione, un vostro personale “saggio”». E per rendere tangibile questo suo intento, lascia vuote, all’interno del libro, un certo numero di pagine frammiste ai brani letterari. Pagine contrassegnate, in apertura, da un verso: «...d’ogni pensiero qui potrò liberar la mia mente...», ed in chiusura da una parola isolata ma non per questo solitaria: «grafoterapia».

Sono note le virtù terapeutiche della letteratura (nonché dell’espressione artistica e, più in generale, della bellezza). E l’autrice invita a fare buon uso del libro anche in questo senso: raccogliere i propri appunti per farne un momento di riflessione e rigenerazione contro le ineludibili ansie della vita. Un momento “terapeutico”, appunto.

Invito che, da parte nostra, raccogliamo volentieri, condensando in questa breve presentazione i numerosi appunti con i quali abbiamo accompagnato la lettura.

Dunque, dicevamo: “Souvenir d’amore”, un «album di fotopoesie», come lo definisce l’autrice; un viaggio «Alla ricerca dell’amore», per citare il titolo del brano di apertura. Un libro per raccontare – meglio: per condividere – la «fatica del vivere ed amare».

Dice il saggio: «Ti sembrerà di non aver sprecato tempo / se del tuo tempo sprecato ne farai un libro».

E suggerisce ancora il saggio: «Ordine, metti ordine anche nei tuoi cassetti, non solo nella tua vita».

Ma per fortuna – aggiunge (con un sorriso implicito) l’autrice – «che, adesso, con il PC e la stampante, non si crea altra cartaccia, anzi, da due scatoloni zeppi di fogli e blocchetti, quaderni e diari, vecchi anche di 50 anni, ne ricaverò al massimo due o tre libercoli e poi mi ritroverò qualche cassetto libero!».

Che Ebe D’Alba sia una pittrice salta subito agli occhi dal cromatismo diffuso che sottende i suoi brani. La valigia dei sogni, indispensabile compagna dei suoi viaggi onirici, è ora verde ora gialla, arancione, blu, marrone, rosa, rossa… ad ogni variazione della scala cromatica corrisponde un sentimento: amore, gioia, tristezza, dolore, passione…

Le fasi alterne che identificano i momenti della vita sono anch’esse scandite da colori. Abbiamo così il «periodo verde erba», il «periodo azzurro cielo», il «periodo rosa antico», il «periodo nero cupo», il «periodo giallo luna» ed infine il «periodo bianco». E si procede così, in un caleidoscopio di pensieri, immagini, parole, sequenze e fotogrammi, organizzati in forma di «quasi poesie», «poesie senza pretese», come «tante cartoline».

Eppure da queste “cartoline” emergono talora dei versi fulminanti nella loro lapidaria capacità di focalizzare un momento e/o un sentimento e di tradurli in vita vissuta. Dove ingenuità ed esperienza si prendono a braccetto e scoprono di non poter fare a meno l’una dell’altra.


Dalla ricca trama del libro estrapoliamo alcuni versi, scelti tra quelli che più ci hanno colpito e che abbiamo appuntato a piè di pagina, seguendo i consigli di lettura dell’autrice (avvertendo il lettore che, se avrà anche lui la pazienza di arrivare in fondo al libro, potrà trovarne di altrettanto smaglianti e magari più consoni alla sua personale visione dell’amore e della vita).


«Cercare di tradurre in parole / disagi di sguardi, / ombre di gesti».


«In controluce, / in una poesia semplice / e serena come una piccola preghiera».


«Ho paura che niente sia vero / ma solo inventato».


«Noi ragazzi sciocchi / ché imprudenti / scherziamo con l’amore / come con il fuoco…».


«Ho lasciato che i miei pensieri / si accanissero contro il tuo ricordo».


«Ogni volta che vedrete una farfalla / bianca o gialla, / ricordatevi di lei, vi prego, / fatele un sorriso».


Ad essi aggiungeremo alcuni versi che si caratterizzano per la loro tendenza verso l’aforisma, vale a dire la capacità di condensare un principio morale o un significato di vita:


«Mai perdere la speranza / meglio coltivarla / è possibile / diventi certezza».


«Non aspettavo nessuno / invece è venuta la malinconia».


«I ricordi: / gli unici frutti della mia fatica».


«E la ruggine, / ce la fa ancora una volta, / sul ferro inerte...».


In tutta evidenza, non è il filo conduttore temporale ad orientare l’autrice in questa complessa operazione di riordino dei cassetti della memoria, bensì quello delle emozioni. Dove è prevalente la dimensione della “leggerezza”: quella che un celebre scrittore definì “l’insostenibile leggerezza dell’essere”, per significare il paradosso tra la sfuggente evanescenza della vita e l’esigenza umana di significato e di senso.

Una “leggerezza” che tuttavia non prescinde da punte, anche aspre, di dolore.

Prende forma così un libro agile e corposo, denso e leggero, ricco di fughe poetiche e scorci di riflessione, abbandoni al gioco della vita e bilanci esistenziali. Che s’alternano e si corrispondono senza soluzione di continuità.

Un percorso della memoria tra gli amori possibili. Che ha come costante il vissuto sentimentale nelle sue molteplici e variegate sfaccettature, che non riguardano solo la vita di coppia ma abbracciano un panorama più ampio di esperienze e di relazioni: «C’è un altro genere d’amore nella vita di ognuno di noi, oltre all’amore di coppia, altrettanto importante, è l’amore per i genitori, per i figli e per i fratelli e le sorelle, per parenti vari ed amici».

Ma c’è ancora un altro genere d’amore, dal quale un temperamento creativo non può prescindere: quello per l’arte – scrittura, pittura o musica che sia – che coincide, a ben vedere, con l’esperienza stessa della vita.

Ed è appunto alla dimensione di natura artistica che bisogna guardare per comprendere più a fondo l’originalità anche strutturale di “Souvenir d’amore”. Il punto di vista critico non può prescindere, perciò, dal porre in evidenza alcuni elementi compositivi che, esprimendo un punto d’equilibrio tra forma e contenuto, conferiscono al libro la sua particolare fisionomia.

Il primo luogo, il “design” dei caratteri testuali: uno stile grafico fantasioso e ricercato che utilizza alternativamente grassetti e corsivi, minuscole e maiuscole, font di diversi tipi e dimensioni, per sottolineare l’oscillante intensità dei pensieri e dei versi.

Quindi l’impostazione in bilico tra prosa e poesia, nel senso che, nonostante la netta prevalenza della componente poetica, Ebe D’Alba non rinuncia ogni tanto a intervenire, ad illustrare il suo punto di vista, a manifestare in prosa la sua personale visione del mondo, che si dispiega poi nel profilo intuitivo dei versi. E ne ha ben donde, perché questo libro, prima ancora di caratterizzarsi per la sua intrinseca valenza letteraria, rappresenta il “suo” libro, la storia dei suoi sentimenti e della sua vita, che l’autrice ama condividere con il lettore ma che vuole, soprattutto, narrare a se stessa. A tale esigenza risponde anche il “set” di valigie colorate, simbolicamente utilizzate per il viaggio sempre antico e sempre nuovo verso l’amore, verso la sua scoperta o ri-scoperta, perché gli incontri con l’amore hanno ogni volta un “colore” diverso (o forse è solo il folletto dispettoso di Eros che ama celarsi dietro maschere sempre nuove per sedurre gli ingenui ed ignari viaggiatori: si veda, a tale proposito, la deliziosa composizione pubblicata in quarta di copertina: “Appuntamento con l’amore...”).

Ed è proprio la dialettica amore-non amore ad imprimere a taluni passaggi un tono più marcatamente drammatico, dove il dolore cocente dell’umana incomprensione incide cicatrici profonde: «Quanti gli anni sciupati, / quante le lotte senza gloria, / quanti i sacrifici, / inutili, ridicoli... / quanto spreco di ideali». Sono gli anni del “periodo nero cupo”, destinato poi anch’esso a dissolversi per lasciare il posto a nuove fasi della vita, tra le quali il “periodo giallo luna”: gli «anni della voglia di vivere che torna (…), della “vita più adulta”, quelli un po’ più consapevoli dei pericoli che si corrono cercando l’amore».

Conquista di saggezza nonché strumento di difesa della “vita più adulta” è l’acquisita dote dell’ironia, che percorre tutto il libro con tonalità e sfumature diverse, manifestandosi nell’esperienza esistenziale di diversi periodi. L’ironia, che trova il suo compimento nelle tre fiabe poste a conclusione del libro, che riassumono, in qualche misura, la “favola” della vita dell’autrice. Sì, proprio una «fiaba-storia-vera», per citare le tre parole conclusive poste a suggello di centinaia di pagine e migliaia di parole. Perché l’insolito stile adottato dall’autrice per “antologizzare” in prosa e in versi la sua personale vicenda di sentimenti, è anche il modo per raccontare una vita intera senza indulgenze, senza veli, con letterario distacco ed intima partecipazione, come si conviene alla funzione artistica e “terapeutica” della letteratura.

Anche in ragione degli elementi compositivi evidenziati, possiamo dire d’essere in presenza di un’opera interessante, non uniforme, costellata anzi da un universo magmatico di esperienze ed emozioni. Un’opera nata con l’obiettivo (che può dirsi raggiunto) di rappresentare in concreto un percorso di vita.

Un libro, dunque, che è quasi una cartina al tornasole, che porta alla luce un ricco mondo interiore. Un libro che costituisce, in qualche misura, anche un bilancio di vita. Un bilancio gratificante perché basato soprattutto sull’accumulo di un patrimonio di belle vibrazioni. Umane ed artistiche. Ed è l’unico patrimonio che ci è dato di possedere, perché i fatti svaniscono, le cose si dissolvono, ma la nostra identità, frutto di evoluzione e cultura, sopravvive comunque. Rinviando a dimensioni che possiamo solo immaginare.

Scrive infatti Ebe D’Alba sul finire del libro: «Condensare il mio viaggio di vita, il mio viaggio verso l’amore, in questo “libricciuolo”, è stato come polverizzare e travasare alcuni dei miei ricordi, in un’urna cineraria. Come per gli antichi l’urna, il mio “Souvenir d’amore” ha, per me, lo stesso significato. Ma non ho detto ancora tutto di me e del mio viaggio. Del resto anche se le pagine son tante, non sono mai tante quanti sono stati i giorni della mia vita. Naturalmente non potevo scrivere tutto qui! Altri “libricciuoli” sono in embrione, il prossimo sarà qualcosa di “poetico-storico-ironico” e lo scriverò con… altrettanto amore, ma sarà un altro genere d’amore e dopo, ancora, ne scriverò altri, sempre con amore, per non perdermi neppure una briciola. Quando avrò finito di scriverli potrò bruciare davvero tutte le scartoffie: quei manoscritti ingialliti ed ormai trascritti e spargerò le loro ceneri (ancora non so dove) e sarà veramente purificazione e liberazione del mio io e mi assicurerò, così, una sorta di… immortalità!».

Una conclusione/confessione che si accorda perfettamente con quel verso/aforisma che attraversa tutta l’opera, con una presenza caratterizzante e discreta, quasi una sorta di “leit motiv” più volte evocato: «…d’ogni pensiero qui potrò liberar la mia mente…».

Un verso che esprime bene la contraddittoria e limpida forza del pensiero: capace, al tempo stesso, di dilaniare la mente in mille spinte centrifughe e di liberarla infine (sia pure attraverso una lenta evoluzione interiore) con una sintesi che prelude alla conquista dello spirito e trova compimento nell’espressione dell’arte e della poesia.

A questo punto la parola al lettore, che potrà rifarsi al «percorso di lettura» suggerito dall’autrice nelle pagine introduttive del libro: «si può sfogliare a piacere e leggere a caso, scegliendo dall’indice, oppure seguire il mio viaggio, sin dall’inizio» (una soluzione non esclude l’altra: il modo migliore per apprezzare il libro è forse nella lettura sequenziale, per poi tenerlo sul comodino ed assaporarne ogni tanto una o più pagine).

Da parte nostra, vogliamo concludere citando ancora un illuminante consiglio del “saggio” che l’autrice elegge ripetutamente a suo mentore e guida.

Dice il saggio: «Fate che sia sempre l’alba per l’amore!».

E chissà che Ebe D’Alba non abbia seguito questo consiglio anche nella scelta del suo nome d’arte...

 

Massimo Nardi

 Titolo: Souvenir D’Amore Autore: Ebe D'Alba Collana: Poesia Data di uscita: Novembre 2011 Pagine: 510 ISBN: 9788866184263
puoi acquistarlo direttamente in qualunque libreria indicando il codice ISBN
o cercalo in internet:
qui sotto il link

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/poesia/souvenir-amore-ebe-alba.html

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  • SOUVENIR D'AMORE

Commenti sulle opere di Ebe D'alba:

Sulle orme dell'amore,

seguendo il sentiero della poesia,

potrete vedere il filmato di una vita intera,

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“gonfia il Ponentino le tele iniziate, imbrattate di vecchi propositi e stentate speranze”

proverete a sedervi su “quello scalino ormai gelido... aspettando il conforto”

respirerete “quell'odore antico di canfora dei vecchi maglioni... oramai dimenticato”

vedrete “come le foglie degli alberi oziosi si lasciano andare, ignave e felici”

sentirete “la pioggia cadere sulla chioma del rhynchospermum ancora in fiore”

tornerete a “cogliere le prime margherite e mammole” per la mamma, come i bambini

aprirete “l'ombrello arido e scroscio di pioggia sarà per lui l'applauso”

noterete come “l'albero giallo piega la chioma leziosa in autunno”

ricorderete “le sere nude, le tende di giornale, poi un solo respiro e tutto l'amore”

camminerete “fra illogici discorsi di bimbi e pozzanghere ambigue per stivaletti bianchi”

vi domanderete “ma si baciano i fiori? e le nuvole?”

e avrete risposta

troverete “pensilina gentile dove aspettare che termini il temporale”

rivivrete i vostri amori e saprete degli altri

e come me che “l'ho attraversato tutto l'inferno”

troverete la via d'uscita per tornare a vivere alla luce del sole...

imparerete che “è la paura di non meritarlo a farcelo meritare” e saprete come amare,

direte “io non ho più paura di ricominciare”

ascolterete, parlerete, capirete, scriverete qui,

anche il vostro dialogo fra amore e psiche, con sincerità,

senza timore d'esser ridicoli e con ottimismo perché...

“ogni mattino torna sempre l'impavido sole: è l'alba non è il tramonto!"
 


commento di Ebe D'alba sull'opera SOUVENIR D'AMORE - mercoledì 15 agosto 2012 alle ore 17:14
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