Eugenio De Medio

Eugenio De Medio Eugenio De Medio
Pescara (PE)

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27/07/2019
Categoria: Pittori

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Data di nascita: 16/03/1954
Residenza: Pescara - PE

 Eugenio DE MEDIO è un creativo che dedica la sua vita all’esercizio delle arti, soprattutto visive, coniugandole con ricerche di crescita personale.

 

Architetto, specializzato all’International Center of Conservation di Roma in Studio, Conservazione e Restauro dei Beni Culturali e, come tale, già Architetto Direttore Coordinatore in ruolo presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si è appassionato soprattutto al periodo Rinascimentale seguendo numerosi corsi post lauream su tematiche artistiche e, in generale, culturali di tale periodo.

 

Sin da giovanissimo, si è dedicato alla pittura e alla ceramica approfondendo, in età più adulta, pratica e studi sulle tematiche dell’arte, dell’artigianato e del design.

 

Con sue opere di diversa natura (dipinti, gioielli, ceramiche ecc.) ha partecipato a numerose fiere internazionali, anche quale rappresentante del design italiano, e a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

 

In zona ha esposto, tra l’altro, al MUMI e al Palazzo Sirena di Francavilla al Mare, al Palazzo della Cultura e al MUCA di Pianella, all’’AURUM di Pescara e, con la mostra “Gli Alberi della Vita” e “Vbrazioni Archetipe presso il Museo Barbella di Chieti.

È lo stesso autore, in un suo scritto, a descrivere il senso profondo della TECNICA utilizzata per le sue opere pittoriche:

 

[A 25 anni] “... grazie a una borsa di studio..., mi fu concesso di fare da assistente a scavi archeologici in corso al Tempietto del Divo Romolo presso il Foro Romano ...  Il processo di scavo archeologico consiste nello scoprire, con somma pazienza e perizia, vari strati sovrapposti che per proprie caratteristiche e per i reperti ivi trovati, narrano la storia del sito che si sta studiando facendo confronti e delineando rapporti con dati noti.

Quel processo laborioso mi portò a riflettere sul fatto che, in fondo, anche per conoscere noi stessi e la realtà delle cose occorra scavare e che ciò che appare a prima vista spesso nasconda quello che nel profondo si trova. Il più delle volte si cerca per molto tempo inutilmente, ma poi basta un particolare, un coccio, una moneta, un’ampolla a raccontare parte di una storia che è radice di quel che sopra ancora rimane o di quel che sopra si è costruito di nuovo ma che da essa è stata determinata nella forma o nella funzione. 

Così per me stesso quel che sopra appariva celava agli altri quel che sotto, in passato era accaduto, ma che aveva determinato quel che, comunque, ero.

Per quel che mi riguardava nulla era stato sotterrato dalla mia mente e vedevo distintamente tra i miei strati, pur non comprendendoli appieno, ma quelle riflessioni mi insegnarono che nulla di quanto accaduto era stato un caso e che anche gli altri, anche le cose, sono il prodotto dei loro perché e il bello è scoprirlo, quando possibile.

La prospettiva era totalmente cambiata e mi permetteva di vedere piuttosto che guardare distrattamente il mondo attorno a me. Pensavo che così vedesse Dio, non soltanto la superficie, e che sicuramente per questo Dio aveva potuto vedere che ogni sua creazione era buona, così da allora ho sperato che potesse sorridere anche vedendo me, oltre i miei limiti e i miei errori.

In fondo, pensavo, che come costruire una personalità equivalesse concettualmente a costruire un edificio, così capire una persona, un animale, una cosa, una situazione equivalesse ad approfondire la conoscenza delle sue “fondamenta” e dei suoi “mattoni” e ogni passaggio costituiva una evoluzione basata sulla precedente. Così, scoprendo man mano gli strati più profondi, si poteva comprendere il senso e la bellezza di quanto era in superficie.

Questa visione delle cose, balenata in quella occasione, ebbe la necessità di molto tempo per maturare ed essere interiorizzata così da riemergere anche nella mia pittura che ormai da quegli anni è principalmente realizzata sovrapponendo strati di colore che, in un modo o in un altro, sono poi, il più delle volte, scavati per scoprire quelli più profondi dove l’idea è stata man mano composta o vengono intravisti grazie a velature sovrapposte utilizzate a cucire le precedenti vibrazioni.” (3). Le spatole sono man mano divenute lo strumento ideale grazie al quale ritrovare gli strati più profondi per connettere e sovrapporre campiture di colore o scavare, talvolta anche graffiando, gli strati superficiali per far affiorare quelli più profondi.

Tale tecnica, seppur non casuale,  consente di ottenere sempre effetti unici e irripetibili rendendo impossibili eventuali copie.

 

LA COLLEZIONE SEGNI, di cui fanno parte le opere presentate, è il principale e preferito filone espressivo dell’autore. Iniziata negli anni “90 e portata avanti con sviluppi e approfondimenti, sino ad oggi “... allude a contaminazioni esistenziali di memorie e richiami senza tempo né luogo. Un immaginario espressivo che vive tra forma e non-forma, in una forte specificità di linguaggio, ricco di originalità e di significati simbolici (1).

Segni, simboli, parole, oggetti archetipi appartenenti a tempi e culture diverse, anche se spesso comuni,  oppure semplicemente affiorati dall’inconscio dell’autore, consentono a intuizioni, rivelazioni, racconti, sensazioni, esperienze, sentimenti, eventi ecc. di assumere sostanza nelle cose sensibili attraverso la materia e, soprattutto, il colore.  Sogni e realtà; storia e leggende; segreti e rivelazioni, mitiche saggezze e ordinarie follie si incontrano, così, in vibrazioni e codici visivi trasmissibili direttamente senza necessità di decodificazione cosciente, comunque in parte possibile, e senza bisogno di utilizzare elementi formali, se non pregni di significato e assunti a livello simbolico,  essendo percepiti direttamente dall’essenza comune universale presente in ognuno. Anche la struttura compositiva dei dipinti spesso utilizza forme e rapporti archetipi quali il quadrato, il cerchio, il “pi” (la ruota forata), la sezione aurea ecc. (cfr. opere con foto in allegato ecc.).

 

«... Il pensiero, in fondo, nasce dalle immagini e l’arte, la pittura in questo caso, le riporta in superficie amplificandone il valore, perché l’arte è un pensare per immagini ….

Cézanne diceva che l’arte è l’espressione più intima di ciò che siamo e il prodotto artistico di [De Medio] ... ce lo dimostra. 

queste forme [archetipe] si ripetono nella continuità delle opere, formando armonie diverse nel contatto con un colore, il cui uso ... appare estremamente dinamico. Dinamicità che fa si che tali forme sembrino a volte vibrare nell’aria, altre volte costrette e ingabbiate da forze misteriose … Il contrasto di colore ... in alcuni dipinti ... suggerisce inoltre una certa profondità, in modo che le forme-simbolo, sempre le stesse, ma di dimensioni diverse, ... appaiono su piani dissimili, come a voler suggerire l’emergere di priorità impellenti, incalzanti, persino incombenti rispetto ad istanze meno urgenti, assurte transitoriamente a presenze silenti ...

E’ il movimento a colpirmi in questi dipinti, i cui flussi di intensità diversa, le atmosfere di vuoti e presenze, la lotta tra toni in contrasto, sono resi ora impalpabili ora più fisici e tangibili, attraverso la diversa consistenza della materia colore. Mi sembra di ritrovare in tali armonie o disarmonie un tentativo di esprimere vissuti intimi e stati d’animo, come a ricercare nell’azione creativa un modo di placare spinte  recondite, dimensioni immaginarie pregne di desiderio, di visioni ideali e poetiche che creano uno stato di tensione: tendenze simili a ciò che Kandinsky definiva il principio della necessità interiore. Necessità derivante dal bisogno costante di contatto con l’anima e dall’ urgenza, quasi sacra, a liberare forze destinate al suo affinamento. Non a caso Kandinsky parlava dello Spirituale nell’arte ... (4) .

 

Ritrovo qui una duplice necessità espletata dall’arte: il bisogno di parlare a sé stessi, di individuarsi esplorando i propri demoni e modulandone gli impeti, e l’importanza di una missione anche sociale ... Missione data soprattutto dal potenziale trasformativo dell’arte, perché, come dice Domenico Chianese ... “la pittura è presentazione di un mondo che aggiunge cose al mondo dato e non lascia il mondo così com’è” (5).

Il connubio che [De Medio] realizza nel fondere colore e forme simboliche richiama, a mio parere, questi aspetti facendo emergere il valore delle profondità interiori, attraverso la riproduzione di “matrici” arcaiche universali, emblemi di valori ideali e di mitiche sacralità, che il tempo e la civiltà hanno resi lontani dal “sentire comune”, e al tempo stesso mette in luce -in senso letterale- la capacità comunicativa di tali matrici, rievocative di contenuti sensoriali dal nome perduto, eppure sedimentate nell’inconscio collettivo di ognuno di noi. Il cerchio, la croce, il quadrato, la spirale, simboli archetipi muniti di memorie e significati plurimi, che ... in modo singolare ingabbia o libra nel magma-colore, mi sembra vogliano riprodurre la natura cosmica dell’esistenza umana, come parte di un universo in cui ogni essere, minerale, vegetale, animale, è fatto della stessa sostanza. Figurazioni che ritroviamo in parallelo nei pensieri dell’artista ... Questo scenario ha creato in me la suggestione che tra lui e il mondo visibile i ruoli si invertissero, che il suo modo di osservare il mondo fosse come quello di tanti pittori ... che hanno sostenuto che erano le cose a “guardarli” e non il contrario, come se il pittore dovesse lasciarsi penetrare dall’universo e non volerlo penetrare …

Così le sue opere mi appaiono “gesti” di cielo, di terra, di acqua, di fuoco, riportandomi ad una frase ... al nostro primo incontro: “dipingere è come respirare…”, cosa voleva dire, mi sono chiesta …, forse dare aria al proprio spirito, alla propria essenza, liberarsi da limiti imposti come quando da bambino amava infrangere i contorni di un disegno, ma non solo forse … Mi viene in aiuto ... Freud, per ricordarmi il legame indissociabile fra respiro fisico e spirito metafisico, e per sottolinearmi il fatto che è l’aria in movimento che permette di passare da un senso ad un altro; è l’aria come movimento di respirazione e ispirazione a creare lo scambio tra viscerale e cosmico, tra principio di vita, di affetti, di desiderio e principio di intelligenza, di astrazione. In altre parole è quel flusso impalpabile che passa dal nostro “dentro intimo” al “grande fuori” a permettere che il personale e l’universale, la vita profonda e quella esteriore possano incontrarsi nella creazione dell’opera, che così intesa è respiro figurato o meglio “respirazione del tempo nell’immagine” (6). Così il soffio di parole irrappresentabili si traspone, si converte nel soffio dell’immagine, metafora inconscia di una realtà invisibile proiettata in qualcosa di visibile. Ed è ciò che rende l’arte, la pittura in tal caso, un’esperienza dal grande potenziale conoscitivo.

Ma, non si creda che il prodotto artistico sorga sempre da un atto sereno, al contrario ogni atto creativo è trasfigurazione di stati di sofferenza, di conflitti profondi, di lacerazioni, e nelle opere di [De Medio] non mi è difficile ravvisarlo nel suo colore scalfito da segni inferti, quasi sferzate, di spatola, e in quelle striature di luce che in certe opere assumono le sembianze di uno squarcio... [come] processo di ricostruzione e di riparazione di sé per tentare di ricomporre un’armonia perduta ... di un percorso di esplorazione interiore, esperienza faticosa e al tempo stesso affascinante, creazione anche quella, forse la più feconda.

 

Siamo archeologi e al tempo stesso architetti della mente, diceva bene [l’autore], instancabili nel districarci tra concretezza e immaginazione, tra parole e immagini, tra reale e fantasmatico, tra lutti ripetuti e continue rinascite, per accedere a mondi nuovi, orizzonti diversi, edificare spazi più ampi e salvaguardare quanto di creativo ci sia nella mente delle persone che soffrono...

 

E cosa ancor più singolare per me, è che un dipinto, benché misterioso nel suo contenuto, abbia il potere di toccarci e, se si hanno occhi per vedere, di riflettere qualcosa di noi. In questo senso Didi-Huberman (7) storico dell’arte e filosofo francese, dice che nell’osservare un’opera, quel che vediamo ci “guarda”, ma ancor più ci riguarda...

 

E’ per questo che l’arte non è una semplice decorazione, ma “ingrediente fondamentale del ‘centro dell’uomo’, della sua nascita e del suo sviluppo” (8) ... “ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere”(9). Nel senso che lo stesso artista spesso non conosce ciò che gli è stato concesso di creare.»(2)

 

Note

 

1-Da Presentazione alla mostra “SEGNI”, Fabrizia BUZIO NEGRI, 2007.

 

2-Da Risonanze Personali, presentazione alla mostra “VIBRAZIONI ARCHETIPE, Tiziana SOLA, 2018.

 

3-Da Prolegòmeni alle Vibrazioni Archetipe, Eugenio DE MEDIO, 2018.

 

4-Da Lo spirituale nell’arte, V. Kandinsky, 1910, p. 88-89).

 

5-Da Come le pietre e gli alberi, Domenico CHIANESE, 2015, p. 51.

 

6-Da L’uomo Mosè e la religione monoteistica, Sigmund FREUD 1938, OSF vol. 11, p. 433, citato da G. Didi-HUBERMAN in Gestes d’aire et de pierre, 2005.

 

7-Da Ce que nous voyons, ce qui nous regarde, Didi HUBERMAN, 1992.

 

8-Da, Immaginando, Domenico CHIANESE,  2010, p. 17.

 

9-Aforisma di Jorge Luis BORGES.

ELENCO  MOSTRE COLELTTIVE

 

1970-1984, VARIE COLLETTIVE , Premio Arte Francavilla al Mare/Montesilvano/ Perugia/ Caramanico Terme/Manciano ecc. .

1997,  INCONTRO ITALIA SPAGNA, Museo Textil, Barcelona, Spagna.

1997, 50x50, Galleria Cheiros, Vicenza,

1999, ARTISTI ABRUZZESI, Palazzo Sirena, Francavilla al Mare.

2000, COLLETTIVA, Museo Michetti, Francavilla al Mare.

2001, COLLETTIVA, Museo Michetti, Francavilla al Mare.

2006, “IV BIENNALE INTERNAZIONALE DI GRAFICA ”, Museo Michetti, Francavilla al Mare.

2007,"IV BIENAL INTERNACIONAL DE ARTE GRÀFICO", Pavellò Firal, Sant Carles de la Ràpita, Spagna

2008, I COLORI DEL TERRITORIO, Spoltore.

2009, I COLORI DEL TERRITORIO, Spoltore.

2009-20019, varie collettive con il gruppo ART SENSE FRONTERES EXPOS INTERNACIONALS. Tra le più recenti:  INFANCIA 2, Espai Antoni Miro Peris; YO AMO BARCELONA, Fundación Inceptum.Barcelona, Spagna.

2018, QUANDO L’ARTE INCONTRA L’ARTIGIANATO, Museo Ceramica, Pianella.

2019, Rassegna di Artisti contemporanei a cura della Galleria Trifoglio Arte, presso Tempietti Romani, Chieti 

ELENCO  MOSTRE  PERSONALI

 

1986, SILVER LANDSCAPES, Palazzo Sirena, Francavilla al Mare.

1994, OLTRE L’ORO, Galleria Cheiros, Vicenza.

1995, VERITà MULTIPLE, Club Nautico, Pescara.

1995, VERITà MULTIPLE, Golf&Country Club, Chieti.

1998, GIARDINI INCANTATI, Charlton Hotel, Peascra.

1998, GIARDINI INCANTATI, Palazzo Sirena, Francavilla al Mare.

2000, GARDENS, Sala Mostre, Portovaltravaglia.

2000, GARDENS, Galleria Maya, Francavilla al Mare.

2000, SET, Galleria Maya, Francavilla al Mare.

2005, RETROSPETTIVA: UN UOMO DEL RINASCIMENTO, Museo Michetti, francavilla al Mare.

2007, SEGNI, Library Gallery, Lavena Ponte Tresa

2008, FOSSILI DELLO SPAZIO ANTROPICO, Hotel i Grappoli, Lugano, Svizzera

2013, PAROLE E SEGNI, Palazzo della Cultura, Pianella.

2016, GLI ALBERI DELLA VITA, Aurum, Pescara.

2017,GLI ALBERI DELLA VITA, Museo Barbella, Chieti.

2018, VIBRAZIONI ARCHETIPE, Museo Barbella, Chieti

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