Luciano Molinari

Luciano Molinari Luciano Molinari
lecco (LC)

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04/03/2012
Categoria: Altro

Opere inserite: 8

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Data di nascita: 23/06/1961
Residenza: lecco - LC

  Legno, Alberi, Storia, Vita ed Arte

Luciano Molinari ha trasformato la professione di fine ebanista in arte, mettendo a frutto la sua facoltà di saper interpretare il muto linguaggio del legno. Linguaggio maturato spesso durante secoli di una vita trascorsa a lottare nel mondo sotterraneo per guadagnarsi la linfa vitale, combattendo nel contempo contro i venti, tutte le altre avversità meteoriche e contro lo scempio operato dall'uomo per le sue necessità.
Nel caso di Molinari non si tratta soltanto di una visione romantica della flora terrestre, inquadrata nell'incanto delle bellezze naturali, con le sue ombre misteriose, i suoi silenzi, il dolce stormir di fronde che a volte si trasforma in urlo di tempesta.
Ne si tratta della ricerca di similitudini mimetiche atte ad individuare fantasiose somiglianze con figure esistenti nella vita pratica. Infatti nello svolgimento del suo lavoro, per il quale la principale materia prima è appunto rappresentata dal legno nelle sue infinite varietà, quest'ultimo arriva nelle sue mani quando della vita vegetativa naturale è rimasto soltanto il ricordo violento dell’ accetta e dello stridore di enormi seghe affilate; quando è soltanto il profumo particolare di ogni essenza a perpetuarsi nel tempo.
Essenza che richiama la gloria delle antiche tenzoni con gli uragani: centinaia di esaltanti esclusività olfattive che contribuiscono a generare un ” Leitmotiv” ideale nell’animo dell’artista.

Così che ogni varietà trattata consente all’autore di andare con la mente al luogo d’origine: sia esso l’immensa e verde cascata di una foresta fluviale, l’arsura di una zona desertica, il pittoresco proliferare di pini e di abeti che strappano il nutrimento dai picchi montani, oppure la tranquilla verzura delle zone temperate.
Legni comuni oppure legni rari e preziosi dai nomi evocanti misteriose regioni lontane: Abura, Legno serpente, Alerce , Albero di Giuda….., tanto per citarne alcuni. Di ognuno, sia esso proveniente dal tronco originale che da un vecchio mobile in disuso, con un accurato lavoro di rifinitura Molinari ridà vita ad ogni frammento facendone la piccola tessera di un suggestivo ed originale mosaico ligneo.
Mosaico dal quale sembrano emergere dal nulla essenziali figure mitologiche ispirate a favole antiche; questo può avvenire per merito di una intelligente combinazione, fra le diverse sfumatura dei vari elementi.


Notevole pure la serie delle piccole trottole che la splendida lavorazione artistica trasforma in testimonianza di un gioco antico che ha cavalcato nel tempo attraverso tante latitudini.
Da ricordare pure un quadro insolito costituito dalla geometrica disposizione dei tanti vasetti vitrei dal brillante coperchio d’acciaio inossidabile, contenenti ciascuno un po’ di legno polverizzato, così che di ogni varietà sia possibile osservare la colorazione e percepire il profumo particolare. A parte l’utilità pratica e culturale della composizione, già la disposizione degli oggetti, il contrasto fra le varie essenze e l’eleganza della confezione: acciaio brillante, perfetta trasparenza del vetro e geometrica razionalità dell’insieme, costituisce una vera e propria opera d’arte.
Una brillante nota di colore è rappresentata dalla “Vespa Teresa” rivestita di scaglie lignee: quasi il sogno di un fanciullo, un ritorno alle origini, un bisogno di procedere a ritroso dalla tecnologia moderna alla semplicità dell’idea iniziale, di inquadrare il tutto in un contesto spontaneo, sentimentale e totalmente naturale

Artigianato d’alta classe o arte? Quando l’abilità tecnica si arricchisce di intuizione artistica e per tale si intende l’espressione di idee completamente nuove, di inventiva, di autenticità, di innovazione, è possibile considerare il frutto di questa combinazione come vera opera d’arte, sia pure “Arte contemporanea”, se vogliamo.
Consideriamo che l’uomo ha il diritto di esprimere il suo genio con un linguaggio al di fuori del convenzionale ribellandosi all’imperio delle consuetudini, che può anche ritenere stanche o superate.
Non si intende però che debba trascurare il culto del “Bello” perché questo è storia e ricchezza che appartiene a tutte le generazioni passate e quelle a venire.
Ma gli deve essere consentito di apportare nel mondo dell’arte la linfa di nuove idee servendosi di un linguaggio che esca dalla tradizione e che sia alla portata di ciascuno di noi, non soltanto di pochi privilegiati o quantomeno, non sia asservito a convinzioni preconcette.

Agosto 2014 Ottavio Borghi

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