Commenti sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551:

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da "Terra d'amore"

 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:39

Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.

Alda Merini, da "La terra santa"
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:40

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

Alda Merini, da "La Terra Santa" 1983


 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:41

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

Alda Merini, da "La Terra Santa"
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:41

Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?

Alda Merini, da "La Terra Santa"
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:42

Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell'Orsa maggiore.

Alda Merini
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:42

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini, da "Vuoto d'amore"
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:42

Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.

Alda Merini

 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:43

Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani e' gia' passato.

Alda Merini

 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:43

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono"
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:44

Solo un mano d'angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell'uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell'oggi e dell'ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

Alda Merini
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:44

Bambino

Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.

Alda Merini
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:45

Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi
e mette assieme tutti i suoi giorni
in una mano tesa per donare,
in una mano che assolve
perché vede il cuore di Dio.
Ma la città è triste
perché nessuno pensa
che i fiori del Poeta
sbocciano per vivere molto a lungo
per le vie anguste della grazia.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:45

Amore,
vola da me
con l'aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l'ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d'albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa' delle due braccia
due ali d'angelo
e porta anche a me un po' di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:46

Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all'alba
se io sarò tra le tue braccia.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:46

Sono folle di te, amore
che vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d'amore per te.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:47

Del tutto ignari della nostra esistenza
voi navigate nei cieli aperti dei nostri limiti,
e delle nostre squallide ferite
voi fate un balsamo per le labbra di Dio.
Non vi è da parte nostra conoscenza degli angeli,
né gli angeli conosceranno mai il nostro martirio,
ma c'è una linea di infelicità come di un uragano
che separa noi dalla vostra siepe.
Voi entrate nell'uragano dell'universo
come coloro che si gettano nell'inferno
e trovano il tremolo sospiro
di chi sta per morire
e di chi sta per nascere.

Alda Merini, da "La carne degli angeli"
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:47

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
[Alda Merini, da Vuoto d'amore, 1991]


asce a Milano il 21 marzo 1931. La famiglia di Alda Merini è composta dal padre, funzionario delle Assicurazioni Generali Venezia, dalla madre casalinga, da una sorella maggiore e un fratello minore. Non potendo frequentare il liceo Manzoni perché respinta in Italiano, compie gli studi superiori all'Istituto professionale Laura Solera Mantegazza e, contemporaneamente, si dedica allo studio del pianoforte.


Inizia a comporre le prime liriche a quindici anni e il primo, autentico incontro con il mondo letterario avviene l'anno successivo, quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopone alcune delle sue poesie a Angelo Romanò che, a sua volta, le fa leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato tuttora il primo scopritore della poetessa. Proprio nel '47 la Merini inizia a frequentare la casa di Spagnoletti, dove conosce, fra gli altri, Giorgio Manganelli — che fu un vero maestro di stile per lei, oltre che suo primo grande amore — Davide Turoldo, Maria Corti e Luciano Erba.

Ma il '47 è anche l'anno in cui si manifestano i primi sintomi di quella che sarà una lunga malattia: viene internata per un mese nella clinica Villa Turro e, una volta dimessa, riceve l'aiuto degli amici più cari. Così scrive Maria Corti nell'introduzione a Vuoto d'amore: «[...] ogni sabato pomeriggio lei e Manganelli salivano le lunghe scale senza ascensore del mio pied-à-terre in via Sardegna e io li guardavo dalla tromba della scala: solo Dio poteva sapere che cosa sarebbe stato di loro. Manganelli più di ogni altro l'aiutava a raggiungere coscienza di sé, a giocarsi bene il destino della scrittura al di là delle ombre di Turro».

Nel '50 Spagnoletti pubblica nell'antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1949 le due liriche Il gobbo e Luce. L'anno successivo, le stesse liriche, insieme con altri due componimenti, vengono incluse da Vanni Scheiwiller nel volume Poetesse del Novecento, su consiglio di Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani. Già da questi primi componimenti si intuiscono quelli che saranno motivi ricorrenti nella poetica della Merini: l'intreccio di temi erotici e mistici, di luce e di ombra, il tutto però amalgamato da una concentrazione stilistica notevole, che nell'arco degli anni lascerà spazio a una poesia più immediata, intuitiva.

Il gobbo

Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall'espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
... e nessuno m'aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d'allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.


22 dicembre 1948

[Da Poetesse del Novecento, 1951]

Dopo la partenza di Manganelli da Milano, nel periodo che va dal '50 al '53, la Merini frequenta Salvatore Quasimodo, al quale dedica le Due poesie per Q., edite ne Il volume del canto:

I.

Padre che fosti a me, grande poeta,
bene ricordo la tua cetra viva
e le tue dita bianche affusolate
che varcavano il solco del mio seno.
E io ricordo tutto, le bufere
i venti aperti e quella confusione
che trovava la nostra poesia.
Parlavamo il linguaggio dei poeti
casto, accorato senza delusioni
o eravamo delusi di noi stessi
poveri, confinati nello spazio
come astronauti sulla stessa luna.

[...]

Nel '53 sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano. Nello stesso anno esce la prima raccolta poetica La presenza di Orfeo, seguita nel '55 da Paura di Dio e Nozze romane.

Il '55 è anche l'anno della nascita della prima figlia; al pediatra della bambina, Pietro, è dedicata la raccolta Tu sei Pietro, edita nel '61 da Scheiwiller. Segue un silenzio durato vent'anni.

Nel '65 viene internata nel manicomio Paolo Pini, dal quale uscirà definitivamente solo nel '72 — a parte brevi periodi durante i quali ritorna in famiglia e nascono altre tre figlie — ma l'alternanza di periodi di lucidità e follia continua fino al '79.

Nel '79 il silenzio è finalmente rotto e la Merini inizia a lavorare su quello che è considerato il suo capolavoro: La Terra Santa, vincitrice del Premio Librex Montale nel '93.

La Terra Santa segna l'inizio di una poetica diversa, impregnata della devastante esperienza manicomiale. Si tratta di liriche di un'intensità potente, dove la realtà lascia il posto all'idea stessa del reale, sublimata e deformata dal delirio della follia.

La prima proposta di stampa dell'opera fu accolta da una totale indifferenza da parte degli editori. Solo Paola Mauri accetta di pubblicare trenta liriche, scelte su un dattiloscritto di oltre un centinaio di testi composti dalla Merini durante l'internamento, sul n.4 della rivista «Il cavallo di Troia», è il 1982. Due anni dopo Schweiller riprende le trenta liriche e, con l'aggiunta di altre dieci, dà alle stampe la prima edizione de La Terra Santa, segnando la fine dell'ostracismo dell'artista.

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all'umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d'oro
e l'albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l'assenzio
di una sopravvivenza negata

[Da La Terra Santa, 1984]

Nell'81 muore Ettore Carniti. Rimasta sola, la Merini inizia un'amicizia a distanza con il poeta tarantino Michele Pierri. L'intesa fra i due si fa sempre più forte, malgrado i trent'anni e la distanza che li separano. Nell'83 dedica al poeta, e alla memoria del padre, la raccolta Rime petrose, le liriche Per Michele Pierri e Le satire della Ripa; nell'ottobre dello stesso anno i due si sposano e la Merini si trasferisce a Taranto. Pierri — il quale era stato medico prima di dedicarsi interamente alla poesia — si prende cura di lei e nell'85 nascono le liriche della raccolta La gazza ladra. Sempre nello stesso periodo la Merini ultima la stesura del suo primo testo in prosa L'altra verità. Diario di una diversa, nel quale la devastante esperienza dell'internamento viene descritta in una prosa dal forte accento lirico, testimonianza di un'inevitabile uniformità percettiva.

Questi anni di apparente tranquillità vengono però deturpati dal riaffacciarsi del demone della follia e la Merini sperimenta nuovamente le torture dell'ospedale psichiatrico a Taranto.

Nell'86 fa ritorno a Milano e riprende a frequentare gli amici di un tempo. Ricomincia a scrivere con continuità, affiancando poesia e prosa: Delirio amoroso, scritto nell'89, e Il tormento delle figure, del '90, ne sono gli esempi.

Nel '91 muore l'amico Giorgio Manganelli.

Dal '92 al '96 escono Ipotenusa d'amore, La palude di Manganelli o il monarca del re e Un'anima indocile, testi misti di prosa e poesia nei quali la memoria diventa evocazione struggente e drammatica.

A Manganelli

A te, Giorgio,
noto istrione della parola,
mio oscuro disegno,
mio invincibile amore,
sono sfuggita, tuo malgrado,
eppure mi hai ingabbiato
nella salsedine
della tua lingua.
Tu, primissimo amore mio,
hai avuto pudore
del mio atroce destino,
tu mi hai preso un giorno
sull'erba, al calore del sole,
la perla della mia giovinezza.
Com'era bello, amore,
sentirti spergiuro.
E tu che non volevi.
Tu, per cui ero
la sofferta Beatrice delle ombre.
Ma non eri tu ad avermi,
era la psicanalisi.
E in fondo, Giorgio,
ho sempre patito
quel che ti ho fatto patire.

[Da La palude di Manganelli, 1992]

Nel '93 viene pubblicata la raccolta Titano amori intorno, dallo stile più colloquiale rispetto alle precedenti. Nello stesso periodo esce la prosa La pazza della porta accanto e nel '94 il volume Sogno e poesia, con venti incisioni di venti artisti contemporanei.

Nel '95 viene data alle stampe la raccolta Ballate non pagate e nel '96 le viene aggiudicato il Premio Viareggio per la Poesia. Nel 1996 Alda Merini viene proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall'Académie française.

Del '97 è la raccolta La volpe e il sipario, la più alta dimostrazione dello stile poetico dell'artista: una poesia che nasce dall'emozione, improvvisa e violenta, mai ritoccata, riletta. Una scrittura nata di getto, sull'onda del pensiero che si fa man mano sempre più astratto, simbolico.

Sempre del '97 un'antologia del lavoro dell'autrice, curata dall'amica Maria Corti, dal titolo Fiore di poesia 1951-1997, nella quale compaiono anche alcune liriche inedite.

Nel 2002 esce per Frassinelli Magnificat. Un incontro con Maria, dove la Merini evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l'aspetto più umano e femminile e che, nel settembre dello stesso anno, le vale il Premio Dessì per la Poesia.

Alda Merini è stata e continua ad essere una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea. E' impossibile riuscire a dare un ordine, catalogare il lavoro di un'artista che ha fuso vita e arte in un'unica forma inscindibile.

La mia poesia è alacre come il fuoco,
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che goica con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

[Da La volpe e il sipario, 1997]

 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:50

Bibliografia

La presenza di Orfeo, Schwarz, 1953
Nozze romane, Schwarz, 1955
Paura di Dio, Scheiwiller, 1955
Tu sei Pietro, Scheiwiller, 1961
Destinati a morire, Lalli, 1980
Le rime petrose, 1983 (ed. privata)
Le satire della Ripa, Laboratorio Arti Visive, 1983
Le più belle poesie, 1983 (ed. privata)
La Terra Santa, Scheiwiller, 1984
La Terra Santa e altre poesie, Lacaita, 1984
L’altra verità. Diario di una diversa, Scheiwiller, 1986
Fogli bianchi, Biblioteca Cominiana, 1987
Testamento, Crocetti, 1988
Delirio amoroso, Il melangolo, 1989
Il tormento delle figure, Il melangolo, 1990
Vuoto d’amore, Einaudi, 1991
Valzer, TS, 1991
Balocchi e poesie, TS, 1991
Le parole di Alda Merini, Stampa Alternativa, 1991
La vita felice: aforismi, Pulcinoelefante, 1992
Ipotenusa d’amore, La vita felice, 1992
Aforismi, Nuove Scritture, 1992
La palude di Manganelli o Il monarca re, La vita felice, 1992
Rime dantesche, Divulga, 1993
Le zolle d’acqua, Montedit, 1993
Se gli angeli sono inquieti, Shakespeare and Company, 1993
La presenza di Orfeo: 1953-1962, Scheiwiller, 1993
Titano amori intorno, La vita felice, 1994
25 poesie autografe, La città del sole, 1994
Doppio bacio mortale, Lietocolle, 1994
Reato di vita. Autobiografia e poesia, Melusine, 1994
Il fantasma e l’amore, Melusine, 1994
La pazza della porta accanto, Bompiani, 1995
Ballate non pagate, Einaudi, 1995
Sogno e poesia, La vita felice, 1995
Lettera ai figli, Lietocolle, 1995
La Terra Santa: Destinati a morire – La Terra Santa – Le satire della ripa – Le rime petrose – Fogli bianchi, Scheiwiller, 1996
Aforismi, Edizioni Pulcinoelefante, 1996
Un’anima indocile, La vita felice, 1996
Refusi, Zanetto, 1996
Immagini a voce, Motorola, 1996
La vita felice: sillabario, Bompiani, 1996
La vita facile, Bompiani, 1997
La volpe e il sipario, Girardi, 1997
Orazioni piccole, Edizioni dell’Ariete, 1997
Curva in fuga, Edizioni dell’Ariete, 1997
Ringrazio sempre chi mi dà ragione, Stampa Alternativa, 1997
Lettere a un racconto prose lunghe e brevi, Rizzoli, 1998
Fiore di poesia 1951-1997, Einaudi, 1998
Eternamente vivo, L’Incisione, 1998
57 poesie, Mondadori, 1998
Favole, orazioni, salmi, La libraria, 1998
L’uovo di Saffo. Alda Merini e Enrico Baj, Colophon, 1999
Le ceneri di Dante: con una bugia di ceneri, Pulcinoelefante, 1999
Aforismi e magie, Rizzoli, 1999
La poesia luogo del nulla. Poesie e parole con Chicca Gagliardo e Guido Spaini, Manni, 1999
Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta, Scheiwiller, 1999
Lettera a Maurizio Costanzo, Lietocolle, 1999
Vanni aveva mani lievi, Aragno, 2000
Le poesie di Alda Merini 1997-1999, La vita felice, 2000
Superba è la notte 1996-1999, Einaudi, 2000
Una poesia, Pulcinoelefante, 2002
Tre aforismi, Pulcinoelefante, 2000
Amore, Pulcinoelefante, 2000
Due epitaffi e un testamento, Pulcinoelefante, 2000
L’anima innamorata, Frassinelli, 2000
Corpo d’amore: un incontro con Gesù, Frassinelli, 2001
Maledizioni d’amore, Acquaviva, 2002
Il paradiso, Pulcinoelefante, 2002
Anima, Pulcinoelefante, 2002
Ora che vedi Dio, Pulcinoelefante, 2002
Un aforisma, Pulcinoelefante, 2002
Folle, folle, folle d’amore per te, Salani, 2002
Magnificat. Un incontro con Maria, Frassinelli, 2002
Il maglio del poeta, Manni, 2002
Silenzio, Pulcinoelefante, 2002
La vita, Pulcinoelefante, 2002
La carne degli angeli, Frassinelli, 2003
Più bella della poesia è stata la mia vita, Einaudi, 2003
Alla tua salute, amore mio: poesie, aforismi, Acquaviva, 2003
Poema di Pasqua, Acquaviva, 2003
Clinica dell’abbandono, Einaudi, 2004
Cartes (Des), Vicolo del Pavone, 2004
Dopo tutto anche tu, San Marco dei Giustiniani, 2004

 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:51

Titolo: Il mio passato

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:53

Sogno d'amore

Se dovessi inventarmi il sogno
del mio amore per te
penserei a un saluto
di baci focosi
alla veduta di un orizzonte spaccato
e a un cane
che si lecca le ferite
sotto il tavolo.
Non vedo niente però
nel nostro amore
che sia l'assoluto di un abbraccio gioioso.


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:54

 L'umile giunchiglia

Dimmi almeno
che oscura meraviglia
già ti prende di me,
che trovi bella
questa sommessa,
e umile giunchiglia
che già ti paragona
a una stella;
dimmi che me divina
e me presente
senti dentro
il tuo letto di piacere,
dimmi che un bacio
fuga dolcemente
tutte le smanie
e tutte le chimere.


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:55

La volpe e il sipario

La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tre le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnananna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera del passato cordoglio che non vede la luce.


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:55

Non voglio dimenticarti, amore

Non voglio dimenticarti, amore,
né accendere altre poesie:
ecco, lucciola arguta, dal risguardo dolce,
la poesia ti domanda
e bastava una inutile carezza
a capovolgere il mondo.
La strega segreta che ci ha guardato
ha carpito la nudità del terrore,
quella che prende tutti gli amanti
raccolti dentro un'ascia di ricordi.


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:56

Apro la sigaretta
come fosse una foglia di tabacco
e aspiro avidamente
l'assenza della tua vita.
E' così bello sentirti fuori
desideroso di vedermi
e non mai ascoltato.
Sono crudele, lo so
ma il gergo dei poeti è questo:
un lungo silenzio acceso
dopo un lunghissimo bacio.
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:57

Se la morte

fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un'acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poichè la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni

senza un perchè
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa

perchè tu mi fai vivere,
perchè mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto

e impreciso
che è la morte di ogni poeta
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:58

O New York notturna

del nostro amore
così decapitata, ogni tua luce
è stata il vagito

della nostra poesia.
Tu non puoi morire quando sogni
poichE' noi italiani ti abbiamo
cullato tra le nostre braccia.
Penso che l'amore

sia una grande torre
una torre addormentata

nel cuore della notte.
Ma questi giganti che ormai

non parlano più
hanno sepolto

sotto le loro macerie
anche i nostri sospiri d'amore,
' quando la sera si stendeva

sopra un tavolo
come un paziente in preda

alla narcosi '
 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:59

Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse

la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimE'
alle stelle dell'Orsa maggiore


 


postato da Sergio Davanzo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 21:00

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.

 


postato da Mabo - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:43

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


postato da Kurt - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:45

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


postato da Mia Roiter - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:47

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


postato da Liza - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:48

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


postato da Dok - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:50

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


postato da Rotcko - mercoledý 04 novembre 2009 alle ore 13:13

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


postato da Alex Lavaroni - mercoledý 04 novembre 2009 alle ore 13:15

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


postato da ProfonditÓ - mercoledý 04 novembre 2009 alle ore 13:17

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


postato da Duchamp - mercoledý 04 novembre 2009 alle ore 18:41

Mitica Alda Merini e mitico Sergio Davanzo!


postato da Emanuela Terragnoli - domenica 08 novembre 2009 alle ore 21:52

www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551


postato da Sergio Davanzo - mercoledý 18 novembre 2009 alle ore 12:03

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


postato da Sergio Davanzo - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:34

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


postato da Sergio Davanzo - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:55

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

Prof Fabio Favretto
 


postato da Sergio Davanzo - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:55

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


postato da Mabo - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:08

Il calendario 2010 è bellissimo e questa tua "cover" lo rappresenta molto.


postato da 8 - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:11

le sue opere mi emozionano. Lasciano intuire una vita intensa e piena di esperienze ed emozioni forti. A mio avviso lei è bravissimo,complimenti 


postato da Serena C. - domenica 17 gennaio 2010 alle ore 16:22

Avere delle votazioni da te e' un'onore....anch'io faccio da sempre quello che mi va e come mi va....nn ho certo avuto la tua stessa fortuna ad esporre ma nn potrei smettere di fare quello che faccio.anche se tra un po' nn cio' piu' spazio a casa!  ;)

Grazie!


postato da Ace - lunedý 07 marzo 2011 alle ore 16:44

...complimenti Maestro..la sua luce illumina questo meraviglioso sito..


postato da Marcio - mercoledý 06 aprile 2011 alle ore 19:46

Trovo quest'opera fantastica!


postato da Ines - giovedý 07 luglio 2011 alle ore 18:12

Sento molto le emozioni di racchiuse in questo suo lavoro.


postato da Pam - lunedý 22 agosto 2011 alle ore 12:37

 Grazie a tutti per i commenti postati!


postato da Sergio Davanzo - lunedý 07 gennaio 2013 alle ore 16:43

 Un'opera d'arte "Grande". Complimenti e bravissimo.


postato da Lia Saccotelli - lunedý 28 gennaio 2013 alle ore 19:36

Una bella immagine quasi fotografica.

Johnny TERR


postato da Johnny Terr - martedý 09 aprile 2013 alle ore 23:09

Ciao Sergio,

hai donato anche tridimensionalità....

Johnny Terr

Presidente Movimento Artisti

Terzo Millennio


postato da Johnny Terr - martedý 09 aprile 2013 alle ore 23:14

Complimenti Sergio,

originale la scelta dei colori che donano trasparenze

e fantastiche emozioni...

Johnny TERR 

Presidente Movimento Artisti Terzo Millennio


postato da Johnny Terr - sabato 18 maggio 2013 alle ore 14:25

Ciao

bell'accostamento di colori .

Ho letto il tuo profilo ,sono d'accordo con te riguardo a " schifezze premiate"  nei concorsi d' Arte.


postato da Ivana Loviselli - giovedý 23 maggio 2013 alle ore 16:30

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Tutte le opere di Sergio Davanzo

  • Calendario 2013
  • Ho dato fondo (parziale)
  • feelings & feelings (frammento)
  • Omaggio ai tubisti
  • Strada di Bagdad con mimosa
  • Manhattan vista dal Bronx
  • volo radente
  • Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti)
  • KRAKEN
  • Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..."
  • Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi....
  • La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?)
  • Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno...
  • Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde.
  • Omaggio ai Tubisti (Aisi 304)
  • Il Delinquente (Lulu.com Editore)
  • CROSSING (Lulu.com editore)
  • Pensavo fossi morto....
  • LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA!
  • Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori!
  • Ciao
  • Cattredale Unica nello Spazio
  • Calendario 2010 Gennaio
  • Calendario 2010 Marzo
  • Calendario 2010 Ottobre
  • Calendario 2010 Dicembre
  • Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551
  • AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo!
  • Acqua Sporca
  • Solo Macchie?
  • In  /  ES    presso
  • COFFE TIME
  • Tributo a Jackson Pollock
  • Metropoli (serie Acqua Sporca)
  • COFFE TIME
  • Nel 2010 non si pu˛
  • In  /  ES    presso
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