Vittorio Comi

Vittorio Comi Vittorio Comi
calco (LC)

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23/04/2011
Categoria: Altro

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Data di nascita: 02/04/1961
Residenza: calco - LC
Telefono: +39-039-9281485


 IL PASSATO
è nato a Lecco in Italia nel 1961 e si è diplomato presso l’Istituto Beato Angelico Milano ed ha frequentato l’ Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, scegliendo quale indirizzo Decorazione e Materiali.
È stato Maestro d’arte presso l’Istituto Beato Angelico Milano.
Ha fondato nel 1984 la “Vittorio Comi Plinko Password”, un laboratorio per la creazione di effetti speciali per cinema, televisione, eventi, teatro, musei, mostre e parchi tematici.
L’azienda è cresciuta nel tempo sia dal punto di vista dell’organico che dal punto di vista delle competenze sino ad affermarsi come Special Effects Farm italiana, capace di affrontare sfide internazionali.
Ha lavorato con registi del calibro di Wes Craven, Dario Argento, Wim Wenders, Roman Polanski, Hugh Hudson, Gabriele Salvatores, Robert Golden, Paul Anderson.
L’esperienza di Plinko Password nella realizzazione di effetti speciali fisici l’ha portato a collaborare anche ad eventi d’arte e di spettacolo di vario genere quali spettacoli teatrali al Piccolo Teatro di Milano e al Teatro Stabile di Torino, scenografie speciali per eventi nel settore della moda (Roberto Cavalli), realizzazioni meccaniche ed elettroniche per mostre d’arte moderna quali “La stanza del tempo” di Gaetano Pesce alla Triennale di Milano nel 2004 e “H2O” di Gaetano Pesce alla Biennale di Valencia nel 2005, progettazione e realizzazione di prototipi vari quale il braciere a fiamme colorate per le Paraolimpiadi invernali del 2006 e le “Scintille di Passione” delle Olimpiadi Invernali di Torino.

IL PRESENTE
Vittorio Comi ha fondato nel 2000 la società IDEA-italian development exhibits & art, una azienda che si occupa di comunicazione attraverso la realizzazione e la progettazione di eventi per pubblico e privato, istallazioni per parchi di divertimento e mostre a tema .
Le realizzazioni più importanti sono state la mostra “Veleni” e “Buio Buio”, un’esperienza multisensoriale.

IL PRESENTE E IL FUTURO

Vittorio Comi:
“Ho fatto una scelta che per me è un nuovo punto di partenza ed è molto ben espressa dalle parole di Pieter Paul Rubens:
“Ho deciso di costringere me stesso a spezzare questo nodo dorato dell'ambizione per poter recuperare la mia libertà.”
E’ una confessione nella quale mi sono riconosciuto ed ho quindi deciso di perseguire un nuovo modo di creare e, perché no, di vivere.
Mi mancava un contatto sereno e creativo con il mio passato di artista. Le esperienze maturate in 25 anni di lavoro mi hanno spinto verso materie e ricerche sempre più tecnologiche e fatto dimenticare la più vera ed essenziale tra le cose esistenti: la natura.
Poiché ho sempre vissuto in un contesto naturale, ho osservato ciò che mi era più vicino, più “adatto a me”, con in mente l’idea che lo spettacolo, in questo caso della natura, meritava di essere esaltato e posto in primo piano.
Nacquero così nel 2008 le mie prime ricerche sull’acqua e sul modo di utilizzarla come fosse una magia e progettai una ”macchina inutile” che, partendo dalla forza di una goccia d’acqua, riusciva a fare qualcosa di straordinario, cioè muovere una giostra per bambini dell’800.
Poi iniziai ad interessarmi al “verde” in generale facendo delle prime progettazioni utilizzando licheni islandesi (quelli che si utilizzano per fare le piante nel ferro- modellismo).
Ma…mi mancava qualcosa ... una relazione con la vita, un’opera che non scaturisse solo dalla mia creatività ma con un essenza propria, capace di trasformarsi nel tempo.
Le ricerche furono difficili e sentivo il bisogno di trovare un’idea semplice e allo stesso tempo stravolgente, un’idea capace di mettermi in difficoltà e di catalizzare le mie energie per molto tempo.
Navigando in internet mi imbattei nel sito di uno studio di architettura argentino contenente diversi articoli nei quali si parlava di un tappeto erboso a soffitto.
Un’idea.
Contattai subito lo studio e chiesi del materiale informativo che non arrivò mai ma a quel punto ero sicuro che ci fosse la possibilità di fare ancora delle ricerche in tale direzione.
L’incontro determinante fu quello con Titi di Tecology.


Tecology è stata il mio primo contatto con l’erba.Avevo già disegnato “Green Chair” quando, il 16 ottobre del 2009 incontrai Titi.
Quell’evento fu come un’illuminazione, capii che una sola cosa semplice e naturale come l’erba poteva costituire il nuovo materiale per la mia ricerca e le mie opere.
L’erba cominciò a diventare una fonte inesauribile di sorprese, con ben 7500 tipi diversi che si distinguono per aree geografiche, clima ed esposizione. Lo studio del “mio nuovo materiale” mi ha portato anche a partecipare ad alcuni convegni presso l’Università di Pisa e si è fatto sempre più coinvolgente e complesso.
La conoscenza poi di alcuni esperti del settore e la loro straordinaria disponibilità mi hanno fatto definitivamente scegliere l’erba per le mie opere. Il primo progetto fu Fertilità che nel titolo racchiudeva tutto: il pube di una donna simbolo preistorico ed eterno della fertilità realizzato con materia vivente, l’erba. Da quel momento ho capito che quello sarebbe stato il mio materiale espressivo, il mio colore, la mia creta, il mio marmo!! Ora la mia ricerca si sta ampliando, sperimentando tecnologicamente altri tappeti erbosi e altre soluzioni verticali ma questo è secondario rispetto a quanto l’erba sia elemento espressivo coniugabile a diverse idee.
Penso non sia possibile rendere le opere con l’erba una mia esclusiva anzi mi piacerebbe che altri artisti si cimentasse ad utilizzarla come “materiale” adattandolo alle proprie visioni .
Parallelamente al mio lavoro sto anche cercando di stimolare una nuova vivacità attorno all’arte Brianzola e mi piacerebbe far nascere un centro culturale ed artistico in queste terre da sempre fertili per il lavoro ma culturalmente un po’ aride. I miei prossimi obiettivi sono di far conoscere il mio lavoro e, soprattutto, quello di aumentare la sensibilità comune verso la natura.

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