Adriano Favaro

Adriano Favaro Adriano Favaro
Quinto di Treviso (TV)

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22/12/2011
Categoria: Pittori

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Data di nascita: 29/10/1949
Residenza: Quinto di Treviso - TV
Telefono: 347 8968418


LA BARACCA DELLE LAMIERE MUSICALI 
 
"...Nella notte, mentre si udiva il russare leggero dei fratellini, Guido iniziò, ad un certo punto, ad udire una nota musicale, poi trascorsi pochi secondi ancora una, diversa, più profonda, infine un’altra ancora, acuta, poi altre cascate di note allegre e festose, come se un misterioso percussionista si divertisse a colpire con i suoi allegri martelletti una superficie che emetteva musica: si alzò piano per non svegliare i fratelli, scalzo, al buio, si diresse alle scale, scese alcuni gradini, poi aprì piano il balcone e rimase stupefatto: la musica proveniva dal quel tetto di lamiera colpito dalle prime rade e pesanti gocce di pioggia mista a rada grandine, che rendevano la superficie di lamiera tutta lucida.
Rimase attonito ad ascoltare: ora la baracca sotto la furia del temporale vibrava tutta come un’unica grande cassa armonica che aumentava e diffondeva la musicalità strappata a quelle magiche  lamiere arrugginite...".
 
***
 
 
Dopo 50 anni e più nella casa di campagna dove sono nato ho esplorato i resti del vecchio pollaio di casa...nientaltro che una piccola baracca col tetto costituito da lamiere grandi e piccole ottenute spianando vecchi vasi, bidoni di catrame o gasolio che sotto la pioggia o grandine risuonavano come un carillon. Che gioia quella scrosciante musicalità per noi fratellini che giocavamo sotto le lamiere di quel pollaio.
Ultimamente ho recuperato alcune di queste lamiere, che mi sono care proprio per la loro ruggine, che le ha corrose, trasformate irrimediabilmente nel tempo, come d'altronde accade per i volti rugosi di certe spelndide vecchie signore.
Le ho portate a casa e ci ho dipinto sopra con vernici da esterni: arte? Per carità!
Ma certo un significato ce l'avranno, ci penserò su.
Da un mio vecchio racconto sul mondo della mia infanzia ho tratto questo frammento che parla appunto dI:
 
LA BARACCA DELLE LAMIERE MUSICALI
 
"…Le ore a disposizione nei giorni successivi furono impiegati per inchiodare ad una ad una le tavole ai pali della baracca-pollaio: le pareti prendevano forma a poco a poco. 
Fu allora che divenne necessario pensare al tetto: si recarono nella discarica della fabbrica, raccattarono alcuni fusti di lamiera che vi erano stati gettati perché sfondati o inutili. Li trasportarono a casa: suo padre li tagliò nel senso della loro altezza, poi vi salì sopra con i piedi e con il suo stesso peso li spianò grossolanamente. Successivamente ebbe luogo la spianatura accurata, realizzata a colpi di mazzuola, compito che venne affidato a Guido il quale vi si adoprò con cura. Batteva con regolarità, un colpo dopo l’altro, uno a fianco del precedente, spostandosi poco alla volta solo dei centimetri necessari per progredire lentamente…suo padre ne era soddisfatto: “on doman chissà te podaressi anca ‘ndar a far el batilamiera in carosseria, queo xè on lavoro che se guadagna” . Guido ne era orgoglioso.
Spianarono così innumerevoli fusti di lamiera dalle più diverse provenienze: alcuni avevano la scritta Malto Kneipp, altri avevano contenuto sottaceti  ed avevano riportato sul lato esterno un bel disegno di un cavaliere con l’armatura, in altri vi era la scritta gialla della Schell, altri ancora ed erano i più numerosi, altro non erano che ammassi di ruggine, fusti che provenivano forse dalle discariche delle caserme della città, alcuni avevano contenuto petrolio, altri catrame ed i resti erano ancora là, induriti dal tempo. Dovettero levare il catrame con una vanga, tanto era divenuto duro, appiccicoso e resistente.,.
Le lamiere così ottenute vennero inchiodate sul tetto alle travicelle che le sostenevano, ponendole con i margini abbondantemente accavallati per far scorrere l’acqua con facilità.
La baracca così costruita si riempi in pochi giorni di carretti, attrezzi da giardinaggio, di botti e nonché delle tavole che residuarono dalla costruzione della baracca. Anche i gatti della zona ne furono contenti e ne presero possesso ben presto. Poi arrivarono conigli e polli e fu allora che i piccioni trovarono che il tetto costituiva un eccellente punto di sosta intermedio tra il tetto della casa ed il terreno della baracca sul quale veniva gettato il becchime.
Fin dal primo giorno del completamento del tetto Guido, aprendo il balcone che dal vano delle scale interne all’altezza del primo piano dava sul lato Nord e quindi proprio sul tetto di lamiera, potè osservare con soddisfazione il lavoro fatto, costato così tanta fatica: si appoggiò con i gomiti alla soglia del balcone ed osservò con cura il tetto della baracca: le capocchie dei chiodi che fissavano le lamiere ai travicelli sottostanti luccicavano al sole quasi fossero piccoli diamanti mandando barbagli di luce che contrastavano con la ruggine delle lamiere che avevano perforato e fissato.
Poi alzò gli occhi trascorrendo sopra il vigneto, sopra agli alberi: lo sguardo gli si spinse oltre agli sterminati filari di gelsi, fino alla linea ora sinuosa ora brusca dei lontani monti azzurrognoli. Rimase attonito a contemplare quel mondo lontano che immaginava ricco di boschi e di acque tumultuose.
Nella notte, mentre si udiva il russare leggero dei fratellini, Guido iniziò ad un certo momento ad udire una nota musicale, poi trascorsi pochi secondi ancora una, diversa, più profonda, infine un’altra ancora, acuta, poi altre cascate di note allegre e festose, come se un misterioso percussionista si divertisse a colpire con i suoi allegri martelletti una superficie che emetteva musica: si alzò piano per non svegliare i fratelli, scalzo, al buio, si diresse alle scale, scese alcuni gradini, poi aprì piano il balcone e rimase stupefatto: la musica proveniva dal quel tetto di lamiera colpito dalle prime rade e pesanti gocce di pioggia mista a rada grandine, che rendevano la superficie di lamiera tutta lucida.
Rimase attonito ad ascoltare: ora la baracca sotto la furia del temporale vibrava tutta come un’unica grande cassa armonica che aumentava e diffondeva la musicalità strappata a quelle magiche  lamiere arrugginite...".
 
  • Ossido
  • I mattoni di Venezia
  • 10 plastiche e lamiere fossili
  • Ossido
  • Lamiera color cuoio
  • 8 lamiera  musicale sessantenne

Commenti sulle opere di Adriano Favaro:

 wow!


commento di Filomena Semioli sull'opera Radiografia di Leo, il mio amico cane, catarifrangenti, sangue - venerdì 23 dicembre 2011 alle ore 09:47
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