Mariopesceafore

Mariopesceafore Domenico Di Caterino
Cagliari (CA)

Iscritto dal
06/10/2008
Categoria: Pittori

Websites: Tavor 

Opere inserite: 10

Visualizzazioni profilo: 2975

Voti ricevuti: 15 Chi ha votato?


Data di nascita: 07/08/1973
Residenza: Cagliari - CA
Telefono: 3807181951


SCENARIO CREATIVO

Non in galera/ria
Cagliari
dal 15 febbraio al 15 marzo 2007


Dal 15 febbraio fino al 15 marzo 2007, il Laboratorio via dei Pisani di Cagliari ospita Non in galera/ria, prima mostra personale "casteddaia" di Domenico Mimmo Di Caterino. Prima mostra personale cagliaritana dell'artista dilettante e disobbediente tra virgolette Domenico Mimmo Di Caterino, rigorosamente non in galleria come nel suo stile. Bene informati sostengono che sarà possibile prenotare durante l'esposizione l'opera da ricevere in regalo per la propria collezione privata. Possibile? Sarà vero? Tenete presente, vista la disordinatissima vita dell'artista che la mostra non sarà sempre visitabile...





ARTE | Aversa – Sarà inaugurata domani (sabato 19.04.08) presso il Chiostro Monumentale Facoltà d'Ingegneria la prima 'Biennale d'arte contemporanea Città di Aversa'. La mostra, aperta dal 19 aprile al 26 aprile, tutti i giorni dalle 09,00, alle 19,00 è stata ideata dagli aversani Giuseppe della Volpe e Gaetano Buffardo. All'ianugurazione della mostra sarà presente il sindaco Mimmo Ciaramella: 'E' un motivo di orgoglio mio personale, in qualità di primo cittadino di Aversa presenziare alla prima Biennale d'Arte Contemporanea città di Aversa dal titolo: "Santa Barbara free/full And Open Project".
Organizzata dal Centro Artistico Culturale 'Progressart'. Questo è un evento culturale che dà lustro alla nostra Città già nota per il suo immenso valore artistico-culturale'. Il cantiere estrattivo della mostra è ispirato idealmente e spiritualmente alla figura della Santa protettrice dei minatori artistici e chi si muove nel sottosuolo e nell'invisibile sommerso da logiche di mercati e quindi la biennale d'arte propone la terza cava d'estrazione, attraverso Aversa, già conosciuta anche come la città delle Cento Chiese. Il coordinamento concettuale e sceneggiatore del progetto è stato affidato al Prof: Domenico Di Caterino, Docente di Storia dell'Arte Contemporanea Presso l'Università di Cagliari. I curatori protagonisti della terza cava d'estrazione artistica annuale sono a cura della Progressart; gli allestimenti di Rosaria Cecere e Veronica Cotena. Le pubbliche relazioni della prima biennale 'Città di Aversa' sono a cura Lucia Belluomo; Web designare è Alessio Riccio, mentre il sonoro e le musiche sono di Nicola Nugnes.




“Tra i partecipanti alla mostra si è distinto per la sua innovata unicità, il gruppo d'artisti "M.P.A.F."…un solo denominatore li accomuna: la voglia di riscattare l'immagine dell'artista contemporaneo, ormai nero emarginato sociale. Il mercato dell'arte, prostrato dal consumismo più spietato, è messo in discussione da quest'autonomo gruppo di ragazzi senza fili di padrone che, con numerose iniziative indipendenti, cerca di restituire una più elevata ed adeguata identità sociale alla figura dell'artista. …".

Barbara Pelosi, "LA VERITA' DI Napoli”, del 5 –6-00.

“Il gruppo Mario pesce a fore, propone l'interno dello studio di un artista: una vera e propria opera metartistica. Micro e macrocosmo insieme, accozzaglia d'oggetti usati e abusati dall'artista, materiali riciclati associati a elementi organici, questo frammento di spazio sembra accoglierci e nello stesso respingerci, proprio in virtù di quella tanto amata-odiata controcultura che sta alla base delle opere. Belli i fucili surrealisti, fatti di plastica, eppure cosi reali e al contempo avanguardistici, attuali e futuribili. Ogni pezzo dell'installazione è un pezzo d'arte, ognuno grida forte la propria identità artistica ma segue una canzone di gruppo, accomunata dall'idea di fare un'arte che non imbrogli più nessuno."

Andromeda Aliperta, "Napoli LANETRO.COM", 18/06/00.

“Mario pesce a fore è un eteronomo collettivo sotto cui lavorano un gran numero di giovani artisti. E' Giulia Licenziati ad essersene occupata con un corto che della polifonia, anzi della cacofonia e della presenza stratificata di più media, ha fatto le sue cifre. Protesta, distruzione e confusione, tutto mixato alle immagini "sporche" del video nel video delle immagini off dei lavori videoartistici di Mario il situazionista…"

Giulio Arcopinto e Corrado Morra (Dal catalogo di P@rete).

“Hanno fatto irruzione nel bel mezzo di un’assemblea studentesca, nell’atrio dell’ Accademia di Belle Arti in via Costantinopoli a Napoli, armati fino ai denti, con mitra e pistole giocattolo, passamontagna e maschere variopinte. Hanno simbolicamente sequestrato alcuni allievi e poi sono andati via, dopo aver creato lo scompiglio generale tra gli esterrefatti studenti. La scena, per quanto spettacolare e provocatoria, è apparsa forte, forse anche troppo in un periodo in cui le armi, quelle “vere”, stanno portando morte e distruzione in Afghanistan e in Israele e la pace appare sempre più un bene prioritario. La performance, messa in scena dal gruppo “Mario pesce a fore”- che ama definire i propri spettacoli come “terrorismo estetico”- è stata applaudita dai partecipanti alla riunione. Lo scopo era quello di portare l’attenzione di tutti sulla mancata applicazione della legge 508/99 e sullo schema di regolamento in materia di autonomia statuaria, presentato dal ministro Moratti lo scorso 7 novembre. Una mobilitazione nazionale, svoltasi in contemporanea in tutte le altre Accademie artistiche e nei conservatori italiani”.

Marco Martone, da “Il Mattino”del 4-12-01.

“Brutta giornata ieri all’Accademia di Belle Arti di Napoli: la protesta ha preso i contorni della pièce teatrale (e fin qui niente di male), ma lo spettacolo proponeva forme – e di conseguenza contenuti- non ricevibili. Una cosa è sentirsi ostaggi di una riforma scolastica che non avanza, altro è ricorrere a modelli violenti e criminali per richiamare l’attenzione. Travestirsi da banditi in calzamaglia, presentarsi con armi (giocattolo finché si vuole) in una scuola, giocare ai rapitori e ai provocatori è tutt’altro. Sono spaventose le immagini di guerra che inondano la nostra vita. Terribili le storie, quelle vere, di rapimenti. E ancora vivissime nella memoria, le immagini di non molti anni fa, quando alle provocazioni, nelle scuole e nelle Università, si sostituirono comportamenti e “strategie”che portarono il paese sull’orlo dell’abisso: ricordate quell’autonomo con il passamontagna che sparava ad altezza uomo nelle strade di Milano? Quindi attenzione. E un appello alla responsabilità e alla vigilanza. La protesta va bene. Giocare con i simboli sbagliati è grave, E pericoloso.”

c.nic., da “Il Mattino” del 4-12-01.

“La performance affronta in modo esplicito il tema della contraddizione tra arte e realtà. L'atto di mimare la violenza delle immagini che giornalmente compaiono sulle pagine dei giornali o occupano lo schermo televisivo non è certo guidato dalla volontà di rappresentare la realtà ma piuttosto rende paradossalmente ancora più eclatante "l'asocialità" del gesto artistico. La banda d'artisti, occupa lo spazio esterno della Casina, poi irrompe tra il pubblico per compiere una rapina. L'azione corale di forte impatto emotivo diventa metafora del conflitto tra l'atto creativo e la realtà mai sanabile in modo assoluto, capace tuttavia di interrogare ogni volta il senso nel suo divenire."

MariaRosa Sossai, da "Melting pot" di Maggio 1998.

"Domenico Di Caterino, con il suo "Nevrotico mediterraneo" è in rapporto viscerale con la materia tufacea tipica della Campania felix. Recupera quel senso d'arcaico alla propria fantasia per realizzare un pensiero personale; il plasmare un'essenza plastica, che cede facilmente al volere dell'artista, permette di ripercorrere la storia umana alla ricerca d'antiche nuove emozioni. I personaggi, sospesi tra l'umana condizione e l'austero aspetto, fanno affiorare intense visioni di una sobrietà strutturale a placare strane sensazioni immerse nel silenzio, dalle quali i caratteri distintivi della civiltà mediterranea si evolvono in spazi scanditi dai ritmi consueti del linguaggio in intense correlazioni compositive dal segno semplice, ma affollato di nevrotiche intrusioni contemporanee."

Carlo Roberto Sciascia (Dal catalogo di “Un buco nell’arte”).

"Dalla pittura di Domenico Di Caterino emerge la memoria del tempo, con i suoi profondi valori antropologici, bruschi ed instancabili. Pone lo spettatore dinanzi immagini inquiete dai movimenti snervati dall'organica e magmatica materia segnica, la quale si spezza e aggrega; scopre e ricopre rasentando un vivo moto di repulsione fisica e morale. Il profondo disagio umano, il dolore della perdizione, la coscienza di un destino sfocato e sofferente attanagliato dal profondo mistero dell'esistenza, questo traspare nella sua opera. I personaggi (una sorta di proliferarsi d'angoscioso autoritratto), sembrano quasi tutti guardarsi allo specchio, soffrendo di una scomposta, malata e delirante metamorfosi; avvelenati, intorpiditi; annegati nel fango di un decomposto spazio-non spazio dove anche il sollievo del grido soffoca."

Gennaro Cilento.

“UN OCEANO PER DELIRARE”-
Mario Pesce è il nome di un sessantenne che vive a Margellina e sguazza nel mare. Ma è anche il nome di un collettivo napoletano che s’interroga su cosa significhi fare arte e spara a zero sugli aspiranti al “posto al sole”.
“Tu artista all’estrogeno ingrassato all’ombra della nomenclatura cattofascista. Rintanato nel fondo dell’aula accademica, a perforare l’ano del discepolo, con la promessa di una mostra. Tu sepolcro di noia, pozzanghera d’Aids e di denaro riciclato. Io terrorista visivo trarrò le costole dal tuo petto e con il colore del tuo sangue farò la mia opera”.
Così ci s’incazza! Così si agita la ramazza per fare piazza pulita dei tanti aspiranti a ritagliarsi un posticino al sole, a istallare per strada la propria montagna di sale (do you remember Mimmo Paladino?), a ottenere una sala personale alla prossima Biennale, Triennale o Quadriennale che dir si voglia.
Questi di Mario Pesce a Fore sono dei duri, dei puri, non te la mandano a dire ma vanno giù decisi come siluri. “L’arte è una faccenda scomoda, è scomoda per l’artista stesso. Il massimo desiderio di alcuni artisti nostrani è quello di vivere senza fastidi, il migliore consiglio per loro è quello di tenere l’arte lontano dal proprio quotidiano.”
Mario Pesce a Fore è un collettivo lavorativo, è un’unità creativa nata per interrogarsi (e rispondersi?) sulla funzione del fare arte in questo lurido sistema sociale, burocrate ed individualista, basato sul cercare a tutti i costi di diventare il primo della lista, di essere insomma colui che si distingue nelle quotazioni d’asta, che ha le mani in pasta, che si mostra devoto di Sotheby e del corpus Christie’s. In un tal stato di cose penose e pelose, Mario Pesce a Fore afferma che è idiota, demente, delinquente, sostenere che l’arte debba rimanere apolitica, vivacchiare in una sua cornice dorata che le conferisce quell’aura mitica, quel certo non so che, specie dopo di ciò che è successo a Genova.
“L’arte è la vita, non può rimanere a guardare tacita ed indifferente quello che Berlusconi chiama un piccolo inconveniente (Carlo Giuliani), senza urlare la propria rabbia, lo sdegno, lo schifo.” E’ partendo da queste premesse tutt’altro che lesse che Mario Pesce a Fore urla, strepita, scalpita, dipinge, gira video (Do you play with me?), collaggia, oltraggia, vilipende, sorprende, non demorde, si confonde nei cortei, lancia anatemi, apre cantieri. Mario Pesce a Fore è un gioco di parole, potrebbe volere dire: nome Mario, cognome Pesce, residente a Fore, terra di giustizia e libertà artistica. Oppure sta per: Mario Pesce è fuori di testa, ma anche Mario col pesce di fora in perenne stato d’erezione da creazione. Un uccellino mi dice che, in effetti, un Mario Pesce’a fore esiste veramente, si tratta di un tale, più che sessantenne, che ogni giorno, dimesso il camice d’infermiere prima di tornare a casa dalla mogliera, si fa un lungo bagno nudo a Mergellina, quattro chilometri a nuoto.
Non facciamogli del male, non neghiamogli l’accesso al mare, non togliamoli l’acqua ai vario Mario Pesce, lasciamoli sguazzare liberamente, inguacchiare, decorare, spalmare il reale con il loro delirare. Delirare, letteralmente, significa: uscire dal solco e noi nel solco, nel talco, nella bambagia barbogia non ci vogliamo stare ad ammuffire.

(Pablo Echaurren, da Carta n.5, 2003).

  • Camo
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  • Quadro abbandonato d'estate....
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Commenti sulle opere di Mariopesceafore:

Bravo.

Ciao

Damiano Messina


commento di Damiano Messina sull'opera Quadro abbandonato d'estate.... - martedì 10 marzo 2009 alle ore 15:10
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