Monzon

Monzon Italo Turri
Anagni (FR)

Iscritto dal
01/10/2008
Categoria: Pittori

Websites: Italo Turri Monzon 

Opere inserite: 21

Visualizzazioni profilo: 2860

Voti ricevuti: 47 Chi ha votato?


Data di nascita: 13/02/1926
Residenza: Anagni - FR
Telefono: 3487424708


 
Notiziario
 


Italo Turri è nato ad Anagni il 13 Febbraio 1926 in via del Trivio, uno dei più caratteristici vicoli del centro storico. E’il terzogenito di Vincenzo Turri, calzolaio, e Caterina Baldassarri.
Hanno avuto quattro figli, tre maschi e una femmina. Frequenta con profitto le cinque classi elementari, come si legge nel suo certificato di studio, al termine del secondo corso della scuola professionale (sezione ebanisteria) ad Anagni, finito nel 1940 viene data valutazione sufficiente (lodevole invece, il giudizio della condotta, il rispetto all’igiene, pulizia e cura della persona). Dal 15 settembre 1943 al giugno 1944 fa parte della formazione partigiana “Anagni” con la qualifica gerarchica “partigiano di gregario”, motivo per il quale viene arruolato nell’esercito, da dove viene congedato definitivamente il 22 Novembre del 1948.
Due anni dopo si sposa e va a vivere a Santa Chiara dove nasceranno nel 1951 e nel 1953 le due figlie.
Nel 1955 il matrimonio finisce ed Italo torna nella sua casa paterna di via del Trivio, insieme al fratello minore. Dopo un breve periodo di occupazione presso il Comune di Anagni come netturbino, si dedica completamente alla pittura, una passione coltivata da sempre.
Disegna esclusivamente su materiali da scarto, sui quali realizza i suoi “cartoni” che quasi sempre regala.
La sua produzione è molto vasta, così come la sua vena creativa, anche se per un riconoscimento ufficiale bisognerà attendere il 1993, quando il comune di Anagni e l’associazione Pro Loco organizza una mostra dei suoi lavori nella galleria comunale, dal 30 Maggio al 10 Giugno vengono esposte al pubblico 36 opere di Italo Turri e in quella occasione il critico d’Arte Lorenzo Ostuni conia per lui la definizione “ Il lunatico dell’innocenza”.
Per l’immagine di Italo Turri si apre una nuova era: le sue opere ricevono attenzioni e apprezzamenti da più parti (un plauso arriva anche da Vittorio Sgarbi), la sua vita “on the road” viene rivalutata.
Muore ad Anagni il 9 Aprile 1995 all’età di 69 anni

 

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MOSTRE E RASSEGNE D’ARTE


1993 - Galleria Comunale di Anagni (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura e Pro Loco città di Anagni)
1994 - Gavignano Roma (Collettiva)
1995 - Centro "Incontri artistici e Letterari" Campoli Appennino (Personale)
1996 - Centro Culturale "Arte & Libertà " Avellino (Collettiva)
( Premio Internazionale Città di Avellino)
1997 - Pontificio Collegio Leoniano Anagni
( Presentazione e pubblicazione della monografia
Monzon vita e pittura di Italo Turri)
Commenti di:
Dott. Giuseppe Selvaggi (autore della Monografia)
Fratelli Palombi (editori)
Monsignor Luigi Belloli (Vescovo della Diocesi Anagni-Alatri)
Avv. Loreto Gentile (Presidente della Provincia di Frosinone)
Ingegner R. Capobianchi (vice Sindaco della Città di Anagni)
Avv. Pier Ludovico Passa (Storico della Città di Anagni)
Daniela Pesoli (Giornalista)
Wilma Santesarti ( Assessore alla Culura Città di Fiuggi)
1998 - Teatro delle fonti Fiuggi (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura città di Fiuggi)
1998 - Art Booklet "Quadrato di idea Roma (Personale)
1999 - Centro Culturale "Arte & Libertà (Collettiva)
(Premio Intenazionale Città di Avellino)
(Premiazione e recenzione in catalogo)
1999 - Premio Internazionale "Filignano Arte 1999"
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Molise e assessorato alla cultura città di Filignano)
(Premio alla memoria e recenzione in catalogo)
1999 - Salone di Rappresentanza - Unione Industriale di Frosinone (Personale)
2000 - Chiostro di San Francesco Alatri (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Lazio e Assessorato alla cultura città di Alatri)
2000 – Palazzo del Collegio Martino Filetico Ferentino (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Lazio, e Assessorato alla cultura città di fermentino)
2001 - Gran Hotel Palazzo della Fonte Fiuggi (Personale)
2002 - Sala Giubileo di Palazzo Valentini (Roma)
Con il patrocinio
(Amministrazione provinciale di Roma e Assessorato alla cultura Regione Lazio)
2003 - Mostra Itinerante “Eventi D’Arte”
Con il Patrocinio
(Assessorato alla cultura Regione Abruzzo)
esposizione nelle città di Pescara-chieti-L’Aquila-Rieti-Roma (Catalogo)
2004 – Villa Comunale di Frosinone (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio e Assessorato alla Cultura città di Frosinone)
2005 - Fonte Bonifacio VIII Fiuggi Salone delle Meschite (Personale)
2006 - Galleria Crispi Roma (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio, Comune di Roma, Provincia di Frosinone
2007 - Hotel Reale Fiuggi Frosinone (Personale)
Con il Patrocinio
(Assessorato alla Cultura Regione Lazio)
2008 - Banca Sella Piazza Poli (F.Trevi) (Personale)
Con il Patrocinio
Assessorato alla Cultura Regione Lazio
2008 - Cervia Ravenna (Personale)

 

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CRITICA 
 
Italo Turri
“Il lunatico dell’innocenza”


“La Culla il Nulla.
Il nulla la Culla.”

.....Quei cartoni sono una strana orchestra che suona una musica sconosciuta, a volte facendosi conato dimesso e infantile, a volte disponendosi nel golfo azzardato delle visioni liriche.
quei cartoni non vanno né sepolti, né diseppelliti, vanno percepiti. Turri non va né legato, né slegato: va compreso, va aiutato. va amato. Quanto al resto nessuno come lui possiede, nella sua pienezza vuota l’arte della dimenticanza proprio perchè nessuno come lui detiene la pittura della memoria.
.....in effetti Italo Turri dipinge, per impregnazione e per infestazione, l’improbabilità sensoria di ci che si sente di sentire, la ipercinesia di ci che vede di vedere. La sua una biosfera pitturante della illogica metapsichica dell’incoscio e biologia pitturata della propria disperata volontà di non morire. Pittura come sisma, come eruzione lavica, come esperienza anonima dell’inanità e vittoria sulla inanità. ......
Caro Italo Turri, so che queste mie righe (peraltro superflue nel tuo extrasistolico universo) non le leggerai mai, tuttavia io sento il bisogno di dirti grazie de esistere!, grazie della tua sfida! grazie di aver dipinto tutta la tua umile via crucis!, grazie di aver inondato di smembranti percezioni i sotterranei e i cieli della tua città!.
Le strade vengono cancellate, le traccie no.

Lorenzo Ostuni
critico d’arte
docente di psicologia presso
l’ESALAN INSTITUTE di California

 

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ITALO TURRI-MONZON: LA POESIA DEL QUOTIDIANO


Italo Turri, artista anagnino (1926-1995) che firmava i suoi dipinti con il soprannome Monzon, è stato un uomo e un pittore davvero “straordinario”: ha vissuto fuori dai canoni dell'esistenza ordinaria in modo semplice e povero, senza abbandonare la sua fedeltà ai valori dell'onestà e della generosità. Per il totale distacco dal peso delle cose, comunemente ritenute indispensabili per raggiungere il successo e il potere quali unici scopi della vita, Italo Turri è stato libero e nel suo spirito ha potuto avere tutto, facendo ricorso alla sua fantasia, alla sua poesia, alla sua arte.
I soggetti di Italo Turri sono ripresi dalla vita quotidiana: semplici scene di vita di paese, paesaggi, nature morte, personaggi senza espressione che sembrano parlarsi ma non comunicano, la figura femminile, città fitte di case senza finestre, riprese di interni domestici, animali, geometrie. Nelle sue opera si riscontrano pochi colori utilizzati e sempre in accostamento tonale: i rossi, i verdi, i blu, il nero, i grigi, il bianco, il marrone, il beige. La ricostruzione dello spazio, luogo dell’azione dei personaggi, è a volte sacrificata alla resa bidimensionale dei soggetti; spesso è raggiunta mediante gli effetti di profondità prospettica ottenuti con la sapiente giustapposizione di gradienti cromatici, definiti da pennellate costruttive decise e materiche che si scontrano; o con l’uso di impellicciature di compensato, disposte sul supporto in modo da generare ordinate suggestioni di piani e volumi.
L'artista anagnino nei suoi dipinti e collage, realizzati con deciso segno espressionista, ha lasciato alla nostra attenzione la semplice e vigorosa denuncia contro il male del secolo XX: l’emarginazione e il tragico disagio dell’uomo, schiacciato dalle leggi dell’egoismo e dell’apparire, imposte dalla logica disumana della società consumistica e materialista. La scelta di un linguaggio pittorico deformante e audacemente essenziale, lontano dalla ripresa mimetica della realtà fenomenica, ha permesso a Italo Turri di rappresentare in toni drammatici ed incisivi il mondo interiore dell’uomo del Novecento, deprivato di ogni valore e virtù morale.
Le opere di Turri sono per lo più realizzate con smalti o acrilici. Il supporto è quasi sempre materiale di scarto, raccolto con cura tra gli avanzi della opulenta società del benessere economico: cartone o cartoncino arricchito dall'uso di stracci, manifesti pubblicitari, impellicciature di compensato. Gli stessi cartoni “riciclati” divengono valido mezzo espressivo nelle mani di Monzon: grazie alla loro movimentata texture, lasciata visibile dalle pennellate trasparenti, essi ci parlano sommessamente della luce che sfiora le superfici, dà sostanza alle forme, vitalità alla realtà. L’inserimento di frammenti di realtà conferisce valore di concretezza reale al dipinto, che non è più una semplice riproduzione del fenomeno, ma è la ricostruzione e l’epifania della realtà profonda dell’esperienza umana, che l’artista avverte per via di sentimento e comunica quale sua personale visione del mondo.
Turri-Monzon ha utilizzato i materiali di scarto come mezzi per rendere visibile la sua visione del mondo, per comunicare la sua vena creativa: si è trattato di scelta intenzionale o di necessità? In ogni caso è significativo il risultato estetico, perché Italo Turri ci ha dimostrato come le mani dell’uomo riescano a produrre bellezza anche manipolando la materia apparentemente priva di valore, rinnovando e dando vita alle cose morte, quelle scartate e ritenute inutilizzabili. Con la sua vita ai margini l'Artista non solo ha riaffermato il valore oggettivo che ciascuna cosa, sia essa naturale o prodotta dall’uomo, porta in sé; ma la sua produzione artistica ci ammonisce soprattutto sull’infinito valore della dignità di ogni uomo, sia esso autorevole o ingiustamente senza diritto di parola, ricco o povero, potente o debole: nelle mani dell’Artista l’oggetto di scarto diviene poetica metafora dell'uomo costretto alla marginalità.
L’opera del pittore anagnino non può passare inosservata. Sin dalla prima vista la pittura di Italo Turri-Monzon cattura l’attenzione del riguardante: si presenta inizialmente con la dolcezza sommessa di una nenia familiare e poi si impone come sinfonia di colore e suoni; ti giunge dritto al cuore con il suo linguaggio semplice e vero; ti parla nel profondo dell’anima quasi come creatura vivente; ti scuote la coscienza e commuove nell’intimo, tanto la sua poesia del quotidiano è intrisa di dolore e tenace attaccamento alla vita. Non è facile sottrarsi al dialogo che l’Autore intavola con l’osservatore. Italo Turri è vivo nelle sue opere e, testimone di sé, lascia il suo messaggio con il linguaggio arcano e universale dell’arte: … l’incontro con i quadri di Turri suggerisce un nuovo modo di vedere povertà e ricchezza. Nella povertà dei materiali usati scopriamo la ricchezza della persona, il suo spessore umano. Nella ricchezza dell’autore scopriamo la nostra povertà: quella di quando non ci accorgiamo di quale profondità ci offra la vita” (E. PERISSINOTTO 2000). Anche se Italo Turri, scegliendo una vita dimessa, sembrò cedere alla forza schiacciante dei miti della società consumistica, paradossalmente alle soglie del terzo millennio diviene vincente, poiché la sua arte continua a parlarci di lui, ma anche di noi stessi: continua a denunciare quegli atteggiamenti che spesso adottiamo verso l’Altro quando ci rifiutiamo di incontrarlo nella sua “diversità”, di accoglierlo in nome dei valori universali dello spirito, di cui ogni persona è portatrice.
La notevole efficacia comunicativa dell’arte di Italo Turri e i molteplici spunti di riflessione morale, che le opere dell'artista anagnino offrono a chi di fronte ad esse si pone nell’atteggiamento dell’ascolto, sono stimolo ad individuare nella sua pittura l’uomo con le sue sofferenze e i desideri profondi, il suo connaturato e ineludibile desiderio di libertà, che coincide con l’aspirazione alla bellezza: non la bellezza da consumare, quella, cioè, che sollecita soltanto i sensi; ma quella che, accompagnata dalla verità, si fa portatrice di significato, l'unica che dà senso alla vita.

Maria TeresaValeri
                                                            

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L'Arte e il Mistero
La vita dentro l'opera tra simbolico e informale

di Donato Di Sepio
Nella storia di un artista, specie se articolata da eventi non comuni è culturalmente complessa.
La vita di un uomo è semplicissima, ma la vita di un filosofo, di un pittore, di uno scrittore, può diventare molto complessa se le sue opere non sono semplicemente "prodotti" di quella vita che anzi sono "essi" a produrla, nella sua realtà più profonda - come nel caso di Italo Turri - ha avuto il potere di mutare, di rendere la propria personalità simile a uno specchio di guisa.....vi si rifletta; "perchè un genio - afferma Marcel Proust - consiste nel 'potere riflettente' e non nella quantità intrinseca dello spettacolo riflesso". Italo Turri, infatti, nel suo essere schivo, diffidente era un artista "strano", e nel suo essere umile e solitario era un artista-poeta. "Strano perchè frustrato dall'incomprensione di una società che non riusciva a capire il perchè Turri si fosse autoemarginato, ridotto a vivere del disagio esistenziale. "Artista-poeta", perchè guardare le sue opere è come leggere l'intensità poetica della sua arte. .....Per un uomo la cui vita è come una "Monade" (Leibniz), l'intuire figurativo aliena ogni contenuto ed esteriorità, e solo il sentimento lo mantiene in unità soggettiva con l'Io interno.....Quello che è formidabile in quest'artista, è appunto la grande forza emotiva, l'aver riportato emotività nell'arte. La sua è una conoscenza intima,"intelligere" è quasi un leggere dentro, "intus legere" cioè dotato di percezione distinta unita alla facoltà di riflettere l'oggetto dell'intuizione sensibile da ritrarre o comporre. La sua morte, il 9 Aprile 1995, se ha chiuso il capitolo della sua travagliata esistenza, non ha esaurito, per nostra fortuna, quello della sua pitura: come capita alle opere dei Grandi - sempre vive - attorno ad esse si parla, si critica, in esse si specchia un'epoca e le sue interpretazioni di periodi storici buoni o difficili e tutti da rivisitare. Se poi sia stato un divisionista, sperimentalista, informalpostimpressionista, simbolrealista, poco importa: ogni sua classificazione, per quanto infinita, appartiene alle epoche dell'uomo.
 

                                                                
 
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Dopo cinque anni: Italo Turri
Il superbo dolce pittore Monzon

Sono cinque anni dalla morte, e come artista resurrezione, Italo Turri, il superbo e dolce pittore a firma Monzon. Anche chi non lo ha conosciuto di persona, nella sua vita di penitente dell’arte, dai suoi quadri ricostruisce una coscienza di purezza e di sacrificio nel progetto di fare arte. In questo, il pittore che poteva sembrare- vedendolo trovare nei rifiuti il materiale per la sua angelicata salita verso la poesia visiva- un emarginato, è stato uomo di sicura cultura per ciò che di nuovo imponeva la ricerca del Novecento. Il tremendo e meraviglioso fulmine di Gesù: Beati gli ultimi perché di questi sarà più sicura e rapida l’entrata nei cieli del futuro, per Italo Turri significa: Beati gli ultimi nel mondo dell’arte perchè saranno questi nella prima linea nel domani della poesia, Italo Turri ripensandolo, mostra dopo mostra, in questi cinque anni, riesce ad essere, non apparire, sul traguardo degli artisti che possono rimanere vivi dopo la morte. Mentre migliaia, anche di firma famosa cadono nella resistenza al tempo: che in arte e nella poesia non ammette vittorie sterili.
Questa mostra di omaggio, in un luogo sacrale per la religiosità della cultura, nella città di ferentino, segna un’altra tappa preziosa in avanti, nella conoscenza di questo artista, di improvviso nella prima linea. Ci vorrà ancora, un paziente lavoro di conoscenza sulle sue opere, nella sua autentica realtà, per stabilire le circostanze storiche e le ragioni accertabili, sempre attraverso la luminosa solitudine dei suoi quadri, per fare dell’ammirazione postuma, crescente, una affermazione critica.Per fare di Italo Turri un pittore di diritto presente nelle conclusioni inventive del nostro Novecento.
Il merito più consistente di Italo Turri è stato quello di avere fatto centro nella scoperta più audace del Novecento, riguardante il rapporto tra pittura e materia per la sua realizzazione, dopo l’avvento di nuove tecniche nelle arti visive. A cominciare dalla fotografia. Turri ha intuito, e messo in pratica la verità secondo cui tutte le strade conducono alla poesia, purchè se ne abbia consapevolezza e carisma concretizzante. Le sue scelte povere del cartone abbandonato, persino sporcato, e dell’utilizzazione anche dei colori di rifiuto assume capacità di simbolo ammonitore. Monzon, così, è tra gli artisti di una avanguardia interiore e fattiva, ch’è la ricerca. La sua leggendaria povertà, volontaria, si alza a valore di affermazione anche di principio. L’arte è dono di sapienza, insieme dono dello spirito procreante. La sapienza di Monzon è consistita nel credere alla possibilità di far poesia anche con il “niente” del giorno dopo giorno vissuto nella fede, e della quasi “elemosina” - per i cartoni e i colori- dei mezzi per fare arte. Da qui la sua francescanità del suo esistere. Monzon poverello dell’arte, per questo vincente. Certo le sue scelte sarebbero crollate dinanzi alla impotenza come poeta tramite le immagini. Ma egli aveva soffio della invenzione creativa.
Questa mostra è utile alla urgente decisione di immettere Monzon nei canali della critica storcizzante dell’arte contemporanea, valorizzando, o non nascondendo, gli aspetti della sua volontaria povertà. -Questa, nella mostra di Ferentino, brilla come ricchezza-.

Giuseppe Selvaggi

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ITALO TURRI : SULLE ALI DELLA MEMORIA

Un atteggiamento tra l’emarginazione e l’anticonformismo, uno spirito tra il “clochard” e il contestatore, un carattere tra il misantropo e il disincantato: ecco i connotati che emergono a prima vista scorrendo, con la memoria, dapprima la vita venturosa e “bohèmien” e poi l’arte graffitici ed istintiva di ITALO TURRI.
Guardando e analiezando oggi, con un accomodante “senno del poi” e con una sommaria conoscenza “a posteriori” dell’uomo, alcuni critici e biografi hanno accostato la creatività “naif” e primitiva di ITALO TURRI a taluni epigoni dell’Arte Figurativa: l’espressionismo di Roualt, la “materialità” di Alberto Burri, addirittura il “grottesco” del Goya, il “caricaturismo” di Daumier, le “allucinazioni” di grotz, fino alle “visioni” di Bosch ed alle esasperazioni di Munch.
Per me, che l’ho conosciuto fin da quando, bambino, mi imbattevo in lui per le vie di Anagni e restavo incuriosito dal suo portamento tra il burbero e lo sprezzantema dalla figura intensamente umana, ITALO TURRI resta una figura-chiave, se non simbolica, dell’Anagni popolana, schietta e genuina del tempo che fu e che mai più tornerà. Se mai, a farla rivivere, sarà proprio quello che ci ha lasciato ITALO TURRI con la sua pittura tanto semplice ed estemporanea quanto sofferta e significativa.
Sui miseri, laceri, consunti cartoni, ITALO TURRI è riuscito a ricostruire un intero piccolo mondo di sensazioni, di sentimenti, di stati d’animo, forse anche di sogni non realizzati e di speranze perdute. Questo mondo, oggi, è più vivo che mai. Questo è stato ITALO TURRI, semplice come uomo, unico come artista, al quale tutti hanno voluto proporre forzosi accostamenti.
Hanno definito ITALO TURRI “Monzon”, forse per il suo strenuo e tormentoso “combattere” contro la vita e contro gli uomini che non gli furono troppo amici. Io lo definisco “ Don Chisciotte”, alla stregua del fantasioso e trasognato cavaliere che, da solo, voleva combattere contro tutti e sfidare il mondo. Ma invece che contro i fatidici mulini a vento, ITALO TURRI ha combattuto contro il disinteresse e la noncuranza delle persone. Le sue armi, anziché quelle del tipico cavaliere per metà medioevale e per metà “hidalgo”, sono stati i suoi dipinti, con i quali ha “fermato” momenti essenziali della sua vita ed affermato il valore del suo genio.
 
Nello Proia


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ITALO TURRI, L’EMOZIONE TRASMESSA

di Rocco Zani

I numerosi commenti critici elaborati sulla figura di Italo Turri tendono, fatalmente, a rimarcare - in maniera più o meno celata - una sorta di combattuto dualismo tra la privatezza della dimensione umana e la preponderanza della sua immagine artistica.
Che Italo Turri sia stato, nella sua tormentata esistenza, una personalità “anomala e contraddittoria”, è fuor di dubbio.Soprattutto se intendiamo attribuire a tale assersione un giudizio confinato tra le cosiddette “valenzie ordinarie”. D’altra parte, quella forma di “egocentrismo onirico” che ne ha accompagnato – e segnato – la vita, sembra alimentare, ancora oggi, nell’interlecutore abituale, un’attenzione colma di velate passioni. “L’anormalita” – intesa quale rappresentazione antitetica di modelli comportamentali regolamentati da un “sentire” comune appare pertanto, non già luogo dell’estraniamento, bensì forma – indiretta, ma accattivante – di partecipazione.
Ma la conoscenza di un artista – di Turri in particolare – pare inconciliabile con gli esili citazionismi tratti da letture déjà vu, ovvero, appare riduttivo e precario il tentativo di concentrare la ricerca su un piano di “urgenza folcloristica “ anziché di analisi peculiare del fenomeno. Occorre pertanto stabilire un opportuno parametro valutativo affinché la “contaminazione” reciproca delle –quella umana e quella artistica – trovi un ruolo di innegabile ed equilibrata sommatoria che restituisca a noi uno scenario di rigorosa interpretazione .
Ecco allora che il prologo di questa sequenza conoscitiva deve necessariamente collocarsi in quella “capacità di emozioni che l’opera di un artista riesce a trasmettere nonostante tempi e generazioni nuove” (Giuseppe Selvaggi). Un elemento, “l’emozione trasmessa”, che pare farsi sostanza ineludibile di un indagare più complesso e dilatato. Esso è epicentro di accensioni umorali e al contempo memoria intransigente. Una memoria millenaria o attuale che Turri traduce progressivamente in archetipi della ricordanza rifiutando – o ignorando forse – qualsiasi orpello esplicativo, come se la nutidà dell’opera favorisse – invece – più intime e personali ouvertures. E’ la memoria del quotidiano, quella del degrado o delle prospettive incaute che tagliano il cielo in distorte finestre di luci e ombre. Quella dei volti ignoti che “mozzano” il sogno e rifondono l’uomo – l’artista – di brandelli di dialogo. Ovvero la memoria remota, colma di provocatorie tonalità, di non sapute dimenticanze, di raffiorati dubbi. E paure.
L’uso “libertario” – in secondo luogo – di materiali inediti, rafforza e sottolinea quel desiderio neutrale della narrazione, restituendo all’immagine dipinda – scavata, graffiata, scoperta – l’oggettività dell’incarnazione. La campitura – sia essa tela o cartone o pietra o legno – è una sorta di “dilatato sostegno dell’idea”. O idea anch’essa.
Ecco perché Turri non è un “caso” di demopsicologia o di alienazione. E’ più semplicemente – e pertanto in maniera più complessa – un pittore:
Scrive Sabina Spada di Annette Messager : “l’utilizzo di diversi materiali, anche di scarto, provoca lo svuotamento del significato delle categorie di arte alta e arte bassa, portando aspetti della vita quotidiana all’interno della dimensione artistica”


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Italo Turri che si firmava “Monzon”. Italo Turri che si aggirava per le strade della sua città, Anagni, in una febbrile ricerca dei materiali, fisici ed ideali, per la sua pittura. Italo Turri che, a oltre dieci anni dalla morte, sempre più viene valutato e riconosciuto come uno dei “grandi” della pittura contemporanea. A questo “grande”, dunque, la Galleria Crispi dedica un’ampia personale, che si inaugurerà sabato 21 ottobre. Con il patrocinio di Regione Lazio, del Comune di Roma – I Municipio “Centro Storico”, della Provincia di Frosinone, del Comune di Frosinone, l’evento vuol essere un vero e proprio tributo all’opera di un artista che è stato rivoluzionario e coerente a se stesso, che ha vissuto l’Arte come assoluto scopo e modo di vita, che ha elaborato un linguaggio pittorico che dice insieme l’asprezza e la poesia dell’esistenza. Turri usava per dipingere materiali che erano avanzo e scarto di altre utilizzazioni, cartoni gettati, residui di impellicciature, smalti per l’edilizia e per le carrozzerie. Materiali, per la scelta dei quali il pittore si metteva in giro a frugare persino nei cassonetti dei rifiuti, e che in questa meticolosa cernita acquisivano un valore ed un significato nuovi di zecca: ciò che la società “normale” non vede che come rifiuto e scoria, anzi proprio perché è rifiuto e scoria, conserva l’essenza di libertà e fantasia, assorbe la realtà in maniera altra e alta, si arricchisce di un “aver già vissuto” che è sapienza di vita e anche muta e solitaria rivolta contro stereotipi e moralismi disumananti, diventa materiale per l’Arte. Nella materia rifiutata, Monzon traduce la propria scelta di volontaria emarginazione, di relegazione in una dimensione discosta dove è più facile capire, anche se rimane scontata la difficoltà ad esser capiti. La sua pittura, la pittura di Monzon, è fatta di gesto veloce, di tratti essenziali e minimi, di colori che nettamente definiscono forme, sfondi e soggetti, di atmosfere grevi di emozione, vibranti di violenta dolcezza. Descrive un mondo visto e sognato, di persone ed affetti, di luoghi e prigionie dell’anima, di animali e paure e istinti di libertà. È un mondo quotidiano, che dal quotidiano si distilla ed al quotidiano rapisce l’espressione, la forza, lo struggimento di intere esistenze e di piccoli, minuti momenti. È un mondo stralunato e poetico, tesoro prezioso scovato nella povertà e nella esclusione, fra i rimasugli di realtà gettati via e guardati con indifferenza. Come la sua vita, la vita di Turri pittore e null’altro che pittore. Italo Turri che si firmava “Monzon”.
 
francesco giulio farachi
 
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LA FIGURA DI ITALO TURRI
 
La figura di Italo Turri è enigmatica e poderosa. Il suo linguaggio perfettamente coerente e unitario dalla prima all’ ultima opera è aspro, ridotto all’osso, apparentemente trascurato e spicciativo, fatto di pennellate stese con la brutale indifferenza di chi vernicia una staccionata, di chi sbozza una prova di colore, di chi graffia e scortica una superficie già dipinta per sovrapporci qualcosa. Ne scaturiscono immagini ruvide e spettrali, che sembrano promanare da un mondo grossolano, abbrutito, mortificato da una vita grama e solitaria dove le forme a mala pena riescono a assumere l’aspetto di una vaga verosimiglianza strapazzata da segni che trasformano tutto in ectoplasmi e fantasmi grottescamente deformati.
L’ artista più che osservare aggredisce le proprie stesse immagini. Sembra disprezzarle, massacrarle di odio e di rabbia. La stesura arida e selvaggia, senza preparazione e senza rifinitura, travolge tutto ciò che viene rappresentato, animali e persone, città e campagna, alta società e poveracci, gente che va e che viene senza ragione e senza spazi, appesa al nulla e ricacciata dentro lo spazio da cui vorrebbe forse emergere.
E’ un luogo incivile e inospitale quello che il pittore scaraventa addosso ai suoi osservatori. Eppure quanto amore sviscerato e ardente per l’arte intesa come uscita clamorosa e irritata dal mondo che non ci piace!
Turri è un giudice forse ingiusto con se stesso e con gli altri, ma nello stesso tempo è una specie di involontario terapeuta che estrae implacabilmente lo sbalordimento e la preoccupazione che ognuno di noi prova quando si trova di fronte a ciò che non riesce a tollerare e che provoca ripulsa o fastidio.
Turri ha ricostruito un mondo parallelo a quello della normalità e del quotidiano, un mondo che è in definitiva altrettanto normale e quotidiano ma è attraversato da una allucinazione complessiva che rende tutto uguale e tutto rimescola in una specie di immobile fermata di un treno che non può attraversare il tempo, non parte e non arriva.
E’ impressionante, insomma, l’insieme delle opere che restituiscono una personalità densa e fremente. Turri è un vero inventore di immagini. Può certamente essere avvicinato a tanti altri pittori che nel Novecento si sono mossi in una prospettiva simile ma resta unico e incomparabile. Certo si potrebbe dire che è una specie di Rouault redivivo quando non appare come un Eliano Fantuzzi sconquassato e alieno da qualunque forma di edonismo alla buona. Ma al di là di suggestioni del genere è evidente come l’invenzione della forma in questo pittore non ha precedenti, non conosce influssi.
E’ in effetti un artista vero e strano che sembra non voler né piacere né comunicare. Eppure il suo messaggio arriva in modo sorprendente. Un poeta scorbutico e perennemente fuori dalle righe che non intende insegnare né educare eppure ha la forza incredibile del vero testimone che vigila sulle nostre percezioni e apre porte inattese anche se sovente inquietanti.
Professor Claudio Strinati





 


 

  • Monzon mentre dipinge
  • Melograni
  • Ritorno dai Campi
  • Lupi
  • Mostra Banca Sella Roma
  • Pensiero Lontano

Commenti sulle opere di Monzon:

vedi come quattro segni sanno rappresentare quello che vuoi dire? bravo!


commento di Toti sull'opera Donna in attesa - venerdì 16 gennaio 2009 alle ore 22:38
Con una sinteticità si ottiene un forte impatto! Mi piace particolarmente questo lavoro. Le faccio i miei più sentiti complimenti.
commento di Letizia sull'opera Senza Titolo - venerdì 19 giugno 2009 alle ore 15:44

 Grazie per il complimento!!!

 

Bello vedere l'artista all'opera!


commento di Letizia sull'opera Monzon mentre dipinge - venerdì 25 marzo 2011 alle ore 12:38

Eccezionale: per me che non conoscevo Monzon è davvero una scoperta  eccezionale !


commento di Arcangelo Delfino sull'opera Ritorno dai Campi - sabato 26 marzo 2011 alle ore 20:56

Anche questo lavoro è bellissimo!


commento di Arcangelo Delfino sull'opera La Carrozza - sabato 26 marzo 2011 alle ore 20:56

Davvero bellissimo  questo "porto"!


commento di Arcangelo Delfino sull'opera Il Porto - sabato 26 marzo 2011 alle ore 20:57

 Anch'io esprimo il mio stupore nel vedere questi lavori di Monzon carichi di poesia e realtà

Tutta la produzione qui pubblicata è interessantissima. 


commento di Pierluigi Cocchi sull'opera Ritorno dai Campi - lunedì 25 aprile 2011 alle ore 15:38

Che dire si rimane stupiti vedere narrare con così pochi tochi e pochi segni.

Bravissimo 


commento di Pierluigi Cocchi sull'opera La Carrozza - lunedì 25 aprile 2011 alle ore 15:41

 Semplicemente stupendo.  Sono d'accordo con Tori quattro segni e l'opera d'arte è eseguita. 


commento di Pierluigi Cocchi sull'opera Donna in attesa - lunedì 25 aprile 2011 alle ore 15:47

buonasera, complimenti per le opere scelte. io sono registrata in questo sito e mi piacerebbe che desse un' occhiata ai miei lavori.

cordiali saluti soriana


commento di Soriana sull'opera Innamorati al Tramonto - lunedì 27 giugno 2011 alle ore 22:44
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