Mythos

Mythos Jeso Marinaro
catanzaro (CZ)

Iscritto dal
21/11/2015
Categoria: Pittori

Opere inserite: 1

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Data di nascita: 09/09/1964
Residenza: catanzaro - CZ
Telefono: 339-4183865


 JESO MARINARO in arte MYTHOS

Architetto, Pittore

 

 

BIOGRAFIA

 

 

Jeso Marinaro in arte Mythos  nasce nel 1964. Vive e lavora a Catanzaro. Laureato in Architettura presso  l’Università Mediterranea di Reggio Calabria ;

opera e sperimenta nel campo Artistico da più di 20 anni e da allora si è distinto in varie manifestazioni artistiche nazionali ed internazionali, esponendo e pubblicando opere in varie mostre personali e collettive che hanno toccato molte città italiane e su diverse riviste del settore.

A metà degli anni 90 inizia ad approfondire e ampliare in campo artistico i suoi riferimenti visivi e culturali; studiando  le avanguardie storiche e contemporanee

Questo ampliamento culturale porta Marinaro a sperimentare i linguaggi della pittura ed a cambiare il suo approccio passando dal figurativo, in pratica la descrizione della realtà, al concettuale inteso come materializzazione di idee visive, emozioni e stati d'animo personali; oramai non esiste più la sola opera ma una visione più complessiva delle varie arti visive. L'evoluzione si completa col passaggio di tecnica di materiale che permette una maggiore flessibilità e varietà del linguaggio visivo.

"Le sue opere sono l’esempio di come la tecnica Artistica e la successiva elaborazione del colore possa essere contemporaneamente un punto d'arrivo ed un nuovo punto di partenza di un percorso creativo e sperimentale, per un Artista  partito dalla pittura figurativa tradizionale.

Nella produzione degli ultimi tempi,come “PROFONDO SUD” “ AI MARGINI” “SGUARDO SOTTILE””ALCHIMIE”segna da sempre più evidenti contaminazioni,l'artista vuole fissare sulla tela rappresentazioni concettuali ed oniriche coinvolgendo direttamente l’interiorità dell’osservatore."

L’universo acqueo di Jeso Marinaro emerge ancora grondante di materia informe per depositarsi lieve sul supporto. Consiste in un momentaneo stato della coscienza subito sopraffatto dal sorgere di nuove sensazioni. Fenomeni in rapida dissolvenza o soltanto affioranti dalla memoria. Apparizioni e dileguamenti istantanei. Le tinte sfumano l’una nell’altra; le linee divengono indistinte vanificando i confini fra cielo e acqua, terra e canneti. Gli elementi si fondono originando atmosfere sature di umori vegetali. Improvvisamente dalla caligine appare un tronco, un giunco, un ciuffo d’erba. Come trascinati dalla corrente o emersi dalla nebbia. Si avverte nella pittura il trasalimento inatteso provocato dal tonfo sordo di un sasso che cade in acqua turbando la quiete intorno. Accade qualcosa che, a un tratto, interrompe la fluidità dell’atmosfera. Si delinea una forma, un corpo assume rilievo creando un aggetto sul fondale.
Suggestioni? Ricordi? Quante componenti della poetica di Marinaro possono essere ricondotte al dato realistico? La natura certo rappresenta il fondamento imprescindibile di questa pratica fascinosa. E’ lei a offrire motivi e stimoli irrinunciabili sui quali costruire una visione originale. Essa costituisce un’impronta riconoscibile anche sotto l’ondata dissolvente del colore. Emotività e raziocinio creano equilibri instabili avvertiti nelle continue oscillazioni tra tendenze informali e seduzioni figurative.
La pittura procede per sottrazioni successive, tende all’assoluto agendo anche sulla sua consistenza fisica. La materia, solitamente così rigogliosa, si corrode; si secca entro sottili rivoli fino ad annullarsi del tutto, lasciando trasparire il supporto. Prende vita un mondo in continua evoluzione, dove l’incessante riferimento al fluire delle acque è simbolo di mutamento e rigenerazione. Gocciolamenti, colature, dissoluzioni di elementi che, giungendo a contatto, si tramutano l’uno nell’altro. Notazioni cromatiche, ora trasparenti ora cupe, sconfinano nelle tinte cinerine del cielo .L’ambiente naturale osservato in riva al lago subisce una metamorfosi che ne stravolge l’aspetto fisico , però, la dimensione transitoria. Procedimenti legati a una definizione temporale piuttosto che all’individuazione di spazi reali. Stati istantanei susseguenti, attimi densi di emozioni colti nell’indeterminatezza della visione. La vigile sensibilità del pittore capta riflessi improvvisi nel groviglio vegetale ed ecco biancheggiare betulle, apparire capolini di avena e fioriture primaverili.
Toni bruni, profondi come il bacino della palude. I recessi più intimi di un animo grande ma pudico, di indole sensibile e orgogliosa al tempo stesso, si celano oltre l’intrico delle piante. Il viluppo di canne diviene un autoritratto anteriore e interiore in cui si compenetrano memoria e sentimento. Uomo sanguigno, cresciuto a contatto con la natura, Marinaro esprime una gamma cromatica costituita dal bruno/scuro dell’antirombo ispidi tormentati da un segno irruento. La gestualità non trascura il ricorso alla materia come congiungimento intimo con sfera terrena. Ma il pittore conserva intatta l’attitudine ad affrancarsi dalla fisicità dell’impasto per librarsi nell’impalpabile purezza di un cielo appena dischiuso al mondo. Per raggiungere questa condizione privilegiata risulta fondamentale l,apporto della sfera meditativa. L’ambiente lacustre rappresenta il luogo di spirito. Fortemente evocativo, esso è fonte di ispirazione ma sopratutto rifugio sicuro nel grembo umido delle sue foschie odorose di muschio. E’ nell’acqua che l’artista anela durante le passeggiate lungo le sponde del lago; è nell’acqua che si stemperano le sue inquietudini. Il medesimo, potente magnetismo agisce su di lui anche mentre lavora all’interno dello studio. Perché nell’acqua egli vede una corrispondenza perfetta con l’animo umano. Flussi e riflussi di onde come turbamenti spirituali istantanei. Lievi intorbidamenti alternati a limpidezze come di stupore. Le impurità sedimentano sul fondo mentre si placano le onde che avevano percorso la superficie increspandola. L’immagine riflessa si ricompone e ritorna la placida serenità di sempre... Ma è questione di un attimo: l’agitazione interna tipica di un essere indomito ambisce a ulteriori mete più elevate. Il lago diviene paesaggio interiore, metafora di un’esistenza vissuta intensamente.

 

 

 

Nel Giugno 1984 è Artista dell’anno e vince il  Pennello D’Oro a Villa San Giovanni RC

Nel luglio 1998 Marinaro è stato insignito dalla Federazione Nazionale Esperti e Critici d’Arte assegnandogli il Premio Nobel dell’Arte nella repubblica di San Marino

Nel 2006 l’Accademia internazionale dei Dioscuri (Taranto) gli conferisce la nomina di Accademico Benemerito ,e membro honoris causa del senato accademico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 JESO MARINARO in arte MYTHOS

Architetto, Pittore

 

 

BIOGRAFIA

 

 

Jeso Marinaro in arte Mythos  nasce nel 1964. Vive e lavora a Catanzaro. Laureato in Architettura presso  l’Università Mediterranea di Reggio Calabria ;

opera e sperimenta nel campo Artistico da più di 20 anni e da allora si è distinto in varie manifestazioni artistiche nazionali ed internazionali, esponendo e pubblicando opere in varie mostre personali e collettive che hanno toccato molte città italiane e su diverse riviste del settore.

A metà degli anni 90 inizia ad approfondire e ampliare in campo artistico i suoi riferimenti visivi e culturali; studiando  le avanguardie storiche e contemporanee

Questo ampliamento culturale porta Marinaro a sperimentare i linguaggi della pittura ed a cambiare il suo approccio passando dal figurativo, in pratica la descrizione della realtà, al concettuale inteso come materializzazione di idee visive, emozioni e stati d'animo personali; oramai non esiste più la sola opera ma una visione più complessiva delle varie arti visive. L'evoluzione si completa col passaggio di tecnica di materiale che permette una maggiore flessibilità e varietà del linguaggio visivo.

"Le sue opere sono l’esempio di come la tecnica Artistica e la successiva elaborazione del colore possa essere contemporaneamente un punto d'arrivo ed un nuovo punto di partenza di un percorso creativo e sperimentale, per un Artista  partito dalla pittura figurativa tradizionale.

Nella produzione degli ultimi tempi,come “PROFONDO SUD” “ AI MARGINI” “SGUARDO SOTTILE””ALCHIMIE”segna da sempre più evidenti contaminazioni,l'artista vuole fissare sulla tela rappresentazioni concettuali ed oniriche coinvolgendo direttamente l’interiorità dell’osservatore."

L’universo acqueo di Jeso Marinaro emerge ancora grondante di materia informe per depositarsi lieve sul supporto. Consiste in un momentaneo stato della coscienza subito sopraffatto dal sorgere di nuove sensazioni. Fenomeni in rapida dissolvenza o soltanto affioranti dalla memoria. Apparizioni e dileguamenti istantanei. Le tinte sfumano l’una nell’altra; le linee divengono indistinte vanificando i confini fra cielo e acqua, terra e canneti. Gli elementi si fondono originando atmosfere sature di umori vegetali. Improvvisamente dalla caligine appare un tronco, un giunco, un ciuffo d’erba. Come trascinati dalla corrente o emersi dalla nebbia. Si avverte nella pittura il trasalimento inatteso provocato dal tonfo sordo di un sasso che cade in acqua turbando la quiete intorno. Accade qualcosa che, a un tratto, interrompe la fluidità dell’atmosfera. Si delinea una forma, un corpo assume rilievo creando un aggetto sul fondale.
Suggestioni? Ricordi? Quante componenti della poetica di Marinaro possono essere ricondotte al dato realistico? La natura certo rappresenta il fondamento imprescindibile di questa pratica fascinosa. E’ lei a offrire motivi e stimoli irrinunciabili sui quali costruire una visione originale. Essa costituisce un’impronta riconoscibile anche sotto l’ondata dissolvente del colore. Emotività e raziocinio creano equilibri instabili avvertiti nelle continue oscillazioni tra tendenze informali e seduzioni figurative.
La pittura procede per sottrazioni successive, tende all’assoluto agendo anche sulla sua consistenza fisica. La materia, solitamente così rigogliosa, si corrode; si secca entro sottili rivoli fino ad annullarsi del tutto, lasciando trasparire il supporto. Prende vita un mondo in continua evoluzione, dove l’incessante riferimento al fluire delle acque è simbolo di mutamento e rigenerazione. Gocciolamenti, colature, dissoluzioni di elementi che, giungendo a contatto, si tramutano l’uno nell’altro. Notazioni cromatiche, ora trasparenti ora cupe, sconfinano nelle tinte cinerine del cielo .L’ambiente naturale osservato in riva al lago subisce una metamorfosi che ne stravolge l’aspetto fisico , però, la dimensione transitoria. Procedimenti legati a una definizione temporale piuttosto che all’individuazione di spazi reali. Stati istantanei susseguenti, attimi densi di emozioni colti nell’indeterminatezza della visione. La vigile sensibilità del pittore capta riflessi improvvisi nel groviglio vegetale ed ecco biancheggiare betulle, apparire capolini di avena e fioriture primaverili.
Toni bruni, profondi come il bacino della palude. I recessi più intimi di un animo grande ma pudico, di indole sensibile e orgogliosa al tempo stesso, si celano oltre l’intrico delle piante. Il viluppo di canne diviene un autoritratto anteriore e interiore in cui si compenetrano memoria e sentimento. Uomo sanguigno, cresciuto a contatto con la natura, Marinaro esprime una gamma cromatica costituita dal bruno/scuro dell’antirombo ispidi tormentati da un segno irruento. La gestualità non trascura il ricorso alla materia come congiungimento intimo con sfera terrena. Ma il pittore conserva intatta l’attitudine ad affrancarsi dalla fisicità dell’impasto per librarsi nell’impalpabile purezza di un cielo appena dischiuso al mondo. Per raggiungere questa condizione privilegiata risulta fondamentale l,apporto della sfera meditativa. L’ambiente lacustre rappresenta il luogo di spirito. Fortemente evocativo, esso è fonte di ispirazione ma sopratutto rifugio sicuro nel grembo umido delle sue foschie odorose di muschio. E’ nell’acqua che l’artista anela durante le passeggiate lungo le sponde del lago; è nell’acqua che si stemperano le sue inquietudini. Il medesimo, potente magnetismo agisce su di lui anche mentre lavora all’interno dello studio. Perché nell’acqua egli vede una corrispondenza perfetta con l’animo umano. Flussi e riflussi di onde come turbamenti spirituali istantanei. Lievi intorbidamenti alternati a limpidezze come di stupore. Le impurità sedimentano sul fondo mentre si placano le onde che avevano percorso la superficie increspandola. L’immagine riflessa si ricompone e ritorna la placida serenità di sempre... Ma è questione di un attimo: l’agitazione interna tipica di un essere indomito ambisce a ulteriori mete più elevate. Il lago diviene paesaggio interiore, metafora di un’esistenza vissuta intensamente.

 

 

 

Nel Giugno 1984 è Artista dell’anno e vince il  Pennello D’Oro a Villa San Giovanni RC

Nel luglio 1998 Marinaro è stato insignito dalla Federazione Nazionale Esperti e Critici d’Arte assegnandogli il Premio Nobel dell’Arte nella repubblica di San Marino

Nel 2006 l’Accademia internazionale dei Dioscuri (Taranto) gli conferisce la nomina di Accademico Benemerito ,e membro honoris causa del senato accademico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 JESO MARINARO in arte MYTHOS

Architetto, Pittore

 

 

BIOGRAFIA

 

 

Jeso Marinaro in arte Mythos  nasce nel 1964. Vive e lavora a Catanzaro. Laureato in Architettura presso  l’Università Mediterranea di Reggio Calabria ;

opera e sperimenta nel campo Artistico da più di 20 anni e da allora si è distinto in varie manifestazioni artistiche nazionali ed internazionali, esponendo e pubblicando opere in varie mostre personali e collettive che hanno toccato molte città italiane e su diverse riviste del settore.

A metà degli anni 90 inizia ad approfondire e ampliare in campo artistico i suoi riferimenti visivi e culturali; studiando  le avanguardie storiche e contemporanee

Questo ampliamento culturale porta Marinaro a sperimentare i linguaggi della pittura ed a cambiare il suo approccio passando dal figurativo, in pratica la descrizione della realtà, al concettuale inteso come materializzazione di idee visive, emozioni e stati d'animo personali; oramai non esiste più la sola opera ma una visione più complessiva delle varie arti visive. L'evoluzione si completa col passaggio di tecnica di materiale che permette una maggiore flessibilità e varietà del linguaggio visivo.

"Le sue opere sono l’esempio di come la tecnica Artistica e la successiva elaborazione del colore possa essere contemporaneamente un punto d'arrivo ed un nuovo punto di partenza di un percorso creativo e sperimentale, per un Artista  partito dalla pittura figurativa tradizionale.

Nella produzione degli ultimi tempi,come “PROFONDO SUD” “ AI MARGINI” “SGUARDO SOTTILE””ALCHIMIE”segna da sempre più evidenti contaminazioni,l'artista vuole fissare sulla tela rappresentazioni concettuali ed oniriche coinvolgendo direttamente l’interiorità dell’osservatore."

L’universo acqueo di Jeso Marinaro emerge ancora grondante di materia informe per depositarsi lieve sul supporto. Consiste in un momentaneo stato della coscienza subito sopraffatto dal sorgere di nuove sensazioni. Fenomeni in rapida dissolvenza o soltanto affioranti dalla memoria. Apparizioni e dileguamenti istantanei. Le tinte sfumano l’una nell’altra; le linee divengono indistinte vanificando i confini fra cielo e acqua, terra e canneti. Gli elementi si fondono originando atmosfere sature di umori vegetali. Improvvisamente dalla caligine appare un tronco, un giunco, un ciuffo d’erba. Come trascinati dalla corrente o emersi dalla nebbia. Si avverte nella pittura il trasalimento inatteso provocato dal tonfo sordo di un sasso che cade in acqua turbando la quiete intorno. Accade qualcosa che, a un tratto, interrompe la fluidità dell’atmosfera. Si delinea una forma, un corpo assume rilievo creando un aggetto sul fondale.
Suggestioni? Ricordi? Quante componenti della poetica di Marinaro possono essere ricondotte al dato realistico? La natura certo rappresenta il fondamento imprescindibile di questa pratica fascinosa. E’ lei a offrire motivi e stimoli irrinunciabili sui quali costruire una visione originale. Essa costituisce un’impronta riconoscibile anche sotto l’ondata dissolvente del colore. Emotività e raziocinio creano equilibri instabili avvertiti nelle continue oscillazioni tra tendenze informali e seduzioni figurative.
La pittura procede per sottrazioni successive, tende all’assoluto agendo anche sulla sua consistenza fisica. La materia, solitamente così rigogliosa, si corrode; si secca entro sottili rivoli fino ad annullarsi del tutto, lasciando trasparire il supporto. Prende vita un mondo in continua evoluzione, dove l’incessante riferimento al fluire delle acque è simbolo di mutamento e rigenerazione. Gocciolamenti, colature, dissoluzioni di elementi che, giungendo a contatto, si tramutano l’uno nell’altro. Notazioni cromatiche, ora trasparenti ora cupe, sconfinano nelle tinte cinerine del cielo .L’ambiente naturale osservato in riva al lago subisce una metamorfosi che ne stravolge l’aspetto fisico , però, la dimensione transitoria. Procedimenti legati a una definizione temporale piuttosto che all’individuazione di spazi reali. Stati istantanei susseguenti, attimi densi di emozioni colti nell’indeterminatezza della visione. La vigile sensibilità del pittore capta riflessi improvvisi nel groviglio vegetale ed ecco biancheggiare betulle, apparire capolini di avena e fioriture primaverili.
Toni bruni, profondi come il bacino della palude. I recessi più intimi di un animo grande ma pudico, di indole sensibile e orgogliosa al tempo stesso, si celano oltre l’intrico delle piante. Il viluppo di canne diviene un autoritratto anteriore e interiore in cui si compenetrano memoria e sentimento. Uomo sanguigno, cresciuto a contatto con la natura, Marinaro esprime una gamma cromatica costituita dal bruno/scuro dell’antirombo ispidi tormentati da un segno irruento. La gestualità non trascura il ricorso alla materia come congiungimento intimo con sfera terrena. Ma il pittore conserva intatta l’attitudine ad affrancarsi dalla fisicità dell’impasto per librarsi nell’impalpabile purezza di un cielo appena dischiuso al mondo. Per raggiungere questa condizione privilegiata risulta fondamentale l,apporto della sfera meditativa. L’ambiente lacustre rappresenta il luogo di spirito. Fortemente evocativo, esso è fonte di ispirazione ma sopratutto rifugio sicuro nel grembo umido delle sue foschie odorose di muschio. E’ nell’acqua che l’artista anela durante le passeggiate lungo le sponde del lago; è nell’acqua che si stemperano le sue inquietudini. Il medesimo, potente magnetismo agisce su di lui anche mentre lavora all’interno dello studio. Perché nell’acqua egli vede una corrispondenza perfetta con l’animo umano. Flussi e riflussi di onde come turbamenti spirituali istantanei. Lievi intorbidamenti alternati a limpidezze come di stupore. Le impurità sedimentano sul fondo mentre si placano le onde che avevano percorso la superficie increspandola. L’immagine riflessa si ricompone e ritorna la placida serenità di sempre... Ma è questione di un attimo: l’agitazione interna tipica di un essere indomito ambisce a ulteriori mete più elevate. Il lago diviene paesaggio interiore, metafora di un’esistenza vissuta intensamente.

 

 

 

Nel Giugno 1984 è Artista dell’anno e vince il  Pennello D’Oro a Villa San Giovanni RC

Nel luglio 1998 Marinaro è stato insignito dalla Federazione Nazionale Esperti e Critici d’Arte assegnandogli il Premio Nobel dell’Arte nella repubblica di San Marino

Nel 2006 l’Accademia internazionale dei Dioscuri (Taranto) gli conferisce la nomina di Accademico Benemerito ,e membro honoris causa del senato accademico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 JESO MARINARO in arte MYTHOS

Architetto, Pittore

 

 

BIOGRAFIA

 

 

Jeso Marinaro in arte Mythos  nasce nel 1964. Vive e lavora a Catanzaro. Laureato in Architettura presso  l’Università Mediterranea di Reggio Calabria ;

opera e sperimenta nel campo Artistico da più di 20 anni e da allora si è distinto in varie manifestazioni artistiche nazionali ed internazionali, esponendo e pubblicando opere in varie mostre personali e collettive che hanno toccato molte città italiane e su diverse riviste del settore.

A metà degli anni 90 inizia ad approfondire e ampliare in campo artistico i suoi riferimenti visivi e culturali; studiando  le avanguardie storiche e contemporanee

Questo ampliamento culturale porta Marinaro a sperimentare i linguaggi della pittura ed a cambiare il suo approccio passando dal figurativo, in pratica la descrizione della realtà, al concettuale inteso come materializzazione di idee visive, emozioni e stati d'animo personali; oramai non esiste più la sola opera ma una visione più complessiva delle varie arti visive. L'evoluzione si completa col passaggio di tecnica di materiale che permette una maggiore flessibilità e varietà del linguaggio visivo.

"Le sue opere sono l’esempio di come la tecnica Artistica e la successiva elaborazione del colore possa essere contemporaneamente un punto d'arrivo ed un nuovo punto di partenza di un percorso creativo e sperimentale, per un Artista  partito dalla pittura figurativa tradizionale.

Nella produzione degli ultimi tempi,come “PROFONDO SUD” “ AI MARGINI” “SGUARDO SOTTILE””ALCHIMIE”segna da sempre più evidenti contaminazioni,l'artista vuole fissare sulla tela rappresentazioni concettuali ed oniriche coinvolgendo direttamente l’interiorità dell’osservatore."

L’universo acqueo di Jeso Marinaro emerge ancora grondante di materia informe per depositarsi lieve sul supporto. Consiste in un momentaneo stato della coscienza subito sopraffatto dal sorgere di nuove sensazioni. Fenomeni in rapida dissolvenza o soltanto affioranti dalla memoria. Apparizioni e dileguamenti istantanei. Le tinte sfumano l’una nell’altra; le linee divengono indistinte vanificando i confini fra cielo e acqua, terra e canneti. Gli elementi si fondono originando atmosfere sature di umori vegetali. Improvvisamente dalla caligine appare un tronco, un giunco, un ciuffo d’erba. Come trascinati dalla corrente o emersi dalla nebbia. Si avverte nella pittura il trasalimento inatteso provocato dal tonfo sordo di un sasso che cade in acqua turbando la quiete intorno. Accade qualcosa che, a un tratto, interrompe la fluidità dell’atmosfera. Si delinea una forma, un corpo assume rilievo creando un aggetto sul fondale.
Suggestioni? Ricordi? Quante componenti della poetica di Marinaro possono essere ricondotte al dato realistico? La natura certo rappresenta il fondamento imprescindibile di questa pratica fascinosa. E’ lei a offrire motivi e stimoli irrinunciabili sui quali costruire una visione originale. Essa costituisce un’impronta riconoscibile anche sotto l’ondata dissolvente del colore. Emotività e raziocinio creano equilibri instabili avvertiti nelle continue oscillazioni tra tendenze informali e seduzioni figurative.
La pittura procede per sottrazioni successive, tende all’assoluto agendo anche sulla sua consistenza fisica. La materia, solitamente così rigogliosa, si corrode; si secca entro sottili rivoli fino ad annullarsi del tutto, lasciando trasparire il supporto. Prende vita un mondo in continua evoluzione, dove l’incessante riferimento al fluire delle acque è simbolo di mutamento e rigenerazione. Gocciolamenti, colature, dissoluzioni di elementi che, giungendo a contatto, si tramutano l’uno nell’altro. Notazioni cromatiche, ora trasparenti ora cupe, sconfinano nelle tinte cinerine del cielo .L’ambiente naturale osservato in riva al lago subisce una metamorfosi che ne stravolge l’aspetto fisico , però, la dimensione transitoria. Procedimenti legati a una definizione temporale piuttosto che all’individuazione di spazi reali. Stati istantanei susseguenti, attimi densi di emozioni colti nell’indeterminatezza della visione. La vigile sensibilità del pittore capta riflessi improvvisi nel groviglio vegetale ed ecco biancheggiare betulle, apparire capolini di avena e fioriture primaverili.
Toni bruni, profondi come il bacino della palude. I recessi più intimi di un animo grande ma pudico, di indole sensibile e orgogliosa al tempo stesso, si celano oltre l’intrico delle piante. Il viluppo di canne diviene un autoritratto anteriore e interiore in cui si compenetrano memoria e sentimento. Uomo sanguigno, cresciuto a contatto con la natura, Marinaro esprime una gamma cromatica costituita dal bruno/scuro dell’antirombo ispidi tormentati da un segno irruento. La gestualità non trascura il ricorso alla materia come congiungimento intimo con sfera terrena. Ma il pittore conserva intatta l’attitudine ad affrancarsi dalla fisicità dell’impasto per librarsi nell’impalpabile purezza di un cielo appena dischiuso al mondo. Per raggiungere questa condizione privilegiata risulta fondamentale l,apporto della sfera meditativa. L’ambiente lacustre rappresenta il luogo di spirito. Fortemente evocativo, esso è fonte di ispirazione ma sopratutto rifugio sicuro nel grembo umido delle sue foschie odorose di muschio. E’ nell’acqua che l’artista anela durante le passeggiate lungo le sponde del lago; è nell’acqua che si stemperano le sue inquietudini. Il medesimo, potente magnetismo agisce su di lui anche mentre lavora all’interno dello studio. Perché nell’acqua egli vede una corrispondenza perfetta con l’animo umano. Flussi e riflussi di onde come turbamenti spirituali istantanei. Lievi intorbidamenti alternati a limpidezze come di stupore. Le impurità sedimentano sul fondo mentre si placano le onde che avevano percorso la superficie increspandola. L’immagine riflessa si ricompone e ritorna la placida serenità di sempre... Ma è questione di un attimo: l’agitazione interna tipica di un essere indomito ambisce a ulteriori mete più elevate. Il lago diviene paesaggio interiore, metafora di un’esistenza vissuta intensamente.

 

 

 

Nel Giugno 1984 è Artista dell’anno e vince il  Pennello D’Oro a Villa San Giovanni RC

Nel luglio 1998 Marinaro è stato insignito dalla Federazione Nazionale Esperti e Critici d’Arte assegnandogli il Premio Nobel dell’Arte nella repubblica di San Marino

Nel 2006 l’Accademia internazionale dei Dioscuri (Taranto) gli conferisce la nomina di Accademico Benemerito ,e membro honoris causa del senato accademico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 JESO MARINARO in arte MYTHOS

Architetto, Pittore

 

 

BIOGRAFIA

 

 

Jeso Marinaro in arte Mythos  nasce nel 1964. Vive e lavora a Catanzaro. Laureato in Architettura presso  l’Università Mediterranea di Reggio Calabria ;

opera e sperimenta nel campo Artistico da più di 20 anni e da allora si è distinto in varie manifestazioni artistiche nazionali ed internazionali, esponendo e pubblicando opere in varie mostre personali e collettive che hanno toccato molte città italiane e su diverse riviste del settore.

A metà degli anni 90 inizia ad approfondire e ampliare in campo artistico i suoi riferimenti visivi e culturali; studiando  le avanguardie storiche e contemporanee

Questo ampliamento culturale porta Marinaro a sperimentare i linguaggi della pittura ed a cambiare il suo approccio passando dal figurativo, in pratica la descrizione della realtà, al concettuale inteso come materializzazione di idee visive, emozioni e stati d'animo personali; oramai non esiste più la sola opera ma una visione più complessiva delle varie arti visive. L'evoluzione si completa col passaggio di tecnica di materiale che permette una maggiore flessibilità e varietà del linguaggio visivo.

"Le sue opere sono l’esempio di come la tecnica Artistica e la successiva elaborazione del colore possa essere contemporaneamente un punto d'arrivo ed un nuovo punto di partenza di un percorso creativo e sperimentale, per un Artista  partito dalla pittura figurativa tradizionale.

Nella produzione degli ultimi tempi,come “PROFONDO SUD” “ AI MARGINI” “SGUARDO SOTTILE””ALCHIMIE”segna da sempre più evidenti contaminazioni,l'artista vuole fissare sulla tela rappresentazioni concettuali ed oniriche coinvolgendo direttamente l’interiorità dell’osservatore."

L’universo acqueo di Jeso Marinaro emerge ancora grondante di materia informe per depositarsi lieve sul supporto. Consiste in un momentaneo stato della coscienza subito sopraffatto dal sorgere di nuove sensazioni. Fenomeni in rapida dissolvenza o soltanto affioranti dalla memoria. Apparizioni e dileguamenti istantanei. Le tinte sfumano l’una nell’altra; le linee divengono indistinte vanificando i confini fra cielo e acqua, terra e canneti. Gli elementi si fondono originando atmosfere sature di umori vegetali. Improvvisamente dalla caligine appare un tronco, un giunco, un ciuffo d’erba. Come trascinati dalla corrente o emersi dalla nebbia. Si avverte nella pittura il trasalimento inatteso provocato dal tonfo sordo di un sasso che cade in acqua turbando la quiete intorno. Accade qualcosa che, a un tratto, interrompe la fluidità dell’atmosfera. Si delinea una forma, un corpo assume rilievo creando un aggetto sul fondale.
Suggestioni? Ricordi? Quante componenti della poetica di Marinaro possono essere ricondotte al dato realistico? La natura certo rappresenta il fondamento imprescindibile di questa pratica fascinosa. E’ lei a offrire motivi e stimoli irrinunciabili sui quali costruire una visione originale. Essa costituisce un’impronta riconoscibile anche sotto l’ondata dissolvente del colore. Emotività e raziocinio creano equilibri instabili avvertiti nelle continue oscillazioni tra tendenze informali e seduzioni figurative.
La pittura procede per sottrazioni successive, tende all’assoluto agendo anche sulla sua consistenza fisica. La materia, solitamente così rigogliosa, si corrode; si secca entro sottili rivoli fino ad annullarsi del tutto, lasciando trasparire il supporto. Prende vita un mondo in continua evoluzione, dove l’incessante riferimento al fluire delle acque è simbolo di mutamento e rigenerazione. Gocciolamenti, colature, dissoluzioni di elementi che, giungendo a contatto, si tramutano l’uno nell’altro. Notazioni cromatiche, ora trasparenti ora cupe, sconfinano nelle tinte cinerine del cielo .L’ambiente naturale osservato in riva al lago subisce una metamorfosi che ne stravolge l’aspetto fisico , però, la dimensione transitoria. Procedimenti legati a una definizione temporale piuttosto che all’individuazione di spazi reali. Stati istantanei susseguenti, attimi densi di emozioni colti nell’indeterminatezza della visione. La vigile sensibilità del pittore capta riflessi improvvisi nel groviglio vegetale ed ecco biancheggiare betulle, apparire capolini di avena e fioriture primaverili.
Toni bruni, profondi come il bacino della palude. I recessi più intimi di un animo grande ma pudico, di indole sensibile e orgogliosa al tempo stesso, si celano oltre l’intrico delle piante. Il viluppo di canne diviene un autoritratto anteriore e interiore in cui si compenetrano memoria e sentimento. Uomo sanguigno, cresciuto a contatto con la natura, Marinaro esprime una gamma cromatica costituita dal bruno/scuro dell’antirombo ispidi tormentati da un segno irruento. La gestualità non trascura il ricorso alla materia come congiungimento intimo con sfera terrena. Ma il pittore conserva intatta l’attitudine ad affrancarsi dalla fisicità dell’impasto per librarsi nell’impalpabile purezza di un cielo appena dischiuso al mondo. Per raggiungere questa condizione privilegiata risulta fondamentale l,apporto della sfera meditativa. L’ambiente lacustre rappresenta il luogo di spirito. Fortemente evocativo, esso è fonte di ispirazione ma sopratutto rifugio sicuro nel grembo umido delle sue foschie odorose di muschio. E’ nell’acqua che l’artista anela durante le passeggiate lungo le sponde del lago; è nell’acqua che si stemperano le sue inquietudini. Il medesimo, potente magnetismo agisce su di lui anche mentre lavora all’interno dello studio. Perché nell’acqua egli vede una corrispondenza perfetta con l’animo umano. Flussi e riflussi di onde come turbamenti spirituali istantanei. Lievi intorbidamenti alternati a limpidezze come di stupore. Le impurità sedimentano sul fondo mentre si placano le onde che avevano percorso la superficie increspandola. L’immagine riflessa si ricompone e ritorna la placida serenità di sempre... Ma è questione di un attimo: l’agitazione interna tipica di un essere indomito ambisce a ulteriori mete più elevate. Il lago diviene paesaggio interiore, metafora di un’esistenza vissuta intensamente.

 

 

 

Nel Giugno 1984 è Artista dell’anno e vince il  Pennello D’Oro a Villa San Giovanni RC

Nel luglio 1998 Marinaro è stato insignito dalla Federazione Nazionale Esperti e Critici d’Arte assegnandogli il Premio Nobel dell’Arte nella repubblica di San Marino

Nel 2006 l’Accademia internazionale dei Dioscuri (Taranto) gli conferisce la nomina di Accademico Benemerito ,e membro honoris causa del senato accademico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 JESO MARINARO in arte MYTHOS

Architetto, Pittore

 

 

BIOGRAFIA

 

 

Jeso Marinaro in arte Mythos  nasce nel 1964. Vive e lavora a Catanzaro. Laureato in Architettura presso  l’Università Mediterranea di Reggio Calabria ;

opera e sperimenta nel campo Artistico da più di 20 anni e da allora si è distinto in varie manifestazioni artistiche nazionali ed internazionali, esponendo e pubblicando opere in varie mostre personali e collettive che hanno toccato molte città italiane e su diverse riviste del settore.

A metà degli anni 90 inizia ad approfondire e ampliare in campo artistico i suoi riferimenti visivi e culturali; studiando  le avanguardie storiche e contemporanee

Questo ampliamento culturale porta Marinaro a sperimentare i linguaggi della pittura ed a cambiare il suo approccio passando dal figurativo, in pratica la descrizione della realtà, al concettuale inteso come materializzazione di idee visive, emozioni e stati d'animo personali; oramai non esiste più la sola opera ma una visione più complessiva delle varie arti visive. L'evoluzione si completa col passaggio di tecnica di materiale che permette una maggiore flessibilità e varietà del linguaggio visivo.

"Le sue opere sono l’esempio di come la tecnica Artistica e la successiva elaborazione del colore possa essere contemporaneamente un punto d'arrivo ed un nuovo punto di partenza di un percorso creativo e sperimentale, per un Artista  partito dalla pittura figurativa tradizionale.

Nella produzione degli ultimi tempi,come “PROFONDO SUD” “ AI MARGINI” “SGUARDO SOTTILE””ALCHIMIE”segna da sempre più evidenti contaminazioni,l'artista vuole fissare sulla tela rappresentazioni concettuali ed oniriche coinvolgendo direttamente l’interiorità dell’osservatore."

L’universo acqueo di Jeso Marinaro emerge ancora grondante di materia informe per depositarsi lieve sul supporto. Consiste in un momentaneo stato della coscienza subito sopraffatto dal sorgere di nuove sensazioni. Fenomeni in rapida dissolvenza o soltanto affioranti dalla memoria. Apparizioni e dileguamenti istantanei. Le tinte sfumano l’una nell’altra; le linee divengono indistinte vanificando i confini fra cielo e acqua, terra e canneti. Gli elementi si fondono originando atmosfere sature di umori vegetali. Improvvisamente dalla caligine appare un tronco, un giunco, un ciuffo d’erba. Come trascinati dalla corrente o emersi dalla nebbia. Si avverte nella pittura il trasalimento inatteso provocato dal tonfo sordo di un sasso che cade in acqua turbando la quiete intorno. Accade qualcosa ch

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