Sergio Angeli

Sergio  Angeli Sergio Angeli
Roma (RM)

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28/05/2011
Categoria: Pittori, Altro

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Opere inserite: 7

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Data di nascita: 13/01/1972
Residenza: Roma - RM

 Nella lunga ricerca della coscienza di  sé, perdersi nelle allettanti sinuosità della follia è una possibilità che assomiglia più a una certezza che a un consapevole azzardo. Sergio Angeli fa parte di quei pochi eletti che sanno vivere senza bisogno di un filtro tra la propria coscienza e la realtà, senza la necessità del famoso “Super Io” che mitiga, se non proprio mistifica, l’intima esistenza. Il risultato non è, però, la pazzia, ma un sorprendente giardino di colori e forme che identificano qualsiasi genere di pensiero primario, ossia di un’idea non elaborata in forme note all’esperienza fisica, quanto piuttosto rappresentante di un’intuizione.

 

In ogni rappresentazione artistica, la realtà viene interpretata attraverso l’esperienza dell’autore: nell’arte figurativa tale esperienza viene tradotta in forme che simulano la realtà, rielaborata appunto secondo la sensibilità dell’artista; nell’arte astratta la stessa esperienza viene rappresentata come  pura sensazione, senza necessità di forme precostituite. Le composizioni di Sergio Angeli appartengono a una categoria ancora diversa, in qualche modo opposta: narrano non già di una realtà interpretata, al contrario di come la realtà altra ha suggestionato la coscienza dell’autore e di come questa si sia manifestata nella sua vita quotidiana.

 

Proprio perché frutto di un fluire dinamico e privo di qualsiasi tipo di censura, il lavoro di Angeli è costituito da una meravigliosa pletora di contrasti, talvolta stridenti, senza dubbio sempre sagaci ma profondamente innocenti. La contraddizione più evidente è nel divario tra tematiche e composizione estetica: argomenti crudeli come l’abbrutimento dell’uomo; l’ossessione per il sesso spinto fino a privarlo non solo del significato, ma anche di una forma, seppur stereotipa; il senso di soffocamento per una vita dettata da convenzioni sociali senza significato, sono soggetti palesati in forme talmente tanto esplicite da sfiorare la ferocia; eppure nella scelta cromatica, nella composizione delle tecniche si avverte un profondissimo senso di innocenza, come se quella realtà che in modo così violento scuote la coscienza dell’autore, non potesse in ogni caso alterare la purezza di fondo di chi guarda da fuori, con compassione più che con rabbia.

 

La vera natura di quell’innocenza è massimamente riconoscibile nel ciclo “confessioni di un artista”: è necessario molto coraggio (il coraggio dei puri di cuore) per analizzare la propria coscienza e mostrarla come contrappunto della realtà, rivelando quindi al mondo intero la propria volontaria e intima inadeguatezza in una contingenza sociale dove l’omologazione è tragicamente l’unica via di comportamento ritenuto accettabile.  La strada esistenziale percorsa dall’artista è un’altra ed è composta dalle sfumature di colore delle composizione astratte degli ultimi cicli, dalle sinuose figure riccamente decorate dei primi anni, da fiori che si animano e da sentimenti accettati nella sincerità della loro natura: felicità e tristezza, amore e odio, malinconia e gioia sono parte dell’esistenza che deve essere accettata con coraggio e semplicità sia nella buona sorte che nei rovesci di fortuna.

 

di Cecilia Paolini

  • Deframmentazione 2 (macchina insulsa) dal ciclo Corpus machina
  • Deframmentazione (anima convulsa) dal ciclo Corpus machina
  • Stato depressivo-macchina compressa, dal ciclo Corpus machina
  • Lontano da me dal ciclo Bestiame umano
  • Che dire dell'esistenza?
  • Voglio annunciare il corpo che muore dal ciclo Bestiame umano
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