Antonio Randazzo

Antonio Randazzo Antonio Randazzo
Siracusa (SR)

Iscritto dal
06/07/2008
Categoria: Scultori

Websites: www.antoniorandazzo.it 

Opere inserite: 224

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Data di nascita: 22/06/1940
Residenza: Siracusa - SR
Telefono: 0931704523


SE SEI QUI  VUOL DIRE CHE SEI INCURIOSITO.
NON LASCIARTI INFLUENZARE DA CIO' CHE LEGGERAI, MA RICERCA L'ESSENZA DI OGNI COSA E  MERAVIGLIATI.
SAPERSI MERAVIGLIARE E' UN DONO DI DIO RISERVATO A VERI UOMINI CHE SI DOMANDANO IL PERCHE' DELLE COSE.

IO SONO NESSUNO MISCHIATO A NIENTE,
MA MI DIVERTO BEATO,
SOGNO E MI GRATIFICA ESSERE.
GRAZIE ALLA VOLONTA' DI DIO SE VIVO INVIDIATO.
 
LA PROFONDITA' DELLA TERRA CUSTODISCE L'ORO
L'OSTRICA LA PREZIOSA PERLA
LO SCRIGNO DELL'ESSERE I SENTIMENTI PIU' PURI
 
SPESSO CHI NON E' SI SFORZA DI APPARIRE,
CHI E' HA GIA' TUTTO E SCOMODA CHI APPARE,
E' BELLO ESSERE E SCOMODARE,
MA CHE FATICA!

BENVENUTO CHIUNQUE TU SIA

FERMATI IN QUESTO LUOGO DELL’ETERNA RICERCA
O NAVIGANTE OSPITE GRADITO
RICERCHIAMO INSIEME L’UOMO NUOVO
E IL PARADISO IN TERRA OLTRE CHE LASSU'
L’ANIMA ANELA L’INFINITO
TRA FERMATE E RIPARTENZE
CADUTE E RIALZATE
NEL MUTEVOLE CAMMINO
DI REALIZZATI E NO SOGNI E SPERANZE
RICERCA CON ME VALORI ETICI E MORALI
TRADIZIONI
SAGGEZZA ANTICA
VERITA’ ASSOLUTA
CHE SIANO
NOSTRE REGOLE DI VITA
 
VI SONO TANTI MODI DI VIVERE IN PIENA LIBERTA' PER INTERPRETARE IL NOSTRO RUOLO  E VIVERE LO SPAZIO-TEMPO A  NOI  RISERVATO  IN  QUESTA  VITA, PUR TRA  I CONDIZIONAMENTI  DELLA  REALTA'  STORICA  CHE  VIVIAMO .

IO HO SCELTO LA VIA CHE PRESENTO IN QUESTO SPLENDIDO SPAZIO MESSO GRATUITAMENTE A DISPOSIZIONE DAI GENIALI OPERATORI  DI  "TUTTOVENETO" , I QUALI,  PUBBLICAMENTE RINGRAZIO, PER QUESTA ULTERIORE  POSSIBILITA' CHE MI DANNO PER INDICARE UNA DELLE TANTE POSSIBILI VIE PER VIVERE DECOROSAMENTE E IN PACE QUESTA VITA, IN ATTESA CHE SI COMPIA LA BEATA SPERANZA.

Grazie a coloro che vorranno gratificarmi con la loro attenzione
Antonio Randazzo

siti web collegati:
www.antoniorandazzo.it
 http://www.artmajeur.com/22061940/
http://antoniorandazzo.skyrock.com/
https://www.google.com/video/upload/Status?f=l
CURRICULUM VITAE
Se dovessi definire me stesso,
alla luce delle esperienze di questi anni,
incomincerei col dire :
“Antonio Randazzo, una vita per fare, vivere volendo e dire facendo”.
Contadino mio padre, sarta la genitrice.
Sono l’unico sopravvissuto della mia
famiglia, il terzo di quattro fratelli ed una sorella.
A sei anni nella bottega del costruttore di sedie, “don Iachinu” Nardone, in via Gargallo, incominciai a conoscere ed amare il legno, subendone il fascino per tutta la vita.
Da quello stesso anno 1946 al 1951 frequenza scuola elementare.
Dal 1951 al 1956 Scuola Statale D’Arte con frequenza del 5°, sezione
ebanisteria e saltuarie frequenze della sezione scultura nel legno.
In contemporanea, apprendista e giovane ebanista, restauratore di mobili antichi nelle più note botteghe artigiane dei maestri Piccione, Antoci, Midolo, Malfa e altri valenti falegnami, lavorai sempre.
Per la nota crisi dell’artigianato, nel 1960, dovetti cambiare attività, non
dimenticando quello che avevo nel sangue:
“Impara l’arte e mettila da parte”.
Per rispondere, anche, alla chiamata di leva, nel 1960 mi arruolai nell’Arma dei Carabinieri, ricevendo diversi attestati di stima e benemerenze e tantaesperienza, prestandovi servizio fino al 1981.
Nel 1968 contrassi matrimonio e lo scorso luglio ho festeggiato il
QUARANTESIMO  anniversario.
Dal 1981, per dieci anni, insieme alla moglie, catechista presso la Parrocchia di
Bosco Minniti, ho accompagnato gruppi di bambini dalla prima Comunione alla
Cresima.
Dicono che tutti nel corso della nostra vita abbiamo la nostra buona
occasione.Tanti la vedono passare lasciandosela sfuggire.
A quel tempo, non sapevo certo che quella fosse la possibilità offertami, perché
tutto avvenne casualmente.
Fui fortunato, lo confesso, ma le vie del Signore sono infinite.
Viene il giorno in cui bisogna fermarsi a riflettere e chiedersi: chi sono, dove
vado, cosa voglio?
Ho realizzato nel tempo quadri, mobili in vari stili, eclettici, intarsiati, scolpiti,
sempre in stile diverso, alla ricerca di una dimensione artistica o di qualcosa
che soddisfacesse la mia voglia di fare. Pur ottenendo risultati apprezzabili, non
ero soddisfatto. Lasciai tavolozza e pennelli e provai a scolpire il legno. Avevo
per le mani un pannello in noce antico, tarlato, che non avevo usato in
precedenza per realizzare qualcosa che dovevo.
Proprio per la sua quasi inutilità, mi cimentai, armato di scalpelli da falegname,
ad eseguire un bassorilievo copiando lo scudetto simbolo del Nucleo
Radiomobile Carabinieri, del quale a quel tempo facevo parte.(vedi foto elenco
scultura n.1)
Non è certo un’opera d’arte, ma questo mi appassionò tanto che incominciai a
procurarmi sgorbie e materiale di legno nelle diverse varietà. Alcune tavole di
noce ed una di gelso, le ebbi in regalo da amici del settore legname.
Realizzai la mia seconda opera, la n. 2 dell’elenco. Fu questa che m’indusse a
pormi la domanda. Dovevo proseguire su quella via verso gli ideali materiali che
mi proponevo a quel tempo, o avvicinarmi al Dio che non conoscevo, ma che
indicavano quale Creatore?
Da questa prima domanda scaturirono le scelte fondamentali della mia vita e
quindi il resto è stato consequenziale.
Sono cresciuto insieme alle mie opere intellettualmente e moralmente,
ponendomi obiettivi o ideali da raggiungere sempre più elevati.
Partendo dal materiale a disposizione mi sono chiesto cosa potessi realizzare.
Spesso una parola, una frase, un concetto teorico, segni di matita, materiale a
disposizione, nodi, protuberanze, spaccature, fradiciume da eliminare e tutta
una serie di considerazioni, hanno dato lo spunto.
Incominciare a lavorare subito e riflettere successivamente, in corso d’opera,
sulle cose che volevo realizzare e sui concetti che avrei voluto esprimere.
Il risultato finale mi ha sempre meravigliato, mentre ne traevo il significato, alla
luce delle mie esperienze pratiche, teoriche, ideali.
Non ho mai copiato. Tutto è frutto della mia fantasia, della memoria visiva e
tattile.
Ogni cosa rappresenta un momento storico, stato d’animo, tentazioni, scelte,
prese di posizioni, rifiuto di certe situazioni, analisi di fatti o notizie presenti e
passate registrate nella memoria, o semplici deduzioni.
Ogni opera può essere considerata un bozzetto, lo studio per la successiva, la
ricerca di tecniche o esperienze sempre nuove.
Mai ho preparato un disegno, realizzato un bozzetto, finalizzato all’esecuzione
dell’opera finale.
Io sono, perché mia moglie è, per quello che ho vissuto, per le conoscenze,
amicizie e situazioni, ma soprattutto, per l’educazione di base ricevuta dalla
famiglia e, quella acquisita nell’Arma dei Carabinieri.
Mai mi sono definito uno scultore o maestro, se non per esigenze linguistiche
nel presentare le richieste ai competenti organi amministrativi, così come non
sono uno scrittore o poeta, pur avendo scritto alcuni libri, il commento alla mia
“Via Lucis”, e tante poesie in vernacolo.
La pagina che scrissi nel libretto della “ Via, Lucis” è quanto mai veritiera.
A chi si trovasse a leggere il presente, auguro che non si lasci scappare la sua
occasione e, quindi, di fermarsi a riflettere sui veri valori ideali, in quest’epoca,
dove tutto è finalizzato al potere ed al possesso.
Mi definisco e posso considerarmi autodidatta e disdegno ogni accademismo.
La scelta d’elementi simbolici nelle mie opere è un tentativo di comunicare
immediatamente ed in modo chiaro, alla gente comune, valori che evidenziano
la realtà. Credo fermamente e spero nell’avvento di un mondo giusto e libero,
nel quale l’uomo, finalmente, giunca a quella perfezione cui è predestinato.
Antonio Randazzo
AD ANTONIO RANDAZZO: LO GNOMO DI ORTIGIA.
DA ALESSANDRO MUSCO
Artigiano del sogno: credo sia il modo più acconcio di avvicinarsi ad Antonio
Randazzo ed a ciò che le sue mani, la sua mente, il cuore…riescono a far
nascere dal niente, come fosse un incanto, come fosse una goccia di speranza,
flebile e dolcissima, rubata – per un attimo- al gran teatro della vita ed a tutti
quegli sperduti angolini che sono le tante trascuratezze, le tante dimenticanze
di cui riempiamo-troppo spesso- il gran vuoto della storia che ognuno di noi è.
Zattera in deriva o barca con nocchiero a man ferma, l’ognuno di noi che di se
stesso cerca di fare di essere persona, non può non sostare, in silenzio, a
godere di quanto Antonio Randazzo, artigiano del sogno, ci suggerisce: con
modi garbati, si, ma con la fermezza ed il passo sicuro di chi vive, beato la
certezza (e non la saccente sicumera) di vivere nel giusto. Di essere dislocato
in quel limite, ad un tempo sottile tanto quanto robusto, in cui la parola
dell’utopia si intreccia con la parola irripetibile della poesia, con la parola vestita
della scultura, con la parola piana e distesa del racconto, o del dialogo o della
favola, o dell’incisione… e così via lungo tutti i possibili percorsi del “dire” su cui
si inerpica Antonio Randazzo, artigiano del sogno.
Ed il sogno si fa vita vissuta: si attorciglia attorno alla speranza, di essa si
veste… e cammina per le vie del mondo, di quel mondo reale fantastico
insieme che è Ortigia.
Come l’incantesimo, in un bosco, in un bosco delle favole- per capirci- fa sentire
i suoi profumi tra i cespugli, le radici sconnesse, tra le fronde ed il loro fruscio,
tra i mille e mille suoni che accompagnano lo scricchiolio dei passi, fermi e
cadenzati, sulle foglie secche (tappeto di carezze per noi viandanti a caccia
sempre di qualcosa), così l’incantesimo di Ortigia fa sentire i suoi profumi tra i
crocicchi nascosti, le gocce di salsedine che umettano le labbra o la pelle
bagnata da umidi millenari, che quasi ti soffocano e ti abbracciano con
quell’affetto sì forte da sentire il cicaleccio delle ossa come fossero contate da
abili mani che scorrono su e giù su un flauto magico cui vengono dietro infinite,
infinite cose: in fila, muffolette ancora olezzanti di forno, uva passa sbrizzata di
zucchero, schegge di sole, ombre di vento, balconi fioriti, stridii e cigolii
d’imposte, di porte aperte e sbattute, foschie di scirocco e lucentezze del
ponente che gira, fino al maestrale che spazza, pulisce, ristora, riapre i discorsi
sulle gole riarse.
Ed è lì, tra tutto questo e tanto altro ancora, che improvvisamente, quasi fosse
un elfo del bosco, che sbuca lui: Antonio Randazzo, lo gnomo di Ortigia,
l’artigiano del sogno.
Spunta, spunta come la punta di una fiammella d’un cerino strusciato sul vento
e così, subito, acceso, con un puf!
E parla, attacca discorso, Antonio Randazzo, lo gnomo di Ortigia, l’artigiano del
sogno, come vi avesse appena lasciato lì da pochi minuti per poi riprendere ciò
di cui si parlava e, magari, invece sono passati tre giorni, o tre mesi, o tre anni o
tre millenni.
Non fa differenza, perché lo gnomo di Ortigia, in verità, parla per se stesso, per
il sogno che sta costruendo, come fosse una ciambella odorosissima d’olio
buono e zucchero caldo che fa da aureola di laica santità ad ogni testa che,
come lui, come Antonio, lo gnomo di Ortigia, riesce ancora ad avere gusto per il
sogno: per qualcosa in cui credere, per qualcosa che vale e per cui vale la pena
di incitare le pene della vita a sublimarsi nel racconto eterno della poesia,
dell’arte, della scultura. Così tira fuori dalla forma incoata e vuota del nulla, con
mani sagaci, mente arrufolata di profumi di bosco, lingua disciolta dal canto
odisseo dello scirocco antico, col cuore pulsante di sangue e passione d’un
amore fremente per tutto ciò che Sicilia è, e potrebbe ancora essere, e
potrebbe non essere, ma forse sarà o è o fu o tornerà ad essere (mescole
titaniche il cui olezzo è pari in intensità solo al siculo origano selvatico di mare
cotto al sole stanco dell’imbrunire) … così Antonio Randazzo, lo gnomo di
Ortigia, tira fuori le sue sculture oggetto del suo pensare, soggetto di tutto
quanto, questo artigiano del sogno, ci vuole dire ed è tantissimo: senza fine.
Come il suo ardore di vivere, il suo pathos, per ciò che vale, ciò che è giusto,
ciò che è bello, ciò che è, perché c’è. Perché è.
Antonio: non zittire mai le tue labbra e le tue mani, anche quando, frettolosi,
scappiamo perché le premure pressano il nostro passo.
Antonio: gnomo di Ortigia, non temere i nostri silenzi; spesso non capiamo,
perché non sappiamo più sognare. Aiutaci.
Accendi un altro cerino strusciandolo al vento.
Antonio: artigiano del sogno.
Insegnaci, ancora, ad essere, come te, matti per la vita ed un po’ pazzi
d’amore, magari un po’ tanto.
Ancora, di cuore: grazie!
ALESSANDRO MUSCO Ortigiano, da sempre e per sempre
Docente di filosofia medievale, Università di Palermo
DAL PRIMO BATTITO VITALE FINO ALL’ULTIMO RESPIRO
ANNOTAZIONI SENZA REGOLE DI PAOLO GIANSIRACUSA
Antonio Randazzo è un uomo libero, senza briglie e senza regole, non conosce
condizionamenti di sorta.
È libero come l’acqua che riempie gli alvei dei fiumi, come l’acqua che trabocca
dagli orli delle dighe, come l’acqua impetuosa che scorre verso il mare, nella
agognata immensità spaziale.
È libero come la lava incandescente, come il fuoco della materia eruttata dai
vulcani.
Anticonformista ferreo, passionale per vocazione, accompagna tutto il suo fare
con una creatività innata che lo porta a scolpire il legno e la pietra, il marmo più
duro e il metallo più duttile.
Sovente immerge tutto il suo essere nella materia colorata per lasciare impronte
dell’intimo, percorsi concreti del suo continuo, instancabile, impegno civile.
Modella e colora, scolpisce e incide senza alcuna regola che possa provenire
dalla storia e dagli uomini.
Sua sola maestra è la natura. Egli impara dalla pioggia e dal fuoco, dal sole e
dalla luna, dall’aurora e dal tramonto, dal bello e dal brutto, dalla terra e dal
mare, dai valori primordiali dell’uomo, dalle passioni più intime dell’essere.
Sentirlo parlare è come ascoltare il ribollire del mare nei giorni di tempesta.
Un’onda impetuosa, un fuoco incontenibile agitano il suo essere e si alimentano
di quella energia inesauribile che in lui è un misto di fede in Dio e di amore per
l’uomo.
Santi e ladroni, fame ed opulenza, forme astratte e figure riconoscibili, colori
selvaggi e intagli violenti, volumi gonfi di vita e sagome scavate dalla morte …
questo è il campionario di materia plastica e di colore volutamente assortito per
dire tutto a tutti, per sollecitare ognuno alle proprie responsabilità di uomo e di
cittadino.
Dall’alfa all’omega, dall’inizio alla fine, dal primo battito vitale fino all’ultimo
respiro: tutto l’intervallo dell’esistenza è luogo di scavo, di indagine, di analisi.
Antonio Randazzo usa tutti gli strumenti necessari ad indagare in maniera
profonda nelle viscere più intime della creatura umana. Ricorre spesso anche
alla poesia e alla prosa, alle liriche più taglienti e ai racconti più crudi e obiettivi.
Nel suo fare e nel suo dire non ci sono nascondimenti, tutto è chiaro e
incredibilmente vero. Le sue parole come una lama tagliente affondano nella
carne dell’esistenza e senza reticenze dicono, denunziano, progettano. Sì,
progettano, perché il fare di Randazzo non è sterile esibizionismo della parola e
delle forme. Ogni sua scultura e ogni sua poesia posseggono un messaggio
concreto, una proposta operativa.
La sua energia creativa non finisce la corsa nella pista dell’analisi, si spinge
verso altri sentieri, verso spazi operativi in cui si progetta il divenire, ciò che
sarà giusto e utile domani. Per tale ragione il suo procedere obiettivo attraversa
anche gli spazi del sogno. Sì, il sogno di un Eden fiorito di legalità e di rispetto
per l’uomo, di libertà e di giustizia. Un Eden dove non c’è la spada assassina,
dove non ha vita l’ipocrisia, dove non possono nascere i soprusi e le angherie.
Illuminato da Dio, tutto il suo percorso creativo si configura come una grande
preghiera, una poesia di fede caratterizzata dall’originalità e dalla purezza. Una
poesia che rifiuta i collegamenti con la storia e i codici stilistici dell’arte.
Il suo dire senza remore, il suo fare senza vincoli gli procurano spontanee
simpatie, amicizie imprevedibili di altri sognatori, di altri frequentatori dei luoghi
della libertà incondizionata.
Ciò gli da quella sicurezza operativa e quella luce di speranza di cui ogni
costruttore di pace e di sogni, di equilibri sociali e di spazi per l’espressione, ha
bisogno per agire.
A lui e al simpatico cenacolo di affinità elettive, che spontaneamente è fiorito
intorno al suo luogo libero, auguro voli senza impedimenti, sogni interminabili,
obiettivi concreti nella risposta civile.
Siracusa 9 settembre 2000
PAOLO GIANSIRACUSA
Ord. di Storia dell’Arte Acc. di Belle Arti Statale Catania
Soprintendente Artistico Acc. R. Gagliardi Siracusa
LUIGI AMATO
Di uomini liberi ormai ce ne sono pochi; più una società diventa complessa più
si è imprigionati sotto molteplici aspetti. Antonio Randazzo cerca di esserlo al
meglio fornendoci qualcosa d’importante su cui riflettere. Nell’ultimo lustro la
nostra provincia sembra vivere una sorta di piccolo Rinascimento culturale che
speriamo duri e si consolidi. Un cambiamento partito da tante iniziative di
talentuosi e coraggiosi individui, artisti, editori, scrittori e musicisti che non
hanno voluto rassegnarsi al declino di un’antica città e del suo altrettanto
importante circondario. Siamo comunque agl’inizi; pesano come macigni i
retaggi di un passato prossimo da dimenticare e le incognite di un presente,
dove il mancato sviluppo economico e il persistere di deprecate mentalità
possono vanificare ogni sforzo.
ARMI ED ARTI
È singolare come i luoghi comuni vengano spesso a cadere. È il caso di
Antonio Randazzo maresciallo dell’arma dei Carabinieri in pensione e valente
scultore con piacevoli sconfinamenti nella pittura e nella letteratura. Per la gente
comune sembrano due cose distanti, la storia ci ha insegnato il contrario. Io
personalmente ho conosciuto altri due militari-artisti: mio nonno, Alberto
Bassoni, generale del Genio, pittore di finissima tecnica e polemista veemente
dalle pagine del Borghese di Tedeschi e di Gianna Preda e Arno Baumcker,
obergefreiter del 32 battaglione corazzato di disciplina della Wehermacht (gli
stessi reparti descritti dal grande Sven Hassel nella sua straordinaria saga) poi
legionario in Indocina che aveva imparato in un campo di prigionia sovietico, da
un pope ortodosso detenuto con lui, le tecniche di decorazione delle icone,
dando vita ad uno stile grafico personalissimo. C’è qualcosa di ineffabile in
questi personaggi così diversi tra loro, ma accomunati da una ricerca artistica
ed interiore atipica e straordinaria.
I LUOGHI
I
l laboratorio di Antonio Randazzo sorge nella parte alta di Siracusa, quella del
sacco edilizio, una città nuova senza capo né coda oppressa dalla bruttezza,
dal traffico e oggi anche da una crisi economica e d’identità che lascia ben
poche speranze alle giovani generazioni peraltro anch’esse, per colpe sia
chiaro, non solo loro, ma anche, svogliate e apatiche. Il segno di una ben
radicata antropologia negativa ereditata dalle loro famiglie. A Siracusa non ha
fallito solo il mondo politico, che pure ha macroscopiche responsabilità e di cui
si parla ormai male con facilità (eser-cizio diffuso e per altro sterile perché in
democrazia la politica è specchio della società), ma un’intera popolazione nella
sua articolazione. Ha fallito il mondo imprenditoriale, ha fallito la cultura, hanno
fallito le forze sociali, le istituzioni laiche e religiose di ogni tipo, ha fallito la
gente comune. Abbiamo tutti smarrito il senso di un’identità antica e nel
fallimento generale ci siamo autoassolti. Dalla bruttezza e dal caos possiamo
uscire attraverso l’arte, soprattutto quella religiosa e sociale di Antonio
Randazzo. Mentre sto scrivendo è accaduto un episodio emble-matico ad
Ortigia dove sono state danneggiate varie opere d’arte tra cui qualcuna dello
stesso Randazzo. Non è il solito vandalismo a cui siamo abituati dal lassismo
del nostro paese. Esiste una valutazione più sottile. I barbari (ma qui la
definizione è impropria perché il primo a fare una legge in Italia per la tutela dei
beni culturali fu l’ostrogoto Teodorico) le cui fila si ingrossano sempre di più
grazie al disfacimento della famiglia e della scuola negli ultimi decenni temono
la bellezza dell’arte, delle coste, del mare, dei boschi perché la vedono
differente rispetto al loro mondo di televisione, scooters, droga e maleducazione
vero biglietto da visita della nostra demente società buonista. Dall’arte deve
partire la rivoluzione culturale per costruire la civiltà del domani. Tra i casermoni
di cemento e le strade ingolfate emergeranno i delicati legni di Randazzo e di
tanti altri artisti.
L’ESTETICA E LO SPIRITO
Le forme delicate si riappropriano di spazi perduti e rimodellano un tempo
perduto e inafferrabile, ci costringono a rimeditare delle vicende umane e
divine. Non si tratta di difficili recuperi metafisici, ma di guardare in noi stessi e
cercare di sbrogliare lo gnommero della contemporaneità. L’estetica di
Randazzo si pone equidistante dalla riflessione teorica mediale organizzata
sulle forme rese possibili dalla modernità e la Tradizione. Randazzo recupera,
superandolo, il concetto di originalità; il segno e la radice comune legano le sue
opere come un invisibile filo d’acciaio.
Cerca di cogliere e trasmetterci anche per un istante lo spirito del tempo.
Tempo di lattine e di plastica, di Grandi Consumi e di esplosioni feroci di
violenza contro il Creato, esseri umani, animali e piante, ma anche di grandi
movimenti laici come quello di Seattle e religiosi come il raduno dei giovani a
Roma.
LA METAFISICA
L’abilità tecnica diventa strumento di comunicazione con il Trascendente,
l’artista è pontifex che sente con il cuore e non con il cervello. E vuole
comunicare l’utopia, la sua meravigliosa utopia di un garage trasformato in
assise di filosofi ed artisti che nella veste di monaci del XXI secolo vogliono
salvare e ricordare agli uomini il valore della poesia e della bellezza e nel
contempo un richiamo alla spiritualità.
Gli orrori della contemporaneità vanno affrontati e vinti anche con l’ausilio
dell’arte. Le favole di antica poesia di Randazzo occupano anch’esse un posto
nella gerarchia divina dove tutto è perfettamente ordinato. La finzione poetica,
considerata nel suo profondo senso, è segno e rappresentazione della verità, il
senso conferisce effettività alla finzione, che tutela la spiritualità.
L’IDEOLOGIA
La ricerca dell’essenza di un cristianesimo sfrondato dalle sovrastrutture che
impediscono il contatto con la divinità perseguita anche attraverso
l’annientamento di tutte le inibizioni stilistiche. L’antiaccademismo di Randazzo
emerge tumultuoso in un epoca di medagliette di cartone ricercate come
paravento al deficit del proprio io. L’umanesimo verso tutti i deboli e gli sconfitti,
quelli che dovrebbero entrare nel Regno dei Cieli, ma ai quali va resa anche un
minimo di giustizia terrena.
Un umanitarismo universalista ancor più difficile da praticare da quando molti
furbi se ne servono per fare Affari&Politica sulla pelle di tanti disgraziati e sulla
babbitudine di molti anch’essa universale e di capillare diffusione.
LUIGI AMATO
Docente di Estetica Accademia Belle Arti R. Gagliardi Siracusa
ALCUNI GIUDIZI SULL’OPERA DI RANDAZZO
Alcune opere di questo artista mi hanno colpito positivamente per la forza
comunicativa del messaggio. Guardando queste opere rifletto sullo
struggimento che provano gli esseri umani quando cercano un qualcosa che dia
un senso alla vita, ricercano beni e valori esteriori allontanandosi sempre più da
tutto ciò che è spirituale. La potenza creativa di Randazzo mi stupisce perché
rappresenta l’esito di uno stato d’animo rivolto all’interiorità. Siamo in un’epoca
difficile e problematica dove, l’arte, a mio avviso è necessaria in quanto
permette all’uomo di rifugiarsi in un mondo fantastico. Diceva Picasso a
proposito che un’opera d’arte non è mai pensata e decisa anticipatamente,
mentre viene composta segue il movimento del pensiero.
Quando è finita continua a cambiare, secondo il sentimento di chi la guarda vive
una vita propria come una persona…
CLAUDIA LUS
IV Anno Pittura Accademia di Belle Arti R. Gagliardi
La scultura di un bambino provoca un momento di commozione reso attuale
dalla spaventosa violenza dilagante nella nostra società. Il corpus delle opere di
Randazzo si legge unitariamente e ci trasmette un cristianesimo vivo, un
messaggio di salvezza e speranza in un mondo che sta correndo troppo veloce
senza punti di riferimento. L’arte ancora oggi può educare le coscienze e fare
pensare, creare uno spirito nuovo tra le persone. Personalmente credo ancora
che si possa costruire un mondo a misura d’uomo, una società meno crudele, lo
so, possono sembrare utopie, ma penso ancora che è l’utopia che muove la
storia e anche il progresso scientifico si è sempre nutrito di creatività.
FRANCESCA VACIRCA
Critico d’Arte
Via lucis piuttosto che via crucis. Non è poi così sbagliato: nel cammino che
Gesù intraprende verso la gloria dei cieli la croce è soltanto una tappa
intermedia, uno strumento per ingigantire l’amore al momento del perdono.
L’artista Antonio Randazzo coglie appieno questa particolarità di non poco
conto e concepisce una serie di tavole che narrano il cammino di Cristo verso la
luce, ponendo attenzione, grazie alla propria fede di cristiano, nel lasciarsi
guidare dai sentimenti schietti e dai bisogni di questo millennio quando traduce
l’episodio del Vangelo in opera scultorea. È questa l’innovazione che più
affascina: attualizzare il messaggio evangelico risalente a due millenni fa e
dimostrare che esso può essere contestualizzato con estro e dedizione. Ecco
allora che la condanna di Gesù riecheggia nelle più attuali cronache di
“condanna” verso gli extracomunitari, allontanati dai governi con lo stesso gesto
menefreghista di Ponzio Pilato; oppure la scena della croce imbracciata da
Cristo, che rima tristemente con la stampella o la carrozzella di un disabile
lasciato in balìa del proprio destino…
Ma l’abilità a legare razzismo, handicap, piaghe sociali come la mafia tanti altri
temi ai fatti narrati dagli apostoli non è l’unica occasione per lodare lo scultore.
La sua abilità consiste anche nel saper presentare il Messia e i vari personaggi
con estrema umiltà, donando loro i tratti salienti e limitandosi solo agli effetti di
chiaroscuro per conferirne una percettibile vivificazione: l’austerità – ma anche
la giocondità dell’epilogo di luce – non hanno, infatti, bisogno di eccessive
ostentazioni cromatiche ed eidetiche, e la scelta del legno lavorato
sobriamente, senza barocchismi o fronzoli fuori luogo, si accorda perfettamente
al messaggio da comunicare.
Lo spettatore che “legge” la via lucis realizzata da Randazzo, dopo essersi
ricordato delle terribili umiliazioni che l’uomo ha inflitto a Cristo, sente empirsi il
cuore di novello amore nell’ammirare l’ultima tavola, nella quale un bambino
gioca serenamente coi pesci e, attorniato da copiose messi, riceve la luce della
redenzione. È, forse, questo il momento in cui lo spirito si fa carico delle più
ardite richieste, tornando a credere nelle utopie della propria fanciullezza e
concependo puri pensieri dai quali l’uomo è purtroppo lontano nella
maggioranza dei casi. E, scottato dagli efferati delitti che invadono le cronache
recenti, il “fanciullo spettatore” prega Iddio perché a nessun bambino al mondo
venga fatto più del male.
GIUSEPPE RAUDINO Giornalista -
Direttore “Illustrazione siracusana”
È inusuale trovare in un luogo sacro opere come quelle di Antonio Randazzo,
sia per stile sia per tema. La sacralità delle immagini accoglie, infatti
avvinghiandosi in un’inestricabile simbiosi, un messaggio intriso di polemica, di
protesta, di sollecitazioni alla solidarietà e alla tolleranza. Ogni raffigurazione ha
in sé un fine etico religioso e, insieme pedagogico-educativo, che toglie
all’opera ogni intento realistico o autenticamente biografico: la vita di Cristo
appare, così, quella di un uomo di ogni tempo e di ogni luogo, in lotta con le
ingiustizie sociali e con l’eclissi dei valori dell’umanità. Più che raffigurazioni di
immagini propriamente religiose, possiamo definirle riflessioni sull’immagine,
riflessioni sul mondo e sull’essenza della cristianità, riflessioni che ci conducono
a comprendere la nota provocatoria del suo messaggio. L’indifferenza, la
prepotenza, la mancanza di sensibilità nei confronti dei problemi sociali
vengono denunciati da A. Randazzo, attraverso un linguaggio artistico chiaro e
incisivo, ove anche la simbologia appare quasi realistica pur nella sua
surrealisticità. Pertanto, nelle sue opere, troviamo spesso il connubio tra una
simbologia tradizionalmente religiosa e una simbologia sociale contemporanea
evidentemente estrapolata dalla concretezza della nostra, attuale, esistenza.
Il confluire di passato e presente in un’unica eternità di valori, prefigura un
futuro sognato da sempre, mai realizzato eppure sempre punto di forza della
nostra fede e della nostra vita. Grande è il coraggio di A. Randazzo, per avere,
così prepotentemente portato all’interno dello scrigno sacrale, attraverso
un’armonia di forme essenziali e tondeggianti, il grande groviglio di interessi
socio-politici, che distrae gli uomini dai valori eterni.
GIOVANNA MEGNA
Docente di Didattica e Pedagogia dell’Arte
ERMANNO ANNINO
Sagome tridimensionali attraversano spazio e tempo.
La terra alla terra, lo spirito con lo spirito.
È toccato anche a te, Antonio.
Questa volta è la tua, questo è il tuo momento.
Ventisette anni di produzione artistica non sono passati inosservati, finalmente.
Delle volte i siracusani…
La nostra è una città che nel passato ha espresso grandi ingegni in tutti i campi,
tante personalità artistiche che purtroppo hanno fatto fortuna fuori,
misconosciuti nella loro terra, che fa fatica ancora oggi a riconoscerli.
Un pugnale nello stomaco per un siracusano! In questo caso un “ vero
siracusano”, come lui si definisce (perché è nato nel cuore d’Ortigia), ha avuto
la sua occasione.
Antonio Randazzo artista del legno, scultore del diverso, artista prima del cuore,
poi della mente, infine delle mani.
La sua, più che arte e “comunicazione”, le sue opere sono un messaggio da
dare alla comunità, portano con se gli elementi più intrinseci della realtà d’oggi
e testimoniano una brusca condizione dell’esistenza, le parti malate della
società cui la sua mano propone un tentativo di guarigione.
Percorrendo le fasi salienti della sua arte notiamo che esiste un cuore per la
creatività e la lavorazione del legno, non a scopo economico (prova ne è il suo
arruolamento nell’Arma dei Carabinieri), bensì come una sorta di fusione, quasi
simbiotica tra l’uomo e la materia, tra le sue mani ed il legno, tra la sua
concezione dell’umanità e il modo di comunicarlo agli altri.
Nella sua vita artistica ha modificato parecchio il genere, ha provato con altre
“armi” dell’arte, si è cimentato nel sempre nuovo, a passo con i tempi, ma ciò
non gli bastava, lo rinchiudeva, limitava i suoi sforzi e i suoi ampi lidi li dove
potere e potersi esprimere.
Allora il legno, le opere scultorie che non hanno una “casa comune”, non si
possono, classificare sotto un ordine artistico predefinito, hanno un po’ di
quello, tratti di quell’altro, non si associano a tecniche base. Sono opere di
Antonio Randazzo nate dal suo volere, dal suo “vivere volendo e dire facendo”,
dal suo modo di vedere la realtà anche al di là della visione spazio temporale, a
modo suo, testimonianza di ciò le opere della “Via Lucis” donate alla parrocchia
Maria Madre della Chiesa di Bosco Minniti.
Non so se una città come Siracusa, intrisa com’è di tradizioni popolari
tramandate da generazioni, di una sorta di perbenismo artistico che crea delle
caste in cui uno o ci sta o non è considerato artista, città che è in una
condizione di lancio nel settore culturale, possa recepire il tentativo di
comunicare in modo chiaro valori che evidenziano il fatto reale raccontato da un
uomo che per la sua storia, la sua famiglia, è portatore di un’immagine di vita
che rappresenta per noi giovani un modello da seguire.
Tecnicamente Antonio Randazzo è indecifrabile e incomparabile: quello che lui
fa o si sa fare o non ci si può nemmeno provare, non è una tecnica acquisita o
copiata è l’azione perfetta che la sua mente trasferisce nella sua mano. Egli
s’immerge in un pezzo di legno, (l’arte del togliere) lo guarda, lo muove, pensa
e comincia ad agire finché il suo bozzetto, che era nella mente, non è riprodotto
in maniera identica tra le sue mani. Poco importa se anatomicamente o
proporzionalmente non siano perfette, se non sono viste bene o notate.
Randazzo fa perché vuole fare e non ha nessun divieto muto a ribellarsi a
quest’inalienabile vita.
Randazzo è un guerriero della luce e del sogno cerca sempre di migliorare.
Ogni colpo della sua spada porta con se secoli di sapienza e di meditazione,
per ogni fendente sono necessari la forza, la volontà, l’idea, i guerrieri passati,
ogni mossa del combattimento onora quello che le generazioni precedenti
hanno cercato di trasmettere attraverso la tradizione, ogni decisione s’ispira alla
fede, sorride e non ascolta le provocazioni, sa quali sono le cose che hanno
valore, sceglie sempre il proprio campo di battaglia.
ERMANNO ANNINO Consulente Artistico
Tanta disinvoltura è segno di una capacità espressiva che non conosce
inibizioni stilistiche. Ha l’occhio attento verso tutte le forme della creazione
poetica.
Scultore FRANCESCO CAMPISI
Prof. FRANCESCO GIUDICE
Prof. MICHELE ALFANO
Prof. NUNZIO BRUNO
Ortigia ha dato i natali ad Antonio Randazzo nell’estate del quaranta in Via
Gargallo e Ortigia ha portato nel cuore, da Bolzano appena entrato nella
Benemerita, fino alla vicina Noto, congedandosi da maresciallo.
Come gli antichi samurai, lontani dal Sacro Monte, per vederselo vicino, lo
riproducevano nel Bonsai, così Antonio Randazzo intuisce il proprio Monte
Sacro e preso da euforico entusiasmo crea.
Dal Kaos dall’inconscio, ora affiorano, ora esplodono istinti profondi non
controllabili dal pensiero, forza-energia pura.
Crea.
Sagome tridimensionali attraversano spazio e tempo, il percorso che l’Umanità
chiama destino e anelito ultimo di tendere per ricongiungersi, la terra alla terra,
lo Spirito con lo Spirito.
Siracusa Dicembre 1995
MICHELE LA ROCCA 
 
  • opera n.46 Anno 1994 undicesima stazione
  • anno 1954 Annunciazione
  • opera n.111-(b) fonte battesimale chiesa bosco Minniti
  • anno 1973 L'Arma dei Carabinieri nel quotidiano
  • credenzone-cristalliera
  • opera n.24 Anno 1992 OLTRE IL DESERTO- Cento artisti in lotta contro la droga.

Commenti sulle opere di Antonio Randazzo:

ho avuto modo già di esprimermi su questa opera lignea,
quanta abilità vi è  nel rappresentare la meravigliosa isola di Ortigia, posta al centro del Mediterraneo, l'isola che ha dato i natali al più illustre scienziato che ancora oggi, dopo tremila anni si ricorda, "Archimede".
commento di antonio leone sull'opera opera n.123 omaggio a S.Lucia e tutte le sante donne di ieri e di oggi - lunedì 07 luglio 2008 alle ore 15:35
altra ricostruzione minuziosa del tempio di Apollo sull'isolotto di Ortigia
commento di antonio leone sull'opera opera n.121 anno 2007 Apollonium-tempio di Apollo di Siracusa - lunedì 07 luglio 2008 alle ore 15:36
la complessità di un opera si vedere nel togliere il superfluo.
e qui si vede
commento di antonio leone sull'opera opera n.63 Anno 1997 Quando sarà? Athena dea della sapienza, spezza la lancia e toglie la corona all - martedì 22 luglio 2008 alle ore 11:28
c'è sempre un filo di speranza in quella luce
commento di antonio leone sull'opera opera n.122 -Amnesty Internacional Gruppo Italia 85 Siracusa - sabato 02 agosto 2008 alle ore 09:27
interessante
commento di Beniamino sull'opera opera n.26 Anno 1992 Aiutati che Dio t'aiuta - venerdì 31 ottobre 2008 alle ore 19:55

Ciao Antonio

Ti voto quest'opera per il simbolo che porta,e la tua bravura nel realizzarla.

Tanti auguri di BUON NATALE

Domenico


commento di Domenico Castellano sull'opera opera n. 127 Dicembre 2008 - mercoledì 24 dicembre 2008 alle ore 08:46

Bella! Mi ricorda una bellissima poesia di Baudelaire, anche se in quel caso si trattava di un albatro.


commento di Aurore sull'opera gabbiano verso il sole - domenica 28 dicembre 2008 alle ore 10:33

molto imbarazzante dover scegliere complimenti iao donato


commento di Donatoca sull'opera opera n.62Anno 1996. Un popolo di Santi, poeti, navigatori e, imbavagliati - domenica 25 gennaio 2009 alle ore 10:35

rappresentai solo la realtà italiana


commento di Antonio Randazzo sull'opera opera n.62Anno 1996. Un popolo di Santi, poeti, navigatori e, imbavagliati - domenica 25 gennaio 2009 alle ore 16:00

ti ringrazio ancora per tuttoil coraggio che ieri mi hai infuso .  tornando alla tua opera n.62 spero che sotto quel coperchio cosi' ben rappresentato restino incatenati in quel lungo bavaglio i bugiardi e tutti coloro che promettono falsita' ciao donato


commento di Donatoca sull'opera opera n.62Anno 1996. Un popolo di Santi, poeti, navigatori e, imbavagliati - lunedì 26 gennaio 2009 alle ore 18:59

Avendola già votata al concorso dei comuni, mi pare meritevole di essere votata anche qui.

Aurore


commento di Aurore sull'opera Siracusa-battistero di Santa Lucia alla borgata - giovedì 19 febbraio 2009 alle ore 18:18

Stupendi tramonti!


commento di Antonio Leone sull'opera 27 aurora 4 - martedì 03 marzo 2009 alle ore 15:36

mi hai incuriosito visto che la piazza è senza acqua


commento di antonio leone sull'opera Siracusa-battistero di Santa Lucia alla borgata - lunedì 30 marzo 2009 alle ore 16:13

Caro Antonio "ci voli futtuna a friiri l'ova". La foto fu scattata alle ore 10 del mattino e forse la macchina catturò il riflesso dell'asfalto caldo. Ti assicuro che non c'era acqua.


commento di Antonio Randazzo sull'opera Siracusa-battistero di Santa Lucia alla borgata - martedì 31 marzo 2009 alle ore 06:32

Complimenti Antonio sei un vulcano

Samirè


commento di Samire' sull'opera opera n.25 Anno 1992 La famiglia nel vortice ma proiettata nel futuro - lunedì 30 novembre 2009 alle ore 13:09

diciamo che con il legno riesci a plasmare tutti i tuoi pensieri, molto belli davvero!Complimenti spero di riuscire a fare altrettanto!


commento di Adriano.intarsi sull'opera opera n.120 (teatro greco) il teatro antico di Siracusa - domenica 13 giugno 2010 alle ore 16:36

Grazie Adriano


commento di Antonio Randazzo sull'opera opera n.120 (teatro greco) il teatro antico di Siracusa - lunedì 28 giugno 2010 alle ore 17:24

mi ricordano tanto i miei viaggi passati in quelle terre   ,specialmente SAn Pietroburgo ,citta' meravigliosa..........


commento di Naif sull'opera 27 aurora 4 - domenica 27 marzo 2011 alle ore 20:02

bellissimo


commento di Naif sull'opera 2 Tramonto sul fiume Neva Sanpietroburgo - domenica 27 marzo 2011 alle ore 20:05

Fantasiche le tue sculture in legno, stupende le foto di aurore e tramonti davvero incantevoli, complimenti!!!


commento di La Forza Del Colore sull'opera 34 tramonto 1 - sabato 27 agosto 2011 alle ore 18:22

Maestro, nel rivolgerti i miei complimenti per le tue opere, approfitto per inviarti i miei sinceri auguri per felici feste natalizie e per un buon anno nuovo di arte!!!

Vesuviani auguri Neotto
 


commento di Neotto sull'opera opera n.99 Anno 2001 CAREZZA d'amore. - venerdì 14 dicembre 2012 alle ore 11:41

 Grazie a coloro che hanno apprezzato le mie opere


commento di Antonio Randazzo sull'opera opera n.121 anno 2007 Apollonium-tempio di Apollo di Siracusa - martedì 22 gennaio 2013 alle ore 04:04
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