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CASUAL -Allegoria dell'essere e l'apparire. (Mario Gianquitto)

CASUAL -Allegoria dell'essere e l'apparire.

  • Titolo: CASUAL -Allegoria dell'essere e l'apparire.
  • Genere: Pittura
  • Tecnica: Olio su tela
  • Misure: 50x50
  • Descrizione: Una composizione rappresentata da divagazioni allegoriche, l’estetica oltre ad essere rievocazione storica tende con successo a rispecchiare i mutamenti della sensibilità tra il passato ed il presente, riassumendoli e condensandoli.
  • Voti: 10 Chi ha votato?

Commenti sull'opera CASUAL -Allegoria dell'essere e l'apparire.:

 


( a cura di Maria De Michele)

Una premessa è necessaria per la lettura del dipinto “Casual - Allegoria dell’essere e l’apparire. Ferdinando IV di Borbone, figlio di Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia, salito al trono nel 1759 all’età di otto anni, nel dipinto di Anton Mengs reinterpretato da Mario Gianquitto, “appare” ai nostri occhi un giovane adolescente bello, raffinato, colto, elegante. Niente di tutto ciò, Ferdinando IV, sotto la pessima guida di San Nicandro, “è” un prematuro sovrano rozzo e volgare che ama circondarsi di cortigiani, parla solo in dialetto napoletano, pigro, in lui domina solo la forza e l’ignoranza. Chiamato “Re nasone” per i suoi lineamenti che in età adulta diventano marcati e grossolani. Mario Gianquitto rappresentandolo in chiave personale caratterizza con maniacale meticolosità un secolo, il 1700, imbastito di stravaganze, estremismi, abiti  elaborati, ampollosi, la moda del tempo  fatta di capricci ed eccessi, ozio e voluttà condividono il  quotidiano della classe aristocratica.  

L’abbigliamento è tutto un fiorire di nastri di seta, broccati, pizzi. Gianquitto prende a pretesto questo ritratto per contrapporlo ad una figura femminile di oggi, evidenziando la metamorfosi stilistica e temporale con il suo canone critico, sentendo forte l’esigenza di racchiudere nell’opera “Casual - Allegoria dell’essere e dell’apparire” due momenti cronologici distanti della storia dell’umanità, come di consueto il suo sguardo attento sul XV e XVI secolo  è  ossessivo e martellante.

Una composizione rappresentata da divagazioni allegoriche, l’estetica oltre ad essere rievocazione storica tende con successo a rispecchiare i mutamenti della sensibilità tra il passato ed il presente, riassumendoli e condensandoli. Nell’osservare la figura femminile, esile, fragile come vetro sottile, si percepisce un’intima partecipazione dell’artista ad una visione delicatissima ed immaginaria, che prima ancora di essere dipinta già esiste nella mente dell’artista come essere pensante. Nella postura, nello sguardo c’è un’ambiguità risolta, l’inesistenza di ogni negatività, il dominio del pensiero sull’irrazionalità. C’è in questo dipinto la ricerca dello stupore, rappresentata con superbo realismo, l’incoerenza confluisce nella coerenza propria dell’arte. L’originalità degli abiti della figura femminile viaggia di pari passo con un dualismo estetico di libertà creativa assoluta. Un gioco che finge di lasciare tutto al caso, casual, ma è invece uno studio attento e meticoloso dell’artista, il quale con il cromatismo tenue e delicato dei toni, nella sovrapposizione di tessuti e pieghe segue una precisa idea di sperimentazione. Lo sguardo della modella non è espressione di passività, l’atteggiamento la pone in grado di intervenire sulla realtà, abbracciando entrambe le dimensioni ella ‘è ed appare’ racchiudendo l’essenza della femminilità che ha raggiunto il perfetto equilibrio. Il cappello piumato poggiato sulla folta e riccioluta capigliatura non è una trovata da farsa ma un simbolo, una rivelazione, una pulsione istintiva dell’autore che elabora concetti interiorizzati e logicamente collegati, al di fuori di ogni preoccupazione estetica. Per Mario Gianquitto il cappello è simbolo di autorevolezza, di conquistato potere, un mezzo di collegamento con i pensieri di una creatura che si eleva dalla materia per ascendere ad alte sfere.

A prescindere dai sentimenti che l’opera può suscitare, l’autore riesce a cogliere l’essenza della bellezza, dove confluiscono pensiero e sensibilità, un lungo percorso dove il bello artistico è la perfetta conciliazione di idea e forma concreta, esplicitato attraverso un concetto astratto, allegorico. Al fruitore il compito di interpretare il dipinto razionalmente e comprendere ciò che sottintende.

 

 

 

 


postato da Mario Gianquitto - domenica 01 luglio 2012 alle ore 11:45

Bravissimo....ammiro le tue opere assolutamente innovative e originali!!!!!!


postato da Francesca Dono - lunedì 02 luglio 2012 alle ore 07:41

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