Sergio Davanzo

Sergio Davanzo Sergio Davanzo
Panzano (non in Chianti...) - Monfalcone (GO)

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31/08/2009
Categoria: Altro

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Opere inserite: 37

Visualizzazioni profilo: 18969

Voti ricevuti: 4356 Chi ha votato?


Data di nascita: 12/03/1946
Residenza: Panzano (non in Chianti...) - Monfalcone - GO

 

Che io vi racconti quante personali abbia fatto... e dove... non credo vi interessi. Le mie opere non diventano migliori se vi comunico d'aver esposto negli USA 150 volte o alla 53° Biennale di Venezia. I miei lavori non raggiungono  livelli più alti se su di loro hanno scritto critici famosi ( a pagamento e su dei format già predisposti!). Io "dipingo" ciò che non riesco ad esprimere con le parole.

Ho fatto 500.000  "click" ma non sono un "fotografo"

Ho "sporcato" 1200  tele ma non sono un "pittore"

Ho riempito di parole scritte milioni di fogli ma non sono uno "scrittore"

Suono il pianoforte da 55 anni ma non sono un "musicista"

...ed è proprio per questo non essere...che sono qui ( e ringrazio ioArte)...altrimenti sarei al Moma di N.Y. city..non vi pare?

 sono: Capitano nautico e navalmetalmeccanico per hobby. 

...naturalmente galleristi che anelano ad artisti "seriali", mercanti che vogliono vivere sulle mie spalle, critici che si parlano "addosso", case editrici che ti chiedono un piccolo (!?!) contributo in denaro...vengono regolarmente "scaricati" e "derisi"...."io sono mio!"...e godo di questo fatto.

La mia pittura? ...SOLO MACCHIE?......SOLO MACCHIE!
 

Il mio scrivere?:

  • "Il Delinquente"                            ( narrativa )
  • "Crossing"                                    (narrativa )
  • "Las Flores de la Pasion"         (narrativa)
  • "Respira ancora il mare?"       (poesia)
  • "Lenzuola al vento"                    (pittura/poesia)
  • "Jazz & Emotions"                     (pittura)
  • "Spots only?"                              (pittura)
  • "Acqua Sporca "                        (pittura)
  • "Dirty Water"                              (pittura)
  • "Creazione di Un Nuovo Pianeta" (p.)
  • "Coffee Time"                            (pittura)
  • "...Just Feelings"                      (pittura)
  • Per Altri Vari                              (poesia)
  • Incontri di Poesia....
  • Calendario 2010
  • Calendario 2011
  • Calendario 2012
  • Calendario 2013

( E' possibile reperire in Internet tutto. Il Delinquente, Crossing, e Las Flores sono reperibili anche nelle librerie. Normalmente è necessario ordinarli. La casa editrice americana Lulu.com, alla quale mi appoggio ed ha editato i miei lavori, ha abilitato la distribuzione italiana. Pertanto le librerie ottengono il loro tradizionale margine di guadagno ordinandoli ai grossisti zonali. Per coloro che volessero acquistarli on line, suggerisco i vari distributori italiani utilizzando carte prepagate tipo postepay VISA Electron.... )

....per quanto mi riguarda se riesco a farvi sorridere o riflettere anche per un solo istante con un mio prodotto...sono già soddisfatto!

 ( in un mio passato remoto ho partecipato e vinto svariati concorsi fotografici, pittorici, letterari.....avendo scoperto che per lo più trattasi di "bottegoni" assurdi e vergognosi.....dagli anni '80 non partecipo più a nulla di tutto ciò e non credo ai loro risultati e classifiche...troppe volte ho visto opere d'arte meravigliose ignorate e schifezze premiate....e non mi riferisco alle mie personali)

 Attualmene (da marzo 2013) sto combattendo, con scarsa convinzione, contro i tumori che mi hanno aggredito pertanto non sono molto attivo.....

 

 

 

 



 

 

 


 

  • AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo!
  • In  /  ES    presso
  • Cattredale Unica nello Spazio
  • KRAKEN
  • COFFE TIME
  • Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori!

Commenti sulle opere di Sergio Davanzo:

Dare fondo (linguaggio marinaresco), per chi non lo sapesse è "gettare l'ancora". Non è una rinuncia al viaggio ma una sosta necessaria. Si da fondo per rimanere "ancorati" ad un punto o meglio ad un cerchio che il natante compie al variare dei venti e delle correnti. Il suo contrario è "andare alla deriva", cioè in balia degli eventi atmosferici, in questo caso. Nel compiere l'operazione di dare fondo l'ancora s'immerge nelle profondità marine fino a toccare il fondo. A me piaceva particolarmente, cercare, con la pittura, l'azione dell'ancora, che precipita. Grazie a coloro che hanno gradito il mio lavoro.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 02 settembre 2009 alle ore 00:49
Hai veramente ragione...leggere la tua spiegazione e vedere la tua opera Ŕ come immergersi in questa. Bravo!!!
commento di Letizia sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 02 settembre 2009 alle ore 13:07

ciao sergio, mi colpisce la fluidità delle tue opere, apparentemente astratte ma molto legate alla realtà. coinvolgono la mente adducendola a soffermarsi non nel particolare ma nell'insieme, visualizzando un'immagine legata non alla realtà emozionale ma ad un coinvolgimento universale. complimenti, la biennale a venezia sono certa che ti consacrerà! liliana


commento di Liliana Avvantaggiato sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 03 settembre 2009 alle ore 17:07

La Manhattan del sogno americano; della vita che pulsa; delle luci della Broadway; dei teatri; dei negozi esclusivi della 5° avenue...ed il Bronx delle vite improbabili; della violenza; dell'isolamento; delle bande; del delinquere...(anche se ad oggi quartiere è in pieno recupero).
Nell'osservare Manhattan dal Bronx... immagino lo si faccia attraverso una immaginaria quanto reale "grata divisoria". In qualsiasi realtà c'è una "nostra Manhattan" ed un "nostro Bronx". Questo è quello che ho tentato di esprimere. Grazie per l'apprezzamento.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - venerdý 04 settembre 2009 alle ore 14:24

Gaudi è un grande architetto: perfettamente al corrente, nonostante il voluto isolamento, delle tendenze del tempo, anzi più audace e spregiudicato, nel lessico formale, nella tecnica, nell'abbandono dell'impulso lirico, di un Van de Velde o di un Horta.
Con l'inesauribile novità delle sue invenzioni costruttive e decorative riesce a dimostrare che il linguaggio architettonico moderno avrebbe possibilità poetiche ben maggiori se non lo frenassero la pregiudiziale ideologia sociale e l'impegno di mantenere la «creazione» artistica nell'ambito dell'utile.
All'ideologia Gaudi è contrario per principio: è nato e cresciuto in una società retriva, che comincia appena a provare le prime irrequietezze moderniste.
Non crede alla società, è un'astrazione; concreto è il popolo, nel suo caso il devoto popolo catalano, di cui si sente parte ed interprete.
Anche la città, come la immaginano i primi urbanisti, è utopia: concreta è la città vivente, nel suo caso Barcellona; è assurdo che ogni generazione pretenda di riformarne la struttura, ma è giusto che aggiunga i segni della propria esistenza a quelli del passato.
Astratto è lo spazio, concreto il luogo: l'intensità plastica e coloristica delle forme di Gaudi dipende dal fatto che sono immaginate per quel sito, quella luce, quella gente.


La Sagrada Familia, a cui lavora per tutta la vita, non è una chiesa con una fumzione sociale, cattedrale o parrocchia, ma un tempio che si erge sulla citta e la riassume, come una preghiera collettiva espresa in forme e colori.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - venerdý 04 settembre 2009 alle ore 14:37

"When someone says “I’m developing feelings for you,” the message is “I’m falling in love with you.” Feelings for are always positive feelings. In contrast, feelings about something or someone can be either positive or negative: “I’ve got a bad feeling about this.”


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - venerdý 04 settembre 2009 alle ore 15:31

 Mi affascinano colori e movimento, un tuffo che mi ricorda tanti ancoraggi,..la tua pittura mi coinvolge e mi emoziona sempre.Luciano


commento di Luciano Valletta sull'opera Ho dato fondo (parziale) - sabato 05 settembre 2009 alle ore 14:10

 Gli equilibri,il contrasto e l'energia che si espande così pulita  mi animano.....


commento di Luciano Valletta sull'opera Omaggio ai tubisti - sabato 05 settembre 2009 alle ore 14:25

 Sempre molto curate le proporzioni e le combinazioni cromatiche, ..un attimo di apnea per poi cambiare quota. Luciano


commento di Luciano Valletta sull'opera volo radente - sabato 05 settembre 2009 alle ore 14:35

Trovo incredibile, Maestro, come Lei sia riusciuto con l'uso di un solo colore, peraltro il grigio il colore più difficile per i pittori e quando riescono a trattarlo rivelano la loro grandezza, a creare tutte quelle diverse tonalità. L'alternanza del RAL 9902 con il 7044 con le sottolineature del 7013 sono veramente affascinanti. Tra le molte cose di questa sua tela, quello che mi colpisce è la profondità del paesaggio e lìimpatto con l'emozione della velocità. Un grande dipinto "museale"! Complimenti sinceri ed ammirati.


commento di Vince sull'opera volo radente - sabato 05 settembre 2009 alle ore 14:54

Tra le tante possibili interpretazioni del grande catalano, io credo che questa sua lo riassuma molto bene: Lo slancio, i colori, le forme sempre in bilico tra la magmaticità e la "terrosità" tipica della sua opera a pare d'intravvederli molto bene in questo suo frammento. Grazie per queste emozioni.


commento di Vince sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - sabato 05 settembre 2009 alle ore 15:00

Io vengo dal "mio" Bronx" ed oggi vivo nella "mia" Manhattan. Sono in perfetta sintonia con questa sua opera.


commento di Vince sull'opera Manhattan vista dal Bronx - sabato 05 settembre 2009 alle ore 15:11

Quest'opera esercita un'attrazione magnetica su di me. Ritorno molto spesso ad osservarla non solamente su questo sito ma soprattutto sul suo di Blogger, dove il maggior ingrandimento possibile e lo sfondo nero del suo blog catturano la mia attenzione prepotentemente. Grazie per condividere con noi la sua arte!


commento di Vince sull'opera feelings & feelings (frammento) - sabato 05 settembre 2009 alle ore 15:16

Seguo il movimento di questo "chiodo" quasi trattenendo il respiro. Un'altra grande opera maestro!


commento di Vince sull'opera Ho dato fondo (parziale) - sabato 05 settembre 2009 alle ore 15:18

Splendido pezzo! Lo vidi in una sua personale a Trieste nel 2006. I pezzi erano montati su di un pannello bianco opaco ed erano distanziati tra di loro. L'effetto era bellissimo! Sempre attualissimo "purtroppo"!


commento di Vince sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - sabato 05 settembre 2009 alle ore 16:11

Questo lo ho visto dal vivo e... bello, bello sia tutto interro che pezzo per pezzo!

Bravo Sergio!


commento di Davide_lollis sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - sabato 05 settembre 2009 alle ore 23:11

grazie dei voti...

Questo quadro, assieme alla descrizione che ne fa, mi piace in modo particolare... forse perchè noi il mare lo viviamo quotidianamente, e almeno x me lo amo e lo rispetto...

Laura

 


commento di Laura sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 09 settembre 2009 alle ore 12:27

prima di qualsiasi altra cosa  sono lusingato del commento trovato sul mio profilo, riferito alla mia arte, al suo aspetto e all'idea che trasmette, con l'occasione e grazie al tuo contatto, ho trovato molto interessanti le affinità fra nosre  opere che, pur avendo uno stile ed una tecnica diversa sono, sicuramente,  frutto dello stessa ricerca e passione ,persino il contesto ambientale che risulta, a prima vista, così lontano,non può scindere l'idea primaria che si fonde fra colori e forme ,non amo citare ma ,"L'opposto concorda con l'opposto e bellissima è l'armonia dei discordi" (Erone, frammento n.4).Dopo aver visionato l'opera "Manhattan vista dal Bronx" ed averne apprezzato,il concetto,  la forza e la corposità, ho voluto inserire nel mio profilo, un' altra delle mie opere "la Gabbia", (come omaggio alla tua).

con stima ed ammirazione

 


commento di Giampiero Mazzola sull'opera Manhattan vista dal Bronx - giovedý 10 settembre 2009 alle ore 05:08

Complimenti, maestro, finalmente vedo come ha utilizzato gli smalti che le fornisco!


commento di Walter Leone sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 10 settembre 2009 alle ore 18:01

Caro Sergio,sono rimasto molto colpito per il pezzo che mi hai gentilmente postato ed è con maggiore e più profonda ammirazione che mi sento di poter  affermare che, chi come te ha avuto il coraggio di credere e la forza di oltrepassare la Gabbia con l'aiuto dei colori , i veri mezzi motori dell'anima degli artisti, non possa  sentirsi che, ad un solo pelo di pennello dal paradiso e debba  solamente continuare a regalare sapienza e speranza,non retoricamente per un  mondo migliore ma, per una dimensione migliore, dove sentirsi a tal punto se stesso da essere realmente in armonia con il resto e con gli altri.

con affetto giampiero


commento di Giampiero Mazzola sull'opera Manhattan vista dal Bronx - giovedý 10 settembre 2009 alle ore 18:01

 Bellissimo!!!!!


commento di Caracol sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - venerdý 11 settembre 2009 alle ore 09:10

Caro comandante Davanzo, noi non ci conosciamo, però ammiro i suoi quadri da un paio d’anni.Ogni mattina prima di entrare in fabbrica a Monfalcone sosto in un bar per il caffè. Su di una parete c’è in esposizione, da qualche mese, il quadro “Tributo a Pollock”. Osservarlo prima di entrare in fabbrica mi aiuta; come dire meglio: mi da la carica. Non avevo intenzione di loggarmi in questo sito, mi accontentavo di osservare, però immaginando che a lei avrebbe fatto piacere conoscere quanto accaduto due sere fa ho dovuto farlo. Sempre nello stesso bar, quella sera ero seduto, a fine turno assieme ad altri operai: due croati, un serbo, un friulano ed io bisiaco. Avevamo sul tavolo una quindicina di cadaveri di birra. Ad un certo punto il croato osservando il suo quadro appeso nella saletta “Manhattan vista dal Brox” disse: “Quel che gà fato sto quadro gà capì tuto de la vita”. Lo guardammo tutti e l’assenso fu generale.


commento di Gigi sull'opera Manhattan vista dal Bronx - venerdý 11 settembre 2009 alle ore 18:42

meraviglioso....

sembrano  anime prostrate  e  disperse  che  vagano  nella  neve,ma  potrebbero  sembrare  anche  dei corvi  affamati,l'immaginazione  può  spaziare  e  vedere  ciò  che  il  proprio inconscio suggerisce....

è  spettacolare!

cris


commento di Cristina De Biasio sull'opera volo radente - venerdý 11 settembre 2009 alle ore 19:40

Che opera magica....

ha  come  una forza  operante,come se  quel  perfetto  cerchio  di  luce,nel  profondo  buio,volesse  evidenziare la condizione  dell'uomo quale  è divenuto,diviso  a  metà  tra  spirito  e  materia,e  quei raggi alchemici  colpiscono l'ego  umano   con  il suo  mondo d'illusione aperto    in  due  e in  eterno conflitto.

Perdonami  se  sto  facendoci   i romanzi  sui tuoi  dipinti,probabilmente  sorriderai,ma  è  più forte  di  me.

Grandissimo Sergio  sei  un   Artista con la  A maiuscola!


commento di Cristina De Biasio sull'opera Omaggio ai tubisti - venerdý 11 settembre 2009 alle ore 19:57

 

Strada di Bagdad con mimosa .....

SPLENDIDO, con quei colori,quell'intensità,hanno  un  potere  espressivo  che  non  ha bisogno di  parole....

(la  tua   evocativa opera  mi  ha  fatta viaggiare  nel  nirvana)


commento di Cristina De Biasio sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - venerdý 11 settembre 2009 alle ore 20:10

Navigando in Internet in un blog ho trovato questa cosa su di lei. Spero le farà piacere:

"Las Pintura de Sergio Davanzo

 

Su nombre es Sergio Davanzo. Fuerte en la expresión de sus pensamientos pero oferta en abrazar sus sueños, él muestra que usted insospechó y los aspectos inesperados de su interior mí. A veces él los revela despacio, paso a paso; a veces él les muestra de bruscamente, con un poco de mofa provocativa. Él pinta. Él pinta debido a una mezcla no resuelta de motivos. Él pinta porque él necesita a. Como él quiere a. Él pinta para jugar. Él pinta porque él tiene.

Varios de sus trabajos son el producto de una necesidad profunda de comunicarse. La necesidad de ir más allá de los límites de palabras humanas, más allá de tiempo y espacio, más allá de formas convencionales con el objetivo de crear nuevos y mejores, más sumamente hermoso, dando así voz(voto) a sus pensamientos interiores y más complejos.

Otra publicación(cuestión) de trabajos del deseo mero, instintivo de Davanzo de dejarse va a la evocación poética de imágenes y sentimientos que él ha visto y ha vivido. Esto inevitablemente persigue la connivencia de sus espectadores, que pueden ver y percibir sus mismas sensaciones, profundamente sentirlos y, por sintiendo, reanimarlos. El resultado es una gama asombrosa de caminos y contaminaciones synaesthetical, ambos de color y materia(asunto).

En el modus operandi de Davanzo a menudo una idea sola se desarrolla en un tema. Esto se amplía, definiendo autónomamente sus propios motivos leit. Ellos son variados y ensanchados, ofrecido en sus matices más lisonjeros. La idea original entonces se hincha a su extremo y, finalmente agotado, esto vuela. Esto es una resolución definida. Por lo tanto los trabajos de Davanzo, que siguen una vena común hasta que sea agotado, principalmente pueden ser contextualized en grupos. Pero, una vez que él ha terminado con una vena de inspiración, a veces el pintor ya ha encontrado en sus cenizas el principio de varios nuevos. A veces él preferiría esperar antes del alquiler de ellos cogen su instinto y su pincel.

Esto es el proceso de pintura para Sergio Davanzo. Su sujeta son vario y diferente. Él quiere contar tanto como posible. Las caras, las voces(los votos) de tiempo pasado y presente, los sitios que lo han visto cultivando tanto como un hombre como como un artista. Su perro. Su familia. Los que han ido. Los que todavía tienen que venir. Una arruga sobre una frente. El silbido de un torno en una tienda de trabajo. Un calidoscopio mínimo de imágenes, epiphanic los momentos que él se fija en su lona. Y que, si fuera necesario, él se mueve, como él por lo general dice " al espacio ".

Seguramente los títulos imaginativos que él da a sus pinturas son la parte de su modo tragicómico de vida y concibiendo cosas necesarias de alguien. Ellos son deliciosos, a menudo bruscamente irónicos, y al principio ellos le asombran, dejarle tarde o temprano tratar con una estela de reflexión, whetting usted como el gusto trasero de ron en una torta solamente(justo) al horno, la receta para la cual ha sido escrito y realizado por Sergio Davanzo solamente(justo) para usted.
 


commento di Gigi sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 11 settembre 2009 alle ore 21:18

QUESTO E' L'UNICO QUADRO CHE MI INTERESSA "VERAMENTE" VENGA VOTATO


commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - sabato 12 settembre 2009 alle ore 10:02

Bravo!


commento di Sabinaoggi sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - sabato 12 settembre 2009 alle ore 12:44

Ciao Sergio... really like this work!


commento di Freddy Felipe sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - sabato 12 settembre 2009 alle ore 16:01

Non voto per principio. Non voto la sua pittura. Però votare questo concetto è estremamente DOVEROSO, per quanto mi riguarda.


commento di Mia Roiter sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - sabato 12 settembre 2009 alle ore 16:26

Sono un reporter di guerra. Odio tutte le guerre e la violenza in generale.

Anch'io come l'artista che mi ha preceduto nel commento non voto per principio. Dove ci sono voti ci sono "combine". In questo caso voto il concetto. Inoltre invito anche i miei amici a votare questo "Manifesto".


commento di Kurt sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - sabato 12 settembre 2009 alle ore 17:06

Nel fluire di quei colori arcobaleno,istintivamente, vedo raffigurato il movimento del feeling. Il sentire emotivo "che muove verso".L'italiano "intesa" secondo me esprime meglio della parola feeling questo tipo di trasporto. Questa immagine mi emoziona molto.La magia del Suo tratto è questa: tradurre in immagini un qualcosa di ineffabile. Ammiro molto tutte le sue tavole viste qui!


commento di Paolanatalia58 sull'opera feelings & feelings (frammento) - sabato 12 settembre 2009 alle ore 22:12

La mafia mi fa schifo!..voglio chiarirlo..ammiro moltissimo il tuo lavoro e ora capisco l`intenzione! però come altri dicevano non "voto"!..


commento di Lunasilenziosa sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - domenica 13 settembre 2009 alle ore 20:11

Scusa Lunasilenziosa ma essendo "io uno degli altri", cioè quelli che affermano di non votare mai. Io ho votato questo quadro di questo artista. La mia non è una contraddizione ma un mio "dovere" morale. Io sento così, come tu sei libera, ovviamente, di sentire in modo diverso dal mio. Comunque l'affermare, come tu hai fatto "La mafia mi fa schifo" è di per se un voto anche se non registrato dal "meccanismo conta voti". Io penso, forse sbaglio, che le intenzioni dell'artista erano quelle di renderlo visibile nella bacheca dei quadri più votati. Al momento grazie ad una trentina di persone il quadro è visibile a tutti. Se non lo avessimo votato, il quadro sarebbe visibile non ai mille e più iscritti ma solo a quelli che vanno a visitare il suo singolo spazio. Chiedo scusa al titolare, se ho occupato una parte di casa sua.


commento di Mia Roiter sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - domenica 13 settembre 2009 alle ore 23:08

Non voto mai per " Gigi " perchè il suo "affare" è più lungo di quello di "Toni"

Non voto mai per "Escludere" uno stupidino dalla casa del grande fratello

Non voto un idiota qualsiasi  quale vincitore per la trasmissione x y z

Non voto per il quadro di Caio perchè è "figurativo come me" o per "Porzio" perchè è "informale come lui"...magari scopro che il "CAPOLAVORO!!!" di Caio "povero" deve vestire due numeri di scarpe diverse....una il 41, l'altra il 43...magari scopro anche che le ombre "culo-schiena" sono sbagliate ...

Allora VOTO PER COSE SERIE!

Un Manifesto che affermi LA MAFIA E' UN INSETTO PUOI SCHIACCIARLA con firma nome e cognome OTTIENE IL MIO RISPETTO e LA VOTO !!!

 


commento di Kurt sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 14 settembre 2009 alle ore 00:13

Maestro, vorrei acquistare questa sua opera, mi può far sapere grazie. Complimenti per la sua arte. Seguirò le sue mostre. Avevo già avuto modo di notare cose sue in internet (google immagini).


commento di Vanna sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 14 settembre 2009 alle ore 10:40

Questa è un'opera straordinaria! sono molto interessata anche a questa.


commento di Vanna sull'opera volo radente - lunedý 14 settembre 2009 alle ore 10:41

Ho trovato questa in internet:

"Sembra un paradosso, ma Freud , da ammiratore di Rembrandt e della classicità, detestava l’arte moderna a lui contemporanea, tanto da scrivere in una lettera del 1920 che perfino gli espressionisti non potevano essere chiamati artisti. Un errore colossale, visto dall’oggi, tanto più che lo scardinamento delle certezze prodotto dalla stessa psicanalisi ha poi permesso e dato dignità anche all’espressione pittorica più totale, aperta, ovvero all’astrattismo che definirei “ intimista “ , perchè guidato da una sorta di automatismo che genera liberi incroci e incontri di colori e di tratti, sotto l’onda di una emozione pura e personalissima. Sergio Davanzo rientra in questo canone, con le sue opere intense e, soprattutto, “vibranti” dal momento che questo genere di pittura ha significatività solo se genera nell’osservatore un senso di compartecipazione, di condivisione istintiva, non spiegabile, in assenza del soggetto, se non attraverso la capacità dell’artista di rivelare se stesso tramite canali sotterranei di comunicazione. In questo consiste la peculiarità di Davanzo e di quanti, ma non tanti, come lui riescono ad essere coinvolgenti pur nella loro autonomia informale. Se questo, però, accade, vuol anche dire che Davanzo sa avvalersi di un metalinguaggio universale, non più iconico, che va oltre ogni cultura e gusto, trascendendo la ragione per avvicinarsi alla folgorante consapevolezza di scoprire in un quadro la nostra comune umanità.

prof. Fabio Favretto"
 

La umanità è "comune"! grazie.


commento di Gigi sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 14 settembre 2009 alle ore 19:08

Ho trovato anche questa cosa che la riguarda in internet:

"C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità.

Prof. Fabio Favretto"


commento di Gigi sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 14 settembre 2009 alle ore 19:14

semplicemente stupendo questo lavoro. complimenti di nuovo.


commento di Marumaru70 sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 16 settembre 2009 alle ore 20:03

Sergio tu hai scritto che preferiresti un commento al posto del voto. Personalmente non credo che una cosa escluda l'altra. Secondariamente io non sono un letteraro ma un elettricista che opera a bordo delle navi. Ci conosciamo dal, purtroppo lontano, 1968. Non mi occupavo, non conoscevo e non m'interessava conoscere l'arte in generale, pittorica in primis. Alla prima nostra New York (Regal Princess) hai costretto me ed altri due operai a seguirti al MoMa. Sinceramente, ora posso confessarlo, pensavo tu fossi pazzo. Ti entusiasmavi davanti a Pollock, a me all'epoca, incomprensibile. A me piacevano le figure sulle scatole dei cioccolatini. A Barcellona (Statendam) mi hai portato a vedere le case del Gaudì (Batlò,Pedreira). A San Juan de Portorico hai noleggiato una macchina hai attraversato l'isola per arrivare a Ponce per vedere la "Flamming June"(non ricordo il nome dell'autore ma è di un Preraffaelita inglese), io avrei preferito una grigliata sulla spiaggia, all'epoca. E molte altre situazioni simili. Ora io ti ringrazio. Ora io apprezzo ciò che non avrei mai immaginato. Il mio modo per ringraziarti e non dirti quello che sento davanti ad un tuo quadro ( non sono capace). "L'omaggio ai tubisti" lo sento mio. "Manhattan vista dal Bronx" siamo noi di Panzano degli anni '50. "Volo radente" che altro è se non la nostra vita di basso profilo?...però anche noi voliamo!. "Feeling, la Mafia, e la Strada di Bagdad" mi sembrano scontati da raccontare. Ma "Ho dato Fondo" è decisamente il mio preferito...forse perchè siamo coetanei. Grazie nuovamente Sergio!


commento di Accabi sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 17 settembre 2009 alle ore 15:08

Vedo una "citazione" della Sagrata Familia del Gaudì, molto interessante. Anche in questo caso mi piacerebbe avere la possibilità di verlo interamente.


commento di Alex Lavaroni sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - giovedý 17 settembre 2009 alle ore 19:13

Ringrazio tutti per i commenti. Alex se vuoi vedere ed hai voglia l'opera intera puoi visionarla in "sergio davanzo Blogger" (Cogito ergo sum). In quel mio blog ho postato circa otto o nove fotogrammi relativi ai particolari diversi e soprattutto al lavoro intero.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - giovedý 17 settembre 2009 alle ore 19:51

molto elegante, perfetto.


commento di Marumaru70 sull'opera Omaggio ai tubisti - giovedý 17 settembre 2009 alle ore 19:59

La Nostra Rivoluzione

da notti sui libri
dalla messa in collegio
dal fumare in gabinetto
dalla domenica con i genitori
dal buco a spiare
dietro la porta a sentire
è nata.
Nell'assemblea d'autunno
nelle canzoni
nei volantini
nelle scritte sui muri
nelle occupazioni
nei baci sui muretti
è cresciuta.
Con le infiltrazioni
con le delusioni
senza modelli
troppi si sono sciolti
è rimasta
l'ironia del folclore
la violenza dell'isolamento
la voglia di invecchiare.

La nostra rivolta era
essere padri di noi stessi
questa è altra cosa
e noi ancora figli
muti
a guardare.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 17 settembre 2009 alle ore 23:58

Lunedì alle sette cinquanta

Lunedì alle sette cinquanta
tra il bollettario e l'officina
il treno scuote.
Lunedì alle sette cinquanta
con la voglia di caffè
andare in spogliatoio
togliere la camicia
appenderla
ed in stipetto vestire un altro.
Con il fumo tra i denti
con il volantino in tasca
con il ricordo della notte
buttarsi
nell'odore dell'officina.
Infilare i guanti
aspettare che l'unto aggredisca le dita
e stringere la lunga ringhiera di bordo.
Nell'aria dei rumori
nell'aria senza parole
sono lo 04715

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - venerdý 18 settembre 2009 alle ore 00:01

Siamo entrati in contatto con te più di tre anni fa per invitarti per una mostra personale presso di noi. La personale doveva avere la durata di 15 giorni. Non ti abbiamo più lasciato andar via e siamo diventati la tua mostra permanente più consistente ( 36 quadri esposti al momento). I nostri 600 e più soci e le centinaia di musicisti, alcuni di fama internazionale che si sono esibiti all'interno della nostra struttura, amano la tua pittura. Volevamo ringraziarti, su queste pagine per essere la persona che sei. Scusa...non possiamo non votare le tue opere a noi tanto care!


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 18 settembre 2009 alle ore 17:33

Amo la tua arte. Mi piaci e piaci a tutti come persona. Ho avuto in casa, in questi anni più di 400 tele tue. Un centinaio di persone ti ha chiesto di poter comperare una tua tela. a tua risposta è sempre stata "ringrazio, ma questa fa parte della mia collezione privata". Vorrai darmi la soddisfazione personale di dire a qualcuno di si?

Nel frattempo ti ringrazio di esistere!


commento di Neda sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 18 settembre 2009 alle ore 17:49

Noi Gradnik assieme ad altri 8 viticoltori del collio goriziano, ti ringraziamo per aver impreziosito, le nostra produzione "donandoci" la tua arte sulle nostre bottiglie. Sembrerà incredibile ma dobbiamo riscontrare l'incremento delle vendite da quando usiamo la tua pittura sulle nostre etichette!


commento di Gradnik Miro sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 18 settembre 2009 alle ore 18:11

Sergio Davanzo. Esprime con forza i propri pensieri. Coccola con tenerezza i propri sogni. Ti mostra parti insospettate e inattese di sè, a volte svelandole per gradi, a volte ostentandole all'improvviso, provocando, beffardo. Davanzo dipinge. Una combinazione irrisolta di motivazioni lo spingono ogni volta. Per bisogno. Per voglia. Per gioco. Per dovere. Molti dei suoi quadri sono figli di una forte necessità comunicativa. La necessità di trascendere i limiti delle parole, delle dimensioni spazio-temporali, delle forme codificate, creandone di nuove, più belle, più intense, e dare così rinnovata voce a pensieri profondi, complessi. Ci sono poi i lavori che nascono dal semplice desiderio di lasciarsi andare alla più poetica evocazione di immagini e suggestioni viste e vissute. Essa sfocia poi nella compiaciuta ricerca di complicità di chi guarda e prova, e sente, e, sentendo, rivive. Il risultato è una sorprendente gamma di aperture e contaminazioni sinestetiche, cromatiche e materiche. Nel modus operandi di questo artista spesso un pensiero diventa tematica. Si espande. Definisce in maniera autonoma e prepotente i propri leit motive. Li varia, li allarga, li propone nelle più accattivanti sfumature, per poi gonfiarsi al massimo e, finalmente esplodere, esausto. Finito. Risolto. Perciò i quadri di Sergio sono per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a prosciugarlo. A volte però l'artista dalla conclusione di una linea ispirativa ne ha già tratte diverse altre. A volte lascia passare del tempo prima di permettere a nuovi tratti di catturare il suo istinto. E il suo pennello. Questo è Sergio Davanzo che dipinge. I suoi soggetti sono vari, disparati. Molto vuole raccontare. I volti, le voci del passato e del presente, i luoghi che lo hanno visto iniziare il suo percorso di uomo e di artista. Il cane. La famiglia. Coloro che se ne sono andati, coloro che verranno. Una ruga sulla fronte. Il sibilo di un tornio in officina. Un caleidoscopio minimalista di immagini, momenti epifanici, che sergio trasporta su tela. Che, se necessario, trasporta, come è solito dire "nello spazio". E sicuramente i titoli creativi e fantasiosi che Sergio Davanzo affianca ai dipinti, fanno parte di questo modo semiserio di vivere e concepire le proprie necessità. Deliziosi, spesso fortemente ironici, stupiscono, per poi lasciarti addosso una scia di riflessione, che ti stuzzica come l'aroma del rum nel gusto di un dolce appena sfornato. Di cui Sergio, provetto "chef de rangue", ha scritto e realizzato la ricetta apposta per te.

 prof. MARIA SOLE POLITTI
 


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 18 settembre 2009 alle ore 18:53

La pittura di Sergio Davanzo, artista, poeta e scrittore che vive e lavora a Panzano (quartiere cantieristico di Monfalcone), non è certo di quelle sussurrate: per superare il frastuono della nostra era, bisogna alzarsi ed alzare il volume, gonfiare la soglia della visibilità. Per dare voce alle proprie idee, ma anche ai dubbi, ai sogni, a quella sfera emozionale che alterna torpori ad esplosioni, che si nutre di silenzi e di affabulazioni. Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assotiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove dimensioni comunicative. prof. Lorella Coloni


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 18 settembre 2009 alle ore 18:55

 

Oggi ho visto quest'opera dal vivo nella mostra di Tolmezzo: Bellissima!!!

Tutta la mostra è molto bella complimenti al gruppo "Blue Zone".


commento di Vince sull'opera volo radente - sabato 19 settembre 2009 alle ore 18:10

Credo tu abbia ragione di definire questo tuo lavoro artistico "informale quasi per niente": Vedo distintamente la parte più importante di un'ancora di tipo ammiragliato che scende con velocità verso il fondo. Vedo anche il corretto spostamento dell'acqua sulle marre, quasi tu la volessi proporre al rallentatore. Un quadro molto bello, non a caso mi pare, lo stiano votando un po' tutti. Complimenti. Andrò a vedere la mostra di Tolmezzo poichè a questo punto sono proprio incuriosita di vederli "dal vivo" questi quadri.


commento di Dolores Lafuente sull'opera Ho dato fondo (parziale) - sabato 19 settembre 2009 alle ore 22:18

Ti conoscevo come scrittore e poeta. Ho avuto modo di sentire le tue poesie recitate da un gruppo di ragazzi durante "Absolutly poetry" di Monfalcone nell'estate del 2008 e mi hanno toccato corde profonde. Ho letto il tuo "il Delinquente": bellissima la tua rilettura del quartiere operaio negli anni cinquanta. La paragono al lavoro letterario del Guareschi o di Camilleri. Il tuo "Crossing" è diverso è un opera complessa alla cui prima lettura sembra limitarsi essere un "diario di bordo", poi riflettendo, poichè le tue cose fanno sempre pensare, capisci che è un viaggio più complessivo. Un viaggio nella vita, nel lavoro, nei modi paralleli che si sfiorano e non s'incontrano: "crew & pax". La nostra vita intera è fatta di crew e pax! Crossing è un lavoro letterario che porta in sè la tua profonda conoscenza del mondo sia dei luoghi che degli umani. Da poco tempo ti ho scoperto "pittore", anche se documentandomi su di te ho capito che hai al tuo attivo su questo versante già un curriculum di tutto rilievo internazionale. Ho visto una tua opera al museo di Are Moderna di Celije in Slovenia: molto bella quella tua "faccia nera e scollegata". Dei tuoi lavori postati in questo sito mi piacciono molto tutti e trovo che ci sia un forte legame tra loro con le tue opere nelle diverse discipline artistiche: narrativa, poesia, pittura. A questo punto mi hai messo in un forte imbarazzo: "Quale Sergio Davanzo preferisco? Il pittore, il poeta o lo scrittore?". Alla fine ho deciso: "L'artista!". Sei notevole in tutti i tuoi 360°.


commento di Alex Lavaroni sull'opera Ho dato fondo (parziale) - domenica 20 settembre 2009 alle ore 11:27

Questa tua opera la sento particolarmente. Bello ed importante il tuo pezzo "Lunedì alle 7.50". Io credo che il titolo di questo tuo lavoro sia la tua poesia "Lunedì alle 7.50" e per sottotitolo "Omaggio ai tubisti". Grazie per portare in luce le persone poco considerate: gli operai e noi lavoratori in generale. I pittori che hanno immortalato le varie "Contesse cadute da cavallo" probabilmente non concorderanno con te e affermeranno che la tua non è "arte". Continua per la tua strada, per favore. Saranno e saremo in molti a supportare il tuo lavoro artistico.


commento di Alex Lavaroni sull'opera Omaggio ai tubisti - domenica 20 settembre 2009 alle ore 11:34

Quest'opera è in completa sintonia con il tuo "Il Delinquente"; una denuncia della visione manicheista che molti nella società contemporanea addottano schematicamente e stupidamente. La tua non è, consentimi, "arte astratta" come blandamente e  molto genericamente la definisci tu in questo sito.Essa è assolutamente " CONCETTUALE". Complimenti anche per questo tuo lavoro, come per il resto, anche per tutti gli altri. Trovo una qualità ed una profondità notevolissima nelle opere postate in questo sito. Non so quante persone siano in grado veramente di "sentire" i tuoi discorsi che tu definisci ironicamente "solo macchie!"


commento di Alex Lavaroni sull'opera Manhattan vista dal Bronx - domenica 20 settembre 2009 alle ore 11:45

IL tuo impegno sociale contro ogni forma di violenza e soprattutto contro "la guerra" trova in questa opera una bella esaltazione. Non è solamente un pezzo d'arte che si schiera contro la guerra, ma anche contro la "condizione femminile" (la mimosa). Poi, la frammentazione del lavoro in 12 pezzi lascia una scia di riflessione ancora più profonda. Una gran BRAVO' ! (alla francese)


commento di Alex Lavaroni sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - domenica 20 settembre 2009 alle ore 11:52

Questo "volo radente" è incredibilmente bello. Riuscire ad esprimere: profondità, velocità e rendere quel "UFO" visibilmente a bassa quota...con solo degli anonimi grigi... non molti riuscirebbero a farlo. Questo volo radente, per me significa una vita (quella dei più) a cui non è data la possibilità di "volare alto". Il concetto viene rafforzato con la scelta cromatica: molto credibile l'aver espresso il tema con questi grigi ( prealtro molti e molto curati nelle diverse zone del quadro). Immagino che non sia stato facile per te rinunciare ad esprimerti con i "primari brillanti". Onore al merito! e grazie per portare alla luce la "Vita di molti di noi". A chi non avesse capito... quell'UFO siamo noi!


commento di Alex Lavaroni sull'opera volo radente - domenica 20 settembre 2009 alle ore 12:01

Il commento di Alex mi ha "illuminato"!

Non sapevo che lei fosse la stessa persona del poeta Sergio Davanzo!

Io mi occupo anche di poesia per tutta una serie di ragioni. Di Sergio Davanzo poeta conosco molto. Coservo gelosamente una pubblicazione del 1977 "Per Altri Vari". Altrettanta cura riservo ad una antologia pubblicata nel 1980 da Radio Stereo Monfalcone "Incontri di Poesia". Le pubblicazioni inesistenti in commercio mi sono state donate, per i miei studi, da una zia di Gorizia. Sergio Davanzo in una definizione di Angelo Folin  dell'epoca :"Il poeta della rabbia, il cantatore di una condizione difficile, un poeta alla ricerca di una identità sicura: questo è Sergio Davanzo. Nelle sue poesie ci parla di lotte sociali, di spezzoni di ferro, di sudore e d'illusioni: ci parla della vita; di quella vita vissuta e filtrata attraverso la realtà quotidiana del lavoro che non ha niente di romantico, ma che è mezzo e tramite d'una verità eterna. Seguiamolo, Sergio Davanzo, incontriamo con lui gli aspetti più duri dell'esistenza e se ci sentiamo angosciati, diamo ascolto ai suoi versi e risolleviamoci per stringere i denti e non darci per vinti e lottare perchè tutta la vita è una lotta." Ho seguito il ABSOLUTE POETRY  del 2008. Ho sentito i ragazzi del Centro di Aggregazione Giovanile di Monfalcone recitare le sue poesie. Ho sentito l'intervista di Cavalli, mandata in onda su RADIO RAI. In quella intervista m'impressionò la poetessa americana Lydia Lunch e il poeta italiano Sergio Davanzo, la sua voce mi ha fatto vibrare il diaframma! Mi sarebbe piaciuto assistere ad una sua performance nel Poetry Slam alla presenza del suo inventore l'americano Marc Kelly Smith.... ora scopro che il pittore che ho qui davanti a me in questo sito è la stessa persona....ma allora...lei è veramente "UN GRANDISSIMO ARTISTA".


commento di Dolores Lafuente sull'opera Omaggio ai tubisti - domenica 20 settembre 2009 alle ore 14:35

La sua pittura mi ha convinto. I commenti che ho letto su di lei sono stati importanti e mi hanno aiutato ad osservare in modo più serio il suo ricco punto di vista critico sulla nostra spietata società dei consumi.

Immagino che non necessiti dei miei complimenti ed auguri per la sua attività di artista, comunque li porgo ugualmente con mia ammirata stima.


commento di Ciro Bonito sull'opera Ho dato fondo (parziale) - domenica 20 settembre 2009 alle ore 15:58

Essendo i gestori da tre anni della tua Galleria permanente di Panzano ti commentiamo e ti votiamo. Le tue undici opere esposte sono motivo di soddisfazione per noi oltre al fatto che è un "bel vedere", attirano un numeroso pubblico. Le altre nostre attività ringraziano il generoso artista Sergio Davanzo.


commento di Universo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - domenica 20 settembre 2009 alle ore 16:35

Frammento

Vedo smerciare

miele di vipera

per le strade.

Agito braccia di carta

che il vento disperde,

bocche cariate deridono

i miei abiti di clown

in questo proscenio

di morti.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - lunedý 21 settembre 2009 alle ore 16:46

Sei sempre stato in prima fila nei cortei a dimostrare contro sopprusi ed ingiustizia. Mi sarei stupito, conoscendoti, se non avessi esibito qualche tuo "famoso" insetto! Ricordo ancora con gran piacere la tua mostra personale  contro una certa classe politica e nonostante il boicotaggio che subisti dai midia (nessuno volle riportare l'evento), i tuoi "insetti" andarono a ruba. Conservo gelosamente uno Blù dal titolo  "...e Lui sta seduto a guardare...".


commento di Universo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 21 settembre 2009 alle ore 19:14

Il fatto che tu inviti a votare solamente questo quadro rende omaggio alla tua cooerenza, spesso non capita e sottovalutata.


commento di Alex Lavaroni sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 21 settembre 2009 alle ore 23:53

Questo è un pezzo veramente enigmatico per me. Interpreto in quella sorta di "foglia di fico" dai colori e tonalità da "fantasy", completamente diversa dalle forme e dai pigmenti usati nel restante impianto pittorico, una copertura quasi pudica di una qualche cosa che se resa visibile possa svelare intimi sentimenti...e che tu non voglia farlo. Infatti anche il titolo penso significhi "ci sono sentimenti e sentimenti" come a dire: non si può confessare tutto. Indipendentemente dalla mia corretta o meno interpretazione questo tuo pezzo mi attira molto.


commento di Alex Lavaroni sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 00:04

"Omaggio ai Tubisti" è il tuo quadro più considerato dagli operai che frequentano i nostri locali. Siamo convinti che a te farà piacere sapere questo.


commento di Universo sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 22 settembre 2009 alle ore 08:59

Complimenti per la tua arte. Come ben sai: io sono un tuo "fan".


commento di Cirociro sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 10:39

Io da napoletano trapiantato al nord applaudo con calore a questo pezzo e mi stupisco di vedere così pochi voti da parte degli altri artisti generalmente sensibili ad iniziative come questa. Complimenti Sergio!


commento di Cirociro sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 10:51

In totale sintonia con il mio amico compaesano che mi ha preceduto. Complimenti!


commento di Ciro Bonito sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 10:57

Anch'io m'identifico molto con questa tela: bellissima!


commento di Ciro Bonito sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 22 settembre 2009 alle ore 10:58

Molto, ma molto bello!


commento di Ciro Bonito sull'opera volo radente - martedý 22 settembre 2009 alle ore 10:59

POTENTE nel suo simbolismo questa tela. Vedo scendere quell'ancora verso il fondo per garantire un punto certo al natante... e con essa vedo la ricerca di un appoggio per... tutte le nostre speranze di una vita migliore.


commento di Ciro Bonito sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 11:03
Il lavoro Ŕ pronto con lo slogan e tutto...sarebbe il caso di metterlo a grandezza poster 3 x 6 metri lungo le strade...magari farebbe scalpore ma almeno qualcuno ci penserebbe un p˛ su. Complimenti!!! Grazie anche per il voto :-)
commento di Letizia sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 11:05

Questo quadro non è più "mio". Ma è di proprietà (simbolicamente) di tutti coloro che lo votano e soprattutto di tutti gli artisti di "ioArte" che vogliono e si sentono di condividerlo. Pertanto esso è già ascrivibile non a Sergio Davanzo ma ai seguenti artisti:

sopralerighe.it - Gabiconlaminuscola - Liza - Ronald Menti - Freddy Felipe - Mia Roiter - Kurt - Paolanatalia 58 - Cieloblu - Letizia

chiunque volesse condividere è il benvenuto.


commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 11:24

Caro collega complimenti. Mi piace tutta la tua produzione sia per i soggetti che vuoi rappresentare sia per la tecnica utilizzata. Complimenti per aver visto il "sole" con la tua partecipazione alla 53° Biennale di Venezia. Immagino che ci sarà la possibilità in futuro per un nostro incontro di persona.


commento di Rissa sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 15:25

Anche se non postato ancora i miei lavori, ci sono anch'io e ci tengo ad essere. Grazie.


commento di Rissa sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 15:26

BRAVO !!!   bellissima iniziativa la tua.


commento di Arman sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 15:33

Ho visto la mostra Blue Zone di Tolmezzo, della quale fai parte. Mi sono piaciuti molti artisti, soprattutto i fotografi. La tua stanza è molto bella e su quella parete viola i due pezzi grigi, dei quali uno è esposto anche qui:"Volo radente" sono molto belli. Complimenti sinceri ed ammirati. D'altronde non si arriva alla Biennale di Venezia per caso ( si possono fare polemiche ma non negare la indiscussa validità).


commento di Arman sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 15:37

Come già affermato da altri sottolineo: il senso di velocità, e la profondità di un land scape post moderno. Affascinante nella sua complessa semplicità.


commento di Rissa sull'opera volo radente - martedý 22 settembre 2009 alle ore 16:06

Distribuzione degli spazi ed equilibro perfetto.


commento di Rissa sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 22 settembre 2009 alle ore 16:08

Denso di significato e bellissima la "trama pittorica".


commento di Rissa sull'opera Manhattan vista dal Bronx - martedý 22 settembre 2009 alle ore 16:09

Molto, ma molto bello!!!!


commento di Rissa sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 16:12

Tutta la tua produzione è bellissima. Ti ringrazio per farlmela conoscere.


commento di Duchamp sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 16:29

Un impegno civile da ammirare!


commento di Duchamp sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 16:30

Tutti i tuoi lavori mi piacciono moltissimo. L'utilizzo del nero particolarmente. Molto bravo. I tuoi titoli spesso sono dei racconti o preludono a dei racconti che svolgi con l'uso del colore e del dripping. Notevole, veramente. Sono molto ammirata.


commento di Lu sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 18:14

Sono compiaciuta del tuo gesto di rinuncia della paternità. Molto "non" primadonna, come spesso accade agli artisti, soprattutto se italiani. Decisamente il fatto mi piace.


commento di Lu sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 18:16

I miei preferiti sono, altre a questo "Ho dato fondo", "Volo Radente", "Manhattan vista dal Bronx". Sono tutti molto significativi. Cromaticamente mi ritrovo più sui contrasti forti, però il tuo "Volo Radente" potrebbe stare bene accanto ad uno dei "cavallini" di Afro. Congratulazioni per il lavoro presentato alla 53° Biennale di Venezia.


commento di Vanni sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 18:24

Ti ringrazio per la tua "condivisione". Sono entusiasta di questo!


commento di Vanni sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 18:27

Approvo, Grazie !!!!!


commento di Gigi sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 18:50

"mi colpisce la fluidità delle tue opere, apparentemente astratte ma molto legate alla realtà. coinvolgono la mente adducendola a soffermarsi non nel particolare ma nell'insieme, visualizzando un'immagine legata non alla realtà emozionale ma ad un coinvolgimento universale. complimenti, la biennale a venezia sono certa che ti consacrerà! liliana


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postato da Liliana Avvantaggiato - giovedì 03 settembre 2009 alle ore 17:07"
 

Perchè ripetere...Liliana ha scritto così bene il mio pensiero. Quoto Liliana condividento appieno il suo scritto.


commento di Gigi sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 18:53

Appoggio in pieno questa tua iniziativa. Felice di condividere questo tuo lavoro. Grazie.


commento di Skrikki sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 19:02

"Infilare i guanti
aspettare che l'unto aggredisca le dita
e stringere la lunga ringhiera di bordo.
Nell'aria dei rumori
nell'aria senza parole
sono lo 04715"

 

P E R F E T T O !!!!!!! lo 57632 ti saluta.


commento di Skrikki sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 22 settembre 2009 alle ore 19:05

Onorata per questa condivisione.

...e poi, "caro" Sergio con le tue 7 opere in classifica (questa non è più solamente tua), finalmente c'è anche una mia co-opera in classifica sia nel mese di settembre che in quella generale!


commento di Liza sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 19:40

Sono molto felice di condividere quest'opera. Grazie.


commento di Rotcko sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 22:00

Un lavoro artistico molto bello e molto sentito da uno come me che lavora a turno in fabbrica. Grazie.


commento di Rotcko sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 22 settembre 2009 alle ore 22:03

Non pensavo che mi potesse piacere un quadro come questo: tutto grigio. Mi sbagliavo evidentemente.


commento di Rotcko sull'opera volo radente - martedý 22 settembre 2009 alle ore 22:04

La vita reale è piena di divisioni ed è un bene che esse vengano rappresentate. Ciò di cui sai l'esistenza può essere sconfitto o superato. Questa sogno dal Bronx è molto rappresentativo.


commento di Rotcko sull'opera Manhattan vista dal Bronx - martedý 22 settembre 2009 alle ore 22:07

Qualcuno ha definito il soggetto centrale "una foglia di fico". La foglia di fico serviva per nascondere le "vergogne". Troppi al giorno d'oggi pensano che mostrare i propri sentimenti sia una vergogna.


commento di Rotcko sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 22 settembre 2009 alle ore 22:10

Sin da piccola ho imparato che solo la Svizzera è neutrale. Bisogna schierarsi sempre. Non ho paura a farlo. Questo quadro l'ho fatto anch'io!


commento di Mah...! sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 22 settembre 2009 alle ore 22:14

Io che lavoro in fabbrica capisco molto bene questo quadro. Questa pittura è bellissima. Sono stanca dell'arte che rappresenta cavalli e vasi di fiori.... La mia vita è fatta di cose un "pochino" più dure delle violette. Ringrazio quest'arte.


commento di Mah...! sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 22 settembre 2009 alle ore 22:18

La Prof. Lorella Coloni dice della tua pittura:

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Il Prof.  Fabio Favretto afferma :

"C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità"

La Prof. poi aggiunge:

"La pittura di Sergio Davanzo, artista, poeta e scrittore che vive e lavora a Panzano (quartiere cantieristico di Monfalcone), non è certo di quelle sussurrate: per superare il frastuono della nostra era, bisogna alzarsi ed alzare il volume, gonfiare la soglia della visibilità. Per dare voce alle proprie idee, ma anche ai dubbi, ai sogni, a quella sfera emozionale che alterna torpori ad esplosioni, che si nutre di silenzi e di affabulazioni."

Tu scrivi nel tuo profilo:

SOLO MACCHIE?......SOLO MACCHIE!!!!

in conclusione... a me le tue macchie piacciono molto!


commento di Rauschenberg sull'opera Omaggio ai tubisti - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 00:20

Grazie per farmi compartecipare a questo lavoro!


commento di Rauschenberg sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 00:21

Finalmente sono anch'io un pittore!

Seriamente, grazie per condividere il tuo lavoro con tutti noi. Io lo considero un grande onore.


commento di Arman sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 00:32

Anche a me le tue "macchie" piacciono molto!!!


commento di Arman sull'opera Omaggio ai tubisti - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 00:34

Fa molto piacere vedere che c'è ancora gente che la televisione non è riuscita a rincoglionire.

Sergio,SEI UN GRANDE!!!


commento di Diego Totis sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 00:41

Verso Est in Cantiere

Andare davvero per rotte diverse
la ruggine lasciando al cantiere
i miti passati dentro le mura,
la paura ai guardiani,
gli inchini alle gru,
voltando le spalle al tramonto
che colora la tuta di schiena,
occhi più acuti,
sfacciati, nel buio.
Mi spingo alla lotta
con tutte le mani che sfanno lamiere

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 08:44

Di quale umanità?

Cerco le mie radici
affondate non so dove,
conosco solo la sabbia,
mutevole,
senza forme definite
che soffoca lo zoccolo
della mia ragione;
ci sarà lo strato
che mi nutre?

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 08:46

Frammento

dalla poesia ai frantumi di Auschwitz
la vita scandisce
stille di sale
che il frusciare di ciabatte disperdono.

Nel pantano, il castello
le mura merlate
armieri e vassalli
poi
ritroverò
un carro di paglia
una donna che grida
i miei calli
la barba di ieri

e solo allora
m'incatenerò
con chi avrà
la mia libertà

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 08:56

La bolla d'aria

Tronchi rinsecchiti,
rami contorti strappano brandelli dal mio corpo senza peso,
sbattendo immagini di vento
sulle palpebre succhiate.
Il rumore delle ossa divorate dal fuoco vecchio di tempo,
canta storie di naufraghi.
L'albatro non legge più il disegno della chiglia.
Suoni di risacca avvicinano la scogliera,
più vicino,
più forte...,
eccolo!...il fondo.
Alghe,

 

 

 

 

 

 


rocce che alzano veli aprono grotte,
ghignando avanza la verità tendendo i polsi...
allungo le dita...
le une artigliano solo le altre,
agguantano se stesse.
Spasimi immensi per poi dissolversi in arabeschi purulenti.
Ocra e murici veleni offendono trasparenze
a lungo violate.
- non mi bagno più: l'acqua è morta! -
ho sciolto in mare fusioni di nebbia.
Vuoti grattacieli di sale,
granchi,
balletti di alghe,
sabbiose ribalte per carcasse di civiltà.
Anche i miei occhi fondono,
fili di memoria sono giochi d'aragoste.


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 08:59

Angelo Folin nell'antologia "Incontri di Poesia" edita da Radio Stereo Monfalcone nel 1980 di te scriveva:

"Il poeta della rabbia, il cantatore di una condizione difficile, un poeta alla ricerca di una identità sicura: questo è Sergio Davanzo. Nelle sue poesie ci parla di lotte sociali, di spezzoni di ferro, di sudore e d'illusioni: ci parla della vita; di quella vita vissuta e filtrata attraverso la realtà quotidiana del lavoro che non ha niente di romantico, ma che è mezzo e tramite d'una verità eterna. Seguiamolo, Sergio Davanzo, incontriamo con lui gli aspetti più duri dell'esistenza e se ci sentiamo angosciati, diamo ascolto ai suoi versi e risolleviamoci per stringere i denti e non darci per vinti e lottare perchè tutta la vita è una lotta."

Da quel momento sono trascorsi 29 anni. Nella tua pittura attuale, io vedo che alla "rabbia" sia subentrato "l'amore". Onore al merito. Continui a rivolgerti alle stesse categorie di persone ( o ex classi sociali): gli operai delle fabbriche in particolare, ed ai lavoratori in generale. Mi compiaccio.

 


commento di Alex Lavaroni sull'opera volo radente - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 09:09

Quest'opera è stata esposta nel nostro circolo nel 2008 ed è stata una delle più ammirate dai nostri 600 soci.


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera Omaggio ai tubisti - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 09:22

Questa fotografia è stata scattata nella nostra sala espositiva. Un pezzo, del quale molti di noi hanno una grande nostalgia. Lo riporterai nel circolo?


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera volo radente - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 09:24

Nel tuo libro il delinquente , tu illustri la visione manicheista della Panzano degli anni '50:

"A Panzano o eri impiegato (pochi) o eri operaio. Andavi alla Vela o in Canottiera. Andavi in chiesa o eri comunista. Andavi a scuola o a lavorare. Facevi sport o contrabbando. Comperavi gli alimentari in "Consumo Operaio" o nelle botteghe. Anche nei giochi di gruppo dei ragazzi o eri guardia o ladro. Andavi in "colonia" da solo o in ferie con i tuoi. Andavi al bagno a Sistiana in corriera con la mamma o alle Giarrette in bicicletta da solo"

In sostanza questo tuo "Manhattan vista dal Bronx" è la trasposizione in pittura di quanto descritto nel testo citato. Molto bello. Complimenti!


commento di Ciro Bonito sull'opera Manhattan vista dal Bronx - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 11:59

Beh...io vi trovo davvero un ottimo utilizzo del colore e del dripping, che recupera nello stesso tempo il valore di tecnica e quello di mezzo espressivo. E non sembri una banalità. Dall'amato ed odiato "espressionismo astratto" siamo letteralmente bombardati da opere d'arte più o meno legate al dripping, o comunque ad una casuale stesura dei colori sul supporto, al punto che la macchia, la goccia, il fiotto di colore sono divenuti ormai delle tecniche convalidate, ma proprio per questo private della loro enorme ed originaria carica espressiva.


commento di Nicola Caroppo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 12:26

Ti ringrazio, Nicola, per il tuo commento decisamente condiviso. Colgo l'occasione, anche, per ringraziare tutti i commentatori precedenti.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 14:21

Devo confessare una cosa. All'inizio questa sua tela non mi piaceva. La trovavo,non si addombri, "scialba". Poi osservandola meglio è cresciuta. Ora proprio mi piace. Ma anche molto. La varia gamma di grigi utilizzati ora hanno "colore".


commento di Gigi sull'opera volo radente - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 15:18

Questa sorta di "tessitura" mi piace molto. Anche il titolo è molto bello.


commento di Mah...! sull'opera Manhattan vista dal Bronx - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 15:46

Anch'io non avevo un grande feeling con questo quadro. Però esso è cresciuto nel tempo. Decisamente un'opera che non "urla". Discreta e raffinata sembra sussurrare "storie di naufraghi".


commento di Mah...! sull'opera volo radente - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 15:49

certo, i miei commenti sono poveri nella forma,ma dal momento che trovo i tuoi gusti così simili ai miei..credimi sono fatti veramente di cuore.

Io amo gaudì come pollok,picasso,rauschemberg,alvar aalto,le corbusier,pomodoro e pochi altri. invidio la loro grande maestria.

ciaociao


commento di dani sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - mercoledý 23 settembre 2009 alle ore 18:30

Io sono molto attratta dall'informale, pur essendo una figurativa. Spesso, come nel caso delle "cose" tue, non riesco a staccarmi dall'osservarle. E' un po' come con le "mentine" se apro la scatola non riesco a smettere di succhiarle finchè non la vuoto completamente del suo contenuto. Però nell'informale ci sono molti "furbastri", che nulla hanno a che fare con il mondo dell'arte. Io uso, come sistema consolidato, di cercare di conoscere la "persona" che si esprime nell'informale. Ad osservarti meglio mi ha convinto la tua frase: "Solo Macchie?....Solo Macchie!". Ciò significa che anche da parte tua c'è la stessa diffidenza che provo io. Non potendoti incontrare di persona mi sono "documentata" su di te leggendo quanto scrivono gli altri e navigando su Internet. Beh...signor "Sergio" è chiaro che non sei un venditore di fumo, pittosto un "signor intellettuale" che usa il cevello che sua madre gli ha donato in tutti i 360°.

A questo punto ho deciso di votare le tue opere in classifica. Le voterei tutte 21 o 26 quante sono, ma è un inizio. Complimenti ed auguri per la tua attività artistica e non solo.

Peccato che sei "fuori quota" come età!...altrimenti....


commento di Liza sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 12:44

Questo pezzo alle prime osservazioni appariva poco convincente. Ora, dopo averlo scrutato e studiato a lungo è uno dei miei preferiti. Molto bravo.


commento di Liza sull'opera volo radente - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 17:53

Questo tuo omaggio agli operi mi piace. Posso dirti che è un po' "Eucaristico"?


commento di Liza sull'opera Omaggio ai tubisti - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 17:54

E' veramente molto bello con quella "grata divisoria".


commento di Liza sull'opera Manhattan vista dal Bronx - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 17:55

Bello che tu abbia sollevato la questione della donna all'interno di quella più immediata della brutalità della guerra.


commento di Liza sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 18:00

Questo tuo lavoro mi piace molto anche se ( sono andata a guardarmi quello che hai pubblicato in Facebook) avrei preferito un immagine più completa.


commento di Liza sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 18:02

Bella questa foglia di fico! ( vediamo se ti incavoli!).... No, dai... ho visto questo lavoro in "Cogito Ergo Sum" in Blogger, con lo sfondo del sito nero: veramente molto bello!


commento di Liza sull'opera feelings & feelings (frammento) - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 18:05

Foglia fi fico?....ma con rugiada! (lol)

siete tutti molto carini, grazie.


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 18:28

Molto bella questa opera. E' come se si aprisse per lasciar spazio alla vera essenza di ognuno di noi...da l'idea di azione e reazione, spazio, forme geometriche che nella loro finita perfezione si evolvono, cambiano e diventano perfette...


commento di Elisio sull'opera Omaggio ai tubisti - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 19:01

Giunti a questo punto, potresti pensare di implementare il titolo dell'opera con:

"Feelings & Feelings & Foglia di Fico"


commento di Edy Collina sull'opera feelings & feelings (frammento) - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 21:34

Quoto il commento di Elisio!


commento di Edy Collina sull'opera Omaggio ai tubisti - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 21:37

Tu hai postato questo :

"La Manhattan del sogno americano; della vita che pulsa; delle luci della Broadway; dei teatri; dei negozi esclusivi della 5° avenue...ed il Bronx delle vite improbabili; della violenza; dell'isolamento; delle bande; del delinquere...(anche se ad oggi quartiere è in pieno recupero).
Nell'osservare Manhattan dal Bronx... immagino lo si faccia attraverso una immaginaria quanto reale "grata divisoria". In qualsiasi realtà c'è una "nostra Manhattan" ed un "nostro Bronx". Questo è quello che ho tentato di esprimere. Grazie per l'apprezzamento."

il mio parere è : sei riuscito a farmelo "vedere"!

 


commento di Edy Collina sull'opera Manhattan vista dal Bronx - giovedý 24 settembre 2009 alle ore 21:42

Mi piace molto l'effetto rugiada su quella foglia di fico...poichè è chiaro ormai che si tratta di questo no?


commento di Lu sull'opera feelings & feelings (frammento) - venerdý 25 settembre 2009 alle ore 00:03

Mi piacerebbe sapere come si vedrebbe Manhattan dal New Jersey: con o senza grata?


commento di Lu sull'opera Manhattan vista dal Bronx - venerdý 25 settembre 2009 alle ore 00:06

Suggerimento finale (forse): " Rugiada su Feelings & Feelings & Foglia di Fico". Sembra una targa sulla vecchia porta di uno studio legale della N.Y. city in quei vecchi films.


commento di Rauschenberg sull'opera feelings & feelings (frammento) - venerdý 25 settembre 2009 alle ore 00:11

Sparerò io l'ultima prima di andare a letto e rischiare un sogno nel quale giro nudo per i reparti coperto solo da una foglia di fico: il film è "Feelings & Feelings" tratto dal romanzo "Foglia di Fico" del famoso romanziere "Rugiada". Sergio abbiamo giocato e trasformato lo spazio "commento" come fosse un blog di Bisiacaria.com o equivalenti.  Però a tua parziale consolazione: "Ci sentiamo a nostro agio tra le tue macchie"!


commento di Rotcko sull'opera feelings & feelings (frammento) - venerdý 25 settembre 2009 alle ore 00:19

Io come Liza!

"Io sono molto attratta dall'informale, pur essendo una figurativa. Spesso, come nel caso delle "cose" tue, non riesco a staccarmi dall'osservarle. E' un po' come con le "mentine" se apro la scatola non riesco a smettere di succhiarle finchè non la vuoto completamente del suo contenuto. Però nell'informale ci sono molti "furbastri", che nulla hanno a che fare con il mondo dell'arte. Io uso, come sistema consolidato, di cercare di conoscere la "persona" che si esprime nell'informale. Ad osservarti meglio mi ha convinto la tua frase: "Solo Macchie?....Solo Macchie!". Ciò significa che anche da parte tua c'è la stessa diffidenza che provo io. Non potendoti incontrare di persona mi sono "documentata" su di te leggendo quanto scrivono gli altri e navigando su Internet. Beh...signor "Sergio" è chiaro che non sei un venditore di fumo, pittosto un "signor intellettuale" che usa il cevello che sua madre gli ha donato in tutti i 360°.

A questo punto ho deciso di votare le tue opere in classifica. Le voterei tutte 21 o 26 quante sono, ma è un inizio. Complimenti ed auguri per la tua attività artistica e non solo."

 


commento di Mia Roiter sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 25 settembre 2009 alle ore 09:16

Ciao Sergio e grazie per il tuo commento positivo! Sono contento che mi trovi simpatico con la mia foto davanti a dei peperoncini. Tu ti presenti con la foto di un cane ha ha ha...Ma la tua arte è fenomenale. Mi piace moltissimo come riesci dare vita alle tue opere. I colori che usi sono la vita e le figure che ne escono sono meravigliose. Complimenti maestro.

 

Non chiedermi esattamente il motivo, poichè non saprei risponderti, però: la tua arte mi piace molto. Sarà perchè la foto postata sul tuo profilo comunica simpatia; o forse perchè la tua pittura, come in questo caso, non cerca il tridimensionale ma "gode" di spalmarsi su di una superficie piana; sarà per il "taglio" che dai alle tue produzioni....Complimenti!


commento di Jordan sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 25 settembre 2009 alle ore 16:08

Quello che mostra la tua pittura è uno di miei traguardi. Purtroppo non sono più tanto giovane.....e la mia pittura è ancora, come genere, è molti passi indietro.

Complimenti!


commento di Deninus sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - venerdý 25 settembre 2009 alle ore 18:06

Totalmente in armonia con quanto scritto da Mia Roiter e Liza. Pertanto condivido al 100% il loro commento:

"Io sono molto attratta dall'informale, pur essendo una figurativa. Spesso, come nel caso delle "cose" tue, non riesco a staccarmi dall'osservarle. E' un po' come con le "mentine" se apro la scatola non riesco a smettere di succhiarle finchè non la vuoto completamente del suo contenuto. Però nell'informale ci sono molti "furbastri", che nulla hanno a che fare con il mondo dell'arte. Io uso, come sistema consolidato, di cercare di conoscere la "persona" che si esprime nell'informale. Ad osservarti meglio mi ha convinto la tua frase: "Solo Macchie?....Solo Macchie!". Ciò significa che anche da parte tua c'è la stessa diffidenza che provo io. Non potendoti incontrare di persona mi sono "documentata" su di te leggendo quanto scrivono gli altri e navigando su Internet. Beh...signor "Sergio" è chiaro che non sei un venditore di fumo, pittosto un "signor intellettuale" che usa il cevello che sua madre gli ha donato in tutti i 360°.

A questo punto ho deciso di votare le tue opere in classifica. Le voterei tutte 21 o 26 quante sono, ma è un inizio. Complimenti ed auguri per la tua attività artistica e non solo."

 


commento di Pony sull'opera volo radente - sabato 26 settembre 2009 alle ore 12:43

Ringrazio tutti per i preziosi e graditi commenti.


commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - domenica 27 settembre 2009 alle ore 14:50

Ringrazio tutti per i preziosi e graditi commenti.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - domenica 27 settembre 2009 alle ore 14:51

Ringrazio tutti per i preziosi e graditi commenti.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - domenica 27 settembre 2009 alle ore 14:52

Ringrazio tutti per i preziosi e graditi commenti.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - domenica 27 settembre 2009 alle ore 14:53

Questo lavoro è bellissimo, forse è il mio preferito.


commento di Dok sull'opera Omaggio ai tubisti - domenica 27 settembre 2009 alle ore 15:36

Questa è una delle opere che "sento" di più, ciò probabilmente è dovuto alla mia attività oppure al fatto di vivere nel quartiere operaio di Panzano.


commento di Walter Leone sull'opera Omaggio ai tubisti - domenica 27 settembre 2009 alle ore 18:58

Dal tuo profilo:

"Per caso presente con le sue opere alla 53° Biennale di Venezia. (Evento collaterale Blue Zone)

Che io vi racconti quante personali abbia fatto... e dove... non credo vi interessi. Quello che conta è quello che posto: il mio lavoro. Se vi garba ...lo votate. Se non vi garba non fatelo anche qualora io avessi votato una vostra opera. Se non credete al "voto" e vi piacciono i miei lavori ditelo, con un commento: "OK".

Nota: "NON VOTATE LE OPERE CHE HANNO POCHI VOTI" poichè questo significa, naturalmente esiste sempre la possibilità che vi piacciano davvero ( a pochi però!), che non siete "belle" persone. Che non siete artisti. Che non siete liberi di esprimere il vostro gusto reale ma che siete "servi" di meccanismi e di opportunismi che io non gradisco".

Ciò che UCCIDE l'artista (ammesso e non concesso che esistano), a mio parere, è l'indifferenza!

Capitano nautico e metalmeccanico per hobby.
 

SOLO MACCHIE?......SOLO MACCHIE!"

IO TI ADORO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 


commento di Mia Roiter sull'opera Omaggio ai tubisti - domenica 27 settembre 2009 alle ore 20:59

"Per caso presente con le sue opere alla 53° Biennale di Venezia. (Evento collaterale Blue Zone)

Che io vi racconti quante personali abbia fatto... e dove... non credo vi interessi. Quello che conta è quello che posto: il mio lavoro. Se vi garba ...lo votate. Se non vi garba non fatelo anche qualora io avessi votato una vostra opera. Se non credete al "voto" e vi piacciono i miei lavori ditelo, con un commento: "OK".

Nota: "NON VOTATE LE OPERE CHE HANNO POCHI VOTI" poichè questo significa, naturalmente esiste sempre la possibilità che vi piacciano davvero ( a pochi però!), che non siete "belle" persone. Che non siete artisti. Che non siete liberi di esprimere il vostro gusto reale ma che siete "servi" di meccanismi e di opportunismi che io non gradisco"."

Sei una splendida persona oltre che ad essere un VERO artista!

 


commento di Kurt sull'opera volo radente - domenica 27 settembre 2009 alle ore 21:12

"Ciò che UCCIDE l'artista (ammesso e non concesso che esistano), a mio parere, è l'indifferenza!"

Molto vero! Complimenti anche per come la pensi oltre che per il tuo lavoro artistico.

 


commento di Sily sull'opera Omaggio ai tubisti - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 09:15

Questa è un quadro che cresce nel tempo. Le prime volte che lo vidi mi sembrava scialbo ed insignificante, poi iniziò ad interessarmi. Non amo il grigio ma in questo caso ed in seguito a lunga osservazione questa opera è propio bella.


commento di Sily sull'opera volo radente - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 09:34

Mi picciono molto i colori ed l'impianto pittorico in generale.


commento di Sily sull'opera Manhattan vista dal Bronx - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 09:35

Questo "Feeling..." è uno dei miei favoriti. Mi piace molto il contraso e le forme.


commento di Sily sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 09:36

Sono andata a vedermelo in Blogger: è stupendo!


commento di Sily sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 09:36

Mi piace molto la frammentazione del lavoro e la tavolozza adottata.


commento di Sily sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 09:39

Quest'opera simbolo e molto bella. Si percepisce il movimento. Interessante il concetto di ancoraggio applicato alla vita di tutti i giorni.


commento di Sily sull'opera Ho dato fondo (parziale) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 09:42

A questo punto mi sembra utile postare questo link:

sergiodavanzo.blogspot.com/2009_06_01_archive.html

Ringrazio per i commenti


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 09:48

Hai fatto bene a postare il link del tuo blog in blogger. Ciò che poteva sembrare, tutto sommato un quadro molto semplice, in realtà osservando la sua complessità si nota molto bene il tuo riferimento, nelle forme, alla "Sagrada Familia" del grande catalano. Mentre intuisco che la tua scelta dei colori  sia un tributo a quanto fatto da lui nel "Parco Guell". Molto bello se lo guardi nella sua interezza. Molto interessanti i particolari che hai messo in luce. Si respira la Catalogna. Un grande BRAVO!


commento di Dolores Lafuente sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 10:18

Dimenticavo. Molto belli quei filamenti bianchi alla base della "Sagrada Familia"...purtroppo si possono notare solamente aprendo il tuo link e non in questo frammento di ioArte.


commento di Dolores Lafuente sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 10:21

Gaudì non è solo un genio dell’archittetura, un simbolo della Spagna dell’ultimo secolo, “el Monarca” delle forme ma anche, a sua insaputa, l’inventore di atmosfere.

Gaudì si ritrova ad essere così il padre della fantascienza.
Antoni Gaudì operò in un momento in cui il gusto gotico del Medioevo era tornato in voga ma con piccole differenze che trovarono la loro evoluzione nel neogotico e infine nello Stile Liberty.

Detto questo entrambi gli stili si ritrovano nell’opera più “ambientalistica” di Gaudì: Parco Guell che come ogni opera dell’architetto, contiene anticipazione e novità di nuove correnti artistiche: in quest’opera riesce a far convivere neogotico e Liberty, i colori e l’austerità, intersecando la flora reale del parco con la riproduzione fantastica di animali in vetro colorato e frammenti di ceramica.

I colori forti e le forme arrotondate.
La struttura di parco Guell trova diretta rispondenza nell’organizzazione del tuo quadro di tributo. Incamera anche l’altezza l’austerità e la luce puramente simbolica della Sagrada Familia.

Il tuo tributo è meraviglioso! Hai colto le atmosfere, i colori, le forme e la "fantascienza" del Gaudì (naturalmente è indispensabile aprire il tuo link su Blogger).


commento di Alex Lavaroni sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 10:40

INUTILE!!!! - SEI UN MAESTRO!!!!-


commento di Skrikki sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 11:01

Sergio, questa mimosa stesa sul sangue di Bagdad è meravigliosa!


commento di Skrikki sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 11:02

L'idea di costruire questo quadro con tanti "sotto quadri" mi intriga!


commento di Ciro Bonito sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 11:19

Molto bello questo gruppo di tele. Lo vidi montato su di un pannello bianco alla Galleria Gran Pavese di Monfalcone.


commento di Mah...! sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 14:34

mi piace molto l'effetto "rugiada" e "la foglia di fico".


commento di Mah...! sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 14:36

Barcellona è una città che amo. Ad ogni occasione possibile mi reco in Par Guell. Questa tua tela profuma di Gaudì.


commento di Mah...! sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 14:39

Mi pare di capire che la tua arte sia caratterizzata da un forte impegno sociale:
Strada di Bagdad con mimosa : un opera contro l’assurdità della guerra in generale ed il tema della questione femminile.
Mahattan vista dal Bronx: un impegno di lotta contro la ghettizzazione e l’emarginazione
La Mafia è solamente un insetto: puoi schiacciarla! No comment mi sembra eloquente.
Omaggio ai Tubisti: è un impegno al fianco di quella che veniva definita un tempo non lontano, la “classe operaia”.
Volo Radente: ripercorre a mio parere i temi precedenti.
Tributo a Gaudì: credo sia una tua personale esigenza di estetismo in generale
• “Ho dato fondo” e “Feelings & Feelings”: credo appartengano alla sfera del personale.

Mi sono limitato alle tue 8 opere in classifica. Sono distante dalla realtà delle cose?
 


commento di Rauschenberg sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 15:18

Sono stata a Barcellona circa nel 1990... avevo una vera febbre-per-Gaudì!!! La tua opera vista sul blog acquista 10 volte più effetto: hai fatto benissimo a mandare il link! (ho anche colto l'occasione  per iscrivermi tra i tuoi fan) il mio commento è uno solo: se Gaudì la vedesse sarebbe contento!!!


commento di Paolanatalia58 sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 18:40

Paolanatalia58 Grazie per entrambe le cose: la tua condivisione del mio blog in Blogger ed aver gradito questo lavoro.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 28 settembre 2009 alle ore 18:52

In quadro significativo e bello.


commento di Erica sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 29 settembre 2009 alle ore 08:44

Un'opera con un impatto visivo importante.


commento di Erica sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 29 settembre 2009 alle ore 08:45

Un quadro più sussurrato che urlato.


commento di Erica sull'opera volo radente - martedý 29 settembre 2009 alle ore 08:47

luminoso e gradevole


commento di Erica sull'opera Manhattan vista dal Bronx - martedý 29 settembre 2009 alle ore 08:48

Bello soprattutto se visto in Blogger


commento di Erica sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - martedý 29 settembre 2009 alle ore 08:49

Frammento estremamente gradevole ed interessante.


commento di Erica sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 29 settembre 2009 alle ore 08:49

Un quadro che comunica una forte carica emotiva. No alla guerra sempre comunque ovunque!


commento di Rotcko sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 29 settembre 2009 alle ore 08:51

Opera simbolo di un artista da seguire e da proteggere.


commento di Rotcko sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 29 settembre 2009 alle ore 08:52

I miei nipoti ed io concordiamo sul concetto. Bello il risultato pittorico.


commento di Accabi sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 29 settembre 2009 alle ore 08:57

hai fatto bene ad evidenziare la questione femminile all'interno della spietata logica della guerra.


commento di Gigi sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 29 settembre 2009 alle ore 09:00

Sono molto contenta che siano degli artisti maschi come te, sensibili sul fronte dei diritti delle donne.


commento di Dolores Lafuente sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 29 settembre 2009 alle ore 09:46

Molto bello complimenti. Potresti postare un link che dia modo di vedere l'opera per intero? Grazie.


commento di Vanni sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 29 settembre 2009 alle ore 09:49

sergiodavanzo.blogspot.com/2009/07/212-feelings-feelings.html

nel caso vorreste vedere un po' più di un frammento, cliccare il link.


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 29 settembre 2009 alle ore 09:54

Si può definire "pittura" la luce che la nostra anima getta sulle cose.

You can define"Painting" the light that our soul throws on the things.

Usted puede definir "Pintura" la luz que nuestra alma echa sobre las cosas.


Si può definire “pittura” la luce che la nostra anima getta sulle cose.
Non ha alcuna importanza lo stile, il supporto utilizzato, il materiale adottato per farlo.
Ritengo superato ed irrisolto il dibattito sulla forma.
La base della pittura, a mio giudizio, non è il disegno. Nemmeno i pigmenti. Solamente la luce ed il suo opposto possono costituire i fondamenti della pittura di sempre. Storicamente, ed in assenza di altre tecniche, il disegno sembrava essere l’unico modo possibile per esprimere pittura. Da molto tempo, ormai, ci sono diverse forme d’arte che basano il loro fondamento sulla riproduzione della forma. A mio parere, la fotografia, il cinema, il fumetto, l’architettura, le vari applicazioni delle tecniche video e digitali, hanno svincolato, se non sollecitato la pittura a sdoganarsi dal ricorso alla forma in quanto tale. Sicuramente ci sono artisti che non possono evitare di esprimersi senza ricorrere al segno ed al disegno. Io, non appartengo a questa categoria, se non casualmente o per gioco. Non disprezzo chi continua a “disegnare pittura”. Non solo non lo ritengo indispensabile ma da evitare. Ricorrere al segno è limitativo e limitante.
Quindi il disegno è una forma possibile di arte in pittura, sicuramente non la sola.
I soggetti rappresentabili in pittura sono tutti quelli della tradizione ai quali se abbandoniamo la costrizione della forma ( come del resto in poesia abbiamo abbandonato la “rima”) se ne aggiungono molti altri quali ad esempio: emozioni, concetti, sogni, paure…Ritengo che, quale esempio, si possa disegnare una faccia umana che provi paura. Non la paura stessa, però. La paura, l’amore, l’amicizia, un’emozione non può avere forma. Ed ecco allora che è indispensabile il ricorso all’informale.
 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - martedý 29 settembre 2009 alle ore 10:07

Si può definire "pittura" la luce che la nostra anima getta sulle cose.

You can define"Painting" the light that our soul throws on the things.

Usted puede definir "Pintura" la luz que nuestra alma echa sobre las cosas.


Si può definire “pittura” la luce che la nostra anima getta sulle cose.
Non ha alcuna importanza lo stile, il supporto utilizzato, il materiale adottato per farlo.
Ritengo superato ed irrisolto il dibattito sulla forma.
La base della pittura, a mio giudizio, non è il disegno. Nemmeno i pigmenti. Solamente la luce ed il suo opposto possono costituire i fondamenti della pittura di sempre. Storicamente, ed in assenza di altre tecniche, il disegno sembrava essere l’unico modo possibile per esprimere pittura. Da molto tempo, ormai, ci sono diverse forme d’arte che basano il loro fondamento sulla riproduzione della forma. A mio parere, la fotografia, il cinema, il fumetto, l’architettura, le vari applicazioni delle tecniche video e digitali, hanno svincolato, se non sollecitato la pittura a sdoganarsi dal ricorso alla forma in quanto tale. Sicuramente ci sono artisti che non possono evitare di esprimersi senza ricorrere al segno ed al disegno. Io, non appartengo a questa categoria, se non casualmente o per gioco. Non disprezzo chi continua a “disegnare pittura”. Non solo non lo ritengo indispensabile ma da evitare. Ricorrere al segno è limitativo e limitante.
Quindi il disegno è una forma possibile di arte in pittura, sicuramente non la sola.
I soggetti rappresentabili in pittura sono tutti quelli della tradizione ai quali se abbandoniamo la costrizione della forma ( come del resto in poesia abbiamo abbandonato la “rima”) se ne aggiungono molti altri quali ad esempio: emozioni, concetti, sogni, paure…Ritengo che, quale esempio, si possa disegnare una faccia umana che provi paura. Non la paura stessa, però. La paura, l’amore, l’amicizia, un’emozione non può avere forma. Ed ecco allora che è indispensabile il ricorso all’informale.
 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - martedý 29 settembre 2009 alle ore 10:07

Si può definire "pittura" la luce che la nostra anima getta sulle cose.

You can define"Painting" the light that our soul throws on the things.

Usted puede definir "Pintura" la luz que nuestra alma echa sobre las cosas.


Si può definire “pittura” la luce che la nostra anima getta sulle cose.
Non ha alcuna importanza lo stile, il supporto utilizzato, il materiale adottato per farlo.
Ritengo superato ed irrisolto il dibattito sulla forma.
La base della pittura, a mio giudizio, non è il disegno. Nemmeno i pigmenti. Solamente la luce ed il suo opposto possono costituire i fondamenti della pittura di sempre. Storicamente, ed in assenza di altre tecniche, il disegno sembrava essere l’unico modo possibile per esprimere pittura. Da molto tempo, ormai, ci sono diverse forme d’arte che basano il loro fondamento sulla riproduzione della forma. A mio parere, la fotografia, il cinema, il fumetto, l’architettura, le vari applicazioni delle tecniche video e digitali, hanno svincolato, se non sollecitato la pittura a sdoganarsi dal ricorso alla forma in quanto tale. Sicuramente ci sono artisti che non possono evitare di esprimersi senza ricorrere al segno ed al disegno. Io, non appartengo a questa categoria, se non casualmente o per gioco. Non disprezzo chi continua a “disegnare pittura”. Non solo non lo ritengo indispensabile ma da evitare. Ricorrere al segno è limitativo e limitante.
Quindi il disegno è una forma possibile di arte in pittura, sicuramente non la sola.
I soggetti rappresentabili in pittura sono tutti quelli della tradizione ai quali se abbandoniamo la costrizione della forma ( come del resto in poesia abbiamo abbandonato la “rima”) se ne aggiungono molti altri quali ad esempio: emozioni, concetti, sogni, paure…Ritengo che, quale esempio, si possa disegnare una faccia umana che provi paura. Non la paura stessa, però. La paura, l’amore, l’amicizia, un’emozione non può avere forma. Ed ecco allora che è indispensabile il ricorso all’informale.
 

 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - martedý 29 settembre 2009 alle ore 10:08

Si può definire "pittura" la luce che la nostra anima getta sulle cose.

You can define"Painting" the light that our soul throws on the things.

Usted puede definir "Pintura" la luz que nuestra alma echa sobre las cosas.


Si può definire “pittura” la luce che la nostra anima getta sulle cose.
Non ha alcuna importanza lo stile, il supporto utilizzato, il materiale adottato per farlo.
Ritengo superato ed irrisolto il dibattito sulla forma.
La base della pittura, a mio giudizio, non è il disegno. Nemmeno i pigmenti. Solamente la luce ed il suo opposto possono costituire i fondamenti della pittura di sempre. Storicamente, ed in assenza di altre tecniche, il disegno sembrava essere l’unico modo possibile per esprimere pittura. Da molto tempo, ormai, ci sono diverse forme d’arte che basano il loro fondamento sulla riproduzione della forma. A mio parere, la fotografia, il cinema, il fumetto, l’architettura, le vari applicazioni delle tecniche video e digitali, hanno svincolato, se non sollecitato la pittura a sdoganarsi dal ricorso alla forma in quanto tale. Sicuramente ci sono artisti che non possono evitare di esprimersi senza ricorrere al segno ed al disegno. Io, non appartengo a questa categoria, se non casualmente o per gioco. Non disprezzo chi continua a “disegnare pittura”. Non solo non lo ritengo indispensabile ma da evitare. Ricorrere al segno è limitativo e limitante.
Quindi il disegno è una forma possibile di arte in pittura, sicuramente non la sola.
I soggetti rappresentabili in pittura sono tutti quelli della tradizione ai quali se abbandoniamo la costrizione della forma ( come del resto in poesia abbiamo abbandonato la “rima”) se ne aggiungono molti altri quali ad esempio: emozioni, concetti, sogni, paure…Ritengo che, quale esempio, si possa disegnare una faccia umana che provi paura. Non la paura stessa, però. La paura, l’amore, l’amicizia, un’emozione non può avere forma. Ed ecco allora che è indispensabile il ricorso all’informale.
 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 29 settembre 2009 alle ore 10:09

Si può definire "pittura" la luce che la nostra anima getta sulle cose.

You can define"Painting" the light that our soul throws on the things.

Usted puede definir "Pintura" la luz que nuestra alma echa sobre las cosas.


Si può definire “pittura” la luce che la nostra anima getta sulle cose.
Non ha alcuna importanza lo stile, il supporto utilizzato, il materiale adottato per farlo.
Ritengo superato ed irrisolto il dibattito sulla forma.
La base della pittura, a mio giudizio, non è il disegno. Nemmeno i pigmenti. Solamente la luce ed il suo opposto possono costituire i fondamenti della pittura di sempre. Storicamente, ed in assenza di altre tecniche, il disegno sembrava essere l’unico modo possibile per esprimere pittura. Da molto tempo, ormai, ci sono diverse forme d’arte che basano il loro fondamento sulla riproduzione della forma. A mio parere, la fotografia, il cinema, il fumetto, l’architettura, le vari applicazioni delle tecniche video e digitali, hanno svincolato, se non sollecitato la pittura a sdoganarsi dal ricorso alla forma in quanto tale. Sicuramente ci sono artisti che non possono evitare di esprimersi senza ricorrere al segno ed al disegno. Io, non appartengo a questa categoria, se non casualmente o per gioco. Non disprezzo chi continua a “disegnare pittura”. Non solo non lo ritengo indispensabile ma da evitare. Ricorrere al segno è limitativo e limitante.
Quindi il disegno è una forma possibile di arte in pittura, sicuramente non la sola.
I soggetti rappresentabili in pittura sono tutti quelli della tradizione ai quali se abbandoniamo la costrizione della forma ( come del resto in poesia abbiamo abbandonato la “rima”) se ne aggiungono molti altri quali ad esempio: emozioni, concetti, sogni, paure…Ritengo che, quale esempio, si possa disegnare una faccia umana che provi paura. Non la paura stessa, però. La paura, l’amore, l’amicizia, un’emozione non può avere forma. Ed ecco allora che è indispensabile il ricorso all’informale.
 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 29 settembre 2009 alle ore 10:09

Si può definire "pittura" la luce che la nostra anima getta sulle cose.

You can define"Painting" the light that our soul throws on the things.

Usted puede definir "Pintura" la luz que nuestra alma echa sobre las cosas.


Si può definire “pittura” la luce che la nostra anima getta sulle cose.
Non ha alcuna importanza lo stile, il supporto utilizzato, il materiale adottato per farlo.
Ritengo superato ed irrisolto il dibattito sulla forma.
La base della pittura, a mio giudizio, non è il disegno. Nemmeno i pigmenti. Solamente la luce ed il suo opposto possono costituire i fondamenti della pittura di sempre. Storicamente, ed in assenza di altre tecniche, il disegno sembrava essere l’unico modo possibile per esprimere pittura. Da molto tempo, ormai, ci sono diverse forme d’arte che basano il loro fondamento sulla riproduzione della forma. A mio parere, la fotografia, il cinema, il fumetto, l’architettura, le vari applicazioni delle tecniche video e digitali, hanno svincolato, se non sollecitato la pittura a sdoganarsi dal ricorso alla forma in quanto tale. Sicuramente ci sono artisti che non possono evitare di esprimersi senza ricorrere al segno ed al disegno. Io, non appartengo a questa categoria, se non casualmente o per gioco. Non disprezzo chi continua a “disegnare pittura”. Non solo non lo ritengo indispensabile ma da evitare. Ricorrere al segno è limitativo e limitante.
Quindi il disegno è una forma possibile di arte in pittura, sicuramente non la sola.
I soggetti rappresentabili in pittura sono tutti quelli della tradizione ai quali se abbandoniamo la costrizione della forma ( come del resto in poesia abbiamo abbandonato la “rima”) se ne aggiungono molti altri quali ad esempio: emozioni, concetti, sogni, paure…Ritengo che, quale esempio, si possa disegnare una faccia umana che provi paura. Non la paura stessa, però. La paura, l’amore, l’amicizia, un’emozione non può avere forma. Ed ecco allora che è indispensabile il ricorso all’informale.
 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 29 settembre 2009 alle ore 10:10

Si può definire "pittura" la luce che la nostra anima getta sulle cose.

You can define"Painting" the light that our soul throws on the things.

Usted puede definir "Pintura" la luz que nuestra alma echa sobre las cosas.


Si può definire “pittura” la luce che la nostra anima getta sulle cose.
Non ha alcuna importanza lo stile, il supporto utilizzato, il materiale adottato per farlo.
Ritengo superato ed irrisolto il dibattito sulla forma.
La base della pittura, a mio giudizio, non è il disegno. Nemmeno i pigmenti. Solamente la luce ed il suo opposto possono costituire i fondamenti della pittura di sempre. Storicamente, ed in assenza di altre tecniche, il disegno sembrava essere l’unico modo possibile per esprimere pittura. Da molto tempo, ormai, ci sono diverse forme d’arte che basano il loro fondamento sulla riproduzione della forma. A mio parere, la fotografia, il cinema, il fumetto, l’architettura, le vari applicazioni delle tecniche video e digitali, hanno svincolato, se non sollecitato la pittura a sdoganarsi dal ricorso alla forma in quanto tale. Sicuramente ci sono artisti che non possono evitare di esprimersi senza ricorrere al segno ed al disegno. Io, non appartengo a questa categoria, se non casualmente o per gioco. Non disprezzo chi continua a “disegnare pittura”. Non solo non lo ritengo indispensabile ma da evitare. Ricorrere al segno è limitativo e limitante.
Quindi il disegno è una forma possibile di arte in pittura, sicuramente non la sola.
I soggetti rappresentabili in pittura sono tutti quelli della tradizione ai quali se abbandoniamo la costrizione della forma ( come del resto in poesia abbiamo abbandonato la “rima”) se ne aggiungono molti altri quali ad esempio: emozioni, concetti, sogni, paure…Ritengo che, quale esempio, si possa disegnare una faccia umana che provi paura. Non la paura stessa, però. La paura, l’amore, l’amicizia, un’emozione non può avere forma. Ed ecco allora che è indispensabile il ricorso all’informale.
 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 29 settembre 2009 alle ore 10:10

Si può definire "pittura" la luce che la nostra anima getta sulle cose.

You can define"Painting" the light that our soul throws on the things.

Usted puede definir "Pintura" la luz que nuestra alma echa sobre las cosas.


Si può definire “pittura” la luce che la nostra anima getta sulle cose.
Non ha alcuna importanza lo stile, il supporto utilizzato, il materiale adottato per farlo.
Ritengo superato ed irrisolto il dibattito sulla forma.
La base della pittura, a mio giudizio, non è il disegno. Nemmeno i pigmenti. Solamente la luce ed il suo opposto possono costituire i fondamenti della pittura di sempre. Storicamente, ed in assenza di altre tecniche, il disegno sembrava essere l’unico modo possibile per esprimere pittura. Da molto tempo, ormai, ci sono diverse forme d’arte che basano il loro fondamento sulla riproduzione della forma. A mio parere, la fotografia, il cinema, il fumetto, l’architettura, le vari applicazioni delle tecniche video e digitali, hanno svincolato, se non sollecitato la pittura a sdoganarsi dal ricorso alla forma in quanto tale. Sicuramente ci sono artisti che non possono evitare di esprimersi senza ricorrere al segno ed al disegno. Io, non appartengo a questa categoria, se non casualmente o per gioco. Non disprezzo chi continua a “disegnare pittura”. Non solo non lo ritengo indispensabile ma da evitare. Ricorrere al segno è limitativo e limitante.
Quindi il disegno è una forma possibile di arte in pittura, sicuramente non la sola.
I soggetti rappresentabili in pittura sono tutti quelli della tradizione ai quali se abbandoniamo la costrizione della forma ( come del resto in poesia abbiamo abbandonato la “rima”) se ne aggiungono molti altri quali ad esempio: emozioni, concetti, sogni, paure…Ritengo che, quale esempio, si possa disegnare una faccia umana che provi paura. Non la paura stessa, però. La paura, l’amore, l’amicizia, un’emozione non può avere forma. Ed ecco allora che è indispensabile il ricorso all’informale.
 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 29 settembre 2009 alle ore 10:11
Sno contenta di far parte di coloro che condividono la tua arte. Rinnovo ancora i miei complimenti perchÚ hai "azzardato" un tema per molti scomodo da trattare. Bravo!!!
commento di Letizia sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - mercoledý 30 settembre 2009 alle ore 16:13

Un opera molto bella. potresti portarcela per un periodo? Grazie


commento di Universo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - venerdý 02 ottobre 2009 alle ore 09:26
Esprime molto, mi cattura lo sguardo e le emozioni...mi affascina nel sio essere elegante. Complimenti! Solitamente preferisco lo stile figurativo ma i tuoi lavori hanno "quel non so chÚ"... :-)))
commento di Letizia sull'opera Omaggio ai tubisti - venerdý 02 ottobre 2009 alle ore 11:44

Grazie Letizia il tuo commento è importante soprattutto perchè preferisci il figurativo. Ti ringrazio per i complimenti.

Colgo l'occasione per ringraziare tutti  per i commenti postati molto graditi e molto carini. Grazie, veramente.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - sabato 03 ottobre 2009 alle ore 00:52

Un lavoro molto bello per significato e realizzazione.


commento di Kube sull'opera volo radente - sabato 03 ottobre 2009 alle ore 14:23

Assolutamente uno dei miei quadri preferiti in questo sito ioArte.


commento di Kube sull'opera Manhattan vista dal Bronx - sabato 03 ottobre 2009 alle ore 14:24

bellissimo, soprattutto se osservato nel link di Blogger.


commento di Kube sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - sabato 03 ottobre 2009 alle ore 14:28

Cocordo con quanto affermato da molti: questo lavoro artistico non "impatta" immediatamente, ma cresce dopo una consistente osservazione. Immagino però che per i "pittori" funzioni al contrario. Chi dipinge  è consapevole della bellezza di questo monocromo: profondità di campo, sensazione di velocità e paesaggio emergono chiaramente ad uno sguado attento ed esperto sin dal primo impatto. Un quadro difficile e bello!


commento di Universo sull'opera volo radente - sabato 03 ottobre 2009 alle ore 16:20

Un quadro di prezioso con una "visione di classe".


commento di Universo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - sabato 03 ottobre 2009 alle ore 16:22

Molto molto bello se visto nella sua interezza ed esplorato nei particolari.


commento di Universo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - sabato 03 ottobre 2009 alle ore 16:23

Anche le altre opere sono molto belle ma quella che mi ha colpito di più è "volo radente " perchè il messaggio è immediato e la scelta dei colori perfetta. Complimenti e grazie del tuo commento, mariano


commento di Mariano Goglia sull'opera volo radente - domenica 04 ottobre 2009 alle ore 15:44

complimenti davvero belli


commento di Frazzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 05 ottobre 2009 alle ore 13:23

SEMPLICEMENTE SPETTACCOLARE!!!!

SEMPRE MEGLIO.... STEFANIA CASULA


commento di Casula Stefania sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - lunedý 05 ottobre 2009 alle ore 14:50

Nel CD dei Bubamara ( gruppo di Treviso) intitolato "Le Feroci danze" c'è un pezzo a me particolarmente caro : "Caravaggio"

Per ogni giorno che ho trascorso nel vino
Col pugnale appoggiato vicino
Di più ad ogni sorso
Per quel facile taglio di luce che non da pace
Il talento che ho dentro che brucia
E non mi da pace.
Ho dipinto puttane belle come madonne
E straccioni ubriaconi violenti erano i santi
Nell’abbaglio feroce di luce
Che non mi da pace
Il talento che mi brucia dentro
E non mi da pace
Sono spesso fuggito
Ferito a sangue d’orgoglio
Del colore che dio ha preferito
Per questo suo figlio
Per lo sbaglio negli occhi di luce
Che non da pace
Ed attorno soltanto la notte, la notte feroce
Sono in viaggio verso un anello ed il perdono
Solo in viaggio per un anello ed un inchino
Ed un taglio che brucia feroce qui nel torace
Una voce che grida non tace e non mi da pace.
Per questo giorno che ho trascorso morente
Col pugnale distante in morso
Di tela e di niente
In un docile pugno di luce che non da pace
Adesso adesso che finalmente il perdono sarà.

Parole: Alberto Cendron
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - lunedý 05 ottobre 2009 alle ore 18:06

Grazie per il tuo voto. Ciao e buon lavoro.


commento di Erica Del Ponte sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 05 ottobre 2009 alle ore 21:05

Dimensioni diverse che senza farlo apposta si incontrano per un tratto.... questo è ciò che mi fa pensare!


commento di Paolanatalia58 sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 05 ottobre 2009 alle ore 22:12

www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_davanzo+sergio-sergio_davanzo.htm

www.shop.it/davanzo-sergio/ricerca/

www.bol.it/libri/autore/Sergio-Davanzo/7/S/-0/

http://www.gullivertown.com/libri/showchiave.php?tipo=Autore&chiave=62091

http://www.deastore.com/author/sergio%20davanzo.html

http://www.amazon.ca/exec/obidos/search-handle-url?_encoding=UTF8&search-type=ss&index=books-ca&field-author=sergio%20davanzo
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - martedý 06 ottobre 2009 alle ore 09:04

www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_davanzo+sergio-sergio_davanzo.htm

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - martedý 06 ottobre 2009 alle ore 09:05

www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_davanzo+sergio-sergio_davanzo.htm


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - martedý 06 ottobre 2009 alle ore 09:06

www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_davanzo+sergio-sergio_davanzo.htm


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - martedý 06 ottobre 2009 alle ore 09:06

www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_davanzo+sergio-sergio_davanzo.htm


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - martedý 06 ottobre 2009 alle ore 09:06

www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_davanzo+sergio-sergio_davanzo.htm


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 06 ottobre 2009 alle ore 09:07

Quet'opera l'avrei votata un paio di volte. Io non sono specialista dell'inox ma l'immagine che mi ispira è quella del coils. Non vorrei sembrare mono-tono ma ti rinnovo i miei complimenti. Ciao G.Z.


commento di Zanussi sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - martedý 06 ottobre 2009 alle ore 12:08

Quarta-feira, 8 de Julho de 2009
Due Occhi Rossi

I

Due occhi rossi,
disteso, schiacciato
sul lenzuolo d'asfalto;
segnato il decesso:
negro,
forse del Transvaal,
un nodo, un fagotto,
e via, come pacco di spesa.
Solo un grappolo fermo,
poche mani, nere d'inchiostro
a spostare quell'aria.
Muovemmo le spalle
non i pensieri
infiammando di pugni le tasche.

II

Isole verdi
isole a celle
isole d'azzurro e delfini,
ombre increspate da salti di mare;
uno scendere piano le scale
verso i confini del fondo:
ricordi di Tanga
di Rudolph, gonfio di morte,
lungo, in quella piroga,
le scarpe a tracolla,
il fegato in mano;
tirava sul prezzo un vecchio stregone.

III

Un tramonto continuò col fuoco sul ferro,
si prese una voce:
nessuno lo vide,
calata sul collo la maschera vinta,
gettare nel gorgo
la croce del sud
e polmoni al petrolio
e guardie di notte
e coste
e rotte
e solchi sul viso pieni di sale
e il coraggio, per prati del fondo.
L'ultimo grido è un muovere d'alghe.

IV

Sopra un monte di sale
rema una barca piena d'occhi:
rossi d'asfalto, di Rudolph e di altri tra l'onde,
non un porto l'accoglie col nylon.
Non esistono banchine per sbarcare la morte.
Ho liberato da rami e da foglie
soffiando tra il bosco, dopo ogni tempesta,
una fossa, piena di vermi,
di bocche i Costa d'Avorio,
di teste nere tese ad affumicare,
di secchiate di nafta,
di mani che spingono il giorno,
di becchini con vanghe dal tocco di Mida,
di gambe di donna bagnate di mare.

Ho consumato tre legni spostando gocce nell'acqua,
la prora violenta i miei mari tra tonfi,
aliti di vento non gonfiano una vela,
...e uno sta sempre seduto a guardare.
grito de sergio davanzo


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 06 ottobre 2009 alle ore 16:19

La nostra rivoluzione

Da notti sui libri
Della messa in collegio
Dal fumare in gabinetto
Dalla domenica con i genitori
Dal buco a spiare
Dietro la porta a sentire
È nata.
Nell’assemblea d’autunno
Nelle canzoni
Nei volantini
Nelle scritte sui muri
Nelle occupazioni
Nei baci sui muretti
È cresciuta.
Con le infiltrazioni
Con le delusioni
Senza modelli
Troppi si sono sciolti
È rimasta
L’ironia del folclore
La violenza dell’isolamento
La voglia di invecchiare.
La nostra rivolta era
Essere padri di noi stessi
Questa è altra cosa
E noi ancora figli
Muti
A guardare.


Sergio Davanzo 1977


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - martedý 06 ottobre 2009 alle ore 17:34

che bei colori.......... TU SEI FORTUNATO!


commento di Aria.rarefatta sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 07 ottobre 2009 alle ore 10:53

Stupenda...!!!


commento di Cinzia Baltolu sull'opera feelings & feelings (frammento) - mercoledý 07 ottobre 2009 alle ore 11:44

complimenti!sai variare anche nel cromatismo da vero professionista


commento di AmÚrico Di Gregorio sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - mercoledý 07 ottobre 2009 alle ore 15:34

Stralcio tratto da "Crossing" di Sergio Davanzo

" Oceano Pacifico Quinto giorno

 


Oggi è il primo, primo marzo. L’imminente attraversamento della “linea delle date”, ci regalerà l’esperienza di vivere due volte lo stesso giorno. Da dodici ore in anticipo su PMT (Panzano Meridan Time), passerò a dodici ore in ritardo. Mi scappa già da ridere pensando al fatto che dovrò convincere l’ufficio del personale in Cantiere, che io ho vissuto questo giorno due volte e che loro dovranno pagarmi la stessa giornata lavorativa due volte.
George, il cabin steward rumeno, è il primo al quale devo chiarire, su sua richiesta, il concetto. Nel momento in cui capisce che potrebbe incassare 90 dollari di tips in più, da non lui previste, fa un salto di felicità che rischia con la testa di rompere la testina dello sprinkler della mia cabina.
Per chiarire il concetto utilizzo un’arancia sulla quale con il pennarello ho tracciato una linea. Penso anche che farei bene a portarmela appresso per l’intera giornata, questa mia terra arancione.
Prudencia, l’assistente bar tender giamaicana del Nettuno, bar nell’area Magrodome, piscina coperta, ha un’espressione serissima questa mattina. Non sorride. Non mi saluta con il suo tradizionale “Ciao Darling”. Non ha i movimenti fluidi come al solito.
“Wassup, Prudencia?”, le chiedo.
“Ho paura, ho paura……. Mi no wanna it!”.
“Di che cosa hai paura?”
“Ho paura di vivere un giorno in più. Ho paura di questo regalo di Dio. Che cosa ho fatto per meritare un giorno in più di vita? Niente!
Se io accetto questo regalo, facendo finta di niente…. Dio si arrabbia … e mi toglie la vita!”
“… mi no wanna it…..mi no wanna it…. mi no wanna it”, continua a ripetere, mentre scompare nel retro bar in cerca di riparo.
Mi riprometto di spiegare alla ragazza, più tardi, che non ha nulla da temere da una semplice convenzione internazionale.
Proseguo lungo il ponte dodici, in cerca di un caffè.
Questo è un buon giorno per morire! Ricordo la frase di Dustin Hoffman nel film “Piccolo grande uomo”. Il caffè è veramente pessimo.
Neanche quattro bustine di zucchero “regular”, sono sufficienti per renderlo decente. Questa è la vera disgrazia per un italiano all’estero!
Osservo un gruppo di pax che giocano a carte. Accanto, un tavolo di addetti al casinò di bordo fanno colazione. Disseminati in ordine sparso, tra i vari tavoli vuoti, persone che leggono. Osservo il mare e non capisco come esso possa essere sempre diverso. Non saprei definire meglio; però non ho mai avuto la sensazione di averlo già visto in precedenza. Forse è un po’ come i volti degli uomini : non ce ne sono di identici. Questa è un’acqua che rotola su se stessa dall’Artico all’Antartico , dall’Asia all’America. Immagino grattacieli di sale sul fondo, echi di naufraghi che si espandono e si ricompongono come una sorta di arabeschi di un fumo di sigaretta nell’aria. Il lungo gioco del fare e disfare. La vita di un uomo è un’orma sul bagnasciuga, tra un’onda e l’altra, la cui durata è affidata al vento che impone il ritmo all’onda. Perché un uccello non può volare dentro al mare ?
Sono le 9.45 di venerdì 1 marzo 2002 in latitudine 25° 22’ Nord attraversiamo la Linea delle Date.
Dall’estremo Est del mondo, nello spazio di un secondo passiamo nell’estremo ovest.
Immagino un doganiere di dio chiederci : “Anything to declare?”.
Prudencia continua a vivere, forse il suo dio si sarà distratto. George, se continuerà a lavorare sedici ore al giorno, nelle cabine dei suoi pax, guadagnerà un po’ di più. Io se il Cantiere avrà capito il concetto, non dovrei temere di essere svegliato telefonicamente alle tre di notte.
E’ più pericoloso attraversare la linea continua in curva a bordo di un’automobile, che quella relativa alle nostre coscienze?
Oggi il mio tempo non sarà misurato dall’orologio.
Ho in mano i suoi occhiali da sole. Il solo ricordo tattile che io abbia di lui. Il mio ex direttore non ce l’ha fatta. Qualche giorno fa ho ricevuto la notizia della sua morte. L’ultimo periodo fu una cosa triste. Come l’affondamento di una grande nave.
Un alpino imprestato alle navi. La regalo a te, direttore, questa cosa scritta per me stesso, nei primi anni settanta. Avevo scritto questo necrologio, nella speranza di meritarmelo un giorno. Nelle mie intenzioni doveva …. Non ha importanza, ora… è tuo.
 

Assetato di luce,
sei vissuto
in spazi di gabbiani,
un alito
appena sfiorato dall’onda.
Indifferente al richiamo
della tua carcassa,
carne e nervi nella nebbia
lasciasti.

Nell’antico scafo
per dar fondo, ritorni:
hai chiuso,
per l’ultima volta
il tuo boccaporto.


E’ notte. Sono a poppa.
Ho il cuore gonfio ed alla testa bussano sogni con l’insistenza di accattoni alla porta.
Il mare è solo ombre increspate.
Muovo le spalle ma non i miei pensieri.
Guardo il cielo… il cielo … il cielo…Ho capito! Ho finalmente capito, dopo cinquantacinque anni…..ora sono sicuro di aver capito.

 

E presto intesi la romba d’un vento:
Non c’investiva,
Ma col suo solo suono squassò le vele
Tanto fruste e secche.

Sopra il mio capo l’aria si commosse!
E s’accesero cento luminarie
Che facevano in cielo l’altalena!
In mezzo a quelle, a sinistra e a dritta,
Ballavan pure le cineree stelle.


Grazie Samuel Taylor Coleridge.
Grazie a nome di tutti noi che stiamo in mare."


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - mercoledý 07 ottobre 2009 alle ore 18:04

Rinnovo i miei complimenti per le tue opere e ti ringrazio per il voto. Mi piace sperimentare nuove tecniche. In Tarta blu ho usato gli inchiostri come fossero acquerelli, ma la preparazione del fondo rendeva gli effetti imprevedibili (meglio così). Ciao e buon lavoro


commento di Erica Del Ponte sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 07 ottobre 2009 alle ore 20:02

Penso di interpretare il desiderio di tutti dichiarando Sergio Davanzo

PATRIMONIO DELL'UMANITA'!!!


commento di Diego Totis sull'opera feelings & feelings (frammento) - mercoledý 07 ottobre 2009 alle ore 22:02

Ma che bello! L'uomo in bici trasmette un gran senso di libertà e gioia pure con le line sottili ed essenziali del bianco su fondo nero, anzi forse proprio PER queste linee!!!!


commento di Paolanatalia58 sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - giovedý 08 ottobre 2009 alle ore 00:34

mi correggo: il ciclista è sudato e affaticato per i tempi grami dell'oggi. Tuttavia a me trasmette una sensazione del tipo "così va bene"


commento di Paolanatalia58 sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - giovedý 08 ottobre 2009 alle ore 00:36

Sei troppo forte, bravissimo molto particolare.

Mi devi dare un po' di tempo per leggere meglio le tue cose, perchè sto facendo una mostra.

Grazie per avermi votata

A presto

                  Samirè


commento di Samire' sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - giovedý 08 ottobre 2009 alle ore 12:14

L'ho immaginato come un grande crostaceo in disfacimento. Kraken era un dio del mare preceltico più che cattivo era "amorale" pertanto...non è possibile nemmeno definirlo "cattivo".


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - giovedý 08 ottobre 2009 alle ore 18:46

Adorabile Kraken!!!

;o)


commento di Coco sull'opera KRAKEN - giovedý 08 ottobre 2009 alle ore 22:24

Ma si deve commentare l'opera pittorica o il titolo? Rido (anche pensando a Freud, che stimo con moderazione)!!!


commento di Coco sull'opera Pensavo fossi morto.... - giovedý 08 ottobre 2009 alle ore 22:32

bellissimo sei completo pittore , artista poeta. I tuoi quadri mi danno emozioni  particolari

ed è questo che deve arrivare ad una persona. La  stessa cosa con la musica, da una vita canto e quando la voce riesce a trasmettere forti emozioni hai vinto , perche' non bastano i critici per elogiarti ma la cosa piu importante e la gente comune che ti deve apprezzare, a me personalmente è sempre interessato questo.

A presto Sergio

                       Samirè


commento di Samire' sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 06:45

Coco...commenti tutto ciò che vuoi...il titolo non è casuale nella mia produzione. Io parto dal titolo e "svolgo" (se mi riesce) il compito in classe. Qualora il risultato mi soddisfi, lo conservo, altrimenti lo "copro", quando possibile, oppure lo brucio, lo elimino.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 13:01

Splendida la tua poesia "La nostra rivoluzione" evidentemente hai vissuto la stagione del 68. Molto bello il frammento di "Crossing" postato in questi commenti.

Veniamo a questo tuo pezzo pittorico: senza tema di smentita lo sento molto "vedoviano" al punto che potrebbe essere intitolato "Omaggio a Vedova". Non sono ancora stato a visitare la Fondazione Vedova in Giudecca, immagino di trovare un feeling comune tra questo tuo "nero" e la produzione del maestro veneziano. Conoscendo il tuo essere uomo di mare, ti dirò che vedo anche lo scheletro di una nave da carico in legno, tirata in secca sulla spiaggia al chiaro di luna. Vedo distintamente le corbe, le anguille, i paramezzali.... Immagino che tu usi questo scheletro come una sorta di casa nella quale addentraci per esplorare il poprio essere. Non vuoi che sia "un viaggio nell'inconscio" infatti nel titolo dici: "...& Freud non è della partita". Il tema del viaggio introspettivo, che tu lo voglia o no, viene fuori prepotentemente in questo tuo pezzo da "Fondazione Davanzo". Molto bello e molto significativo e le persone sembrano anche capirlo! Complimenti.


commento di Alex Lavaroni sull'opera Pensavo fossi morto.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 16:30

Mitologia norrena
Sebbene il nome kraken non appaia mai nei testi della mitologia norrena, le sue caratteristiche possono ricondursi a quelle dell'hafgufa, descritto nella Saga di Örvar-Odds e nel Konungs skuggsjá (1250). In questi testi si parla dell'hafgufa come di un mostro marino talmente grande da poter essere scambiato per un'isola quando si trovava in superficie. Questo tema (il mostro che sembra un'isola) è uno degli elementi ricorrenti principali nella tradizione sul Kraken, che si sviluppò principalmente nel Settecento. Questo tema ha avuto anche sviluppi diversi, e in particolare accomuna il Kraken con lo Zaratan, la balena-isola del mito di San Brendano di Clonfert.

Alcuni elementi della tradizione relativa al Kraken (le bolle e gli spruzzi d'acqua dalle sue narici, le forti correnti e le violente onde provocate dai suoi spostamenti, il suo emergere come un'isola) fanno supporre ad alcuni studiosi che la versione originale del mito norreno possa essere correlata all'attività vulcanica sottomarina in Islanda.

Linneo e Pontoppidan
Nella prima opera di Carl von Linné, Systema Naturae (1735), il Kraken compare fra i cefalopodi, con il nome scientifico Microcosmus (in seguito, Linné rinunciò a menzionare questa ipotetica specie). Il riferimento settecentesco principale sul Kraken è la Storia naturale della Norvegia (1752) del danese Erik Pontoppidan, vescovo di Bergem. Pontoppidan riprende il tema del mostro-isola, sostenendo che alcune isole rappresentate erroneamente sulle mappe fossero in effetti da ricondursi ad avvistamenti del Kraken in emersione. Nella descrizione di Pontoppidan, il principale elemento di pericolosità del Kraken erano le sue stesse dimensioni, e le forti onde e i potenti gorghi che causava emergendo o inabissandosi. Il Kraken non viene quindi descritto come ostile, sebbene Pontoppidan precisò che, volendo, il Kraken avrebbe potuto afferrare e trascinare negli abissi anche la più grande nave da guerra. Sempre Pondoppidan sostiene che un giovane esemplare di Kraken, morto, fosse stato spinto dalle onde sulla spiagga presso Alstahaug.

Il Kraken di Pontoppidan appare come "pesce-granchio" nell'opera dello svedese Jacob Wallenberg Min son på galejan ("Mio figlio sulla galera", 1781):

« Il Kraken, anche detto pesce-granchio, che non è (a quanto dicono i piloti norvegesi) così grande, non è più grande della larghezza della nostra Öland [ovvero meno di 16 km] ... Se ne sta sul fondo del mare, sempre circondato da molti piccoli pesci che gli servono come cibo e ricevono cibo da esso; perché il suo pasto, se ricordo bene ciò che scrive Pontoppidan, dura non meno di tre mesi, e altri tre servono per la digestione. In seguito, i suoi escrementi nutrono un esercito di pesci più piccoli, e per questo motivo i pescatori gettano i piombi dove esso giace ... Gradualmente, il Kraken sale alla superficie, e quando si trova a dodici o dieci braccia è bene che le barche si allontanino, perché di lì a poco esso emerge come un'isola, spruzzando acqua dalle sue terribili narici e creando anelli di onde attorno a sé, fino a distanze di molte miglia. Si può forse dubitare che questo sia proprio il Leviatano del Libro di Giobbe? »

L'idea che i pescatori si arrischiassero a pescare sopra il Kraken è menzionata da Pontoppidan; pare che i pescatori norvegesi, per complimentarsi per una pesca particolarmente abbondante, fossero soliti dire: "devi aver pescato sul Kraken".
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 18:27

Kraken

Una delle più belle storie disegnate da Jordi Bernet e scritte da Antonio Segura. In una metropoli del XXI secolo i drammatici e toccanti racconti di uomini perversi, stupratori di cadaveri, esorcisti posseduti e voyeur impotenti. Un titolo che ha fatto Storia, finalmente proposta in un unico volume. Un concentrato di pura violenza, scenari claustrofobici e bellissime donne. Assisteremo alle storie della pattuglia della polizia metropolitana comandata dal tenente Dante che percorrerà alla ricerca di criminali e violentatori in fuga le sozze fognature, debordanti di escrementi e feti, dove vive il mostro urbano chiamato Kraken.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 18:29

Non sempre nelle leggende più antiche questo distruttore di navi è visto come piovra: appare pure come un pesce–granchio o un’enorme Balena. La peculiarità che rimane costante in ogni versione è quella per cui quando emerge dal fondo dell’oceano, oltre che distruggere le navi che gli passano vicino può essere benissimo confuso con un’isola.

L’origine del nome non è chiarissima, sicuramente come l’origine della leggenda impone, deriva da lingue nordiche: infatti, in norvegese, krake indica un animale malsano o aberrante termini simili, sia da un punto di vista morfologico che sintattico si trovano anche nell’inglese. Mentre in tedesco, krake significa proprio piovra.

Il Kraken ha ottenuto nuova notorietà perché è il mostro del terribile pirata Davy Jones nella fortunata trilogia de “I Pirati dei Caraibi”.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 18:36

Per "TUBISTA" non intendo quello descritto dall'articolo di Luca Rigamondi.

"Quindicina" e timore del tubista
Così si viveva nelle case chiuse
Vietato servire cibi e bevande, vietato suonare e cantare, vietato aprire le persiane, le case di tolleranza erano state concepite dalle due leggi che le avevano istituite prima e riorganizzate poi - nel 1860 e nel 1888 - come luoghi di "passaggio" del sesso a pagamento: entrare, consumare, uscire. Anche per questo, probabilmente, nell'immaginario collettivo sono sempre rimaste luoghi quasi mitici, dove si respirava sempre e comunque un'atmosfera di peccaminosa lussuria. Ovviamente per questo erano nate e si erano sviluppate, ma il mito si fondava anche sull'alone di mistero che circondava questi luoghi. Dove, invece, la vita era regolata da ritmi rigidi e sempre uguali, e dove circolavano personaggi di ogni genere, ognuno indicato con il proprio soprannome.


C'erano i "flanellisti", cioè coloro che andavano nei bordelli solo per guardarsi in giro, per respirare l'atmosfera, per guardare le ragazze di sottecchi, per sentirsi parte di un mondo che, il più delle volte, poteva solo sognare e non permettersi. Ma c'era anche chi usava il salone della maison come fosse una biblioteca: molto spesso, infatti, gli universitari andavano proprio lì per preparare in pace e tranquillità gli esami, e i militari per garantirsi un posto caldo dove stare seduti. E una regola non scritta dei postriboli era che, nonostante i flanellisti abituali non fossero ben visti dalla maitresse, dovevano essere trattati con ogni riguardo.

Poi c'erano quelli che andavano al bordello solo per parlare con una ragazza: i "parlanti", che con la prostituta di turno sfogavano i propri sentimenti repressi, e i "teneroni", che cercavano orecchie sulle quali riversare la storia delle proprie disgrazie. E poi i "ciceri", che invece miravano a far parlare le ragazze, a sapere la loro storia, a capire perché avevano scelto di far quel mestiere. Tutti "tipi" particolarmente disprezzati, questi: nelle case di tolleranza, infatti, per ottenere il rispetto delle ragazze bisognava dimostrare la propria virilità, e quindi consumare invece di blaterare.

Naturalmente avevano un soprannome anche coloro che nelle case chiuse andavano non per fare sesso con una ragazza ma per dar sfogo alle proprie devianze: i "guardoni", che affittavano un buco dal quale spiare ciò che accadeva in una stanza, e i "sottomarini", che compravano il diritto di stendersi sotto il letto di una delle ragazze per assistere all'amplesso.

Un soprannome aveva anche il medico inviato periodicamente dalle autorità per la visita ginecologica: veniva chiamato "tubista" (il perché è facilmente intuibile) ed era particolarmente temuto. Quando trovava una ragazza infetta da una malattia venerea, infatti, il medico aveva l'obbligo di comunicarlo sia alla tenutaria sia alle autorità, e la malcapitata veniva sospesa a tempo indeterminato dal "servizio". Ovviamente senza stipendio, perché le ragazze, nei bordelli,lavoravano a cottimo: tante prestazioni, tanti soldi ricevuti dalla maitresse, che generalmente tratteneva il 50% per coprire le spese di mantenimento e di struttura.

Il rito prevedeva che gli uomini, giunti nel salone, guardassero per un po' le ragazze, poi scegliessero quella che li attirava di più e a quel punto passassero alla cassa per comprare la "marchetta", il gettone che dava diritto ad ottenere la prestazione. Dopo aver scelto, il cliente consegnava la marchetta alla prostituta, che lo portava in camera per consumare.

Una "pensionante", mediamente, riusciva a fare 30-40 marchette al giorno: le ragazze, insomma, guadagnavano piuttosto bene. Nel 1888, anno della revisione delle tariffe con la legge Crispi, ad esempio, una marchetta costava 1 lira. Significa che ogni giorno una ragazza poteva guadagnare anche 40 lire, e pur dovendone dare metà alla tenutaria della casa gliene restavano pur sempre 20: un patrimonio, rispetto alle 3 lire di stipendio giornaliero di un operaio.

Le ragazze, che avevano tutte un nome d'arte e facevano carriera non tanto grazie alla prestanza fisica quanto alle capacità professionali, potevano restare in un postribolo al massimo per quindici giorni, dopodiché dovevano trovarsi una sistemazione in un postribolo di un'altra città: ogni "scaglione" di pensionanti veniva per questo chiamato "quindicina", e i frequentatori abituali delle case chiuse attendevano con ansia l'arrivo del nuovo "turno", sperando che tra le ragazze ci fosse anche quella in particolare sulla quale erano giunte voci favorevoli provenienti da altre città d'Italia. Si trattava di un metodo per evitare che i clienti si innamorassero delle ragazze frequentandole troppo a lungo, ma anche per far offire in tutte le città d'Italia le grazie di ogni "pensionante". Ufficialmente ogni ragazza doveva arrangiarsi per trovare la prossima casa di tolleranza nella quale soggiornare per i successivi 15 giorni; in realtà esisteva una figura, chiamata "collocatore", che a tutti gli effetti era il "manager" delle singole ragazze: un antesignano del moderno protettore, insomma, al quale spettava l'incombenza di far fruttare al massimo le doti della sua protetta. E si trattava di un mercato particolarmente fiorente: negli ultimi anni di vita delle case chiuse, bastava collocare una sola ragazza per poter vivere di rendita.

Luca Rigamondi
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 19:20

La bolina è un'andatura che consente alla barca a vela di risalire il vento mantenendo un angolo con il vento reale mediamente tra i 60° e i 37°. Questo angolo è variabile a seconda del tipo di imbarcazione e al tipo di invelatura che essa supporta.
 

www.maurofornasari.com/htmcorso/andatura.htm

immagino che il TANGA sia indumento noto.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 19:39

Questo è bellissimo. Sono contenta che ti piaccia il mio gatto col morbillo ed orgogliosa di aver ricevuto i tuoi voti. Anch'io ora sto cercando di fare qualcosa di astratto ma venendo da una scuola iperrealista per me non è facile.  Comunque complimenti per come ti esprimi. Ciao  Cy


commento di Cy sull'opera feelings & feelings (frammento) - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 19:41

Grazie mille per la marea di voti che mi sono arrivati...

spettacolare anche i tuoi capolavori.

Buona serata collega.


commento di batterflay sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 20:32

Un ancora grazie per il voto verso l'opera "Andrew" ... ti stimo..


commento di batterflay sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 21:00

L'immagine di Caravaggio che la tradizione ci ha consegnato è racchiusa in una figura che incarna perfettamente il mito moderno dell'artista, quella del genio moderno, dall'animo profondamente inquieto destinato a vivere in isolamento la fedeltà a sé stesso e a pagare a caro prezzo la libertà della propria visione e del proprio modo di intendere l'arte della raffigurazione. A questa rappresentazione hanno contribuito sicuramente le burrascose vicende che hanno animato la sua tormentata esistenza: l'omicidio, commesso durante una rissa, la sua fuga in pellegrinaggio per l'Italia e infine la morte disperata, in cui la leggenda ha preso il sopravvento, su una spiaggia toscana, dopo avere ottenuto il perdono papale per l'omicidio commesso. Ma sarebbe fuorviante scindere la vicenda umana e psicologica di Caravaggio dalla poesia e dalla carica rivoluzionaria del suo percorso artistico.

Uno stile pittorico, segnato dalla forza drammatica del suo realismo, dalla capacità unica di coniugare realtà e verità attraverso l'uso particolare della luce. La luce penetra gli ambienti avvolti da profonde zone d'ombra, esaltando la tensione dei movimenti, rivelando i sentimenti delle figure umane, immersi in uno spazio non astratto, ma quotidiano. Luce che è, allo stesso tempo, reale e divina, che si sottrae e, sottraendosi, mostra nei corpi e nei volti un'umanità non fantastica e idealizzata, ma viva, e, dunque, tragica.

Ed è proprio nella condizione tragica che la vita e l’arte di Caravaggio trovano il loro punto di raccordo e ci restituiscono l'immagine di un artista moderno in senso pieno. Possiamo aggiungere, poi, che è in virtù della stessa condizione che l'opera di Caravaggio ha inciso così profondamente nella cultura italiana da consentirgli, a quasi quattrocento anni dalla morte, di mantenere quasi intatta la sua carica rivoluzionaria e di rinnovare, come per incanto, la sua capacità di stupirci.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 22:16

Il Caravaggio ha inventato:

 primo: un nuovo modo che secondo la terminologia cinematografica si dice profilmico, intendo con questo tutto ciò che sta davanti alla macchina da presa: il Caravaggio cioè ha inventato tutto un mondo da mettere davanti al cavalletto nel suo studio: tipi nuovi di persone, nel senso sociale a caratteriologico, tipi nuovi di oggetti, tipi nuovi di paesaggi.

 
Secondo: ha inventato una nuova luce: al lume universale del Rinascimento platonico ha sostituito una luce quotidiana e drammatica. Sia i nuovi tipi di persone e di cose che il nuovo tipo di luce, il Caravaggio li ha inventati perché li ha visti nella realtà. Si è accorto che intorno a lui - esclusi dall'ideologia culturale vigente da circa due secoli che erano uomini che non erano ore del giorno, forme di illuminazione labili ma assolute, che non erano mai state riprodotte e respinte sempre più lontano dall'uso e dalla norma, avevanto finito col divenire scandalose, e quinde rimosse. Tanto che probabilmente i pittori, e in genere gli uomini fino al Caravaggio probabilmente non le vedevano nemmeno.

La terza cosa che ha inventato il Caravaggio è un diaframma (anch'esso luminoso, ma di una luminosità artificiale che appartiene solo alla pittura e non alla realtà) che divide sia lui, l'autore, sia noi, gli spettatori, dai suoi personaggi, dalle sue nature morte, dai suoi paesaggi. Questo diaframma, che traspone le cose dipinte dal Caravaggio in un universo separato, in un certo senso morto, almeno rispetto alla vita e al realismo con cui quelle cose erano state percepite e dipinte, è stato stupendamente spiegato da Roberto Longhi con la supposizione che il Caravaggio dipingesse guardando le sue figure riflesse in uno specchio. Tali figure erano perciò quelle che il Caravaggio aveva realisticamente scelto, negletti garzoni di fruttivendolo, donne del popolo mai prese in considerazione, ecc., e inoltre esse erano immerse in quella luce reale di un'ora quotidiana concreta, con tutto il suo sole e tutta la sua ombra: eppure dentro lo specchio tutto pare come sospeso come a un eccesso di verità, a un eccesso di evidenza, che lo fa sembrare morto.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 22:22

Nei quadri di Caravaggio un’attenzione particolare è sempre riservata alla luce. Non poteva essere diversamente visto che egli perseguiva una pittura realista. Ma il dato stilistico che egli inventa è l’abolizione dello sfondo per circondare le immagini di oscurità. Ottiene così un effetto molto originale: le sue immagini sembrano sempre apparizioni dal buio. Le figure appaiono grazie a sprazzi di luce: una fiaccola, uno spiraglio di finestra aperta. In questo modo l’immagine che si coglie è solo una parte della realtà: solo quel tanto che la debole illuminazione ci consente di vedere. Il resto rimane avvolto dall’oscurità, ossia dal mistero. È il buio che domina in queste immagini, quasi ad accentuarne la drammaticità. Perché questo buio è una specie di notte calata sul mondo, per assorbirne i lati più gradevoli, e lasciarvi solo paura e terrore.
Il buio è il luogo stesso delle nostre angosce e paure nei confronti di dolori, morte, sofferenze. I quadri di Caravaggio ci riportano proprio a questo territorio: è la pittura più drammatica mai vista fino a quel tempo, e rappresenta inevitabilmente quella oscurità, fatta di inquisizione e terrore, che sembra calata sulle coscienze dopo l’avvento della Controriforma.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 22:27

Michelangelo Merisi,affronta il problema esistenziale dell’uomo,il suo dramma nella ricerca della verità,una verità non imposta dall’alto. Caravaggio,emette giudizi morali sulla realtà, per mezzo della luce lasciando il resto nell’ombra. Infatti,utilizza la luce in maniera teatrale,i punti luce vengono utilizzati per rappresentare i punti salienti del suo sviluppo narrativo, si occupa di una pittura di genere e analizza la realtà in profondità.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 22:28

"...eravamo una setta che nella bicicletta vedeva il suo simbolo di uno stile di vita, di una scelta politica, di una necessità economica e di una scelta per l’ambiente."
Travis Hugh Culley - Il messaggero

"Poeti si nasce, ciclisti si diventa"
Umberto Grioni - Il ciclista - 1910

La bicicletta è sicuramente il mezzo di trasporto più efficace per vivere la città, quello che, con meno costi, consente a tutte e tutti di spostarsi agevolmente nel casino delle nostre metropoli. La bicicletta è anche una scelta quotidiana di rifiuto di una società consumista capitalista automobilistica dove conta di più lo scambio di denaro che la salute di tutte e tutti, dove il trasporto privato motorizzato è più incentivato di quello pubblico, dove la costruzione di vie di scorrimento rapido ha priorità rispetto alla tutela del paesaggio.
La bicicletta è un simbolo e come ogni simbolo fa paura, la bicicletta è una bandiera ed il suo potenziale può sovvertire lo stato attuale delle cose...

Che cos’è l’uso sovversivo della bicicletta?
L’uso sovversivo della bicicletta è...
Trasformare la bicicletta da mezzo sportivo per le passeggiate domenicali a mezzo di trasporto quotidiano da anteporre antagonisticamente ad automobile, motocicletta, motorino e scooterone.

L’uso sovversivo della bicicletta è...
Trasformare la bicicletta da semplice mezzo di trasporto a simbolo di lotta, che crei un nuovo immaginario di riferimento, di massa, simbolo pacifico, antiguerrafondaio, libero di portarci dove vogliamo, per muoverci senza inquinare, senza distruggere, per una società a misura di essere umana/o in piena armonia con la natura...

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 22:40

Inoltre ho trovato anche questo:

"L’uso sovversivo della bicicletta è...
Guidare al centro della carreggiata per evitare di essere schiacciate/i dalle automobili a destra o investiti frontalmente da quelle che provengono dall’altro lato. Andare contromano. Passare con il rosso per ridurre il tempo di intossicazione da automobile.
Per rivendicare che non ci riconosciamo affatto nel codice stradale, fatto ad uso e consumo delle automobili e della merce che devono trasportare. Per il capitalismo dell’auto non fa nessuna differenza che siano merci umane, animali, vegetali, minerali,: quello conta è il loro prezzo di mercato. L’automobile è merce che trasporta altra merce, che ha bisogno di continue infrastrutture che hanno impatti ambientali devastanti ma che servono a far si che la merce si possa vendere e comprare in modo sempre più veloce. "

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 22:41

La bicicletta nell'arte:

bicielettriche.forumattivo.com/ebike-art-and-fun-f13/la-bicicletta-nell-arte-t95-30.htm

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 22:46

Cosiderando quanto afferma Alex mi sembra opportuno : EMILIO VEDOVA

images.google.com/images

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 22:51

generalmente accompagno questo quadro con quest'altro pezzo:

silenciosulfurico.blogspot.com/2009/07/25-aprile-1974-laltra-riva-del-tago.html

silenciosulfurico.blogspot.com/2009/07/we-menblowing-in-wind.html


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:03

stores.lulu.com/sergio1davanzo


commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:19

stores.lulu.com/sergio1davanzo


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:20

stores.lulu.com/sergio1davanzo


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:21

stores.lulu.com/sergio1davanzo


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:22

stores.lulu.com/sergio1davanzo


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:23

stores.lulu.com/sergio1davanzo


commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:23

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:24

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commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:24

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:25

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:26

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:34

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commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:35

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commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:36

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:36

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:36

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:37

Trovo quest'opera affascinante!


commento di Mia Roiter sull'opera Pensavo fossi morto.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:43

Trovo quest'opera affascinante!


commento di Mia Roiter sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - venerdý 09 ottobre 2009 alle ore 23:44

Bellissima per composizione e concetto.


commento di ProfonditÓ sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 12:57

Molto bello e come hanno affermato in molti non è un quadro che "urla".


commento di ProfonditÓ sull'opera volo radente - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 12:58

Un frammento incredibilmente bello.


commento di ProfonditÓ sull'opera feelings & feelings (frammento) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 12:59

Un viaggio che io spesso condivido. Molto bello.


commento di ProfonditÓ sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 13:00

Una matericità molto interessante.


commento di ProfonditÓ sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 13:00

Non avevo mai avuto modo di conoscere un dripping figurativo. Molto bravo.


commento di ProfonditÓ sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 13:01

Bellissimo, complimenti. Lei è un pittore! poteva non sembrare osservando ciò che lei definisce "solo macchie".


commento di ProfonditÓ sull'opera KRAKEN - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 13:03

troppo spiritoso. Mi ha fatto ridere!


commento di ProfonditÓ sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 13:04

E' veramente un'opera simbolica molto ben riuscita.


commento di ProfonditÓ sull'opera Ho dato fondo (parziale) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 13:06

E' Bellissimo!


commento di ProfonditÓ sull'opera Omaggio ai tubisti - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 13:06

Superlativo sia nei particolari molto curati che nel suo insieme. Gaudì sarebbe felice.


commento di ProfonditÓ sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 13:07

Oltre che bello è un quadro molto intelligente.


commento di ProfonditÓ sull'opera Manhattan vista dal Bronx - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 13:08

Il Suprematismo è un movimento artistico russo creato dal pittore Kazimir Malevic intorno al 1913 e teorizzato dapprima sul manifesto dal 1915 (scritto da Malevic in collaborazione con il poeta Majakovskij), poi nel suo saggio del 1920 Il suprematismo, ovvero il mondo della non rappresentazione. Il Suprematismo fu presentato pubblicamente per la prima volta a Pietrogrado nel 1915, in occasione della mostra: "Seconda esposizione futurista di quadri 0,10 (Zero-dieci).

Malevic sosteneva che l'artista moderno doveva guardare a un'arte finalmente liberata da fini pratici e estetici e lavorare soltanto assecondando una pura sensibilità plastica. Sosteneva quindi che la pittura fino a quel momento non fosse stata altro che la rappresentazione estetica della realtà e che invece il fine dell'artista doveva essere quello di ricercare un percorso che conducesse all'essenza dell'arte: all'arte fine a se stessa.

La parola suprematismo deriva dal pensiero dell'autore: secondo Malevic infatti l'arte astratta sarebbe superiore a quella figurativa dato che, anche se noi in un quadro figurativo vediamo un qualsiasi oggetto o forma vivente, sull'opera non c'è che un solo elemento: il colore, che viene espresso in modo migliore su un dipinto astratto.

Il suprematismo resta legato essenzialmente al nome del suo iniziatore, anche se i riflessi della sua poetica vanno al di là dei dipinti e modelli architettonici dell'artista, pone le basi per l'astrazione radicale.
 

images.google.com/images


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:05

Il Suprematismo è un movimento artistico russo creato dal pittore Kazimir Malevic intorno al 1913 e teorizzato dapprima sul manifesto dal 1915 (scritto da Malevic in collaborazione con il poeta Majakovskij), poi nel suo saggio del 1920 Il suprematismo, ovvero il mondo della non rappresentazione. Il Suprematismo fu presentato pubblicamente per la prima volta a Pietrogrado nel 1915, in occasione della mostra: "Seconda esposizione futurista di quadri 0,10 (Zero-dieci).

Malevic sosteneva che l'artista moderno doveva guardare a un'arte finalmente liberata da fini pratici e estetici e lavorare soltanto assecondando una pura sensibilità plastica. Sosteneva quindi che la pittura fino a quel momento non fosse stata altro che la rappresentazione estetica della realtà e che invece il fine dell'artista doveva essere quello di ricercare un percorso che conducesse all'essenza dell'arte: all'arte fine a se stessa.

La parola suprematismo deriva dal pensiero dell'autore: secondo Malevic infatti l'arte astratta sarebbe superiore a quella figurativa dato che, anche se noi in un quadro figurativo vediamo un qualsiasi oggetto o forma vivente, sull'opera non c'è che un solo elemento: il colore, che viene espresso in modo migliore su un dipinto astratto.

Il suprematismo resta legato essenzialmente al nome del suo iniziatore, anche se i riflessi della sua poetica vanno al di là dei dipinti e modelli architettonici dell'artista, pone le basi per l'astrazione radicale.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:06

Il rifiuto del concetto di imitazione della natura comportò il superamento delle forme illusorie in vista dell’ottenimento del"nulla liberato", del mondo non oggettivo al di là del tempo e dello spazio sensoriale.
Con il dipinto "Quadrato nero su fondo bianco" (1915) Malevic. diede il primo progetto di riconoscimento di alcune "forme assolute", libere da ogni descrizione naturalistica.
Nel 1917 in pieno periodo rivoluzionario l’artista realizzò una seconda opera: "Quadrato bianco su fondo nero", esposta a San Pietroburgo alla mostra "0,10" allestita nella galleria Dobycina. Infine, nel 1919 con l’opera “Quadrato bianco su fondo bianco” l'artista giunse all’azzeramento dei monocromi.
Nell’atmosfera tardo-romantica dell’epoca, l’opera di Malevic rappresentò una novità assoluta, la prima irruzione dell'astrattismo puro nella cultura russa, in termini di un rigore assoluto che resterà insuperato.
Intorno al 1920 il movimento si confrontò proficuamente con l'altra grande articolazione dell'astrattismo, il costruttivismo, accanto a quello lirico di Kandinskij e a quello cosidetto neoplastico di De Stijl ( dal nome della rivista fondata a Leida in Olanda nel 1917 da Th. Van Doesburg, attorno alla quale si raccolsero un gruppo di artisti ed architetti che diedero vita all’omonimo movimento).
Il suprematismo, che annoverò tra i suoi esponenti anche El Lissitskij e Aleksandr Rodcenko, ebbe anche una forte componente filosofica. Secondo il suo ideatore tutto il mondo dei sensi, tutto lo spazio, tutto l'universo nel suo evolversi, si inabissa e riemerge, si scompone e si ricompone in un incessante divenire. Ogni processo di elaborazione del lavoro artistico, ad esclusione di tutto ciò che in arte e' gia stato creato,dovrebbe partire dal suprematismo. Forme minime, lineari e geometriche sono il lastricato della nuova strada da seguire, con la guida dell'intelligenza e la forza della ragione


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:09

Molto bello anche nella sua presentazione con i singoli elementi staccati.


commento di Puster sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:21

Ambirei avere questo suo pezzo nella mia collezione. le ricordo che possiedo di suo il "Giardino dalle mele bianche" e il "Sorriso della tartaruga".


commento di Puster sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:22

Trovo questo "viaggio" estremamente interessante ed intrigante.


commento di Puster sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:23

Io che ho alle mie dipendenze un centinaio di operai tubisti penso di capire questa opera d'arte più di altri. COMPLIMENTI!


commento di Puster sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:25

molto bello veramente questo compromesso tra il figurativo e l'astratto.


commento di Puster sull'opera KRAKEN - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:26

Troppo divertente!!!


commento di Puster sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:27

Molto bello. Veramente potente nella sua forza espressiva!


commento di Puster sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:28

E molto bello, più lo osservo e più mi convince!


commento di Liza sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:57

Più passa il tempo più diventa bello!


commento di Liza sull'opera volo radente - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 14:58

Veramente curioso. E' una rappresentazione della luce molto dura, priva d'incanti, forse è la più realistica considerando i tempi attuali.


commento di Liza sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:00

Decisamente coinvolgente! Complimenti anche per le liriche e la narrativa: ho ordinato "Crossing". Le posterò un commento al proposito.


commento di Liza sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:02

"Secondo il suo ideatore tutto il mondo dei sensi, tutto lo spazio, tutto l'universo nel suo evolversi, si inabissa e riemerge, si scompone e si ricompone in un incessante divenire."

Ora ho capito: molto bello!


commento di Liza sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:03

Una sola parola: SPLENDIDO!


commento di Liza sull'opera KRAKEN - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:04

Nonostante il "nero" mi mette allegria!


commento di Liza sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:05

...ma è il mio ritratto!!!!


commento di Liza sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:06

Non dovrei dirlo, ma questo viaggio mi fa molta paura.


commento di Dolores Lafuente sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:11

Anche quest'opera m'incute timore.


commento di Dolores Lafuente sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:12

Più che paura compromette le mie certezze.


commento di Dolores Lafuente sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:13

Splendide liriche. "La morte del vecchio marinaio" e "La nostra rivoluzione". Pur , la seconda essendo il frutto delle aspettative/delusioni del '68, la trovo incredibilmente attuale. Complimenti mio grande poeta conterraneo!


commento di Dok sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:40

Dimeticavo. Questo viaggio "vedoviano" secondo alcuni, a mio parere, invece è molto suo! ricodo di aver visto la sua mostra "Cover, uncover, discover Feelings" è questo potrebbe essere inserito a pieno titolo in quella rappresentazione. Grazie per questi doni.


commento di Dok sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:44

Non credo di aver capito bene il concetto di Malevic del Suprematismo. Studierò!


commento di Dok sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:45

troppo forte!!!!


commento di Kurt sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15:59

Ti chiamerò: "Sergio troppa roba!"


commento di Kurt sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 16:00

Mi piacerebbe vederlo in profilo. Immagino ci sia una quantità industriale di materia applicata alla tela!


commento di Kurt sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 16:01

Anche in presenza di un lavoro decisamente drammatico come questo, non rinunci all'ironia: sei unico!


commento di Alex Lavaroni sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 16:58

Dunque ragioniamo: siamo in viaggio nella notte. Ti pensavano morto. Sei riuscito a salvarti andando in bagno, e Freud non c'entra. Vuoi dire "Poche masturbazioni mentali e cerchiamo di sopravvivere in questa notte dei tempi attuali?" 


commento di Ciro Bonito sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:01

E' un'opera molto bella e molto complessa nonostante si offra con semplicità. Grande effetto cromatico supportato da uno spirito mai domo. Complimenti!


commento di Alex Lavaroni sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:23

Un monocromo di grande bellezza e tensione emotiva. Bravissimo!


commento di Arman sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:26

Una luce che squarcia le tenebre!


commento di Arman sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:27

Immagino che questi "dischi" diventeranno famosi come quelli di Vedova del periodo berlinese. Io sto pensando concretamente di poter possederne uno. Sarà mai possibile? Grazie per una risposta anche in forma privata.


commento di Arman sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:29

Non so se è più bello o più divertente!


commento di Arman sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:30

Avevo visto quest'opera esposta in occasione del 25 aprile al Buzz Bar di Monfalcone. Bellissima spiccava fra le 36 opere esposte degli altri artisti. Una matericità incredibile che non credo si possa cogliere appieno da questa foto.


commento di Vanni sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:49

Se la notte è questa io sono disponibile al viaggio!


commento di Vanni sull'opera Pensavo fossi morto.... - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:50

Io, al momento (mi sto laureando in ingegneria), sono un operaio tubista! GRAZIE!!!


commento di Vanni sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:51

Grazie a tutti per i vostri commenti e colgo l'occasione di rispondere ad Arman: Al momento non vorrei privarmi della serie "Tubisti", in futuro ti contatterò, grazie.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 17:55

Bellissimo questo Sergio!


commento di Accabi sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 19:09

Bello sia per la composizione, sia per il cromatismo e bello per la frammentazione. Naturalmente condivido il significato.


commento di Accabi sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 19:11

mi piace non riesci a perdere l'ironia!


commento di Accabi sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - sabato 10 ottobre 2009 alle ore 19:12

grazie per i voti ricevuti.......

buona arte

Lunella


commento di Lunella sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 01:31

Molto profondo e nebuloso! Mi sembra voglia dire e non dire far vedere ma non del tutto... il dipinto è bellissimo ed inquietante se visto dal punto di visa di chi pensava fossi morto...in parte cinico da chi risponde no ero in bagno... forse...vado a sensazioni...

Lo scritto, invece, è molto più chiaro e allora si apprezza di più il disegno! Grande il testo tuo e ottima la scelta della citazione!!!


commento di Paolanatalia58 sull'opera Pensavo fossi morto.... - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 10:27

Mi piace molto questo omaggio ai tubisti.


commento di Walter Leone sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:21

Questi dischi sono veramente interessanti catturano lo sguardo.


commento di Vince sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:34

Molto bello, spiritoso. Chi ha detto che in un'opera d'arte non ci debba essere una componente ilare?


commento di Vince sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:35

Bellissimo!!!


commento di Walter Leone sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:36

Io adoro il rosso! questo poi è anche allegro!


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:50

Molto ma molto bello questo Sergio!


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera Pensavo fossi morto.... - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:51

bellissima composizione. Molto bella tutta la tua serie tubisti!


commento di Gradnik Miro sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:53

mi piace molto la scelta cromatica di questo tuo pezzo. Complimenti!


commento di Gradnik Miro sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:54

Grazie per tutti i commenti. Siete molto gentili.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:56

Sergio, penso di interpretare il pensiero di tutti: non siamo gentili, i tuoi quadri sono veramente belli e coinvolgenti. Non solo "pagano" lo sguardo, ma anche lo spirito. Grazie a te per donarci la tua arte!


commento di Gradnik Miro sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 12:58

www.deastore.com/book/il-delinquente-sergio-davanzo-lulucom/9781409205425.html

www.lulu.com/content/paperback-book/il-delinquente/2647918

libri.shop.it/narrativa-italiana/il-delinquente/dettaglio/id-1923737/

www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-davanzo_sergio/sku-13022544/il_delinquente_.htm

www.gullivertown.com/libri/scheda.php

www.goodreads.com/author/show/2298201.Sergio_Davanzo

www.libreriauniversitaria.it/delinquente-davanzo-sergio-lulu-com/libro/9781409205425

www.bol.it/libri/autore/Sergio-Davanzo/7/S/-0/


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 14:48

www.bol.it/libri/autore/Sergio-Davanzo/7/S/-0/

www.deastore.com/book/crossing-sergio-davanzo-lulucom/9781409205449.html

www.libreriauniversitaria.it/crossing-davanzo-sergio-lulu-com/libro/9781409205449

www.lulu.com/content/paperback-book/crossing/2619569

www.gullivertown.com/libri/scheda.php

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera CROSSING (Lulu.com editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 14:51

In tutti noi c'è una "Panzano", 12-02-2009,di V. Natali -

« Oserei definire il contenuto di questo libro con "atmosfere perdute". Ironico, commuovente, ingenuo, acuto, sfacciato...e molto altro.
Una lettura che ti stampa un sorriso dalla prima pagina. Credo che ti asciugherai anche qualche lacrima. Vale la pena, la sua lettura. Libro consigliato a tutti.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 16:17

www.amazon.com/gp/product/1409205428

www.amazon.co.jp/il-Delinquente-sergio-davanzo/dp/1409205428

www.amazon.co.uk/il-Delinquente-sergio-davanzo/dp/1409205428

www.amazon.ca/il-Delinquente-sergio-davanzo/dp/1409205428

www.amazon.fr/s/ref=nb_ss

www.amazon.de/s/ref=nb_ss


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 19:17

Ciò che amo di più è che il più prestigioso negozio di libri al mondo Foyles di Londra abbia i miei libri in catalogo:

www.foyles.co.uk/results.asp


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 19:21

Oppure catene come Bookkoob:

www.bookkoob.co.uk/book/1409205428.htm

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 19:30

Oppure catene nordiche come Bogpriser:

www.bogpriser.dk/work-814-il-delinquente/


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 19:37

libri.dvd.it/narrativa-italiana/il-delinquente/dettaglio/id-1923737/

libri.milqart.it/narrativa-italiana/il-delinquente/dettaglio/id-1923737/

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 19:44

Che meraviglia!!!!


commento di Mah...! sull'opera KRAKEN - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 19:52

Estratto dal "il Delinquente":

L’arrivo della TV

 

“Siori e siore, buona sera, dagli studi RAI…” ed ad un certo punto arrivò la TV. Panzano impazzì per quella scatola posta in alto, molto in alto affinché tutti la potessero vedere, nei due bar di via Callisto Cosulich. Credo che l’origine dei miei dolori cervicali risalgano alla data di questo importante evento. I colori del nuovo elettrodomestico erano sei: quasi nero, grigio medio, grigio chiaro, bianco molto sporco, bianco sporco, quasi bianco. Da quel momento i cinema si svuotarono. La radio che tanto aveva dato non fu più ascoltata. A me mancavano i gialli radiofonici, le commedie, i racconti che tanto riempivano le serate soprattutto quelle invernali.
“Se vedi più ben in quel de Ettore”, “Si. Ma tel vol metter Mafaldo. Ettore basta vender e far schei el te passa davanti su e so”. Il dibattito maggiore verteva sulla discussione in quale dei due bar fosse più conveniente seguire “Lascia o Raddoppia”. Mike, “bravissimo” per i filo americani, quindi impiegati. “Un mona” per i filo russi, quindi operai. Oppure il commento più diffuso era “Iera come esser la”. A me, nella mia testa da ragazzino sembrava che al cinema si vedesse e si sentisse meglio, ma ovviamente non osavo pronunciarmi in proposito. I nuovi eroi erano la Bolognini, Marianini. Io ero molto bravo a fare l’imitazione del “magister elegantiarum” torinese. Mario Riva e il Musichiere. Però nessuno sopportava i cantanti francesi, vestiti di nero. Unica eccezione al riguardo: Mafaldo ed Ettore, i due gestori. Durante le performances, rigorosamente di tre canzoni, dalla durata di sei in italiano, tutti si precipitavano ad ordinare le consumazioni. Noi ragazzi cenavamo prima , alle sei di sera poi di corsa a prendere il posto per i nostri genitori. Mio fratello, essendo di sei anni più grande di me, stava sempre fuori dal bar con i suoi coetanei. A noi, più piccoli, toccava stare seduti su due sedie contemporaneamente. Cosa questa, non facile, soprattutto dolorosa. Una volta mi pizzicai anche il “cirullino”, così si chiamava alla mia età, all’epoca. Ogni tanto capitava che qualche ruffiano adulto, con lo scopo di fare bella figura con papà, mi dicesse” Sergetto perché no te va fora a sogar coi putei. Ghe tegno mi el posto a papà”. Naturalmente io che ero già seduto da un’ora e mezza a guardare quel quadrato grigetto spento, non volevo farmi fregare per solo cinque minuti ed allora perfidamente rispondevo “No i ciol nessun in garage stò ano, Però se la me paga un gelato de venti con do bale, la pol tentar”. Mangiavo molti gelati in quel periodo. Un momento esilarante, per me era costituito quando entrava Ernesto a metà trasmissione. Ernesto era un operaio sempre con “l’otto per cento”. Non era un discriminato politico, come lui riteneva di esserlo. Il suo abito era formato da un “terliss” blu. Corpetto corto e pantaloni con la riga stirata. “Si perché l’Evelina i lo tien ben”, commentavano le comari. Le maniche della corta giacca erano arrotolate fino ai gomiti, come chi avesse lavorato e sudato fino a qualche istante prima. L’uomo perennemente con le braccia conserte, anche quando camminava, esibiva un fisico possente. Si avvicinava al banco e con voce stentorea esclamava:”Mafaldo, un bianco par operai e no quella lavatura de biceri che te ghe da ai impiegati”.
Tra le persone sedute, strette, una dietro all’altra si verificava una cera agitazione. Teste che si muovevano. Teste che si giravano. Altri che imprecavano:”la staghi come prima!”. La vecchia, quella che puzzava, gridava “ no vedo. La staghi fermo”. Il vecchio calafato sordo, invece “cossa i ga dito. No go sentì”.
Allora Ernesto si sentiva un vincitore ed affondava il colpo:”In Russia no i gà ste monade. Lori xe gente seria. Lori!”. Oppure se la vena della sua serata era più indirizzata verso l’intellettuale, esclamava:”La television xe l’oppio dei popoli!”.
Io allora correvo a salutarlo e lui puntualmente accarezzandomi diceva:”Sergetto ti te vien su ben. Ti te ghè somigli più alla Gina e non a quela tuta giala de to pare!”

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 22:13

Estratto da "Crossing":

Honolulu

 

La manovra d’ingresso è splendidamente condotta dal comandante, come sempre, del resto. Non uscirò con lui, dal momento che sarà impegnato, come da prassi, con le varie autorità portuali. Cerimonie, discorsi, scambio di targhe, pranzo ufficiale.
Scendo rapidamente, velocemente, a piedi mi avvio verso l’ignoto.
Penso di arrivare a piedi fino alla spiaggia più famosa del mondo:
Waikiki Beach. Il sole picchia, la temperatura è perfetta. Perfetta per le mie ginocchia offese dal mare. Perfetta per la mia cervicale offesa dall’aria condizionata. Però, rifletto, è tutto molto curato. Il lungo mare è bellissimo. L’erba dei prati degrada fino al mare. Il mare è blu
cobalto, interrotto da chiazze azzurre, verdi e giallastre. Trasparente, come le finestre della zia Ester. Soffia o meglio l’aria è mossa da una brezza di terra inferiore ai dieci nodi. Imbocco il vialetto di Ala Moana Beach Park. Poche decine di persone disseminate tra mangrovie di notevoli dimensioni. Sono sempre affascinato dalle loro radici aeree. Uccelli, dai colori sgargianti, si rincorrono e si richiamano tra il fitto fogliame degli alberi. Honolulu è una città di notevoli dimensioni, però non è una colata di cemento. Un giovane ragazzo, in solitudine esegue dei movimenti lentissimi. Dalla vita in su è nudo. Non capisco a quale razza appartenga. Non è bianco, non è locale, non è orientale, non è afro. Attirato come un magnete da quei suoi movimenti tra la preghiera e la lotta, mi avvicino, con malcelata indifferenza. A tratti i movimenti mi ricordano la “capoeira”, la forma di lotta degli schiavi, tanto popolare in Brasile.
Vedo gli occhi del ragazzo. Mi si gela il sangue. Quegli occhi , io li conosco! …. Sono gli stessi occhi irridenti e cattivi, di quello che mi disse “Gustoso!”, nell’allontanarsi da me, con il passo più elegante e potente che io abbia visto. Il passo di un quattrocentista ad ostacoli.
Avevo appena subito, da parte sua, una rapina a mano armata, in pieno centro di Rio de Janeiro. Quel ragazzo aveva, pressappoco, la stessa età di mio figlio al quale non permettevamo, ancora di uscire in strada da solo in bicicletta. Di che splendido passo era dotato quel “menino da rua”! Avrebbe potuto, nell’immaginario collettivo, sostituire facilmente Edwin Moses. Sono certo che per quel fisico i tredici passi tra gli ostacoli sarebbero stati del tutto fatto naturale.
Mi consiglio e decido prontamente di allontanarmi da quegli occhi. Non vorrei tenere a battesimo un ulteriore olimpionico mancato.
Svolto in direzione del mare e scendo su di un vialetto lastricato con precisione. Incontro persone che corrono, altre che camminano, le panchine che guardano il mare sono vuote. Sulla bella spiaggia ci sono poche persone. E’ ancora presto. Proseguo, un gruppo di orientali, credo cinesi, fanno gruppo su un pezzo di muretto. Tre donne, piuttosto tarchiate parlano tra loro. Sono sedute e la posizione dei loro corpi abbandonati denuncia la loro sicurezza. A pochi metri da loro un uomo a torso nudo guarda il mare. No, non sono cinesi. Sono giapponesi. L’uomo ha la schiena interamente tatuata. Una grande pantera rossa nell’atto di azzannare una pantera blu. Riconosco il classico simbolo degli appartenenti alla famigerata “Jakuzza”. Mi fa una certa impressione vederne uno in carne ed ossa al di fuori dello schermo cinematografico. Li sorpasso, accelerando leggermente il passo. Mi fermo a sedere sul muretto cinquanta metri più avanti. Osservo l’uomo che sempre volgendo le spalle alle sue donne , scavalcato il muretto, si avvia verso il mare. Giunto sul bagnasciuga inizia una serie di salti, piroette, capriole in aria. Avrà già ucciso una decina di contendenti immaginari quando decido di rivolgere lo sguardo altrove. La spiaggia è veramente bella, antistante ad essa c'è una sorta di piscina naturale formata dal reef . Questa visione mi dà una sensazione benefica. Proseguo per un miglio ancora e mi imbatto in un gruppo di barboni.
Sono tre. Sotto le mangrovie c’è un letto matrimoniale in ferro. Le sbarre di cui è composto sono fortemente ossidate. Chissà se hanno fatto un guarantee claim, al rigattiere, penso. Mi fermo. Osservo uno apparentemente mio coetaneo. Lui mi fa un cenno. Mi avvicino. Mi chiede se ho spiccioli. “Per fare che cosa ?”, chiedo io. Ridendo mi dice “Per bere! E per che cosa altro!”, ammiccando, aggiunge “Solo francese, però!”. Ridiamo e parliamo di …storie di … naufraghi.
In cambio dei soldi che gli do lui contraccambia con un consiglio su come difendermi efficacemente dalle zanzare: “ Vai in un bidone delle immondizie. Cerca, fino in fondo. C’è sempre una bottiglietta di shampoo. Aprila , troverai una certa quantità di sapone. Te lo spalmi tutto sulla pelle. Non diluirlo con l’acqua. Spalmalo puro. Le zanzare non ti morderanno più”. Mi racconta di New York e del suo clima rigido. Mi racconta anche che questa sulla spiaggia, e mi indica il letto, è la sua residenza invernale. Tra qualche giorno muoverà nella zona del Punchbowl Crater and Memorial. Mi illustra la bellezza del cratere eruttivo, la vegetazione circostante e quanta gente sprecona faccia picnic , in quella zona: “ Uomo, fai un giretto di un paio d’ore al sabato sera e con il cibo sei a posto per tutta la settimana”. Salutato Slim, si era gentilmente presentato, proseguo lungo il mare. La seconda spiaggia che incontro è più piccola, ma ancora più bella della precedente. Mi fermo, seduto su una panca guardo il mare. Oltre al cordone naturale del reef ci sono dei ragazzi che giocano con le tavole. Continuo per un po’ camminando sulla sabbia. Belle sensazioni salgono dai piedi. Rientrato sulla zona erba mi fermo di colpo.....


commento di Sergio Davanzo sull'opera CROSSING (Lulu.com editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 22:20

Indubbiamente questo monocromo esercita un fascino su di me!


commento di Rotcko sull'opera Pensavo fossi morto.... - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 22:29

Questo quadro, se posso confessare, mi spaventa. Mi crea un senso di disagio. E' molto bello, sicuramente, ma non vorrei appenderlo nella mia camera da letto.


commento di Rotcko sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 22:30

Questo omaggio ai tubisti, invece mi crea un senso di allegria e non solo per il titolo molto spiritoso.


commento di Rotcko sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 22:32

E' decisamente molto bello; non mi stanco di osservarlo. A tratti mi sembra che i dischi si muovano.


commento di Rotcko sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 22:33

Caro Sergio, ti muovi tra le parole come un pianista sui tasti del pianoforte...a volte li accarezzi, a volte li pesti più forte, e nel seguirti le emozioni si intrecciano in un continuo movimento armonico. Che talento!



commento di Angela Di Falco sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - domenica 11 ottobre 2009 alle ore 23:45

Grazie Sergio,

sei una bella persona, la tua è una bella pittura la commenterò

in un secondo tempo, quando avrò letto con un pò di calma il

tuo profilo. Amo l'arte e la faccio per passione, come anche tu.

A presto

                       Samirè


commento di Samire' sull'opera Ho dato fondo (parziale) - lunedý 12 ottobre 2009 alle ore 15:23

Sono molto interessato a vedere quest'opera dal vivo! Dove posso soddisfare la mia curiosità?


commento di Cesare sull'opera KRAKEN - lunedý 12 ottobre 2009 alle ore 16:15

Kraken è inserito nella mia collezione privata. Comunque è a casa mia a Panzano. Nel caso mi venisse a trovare, ho notato che non abitiamo distanti, sarà mio piacere soddisfare la sua curiosità. Grazie


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - lunedý 12 ottobre 2009 alle ore 16:19

Devresti portarla da noi questa serie di "Omaggio ai tubisti". Possiamo organizzare anche un "reading" con "il Delinquente"


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 12 ottobre 2009 alle ore 18:25

Dovresti portarla da noi questa serie di "Omaggio ai tubisti". Possiamo organizzare anche un "reading" con "il Delinquente".


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 12 ottobre 2009 alle ore 18:26

E' una buona idea si può fare....penso "sotto Natale?"


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 12 ottobre 2009 alle ore 18:29

OK Natale con "I Tubisti & il Delinquente"


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 12 ottobre 2009 alle ore 18:31

Questo è veramente un pezzo magnifico: un ottimo compromesso fra figurativo ed astratto.


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera KRAKEN - lunedý 12 ottobre 2009 alle ore 18:32

Questo pezzo ha attinenza con quanto postato sotto...

"Io credo che non ci siano schemi fissi"
 

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primo cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se le sono le forze primigenie che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso quelle e alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto quello che di cui si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale , ma considerando che questo ioArte interessante per i quesiti che pone e per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:) credo che chi usa la materia proprio come piacere della materia nella sua fisicità e il colore come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 09:52

"Io credo che non ci siano schemi fissi"

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primo cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se le sono le forze primigenie che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso quelle e alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto quello che di cui si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale , ma considerando che questo ioArte interessante per i quesiti che pone e per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:) credo che chi usa la materia proprio come piacere della materia nella sua fisicità e il colore come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti

 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 09:54

Appunti di viaggio di un "guarantee engineer": giro del mondo nell'emisfero nord a bordo di una nave da crociera.

 "S'avvicina un piccoletto e mi dice, quasi un sussurro: "Io so chi sei" (E chi sono? Sergio da Panzano? Il pianista dal tocco leggero? Davanset? Il guarantee engineer? L'ostetrico delle navi? Il viaggiatore? L'amico del comandante? Lo 04715? L'ingegnere comandante del Cantiere? Il pediatra della garanzia? Il messicano di Maui?) Anch'io a bassa voce chiedo "Che cosa vuoi sapere?".


commento di Sergio Davanzo sull'opera CROSSING (Lulu.com editore) - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:06

Io credo che non ci siano schemi fissi-
 

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:13

Io credo che non ci siano schemi fissi-
 

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:14

Io credo che non ci siano schemi fissi-

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:15

Io credo che non ci siano schemi fissi-
 

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:15

Io credo che non ci siano schemi fissi-
 

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:16

Io credo che non ci siano schemi fissi-

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:17

Io credo che non ci siano schemi fissi-

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:17

Io credo che non ci siano schemi fissi-

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:18

Io credo che non ci siano schemi fissi-

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:19

Io credo che non ci siano schemi fissi-
 

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:19

Io credo che non ci siano schemi fissi-

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:20

Io credo che non ci siano schemi fissi-

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:21

Io credo che non ci siano schemi fissi-

Il rapporto con le cose e gli avvenimenti che ci circondano con le sue proiezioni sul futuro, l'artista lo traduce secondo le proprie necessità. Quando anche la denuncia diventa una bufala solo per la visibilità o tendenza, l'artista dovrebbe osservare in primis, cosa realmente 'manca' al tessuto sociale e, se sono le forze primigenie quelle che sono venute a mancare, cerca il recupero attraverso alla propria sensibilità e non gliene può importar di meno delle correnti o la ricerca di tendenza.

Le ricerche le esegue sulla base della propria sensibilità ed esigenza. Sicuramente ha il coraggio anche di andare contro tendenza perché non è detto che quello che serviva in una certa epoca anche in termini di provocazione, possa servire in un'altra, dove tutto , anche la provocazione è diventata strumentale al profitto. Non ho mai visto artisti di popoli repressi esprimersi solo sulla denuncia , ma sicuramente più spesso attraverso il sogno o alle proprie esigenze interiori , unica forma di libertà ancora gestibile : il proprio mondo interiore e le proprie visioni da contrapporre ad un mondo a cui tutto questo è stato negato.

La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa.

Va da sé che, forse oggi, gli artisti più credibili in toto rimangono i bambini con queste caratteristiche
e gli artisti 'out'.

I primi con un vissuto troppo corto per essere definiti tali in maniera completa e gli altri, emarginati in quanto veramente 'liberi' e quindi non commerciabili e strumentalizzabili, se mai schiavi solo delle loro ossessioni, ma sicuramente non, rispetto alla loro libertà espressiva

Io credo non ci siano confini nell'arte : purché sia arte .

Ognuno usa il veicolo espressivo che più gli è congeniale. Considerando che questo ioArte è interessante proprio per i quesiti che pone per i confronti che dovrebbero arricchire proprio per le diversità di pensiero e non certo per polemica sterile (sempre meglio chiarire nel virtuale:). Credo che, chi usa la materia proprio come "piacere" della materia nella sua fisicità e il "colore" come impasto proprio per ottenere determinate vibrazioni cromatiche, difficilmente userà mai un pantone digitale se la sua ricerca ed esigenza si esprime con quelle caratteristiche ...

Uno può darsi al digitale per altri aspetti altrettanto intriganti, ma sicuramente diversi. Come non credo che sia un 'espressione nuova né la pittura né il digitale anche perché quest'ultimo si usura più velocemente nei programmi che vengono sostituiti con la velocità della luce.

Per quanto riguarda le diverse culture ben vengano, ma ho il sospetto che una cultura che si sviluppa da noi o in Spagna, in America in Bielorussia, Russia o nella profonda Africa , per quanto si facciano contaminare ,non dobbiamo dimenticare che ognuna di loro ha radici profondamente diverse che non si possono sostituire o dimenticare.

 

Dovrebbe essere anche significativo , quanto ci portiamo dentro radici, gusti e quant'altro che ci influenzano nella scelta delle preferenze.
Di solito i lavori preferiti sono quelli che corrispondono ai nostri canoni estetici e di gusto personale, cosa che in arte non dovrebbe mai succedere.

In maniera istintiva può piacere di più un lavoro simile ai nostri gusti personali, ma l'arte potrebbe anche trovarsi in opere che come gusto non rientrano nelle nostre preferenze, ma sicuramente in canoni artistici. Ho la sensazione che questo sia uno sbaglio che facciamo un po' tutti....sia ' perché viene naturale e perché, a volte .dimostra anche quanto siamo presi da noi stessi, senza riuscire ad entrare umilmente nei lavori di altri.
Con tutto il pieno rispetto, per chi fà figurativo "classico"..secondo il mio modesto parere,il massimo per esprimere "il senso della vita, lo stato delle cose, il divenire dell'uomo, oggi", è l'informale, il materico, il figurativo "essenziale" ....usando la materia....tutta la materia,lo scarto, si può rappresentare, ...cosa meglio di un vecchio cartone ingiallito dal tempo, gettato per strada, indifferente a chiunque, può rappresentare la situazione di molti esseri umani del nostro pianeta..non importa se nell'opera non esiste una smorfia sul volto o le mani che sorreggono uno sguardo vuoto....basta vedere quei "rifiuti" per strada...per capire dove è arrivato l'uomo...in un mondo in cui tutto si può abbandonare, distuggere....tanto si "rifà"...no!, si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia....scusate se mi esprimo in questo modo, forse sembrerò arrogante, ma chi mi conosce dal vero...sa che non lo sono...sono solo sanguigno...sincero..."ignorante" artisticamente parlando...ma UOMO!! inteso naturalmente come essere umano...ciao a tutti


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:22

Chiudiamo la luce

Chiudiamo la luce vuoi?
Non vedremo
le mura, scarne, opache,
la sedia difficile,
il bicchiere d'acqua per dopo,
il letto che conosci,
resteremo noi
e tutto quello che è in noi.
Ma con la luce
il bicchiere, il letto, la sedia
le mura ritornano
e forse non ti amo più.
No, non sono i tuoi capelli spettinati,
il trucco rovinato
e le unghie mangiate
che mi gelano.
No,
è quello che non ho
e vorrei darti.
Il nostro è amore del buio,
dove ogni cosa è contenuta,
la forma è niente,
il calore è colore

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:55

Di quale umanità?

Cerco le mie radici
affondate non so dove,
conosco solo la sabbia,
mutevole,
senza forme definite
che soffoca lo zoccolo
della mia ragione;
ci sarà lo strato
che mi nutre?

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:56

Lunedì alle sette cinquanta

Lunedì alle sette cinquanta
tra il bollettario e l'officina
il treno scuote.
Lunedì alle sette cinquanta
con la voglia di caffè
andare in spogliatoio
togliere la camicia
appenderla
ed in stipetto vestire un altro.
Con il fumo tra i denti
con il volantino in tasca
con il ricordo della notte
buttarsi
nell'odore dell'officina.
Infilare i guanti
aspettare che l'unto aggredisca le dita
e stringere la lunga ringhiera di bordo.
Nell'aria dei rumori
nell'aria senza parole
sono lo 04715

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:58

Lunedì alle sette cinquanta

Lunedì alle sette cinquanta
tra il bollettario e l'officina
il treno scuote.
Lunedì alle sette cinquanta
con la voglia di caffè
andare in spogliatoio
togliere la camicia
appenderla
ed in stipetto vestire un altro.
Con il fumo tra i denti
con il volantino in tasca
con il ricordo della notte
buttarsi
nell'odore dell'officina.
Infilare i guanti
aspettare che l'unto aggredisca le dita
e stringere la lunga ringhiera di bordo.
Nell'aria dei rumori
nell'aria senza parole
sono lo 04715

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:58

La bolla d'aria

Tronchi rinsecchiti,
rami contorti strappano brandelli dal mio corpo senza peso,
sbattendo immagini di vento
sulle palpebre succhiate.
Il rumore delle ossa divorate dal fuoco vecchio di tempo,
canta storie di naufraghi.
L'albatro non legge più il disegno della chiglia.
Suoni di risacca avvicinano la scogliera,
più vicino,
più forte...,
eccolo!...il fondo.
Alghe,

 

 

 

 

 

 


rocce che alzano veli aprono grotte,
ghignando avanza la verità tendendo i polsi...
allungo le dita...
le une artigliano solo le altre,
agguantano se stesse.
Spasimi immensi per poi dissolversi in arabeschi purulenti.
Ocra e murici veleni offendono trasparenze
a lungo violate.
- non mi bagno più: l'acqua è morta! -
ho sciolto in mare fusioni di nebbia.
Vuoti grattacieli di sale,
granchi,
balletti di alghe,
sabbiose ribalte per carcasse di civiltà.
Anche i miei occhi fondono,
fili di memoria sono giochi d'aragoste.


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 11:59

La morte del vecchio marinaio

Assetato di luce,
sei vissuto
in spazi di gabbiani,
un alito
appena sfiorato dall'onda.
Indifferente al richiamo
della tua carcassa,
carne e nervi nella nebbia
lasciasti.

Nell'antico scafo
per dar fondo, ritorni:
hai chiuso,
per l'ultima volta
il tuo boccaporto.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 12:01

Nico in pensione

Le tue spalle
e la macchia bianca
tirata sulla pelle sporca di sole
unica armatura
per un antico cavaliere
con gli abiti di tweed
Nico,
per te il tempo è scivolato via
con barche e vento;
liberato dai tavoli,
dalle carte che incollano,
dalla morsa dei cassetti
ora,
finalmente in mare,
parli alla lenza
dei tempi
in cantiere.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 12:03

Due occhi rossi

I

Due occhi rossi,
disteso, schiacciato
sul lenzuolo d'asfalto;
segnato il decesso:
negro,
forse del Transvaal,
un nodo, un fagotto,
e via, come pacco di spesa.
Solo un grappolo fermo,
poche mani, nere d'inchiostro
a spostare quell'aria.
Muovemmo le spalle
non i pensieri
infiammando di pugni le tasche.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 12:04

II

Isole verdi
isole a celle
isole d'azzurro e delfini,
ombre increspate da salti di mare;
uno scendere piano le scale
verso i confini del fondo:
ricordi di Tanga
di Rudolph, gonfio di morte,
lungo, in quella piroga,
le scarpe a tracolla,
il fegato in mano;
tirava sul prezzo un vecchio stregone.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 12:05

III

Un tramonto continuò col fuoco sul ferro,
si prese una voce:
nessuno lo vide,
calata sul collo la maschera vinta,
gettare nel gorgo
la croce del sud
e polmoni al petrolio
e guardie di notte
e coste
e rotte
e solchi sul viso pieni di sale
e il coraggio, per prati del fondo.
L'ultimo grido è un muovere d'alghe.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 12:06

IV

Sopra un monte di sale
rema una barca piena d'occhi:
rossi d'asfalto, di Rudolph e di altri tra l'onde,
non un porto l'accoglie col nylon.
Non esistono banchine per sbarcare la morte.
Ho liberato da rami e da foglie
soffiando tra il bosco, dopo ogni tempesta,
una fossa, piena di vermi,
di bocche i Costa d'Avorio,
di teste nere tese ad affumicare,
di secchiate di nafta,
di mani che spingono il giorno,
di becchini con vanghe dal tocco di Mida,
di gambe di donna bagnate di mare.

Ho consumato tre legni spostando gocce nell'acqua,
la prora violenta i miei mari tra tonfi,
aliti di vento non gonfiano una vela,
...e uno sta sempre seduto a guardare.


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 12:07

Frammento

vedo smerciare
miele di vipera
per le strade.
Agito braccia di carta
che il vento disperde,
bocche cariate deridono
i miei abiti di clown,
in questo proscenio
di morti.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 14:22

Lo scalo

Camminano uomini
camminano pezzi di uomini
uno scivola
uno osserva
uno urla
lo scalo è una fredda musica di lame.
Risuonano navi
di ferri neri
di ferri rossi
di ferri che cercano ancora il mare,
letti di gatti nell'ombra
ruggine
voli di gabbiani.
Maschere fondono
nel lungo gioco del fare e sfare.
Cartocci di latte
è autunno
quattro pale d'elica ferme

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 14:25

Gli amori di madama poesia

Catturo languidi bagliori
da sfere di cristallo:
una fredda musica di lame
poi
solo silenzio stellare,
una foglia pallida
a fine stagione
è
vecchia speranza.
Ossidi plumbei
o
palpiti azzurri
per un vagabondo nel suo stesso corpo?
Madama non ama i poeti:
generali della notte
dai gomiti lisi
con gli occhi arrossati
ma
tra rumorosi motorini
tra tavolini di caffè
sorride
ad esili arcobaleni:
sfumate illusioni
di nuovi adolescenti

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 14:27

Varo

Tace di assenza
e subito vibra nei suoi nervi e scorre
di più, sempre di più
precipita
si esalta di velocità
per esplodere nel sangue
delle nostre mani
che l'hanno impastata
finalmente
nave.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - martedý 13 ottobre 2009 alle ore 14:29

...un frammento di verità dipinta, complimenti per questa magnifica opera.


commento di Paola Carrozzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - mercoledý 14 ottobre 2009 alle ore 09:58

Non ti definisci pittore, ma stranamente con i tuoi lavori riesci a trasmettere le stesse emozioni di grandi artisti.

Bravo, questo mi piace particolarmente.


commento di Damiano Messina sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 14 ottobre 2009 alle ore 14:41

Anche su di me esercita una forza magnetica!

Qusta miriadi di colori......I chiari che sembrano essere stati partoriti dagli scuri..........

Le gocce: le lacrime che accompagnano ogni natante.Complimenti!


commento di MonÓ sull'opera feelings & feelings (frammento) - giovedý 15 ottobre 2009 alle ore 17:36

ECCELLENTE !!!


commento di Diego Totis sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - venerdý 16 ottobre 2009 alle ore 00:06

Bravo Sergio, quest'opera mi ha colpito molto, è un caleidoscopio di emozioni. Grazie ancora per i tuoi voti. Ciao e buon lavoro.


commento di Erica Del Ponte sull'opera feelings & feelings (frammento) - venerdý 16 ottobre 2009 alle ore 15:29

Spesso, dipingendo, mi sono allontanato da alcune convinzioni acquisite attraverso un giudizio, o un consenso, politici.

Quando si dipinge, esigenze, persuasioni e abbandoni culturali contano meno di quanto non si creda; e ciò vale ancora di più, ovviamente, per l'ideologia.

Fare pittura è anche un modo per verificare la validità dei propri pensieri: quante opinioni che ci apparivano ben salde e importanti finiscono per rivelarsi deboli, se non inutili. La pittura è una espressione che non può dare voce a ciò che le è estraneo...

La più alta libertà possibile che l'artista può raggiungere dipende dalla coscienza e dal dominio dei problemi che l'arte stessa gli pone. La libertà dell'artista non è la libertà che egli si prende rispetto al mondo esterno. È semmai l'impegno a liberarsi dei propri pregiudizi, per seguire un libero cammino di conoscenza.

 

Alberto Sughi


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - venerdý 16 ottobre 2009 alle ore 19:03

Un quadro nasce da tutti quelli che hai dipinto in precedenza, da tutto quello che hai imparato dipingendo; ma soprattutto nasce dal desiderio di mettersi in viaggio, di trovare quello che sempre ti è sfuggito... Se penso a un quadro, Itaca non è l'isola: è il viaggio, è la sua sistemazione concettuale dentro un evento artistico.

Alberto Sughi


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - venerdý 16 ottobre 2009 alle ore 19:05

Biagio Dradi Maraldi: Una frase corrente, tanto da apparire banale, dice che l'opera di un artista è lo specchio nel quale si riflette la storia stessa della sua vita. È un'identificazione che, espressa in questi termini, può sembrare fin troppo rigida. Vorrei che dicessi in che misura ti senti in accordo con un'affermazione di questo tipo. In altri termini, vorrei che dicessi se la storia della tua pittura la senti anche come storia della tua vita interiore: delle tue passioni e dei tuoi ideali, delle tue angosce e delle tue tensioni, della tua solitudine e del tuo pessimismo...

Alberto Sughi: Sottolineare un nesso molto stretto tra vita e pittura parrebbe dare una patente di autenticità al lavoro dell'artista; ma oltreché riduttiva, finirebbe per essere anche una risposta presuntuosa.

Arrivare fino al profondo del nostro essere è una ricerca troppo difficile; spesso soffriamo proprio perché non riusciamo a conoscerci profondamente. E allora, se non mi conosco abbastanza, come posso dire che i miei quadri mi somigliano, che sono addirit­tura lo specchio della mia vita?.

Sì, è vero, alle volte ho cercato attraverso la pittura di saperne di più delle mie ansietà e delle mie paure. Ma i miei quadri li sento come se fossero un'altra cosa: più den­tro la "loro" storia, che forse non é sempre, indissolubilmente, la storia della mia vita.

Un giorno, appesi alla parete, nei miei quadri si poserà lo sguardo di altre persone. Attraverso la loro sensibilità e la loro cultura, tradurranno in pensiero l'immagine che l'artista ha racchiuso dentro la forma; allora, forse, quei quadri diventeranno lo "specchio" di chi li sa guardare. Ma "specchio" è una parola senza scampo, e non mi piace.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - venerdý 16 ottobre 2009 alle ore 19:07

INTERVISTA CON ATTILIO PIERELLI
di Paola Donato
Quando sono iniziati i tuoi rapporti con il mondo dell'arte?

E' cominciato con le lane di vetro e poi con l'alluminio, le prime sculture da appendere.

E i rapporti con la Scuola di Piazza del Popolo?

Ho conosciuto Lo Savio che faceva le reti, i filtri, e probabilmente ho avuto un suggerimento da questa cosa di Lo Savio, un suggerimento penso però con altra intenzione. Questi filtri di Lo Savio non avevano oggetti, erano dei filtri e basta, non c'erano come nelle cose che facevo io in lana di vetro delle superfici in rapporto tra di loro: un quadrato, un rettangolo, una striscia, etc. Quelli di Lo Savio erano soltanto dei filtri di rete metallica a maglia grande e meno grande, di diverso spessore. Successivamente con Lo Savio frequentavo la galleria La Salita, le altre gallerie che c'erano: La Tartaruga, etc. e parlavo senza avere amicizie o contatti stretti con nessuno, ma insomma si chiacchierava.
E così dopo, quando ho fatto le planches aluminium, ho impiegato alcuni anni per farle fino a quando nel '63 ho fatto la mostra. Mi ricordo che c'era una persona che mi aveva parlato di Villa, che era l'opposto, l'antagonista di quello che stavo facendo io, perché pur essendo un uomo di cultura sferica e globale, la sua natura era tendente non alla costruzione ma al caos. Una mentalità caotica, ma che poi in ultimo può pure diventare costruttiva, perché riferendoci alla struttura caotica dell'universo, ci sono delle situazioni caotiche che sono necessarie per mettere in ordine e costruire, probabilmente lui aveva questo modo. Frequentandolo insieme a Franco Angeli e a tutta la schiera di Piazza di Spagna di cui faceva parte il barone Franchetti, e tutte le potenze del tempo e che oggi ci sono ancora, quello che non si vede e non so che fine abbia fatto è il proprietario della galleria La Tartaruga Plinio de Martiis che ha fatto un gran lavoro per l'informale che aveva una forte carica degenerativa, il contrario di quello che io immagino di aver fatto, una ricerca costruttiva.

In quegli anni la Op-Art si proponeva una ricerca costruttiva.

Ma l'Optical Art, in realtà, non aveva questa intenzione, era soltanto una espressione superficiale di alcuni artisti che non avevano basi scientifiche per poter fare questo. Era soltanto il piacere di vedere alcuni fenomeni ottici mettendo assieme il simbolo del barbiere ed altre cose analoghe che poi si possono sviluppare e prendere diversi aspetti tecnici e diverse forme etc. fino ad arrivare anche a qualcosa di bello, di fatto bene, di tecnicamente risolto, etc. Però non si ponevano il tema e la risoluzione di certe questioni cosmologiche, non c'era l'esigenza di andare oltre questo aspetto. In parte era anche il problema dei gruppi: i gruppi avevano questa preponderanza della tecnica esecutiva sul significato, infatti quando si chiedeva cosa volessero intendere, rispondevano fino ad un certo punto, poi è quello che vedi, dicevano.

Quindi anche per questo la tua mancata adesione ad un gruppo?

Assolutamente la stessa cosa che era avvenuta per la politica, quando uno si accorge che si formano dei circoli, dei clans, sono questioni che si formano spontaneamente, non c'è all'inizio voglia di lucro o prevaricazione, avviene, e poi, però, dopo le conseguenze invece diventano fatti gravissimi, fino alle associazioni mafiose.

La prima mostra?

Emilio Villa mi ha fatto questo testo meraviglioso. In quegli anni lo scandalo era l'informale, ma scandalizzava anche quello che faceva Lo Savio, quello che facevo io. Erano gli anni creativi della seconda metà del secolo.

L'informale stava per essere superato?

Poi andò avanti per molti altri anni, ma quello che doveva dire l'aveva già detto, e c'erano grandi occasioni che alcuni hanno saputo cogliere, prendere al volo i treni e altri no. Dipende dalla natura degli operatori e dalla sensibilità di autogestione, o dalla fortuna………da un sacco di cose. Questa è stata la prima mostra alla Galleria S. Marco.

Poi sono nati i rapporti con l'Obelisco…

Nel frattempo ero passato all'acciaio speculare. Perché quello che mi stava a cuore di dire, era mettere in rilievo la mia idea di spazio. Nello spazio esterno, quello che non finisce mai, o che finisce ma non sappiamo dove, è pieno di vita indubbiamente, ma ne sappiamo pochissimo, e poi dal punto cosmologico, nel fondo dei quadri di lana di vetro c'è uno spazio omogeneo più o meno dove praticamente non c'è niente, però c'è, perché è come nella realtà del nostro universo o di tutti gli universi c'è qualcosa e una quantità enorme di cose e pare che le comete distribuiscano nello spazio frammenti di loro stesse e generano il formarsi di qualcosa che può diventare una stella, una galassia o chissà che, o la vita. E così specie a quel tempo non c'era questa coscienza precisa, però l'intuizione in qualche modo faceva presupporre che nello spazio così esterno, enorme e infinito qualcosa ci doveva essere. Quello che invece veniva rappresentato dai rettangoli, dalle strisce, dai quadrati che venivano sovrapposti, allora su quelle cose lì sappiamo tutto, sulle loro relazioni che ci permettono di definirli. Però io ci vedevo tutto questo in quei quadri, e mi sembrava di aver raggiunto un risultato importante. Altrettanto con le superfici di alluminio: mettevo in relazione dei piccoli oggetti di alluminio su un fondo omogeneo pieno di vita, ma che sembrava non ci fosse nulla. Era per me una grande soddisfazione, ma la gente non ci vedeva granché e poi le modulazioni di queste superfici erano anche importanti, perché si riferivano alla musica etc. cioè erano delle superfici di alluminio modulate, facevo dei rilievi regolari e longitudinali, in verticale, a gradazione e di varie dimensioni , e questi potevano essere dei toni musicali, seguivano una frequenza musicale. Si vede che le cose stanno nell'aria, e Cage le ha captate facendo una sua scrittura musicale personale, e altri tentarono di fare cose analoghe.
Ma io non ero al corrente di queste esperienze musicali, erano una questione istintiva, naturale, perché sempre nel fondo credo di essere come tanti altri, una specie di filtro che percepisce certe cose e le realizza. Sulla natura di queste cose non sappiamo quasi niente, però è importante trovarcisi dentro. È bello, è faticoso, ti porta alla disperazione. Lo Savio si è suicidato, poi altri in America. Queste ricerche conducono alla disperazione effettivamente. Questi artisti americani di origine europea, gente che aveva vissuto a Roma e in Europa, che abbiamo conosciuto e frequentato, De Kooning e altri che erano diventati anche romanacci, poi andavano a casa e facevano l'arte gestuale, che è nata qui, alla Tartaruga, Piazza del Popolo, Via del Babuino. In questo senso Turcato fu un grande maestro per loro, poi naturalmente lui era un europeo, un veneziano, una maschera meravigliosa. Era sempre una avventura un discorso con lui, divertentissimo, etc. ma non sentiva la necessità di fare queste cose all'americana, però il genio era quello. Cioè per uno che vive in America aver percepito e succhiato questi semi, questi suggerimenti, non era difficile poi andare a casa, prendere la scopa e fare queste cose enormi, bellissime e importanti, ma nate qui.

Torniamo al passaggio tra le Planches Aluminium e l'acciaio inox.

Quando ho iniziato ad inserire l'acciaio dentro all'alluminio, poi piano piano l'acciaio mi ha detto: guarda che sono io l'elemento principale. Così ho cominciato a fare queste superfici modulate con i tagli così da parete, i cilindri ……allora è venuto fuori che la specularità determinava un ampliamento dello spazio molto importante per me, che una superficie speculare a parete o anche una scultura verticale, aveva in se la capacità infinita di cambiare l'aspetto di qualsiasi piccolo movimento, di cambiare l'ambiente, di avere una sua vita vera e propria, senza sosta e senza possibilità di uscirne, drammaticamente e disperatamente perenne.

La scelta dello specchio è la scelta di includere l'osservatore? In quegli anni il pubblico era importantissimo.

Certo. Oggi in questi anni vedo queste mostre scarne, cosa si può pensare o fare. Da quale stato d'animo scaturiscono queste mostre. Io avevo la necessità di essere coerente in tempo reale con ciò che stava succedendo e anticipare anche un po'…Penso che ciò che ho fatto si può continuare…

I rapporti con l'Obelisco e Gasparo Del Corso?

La mostra alla S. Marco è andata molto bene. Subito dopo, con Gino Marotta: è uno scultore estrosissimo, molto simpatico, una persona straordinaria, se ne andava in giro in Lotus, Maserati e Ferrari. Riusciva a fare i lavori più incredibili. Lui mi ha assecondato per fare la mostra alla Galleria Antares a Via del Corso, che non c'è più, la seconda mostra che ho fatto, e portai quasi tutte sculture in acciaio speculare. Lì pure ci fu un interesse notevolissimo per il mio lavoro tra coloro che sentono l'erba crescere e percepiscono per primi le vicende che si sviluppano. Ecco, e questa è stata una bella esperienza. Poi Emilio Villa mi presentò Topazia Alliata che aveva una galleria sull'Isola Tiberina. Lei è una titolata, madre di Dacia Maraini e moglie di Fosco Maraini. Si era mezza rovinata economicamente per tenere in piedi una galleria all'Isola Tiberina alla quale facevano capo Emilio Villa ed anche Colla e poi c'era questo scultore che lavorava con la ceramica, Leoncillo, ed altri che stavano lì e avevano una rivista che si chiamava "Appia", una rivista importante a quel tempo, su cui pubblicavano Burri e altri… Topazia Alliata era amica di Feltrinelli, che nelle tensioni sfociate poi in lotta continua etc… faceva il rivoluzionario. Questa prima libreria della Feltrinelli a Roma in Via del Babuino fu inaugurata con pittori, scultori, musicisti e poeti. C'era il gruppo 63: Giuliani, Sanguinetti, Eco. Io fui invitato e portai questa scultura, due lastre di acciaio verticali una vicina all'altra per la schiena, e un quadro, da parete, sempre di acciaio speculare. A quel tempo la gente andava a vedere le mostre e tra le altre persone c'era Gasparo Del Corso, il proprietario della galleria l'Obelisco ed il suo direttore Cesare Bellici. Io non c'ero, ma Gasparo parlò con mia moglie e poi andai in Galleria e facemmo il contratto, che è durato fino a quando non ha chiuso.

Quando ha chiuso?

Nel '74 o '75. Prima è morta Irene Brin, poi ha tentato di trasferirsi in America, perché in Italia il mercato dell'arte era stato preso in mano dalla politica. I politici si erano appropriati del mercato dell'arte, e poi successivamente è peggiorata la situazione. Allora pensavano di chiudere e vendere in America, però non erano abbastanza agguerriti, così chiusero. Gasparo Del Corso tornò in Europa. Lui passava la maggior parte del tempo ad Hammamet. Questo nostro rapporto è andato avanti benissimo, e si è aperto all'America etc…

I rapporti con la Zabrisky Gallery sono stati tenuti tramite l'Obelisco?

Sì, e quando Virginia Zabrisky mi ha chiesto di lasciare l'Obelisco ed andare con lei, io non ho voluto accettare, ma l'Obelisco mi aveva sempre lasciato libero.

L'Obelisco era legata a qualche critico in particolare ?

Sì, aveva tanti critici: Maurizio Fagiolo Dell'Arco, Menna è entrato successivamente, i critici di Villoresi e di Vespignani, Arturo Bovi. I critici dell'epoca erano tutti in buoni rapporti con l'Obelisco.

E la Galleria garantiva ai suoi artisti l'indipendenza?

Assoluta. Finiti i rapporti con loro ed essendo ormai strumentalizzato il mercato, non ho più trovato la strada, perché avevo rifiutato la politica, ed anche il clan.

E le prime sculture sonore?

Quando abitavo in Via Revere, nella cantina avevo il mio studio e le cose che facevo in officina le portavo là dentro. La sera scendevo e i rumori in questo ambiente non molto grande riverberavano l'acciaio e si sentiva la voce……

Che anni erano?

Circa il '65. Avevo un apparecchio che vibrava, una volta l'ho appoggiato sulla superficie d'acciaio ed ha fatto un bel suono. Siccome la frequenza era bassa, faceva anche qualche rumore spurio, però l'acciaio rispondeva molto bene. Poi sono andato a La Sapienza, da un professore di acustica, ho comperato un libro di acustica e ho capito più o meno come funziona. Già avevo conosciuto un tecnico del suono. Quando ho iniziato ad interessarmi al suono dell'acciaio l'ho chiamato e gli ho detto che avevo bisogno di un attrezzo per far suonare l'acciaio, e insieme abbiamo elaborato una cosa. Io ero assolutamente digiuno dell'elettronica a valvole. Nel '67 questo apparecchio l'ho applicato ad una scultura che ho e l'ho portata alla Galleria d'Arte Moderna per i concerti con Nuova Consonanza.

I rapporti con Nuova Consonanza?

Ancora vivono. Siamo sempre stati buoni amici: Bartolotti, Jewrsky, Sciarrino, Guaccero, Bussotti, Gelmetti …………

Come è nata l'amicizia con Nuova Consonanza?

Tramite Michiko Hirayama, perché lei ogni persona che arrivava me la portava a casa. Lei viveva insieme a Gelmetti. Aveva la passione per la scultura e mi portò a casa tutti i musicisti che sono transitati a Roma dal '60 al '78. Greci, giapponesi, americani, canadesi, li ho conosciuti tutti, e con tutti abbiamo fatto esperienze su questa sonorità dell'acciaio. Ho conosciuto Ketof, che aveva inventato il generatore di frequenze elettroniche (Sinket) con il quale sono stati fatti tanti concerti. Un ingegnere, la moglie musicologa, e lui lo costruì nella stessa officina dove lavoravo io.

L'esperienza del suono e poco dopo quella del video…

C'era stata l'esperienza con la telecamera Sony in bianco e nero, e con la quale ho fatto la mostra Videobelisco (1971). Questa televisione invadente e acritica, tu non puoi far niente di fronte alla TV, sei costretto a subire in modo succube. Poi c'era l'aspetto estetico, che rispecchiandosi su una scultura con una forma, un principio di singolarità, quei punti dove arriva la piegatura che poi finisce e diventa grande il semicerchio, ad ogni modo se si mette di fronte l'apparecchio televisivo dentro la scultura avviene l'ira di Dio, perché viene tutto deformato, ed è una forma critica, se inserisci l'audio e lo fai parlare attraverso l'acciaio non senti nessuna parola decifrabile ma senti solo delle frequenze così e delle immagini che sono divertenti. Era questo il concetto.

Una possibilità d'intervento quindi, anche…

Una possibilità di ironizzare la questione e di partecipare in qualche modo (e che voglio rifare a Bomarzo).

Nell'uso degli specchi c'è una forte componente di casualità…

Non è possibile determinare ciò che succederà. Non voglio fare come Burri che diceva, dei cretti che faceva, di sapere perfettamente cosa sarebbe venuto fuori…

La casualità è una scelta?

Certo è alla base della vita…


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - venerdý 16 ottobre 2009 alle ore 19:24

ottimo!!! ed anch'io condivido l'opinione di Totis


commento di Vanni sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - venerdý 16 ottobre 2009 alle ore 23:59

Mi piace molto questo finale:

"Un giorno, appesi alla parete, nei miei quadri si poserà lo sguardo di altre persone. Attraverso la loro sensibilità e la loro cultura, tradurranno in pensiero l'immagine che l'artista ha racchiuso dentro la forma; allora, forse, quei quadri diventeranno lo "specchio" di chi li sa guardare. Ma "specchio" è una parola senza scampo, e non mi piace."


commento di Vanni sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - sabato 17 ottobre 2009 alle ore 00:03

Ciao Sergio grazie per quello che hai detto sui miei lavori --- i tuoi sono di un concettuale molto raffinato

giulia di filippi


commento di Giulia Di Filippi sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - domenica 18 ottobre 2009 alle ore 16:00

Complimenti per le tue "macchie" che parlano e dicono poesie!


commento di Caterina Spinozzi sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - domenica 18 ottobre 2009 alle ore 19:30

Questo tuo lavoro mi fa riflettere molto. Non posso affermare che mi piaccia, però mi cattura. Complimenti.


commento di Cesare sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 00:12

mi piace moltissimo...così essenziale.


commento di Cesare sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 00:13

non è solamente essenziale ma soprattutto concettuale. L'uso del dripping "guidato" è una novità per me.


commento di Cesare sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 00:15

Molto raffinato!


commento di Cesare sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 00:16

Lo scalo

Camminano uomini
camminano pezzi di uomini
uno scivola
uno osserva
uno urla
lo scalo è una fredda musica di lame.
Risuonano navi
di ferri neri
di ferri rossi
di ferri che cercano ancora il mare,
letti di gatti nell'ombra
ruggine
voli di gabbiani.
Maschere fondono
nel lungo gioco del fare e sfare.
Cartocci di latte
è autunno
quattro pale d'elica ferme

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 09:31

Varo

Tace di assenza
e subito vibra nei suoi nervi e scorre
di più, sempre di più
precipita
si esalta di velocità
per esplodere nel sangue
delle nostre mani
che l'hanno impastata
finalmente
nave.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 09:34

Gli amori di madama poesia

Catturo languidi bagliori
da sfere di cristallo:
una fredda musica di lame
poi
solo silenzio stellare,
una foglia pallida
a fine stagione
è
vecchia speranza.
Ossidi plumbei
o
palpiti azzurri
per un vagabondo nel suo stesso corpo?
Madama non ama i poeti:
generali della notte
dai gomiti lisi
con gli occhi arrossati
ma
tra rumorosi motorini
tra tavolini di caffè
sorride
ad esili arcobaleni:
sfumate illusioni
di nuovi adolescenti

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 09:36

Frammento

dalla poesia ai frantumi di Auschwitz
la vita scandisce
stille di sale
che il frusciare di ciabatte disperdono.

Nel pantano, il castello
le mura merlate
armieri e vassalli
poi
ritroverò
un carro di paglia
una donna che grida
i miei calli
la barba di ieri

e solo allora
m'incatenerò
con chi avrà
la mia libertà

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 09:38

Chiudiamo la luce

Chiudiamo la luce vuoi?
Non vedremo
le mura, scarne, opache,
la sedia difficile,
il bicchiere d'acqua per dopo,
il letto che conosci,
resteremo noi
e tutto quello che è in noi.
Ma con la luce
il bicchiere, il letto, la sedia
le mura ritornano
e forse non ti amo più.
No, non sono i tuoi capelli spettinati,
il trucco rovinato
e le unghie mangiate
che mi gelano.
No,
è quello che non ho
e vorrei darti.
Il nostro è amore del buio,
dove ogni cosa è contenuta,
la forma è niente,
il calore è colore

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 09:38

La bolla d'aria

Tronchi rinsecchiti,
rami contorti strappano brandelli dal mio corpo senza peso,
sbattendo immagini di vento
sulle palpebre succhiate.
Il rumore delle ossa divorate dal fuoco vecchio di tempo,
canta storie di naufraghi.
L'albatro non legge più il disegno della chiglia.
Suoni di risacca avvicinano la scogliera,
più vicino,
più forte...,
eccolo!...il fondo.
Alghe,

 

rocce che alzano veli aprono grotte,
ghignando avanza la verità tendendo i polsi...
allungo le dita...
le une artigliano solo le altre,
agguantano se stesse.
Spasimi immensi per poi dissolversi in arabeschi purulenti.
Ocra e murici veleni offendono trasparenze
a lungo violate.
- non mi bagno più: l'acqua è morta! -
ho sciolto in mare fusioni di nebbia.
Vuoti grattacieli di sale,
granchi,
balletti di alghe,
sabbiose ribalte per carcasse di civiltà.
Anche i miei occhi fondono,
fili di memoria sono giochi d'aragoste.


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 09:40

Tratto da "Las Flores De La Pasion" (Lulu.com editore)

"...Il blu indaco intenso fa risaltare il bianco sporco dei cirri nembi carichi di pioggia. Il cielo sembra un insieme di ventri rigonfi di topi femmina incinte.
Mulinelli di carte e foglie secche agli angoli delle strade. Versi di gabbiani coprono il rumore delle prime gocce di pioggia. I tetti di lamiera delle case del villaggio risuonano con l’acqua. Rivoli scorrono disordinatamente in uscita dai vicoli, iniziando la loro opera di spazzini. Le persiane, tutt’attorno, sbattono rumorosamente.
Rabbrividisco all’improvviso ed istintivamente ricerco con lo sguardo una protezione, imprecando ad alta voce. Non odo le mie imprecazioni. Il rumore di fondo dell’inizio di tempesta è superiore al volume della mia voce. Inizio a correre in discesa lungo il viottolo lastricato con l’approssimazione generale che il luogo rivela in ogni suo particolare. Scorgo una baracca di ridotte dimensioni con delle insegne appese, sembra essere un bar. Vi entro ansimante per la corsa sostenuta. Sono fradicio. L’uomo di colore, con l’andatura caracollante tipica di chi scarichi casse da birra, da una vita, si avvicina, mi osserva e sorride, rimanendo fermo in attesa.
Poco dopo entra una ragazza. Le gocce di pioggia sembrano perle infilate nei suoi corti capelli scuri. Anche lei, deve aver corso poiché il suo seno, sotto la camicetta bagnata, sembra esplodere nel ritmico movimento della respirazione affrettata.
La osservo: i fianchi stretti, le gambe proporzionate e le caviglie sottili, la rendono quasi bella. Senza esitazioni, si sfila i sandali di cuoio grezzo ed entra, scostando una tenda, nel vano adibito a retrobottega. La tenda rimane leggermente scostata, sembra una finestra aperta. Mi ricordo del vecchio in attesa ed ordino una birra.
La ragazza inizia a spogliarsi. Io distolgo lo sguardo. Il vecchio, dopo avermi servito, seduto sullo sgabello di legno, pazientemente aspetta. Il suo sguardo non ha una espressione particolare. Sembra piuttosto, ora che osservo meglio, rivelare un certo distacco dalle cose terrene.
Vedo la ragazza continuare nell’operazione di liberarsi dagli abiti fradici. Rimane in slip e si gira di scatto. Imbarazzato e sorpreso, come un bambino che spia dal buco della serratura, reagisco concentrando il mio sguardo sul bicchiere di birra che reggo in mano. Mi costringo ad ignorare quella tenda, osservo le piccole gocce di rugiada, scendere lungo il vetro del bicchiere, esse violano lentamente, il bianco opaco strato uniforme di condensa provocato dal liquido ghiacciato. L’uomo continua a fissare la porta d’ingresso del locale, ma sembra, non vederla. Io, osservo le sue mani: nodose, robuste, segnate. Noto il contrasto tra quelle mani e le spalle ricurve abbandonate a se stesse. Forse, addirittura ripiegate. Il mio osservarlo sembra svuotarlo, quasi gli rubassi energia.
All’esterno della baracca, la furia degli elementi si sta scatenando. La pioggia frusta, portata dal vento, ogni cosa che trova sulla strada. Le foglie si staccano dai rami. I rami dagli alberi. Gli alberi dalla terra. Rigagnoli di pioggia si fondono tra loro ingrossandosi. I torrenti nel loro improvvisato scorrere portano ogni sorta di testimonianze umane abbandonate. I fiumi, nel loro impetuoso fluire scavano tra le radici della mangrovie, portando a valle terra ed erba. I fiori rossi della passione di Cristo volano, staccati dalle loro piante e, come imbarcazioni prive di timoniere, vengono trasportati nell’aria dalla bufera. All’interno della stanza in cui mi trovo, la luce artificiale, accesa, pulsa. Il volto del vecchio, in quella irreale atmosfera, illuminato in modo intermittente, ora sembra sinistro. Io sono immobile. La muscolatura irrigidita della schiena ne risente ed inizia a tormentarmi. L’impercettibile tremore delle mie dita evidenzia il mio stato di tensione. Una finestra sbatte in sincronia con la mia respirazione. La furia del vento è notevole, all’esterno. Una parte della tenda dell’ingresso, parzialmente chiusa dalla porta all’esterno, fradicia di pioggia sventola come una bandiera di resa. A nessuno di noi il fatto sembra importare. All’improvviso il vento sembra voglia sradicare il tetto della costruzione. Il quel preciso momento il vecchio parla:”Ora la tempesta finisce”.
Profeticamente, nel giro di pochissimi minuti, il tempo si placa e spunta il sole..."


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 10:12

"Fare pittura è anche un modo per verificare la validità dei propri pensieri: quante opinioni che ci apparivano ben salde e importanti finiscono per rivelarsi deboli, se non inutili. La pittura è una espressione che non può dare voce a ciò che le è estraneo..."

Molto bello & molto giusto!


commento di Vince sull'opera Pensavo fossi morto.... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 10:34

Mi piace molto questo monocromo. Se Freud non fosse escluso, lo avrei definito un "viaggio nell'inconscio".


commento di Mah...! sull'opera Pensavo fossi morto.... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 10:36

"Il nostro è amore del buio,
dove ogni cosa è contenuta,
la forma è niente,
il calore è colore"

!!!!!!!!!!!


commento di Vince sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 10:54

"...una foglia pallida
a fine stagione
è
vecchia speranza."

Molto , ma molto bello!


commento di Vince sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 10:55

Veramente bello, mi sembra il Cristo di Rio de Janeiro.


commento di Mah...! sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 15:04

Il futuro è roseo, il presente...un po' meno...  sul futuro non lo so e spero...ma sul presente...cavolo!!!!
 


commento di Mah...! sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 15:07

E' Bellissimo!!!!!!


commento di Mah...! sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 15:08

grazie Sergio. Già Leonardo diceva che i muri insegnano..ed io li guardo molto!Non avevo visto subito che era un uomo in bici...mi ha colpito anche senza distinguerlo. Un quadro è un viaggio anche per me....tanto che si debba chiamare quadro, o scultura o disegno  ha poca importanza, è un'esperienza.


commento di Valentina Majer sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 15:35

Io vivo in una tomba perché io sono un intellettuale
di Ascanio Celestini

Non sono l'unico
e non sono stato il primo a scegliere una tomba come abitazione.
Prima di me ci sono andati i depressi.
Mi fanno una rabbia! Sono stati profetici.
Sono stati i primi a capire che non aveva senso. Che niente lo aveva.
Io invece a quel tempo era anche sporadicamente felice.
Mi succedeva quando andavo al mare.
Non d'estate.
D'estate non ci sono mai andato, nemmeno ai bei tempi.
Non sono mai stato così tanto "felice".
La gente mi ha sempre fatto istintivamente schifo.
Non ero cosciente che questo schifo fosse totale,
ma modestamente per gli esseri umani ho sempre provato un ribrezzo spontaneo.

Eppure andavo al mare
non d'estate, ma ci andavo.
In un bar in ristrutturazione con la cameriera grassa mi prendevo un caffè,
ristretto,
amaro,
mi affacciavo alla finestra, sentivo il tepore del sole e ero felice.

I depressi no.
erano tristi a tempo pieno.
Per loro il mare era uno schifo in tutte le stagioni,
una pozza d'acqua salata, una presa per il culo dei naufraghi
che in mezzo al mare manco se lo possono bere.
"Naufrago muore di sete!" ...se non è deprimente questo...

E il sole?
Per i depressi, già allora, era una merda solo a pensarci,
astro assassino portatore di tumori alla pelle.

Che invidia per i depressi!

Ora anche io l'ho capito che non vale la pena.
Mi sveglio la mattina e mi dico "alzati e fumati una sigaretta"
oppure "alzati, butta le sigarette nel cesso e smetti di fumare",
in fondo sono due soluzioni contrapposte,
in casi come questi ce ne dovrebbe essere una giusta e una sbagliata,
dovrei avere il 50% delle possibilità di fare una cazzata,
ma anche il 50% di azzeccarci.

Ma poi mi dico "ne vale la pena?"
e mi rispondo "ovviamente no"
e me ne resto semplicemente a letto
e non pensando di fare la cosa giusta
ma con la convinzione che nella vita abbiamo a disposizione solo risposte sbagliate
allora: meglio lasciar stare.

Perché stare a cercare un'alternativa?
Avrebbe senso svegliarsi pensando: "magari mi faccio un caffè"
e allora aggiungo sempre "ma ne vale la pena?"
e ovviamente non vale la pena!
Penso "magari faccio due passi... ma ne vale la pena?"
penso "magari mi ammazzo!"
perché ho pensato anche al suicidio, ma alla fine ho scartato questa possibilità.
Non vorrei che dopo la mia morte qualcuno pensasse che avessi avuto un motivo per farlo,
sicuramente qualcuno si metterebbe in testa che l'ho fatto per amore,
per paura di qualche malattia o peggio ancora per le idee,
pensa... direbbero "si sentiva tradito dall'umanità ... era un idealista".

E invece guarda i depressi,
sanno sempre che non ne vale la pena
per questo sono stati i primi a scegliere di vivere nelle tombe
lontano dall'umanità che pensa, riflette, lotta, crea, distrugge, spera!
Sì, perché ci stanno anche quelli che hanno speranze
sperano di campare cent'anni o di diventare ricchi,
sperano di scopare il sabato sera o di guarire da un tumore.

Ci stanno persino quelli che dicono "speriamo che non si metta a piovere"
ma cosa te ne importa!
E se non piove? Cosa ti cambia?
Pensa a un giorno d'estate all'inizio agosto, una giornata piena di sole
un giapponese di Hiroshima pensa "speriamo che non si metta a piovere"
e infatti non piove,
ma poi vede la sua città diventare un secchio di cenere.

La speranza è un'attività da esaltati

Come si fa a avere speranze nel futuro, cioè in una cosa che non esiste?
È come dare la chiave della propria casa al primo che passa per strada ipotizzando che ci sia una possibilità che si tratti di un maniaco del pulito che verrà a farti le pulizie di Pasqua.

E invece guarda i depressi
sanno perfettamente che l'unica certezza è la morte.
l'unico avvenimento che accadrà sicuramente in quel tempo probabile che è il cosiddetto futuro.
E quando accadrà sarà in forma di presente
perché chi muore... muore "ora" anche se è nato mille anni prima come Matusalemme.

Che precursori i depressi!
Appena è stato possibile se ne sono andati a vivere nelle tombe.

E adesso anche io
un intellettuale
vivo in una tomba!

E ho fatto bene
perché al cimitero sono circondato dalle cose che mi sono più care.

Teatro, danza, cinema.. la cultura

il teatro è morto.
gli attori... ridicoli imbecilli sempre pronti a sfilarsi i pantaloni per mostrare la calzamaglia
perché gli attori sono così!
La calzamaglia da guitti è sempre pronta sotto i jeans
come i vecchi che non si sfilano mai i pantaloni del pigiama
neanche sotto il vestito buono il giorno della comunione del nipote,
come i maniaci che girano nudi sotto all'impermeabile,
patetici attori col teschio nella ventiquattrore col monologo sempre pronto.

Morto il teatro
e morta la danza,
le ballerine anoressiche coi piedi deformi
i ballerini froci col cazzo sempre in mostra davanti a sgallettate in pelliccia che li applaudono alle prime nazionali.

Morto il teatro, la danza
e morto il cinema
chi può dire il contrario?
La maggior parte degli attori nella maggior parte delle pellicole girate dai Lumiere a oggi
stanno tutti qui al camposanto
tutti sotto terra... a fa' la terra pei ceci, come si dice a Roma.

È morta anche la cultura
che infatti viene proprio dal latino còlere, cioè coltivare
una robba che non può che finire sotto terra.

Io sono un intellettuale
e nel disastro generale della cultura salvo solo la televisione.

Che meraviglia la televisione.
È l'unica attività in cui gli esseri umani non si vergognano di presentarsi per quello che sono
ovvero: una merda!
e non una merda fascista o una merda comunista
una merda cattolica o musulmana, atea, ebraica, buddista, animista,
dentista o dantista
ma una merda semplice su cui puoi attaccare un'etichetta qualunque
come sul barattolo per le analisi delle feci
puoi scriverci quello che vuoi:
il tuo nome e cognome, capo della Mafia, Papa e presidente del consiglio,
imperatore di Capri o Faraone d'Egitto,
ma dentro c'è solo un po' di merda
che nel migliore dei casi può diventare concime,
còlere-cultura appunto,
o un balocco per scarabei stercorari.

Io sono un intellettuale
e nella tomba in cui vivo guardo solo la televisione
e non parlo solo di quei programmi in cui la gente si incazza, si sputa e si scoreggia addosso vicendevolmente,
i programmi sono tutti uguali
cambia solo l'etichetta, ma il contenuto è un escremento caldo appena infilato in un barattolo.

Ecco il telegiornale!
"Una donna francese nella periferia di Marsiglia
partorisce due figli e li uccide infilandoli nella ghiacciaia condominiale.
E ora il consiglio della settimana:
come scongelare il polpettone col microonde".

... lo fanno davvero
"The show must go on" dicono,
è come quelli che dicono che però ai tempi del nazifascismo i treni arrivavano in orario... ma arrivavano a Auschwitz!
...e vabbè, ma in "orario"!
sei milioni di clienti e nemmeno una protesta.

"The show must go on" dicono,
come quelli che scrivevano "Arbeit macht frei"
all'entrata di Auschwitz, Dachau, Flossenburg, Gross-Rosen, Sachsenhausen o Terezin.

"The show must go on" dicono in televisione.
Io sono un intellettuale
e nella tomba in cui vivo guardo solo la televisione
l'unica espressione culturale che ribadisce incessantemente la scomparsa definitiva della cultura,
la morte cerebrale.

Io per la televisione c'avrei anche qualche idea,
ho pensato un programma.
Un quiz.
Due concorrenti si sfidano sulle solite domante del cazzo.
Il nome di sette colli, dei sette re di Roma, dei sette nani...
e alla fine
quando si deve proclamare il vincitore
scopriamo dove sono stati pescati i due concorrenti che si sono sfidati per tutta la sera:
non li abbiamo selezionati con eliminatorie dirette
o in base a un curriculum
o per raccomandazione,

Li abbiamo presi in un reparto oncologico,
hanno fatto gli esami
uno ha un tumore maligno e l'altro benigno
ma non hanno ancora in mano i risultati.
Glieli diamo noi in diretta.
"Gentile signor Rossi, lei ha perso... ma tanto non si sarebbe goduto la vincita..
..il suo fegato è cotto!"
Oppure "signor Tal De Tali... ha dai due ai sei mesi per decidere a chi lasciare i soldi che ha vinto rispondendo alle nostre domande,
poi saremo felici di ospitarla nella nostra residenza cimiteriale..
Il suo collega non ha vinto una lira,
ma la macchia che aveva sulla lastra al torace
era solo una caccola!"

Come per dire che l'arte sta sempre dalla parte sbagliata della vita,
che la vita è sempre un'altra cosa.

E se ne sono resi conto anche i nostri governanti
che l'arte è morta, morta... che è morta!
Per questo ci hanno dato un posto al cimitero.

Eppure noi, gli attori abbiamo sempre parlato di voi governanti.

I nostri migliori personaggi da sempre sono stati i voltagabbana,
i traditori, magnaufo a tradimento, mignotte e puttanieri,
noi abbiamo parlato di voi, sempre di voi.

Noi come voi siamo col razzismo ci abbiamo campato:
come avremmo potuto scrivere l'Otello se non ci fosse stato l'odio razziale?
Se Otello era un idraulico di Centocelle ci mancherebbe uno dei momenti più alti del teatro mondiale.

Noi abbiamo trattato Dio come ora fate voi, alla stessa maniera.
Perché anche da noi, quando la situazione si incasinava... deus ex machina!
E lo tiravamo in ballo pure se non c'entrava niente.

Noi siamo artisti,
viviamo nelle tombe
e con la morte ci lavoriamo da sempre.
Sarà che per la tournée ci facciamo un sacco di chilometri in autostrada
e si vedono più incidenti che autogrill...
Ma per anche noi come per voi la morte è uno strumento del mestiere.
Voi governanti approfittate di ogni tragedia...
...proprio come abbiamo sempre fatto noi!
Anche per noi come per voi la morte è un business!

E siamo d'accordo con voi:
che vogliono 'sti medici relativisti?
che significa che il cervello ormai è spappolato?
non basta morire per essere morti davvero!
Io ero Amleto
e morivo sei giorni a settimana
e il giovedì che facevo pure la pomeridiana, morivo due volte al giorno
e alla fine dello spettacolo ero ancora vivo.

E dopo magnavo a quattro ganasce
altro che sondino endogastrico


E siamo d'accordo con voi
anche noi coi morti ci lavoravamo.
Molière, Shakespeare, Pirandello, per non parlare di Sofocle e Euripide
...tutti morti che lavoravano con noi!
Ma almeno noi i morti li portavamo in scena!

Voi rottamate una Panda di dieci anni che ha fatto centomila chilometri
o un motorino smarmittato che cammina ancora,
ma una donna morta da anni....
che solo per caso gli batte ancora un po' il cuore
magari solo perché gli avevate appena cambiato le pile al pace maker
..voi quella la tenete attaccata a un tubo, dite che è in vita!
Pure se è meno meno viva di una Panda rottamata!
e impedite che venga messa sottoterra.

Noi... i morti li portavamo in scena,
ma voi che ci fate co 'sti morti?
Li fate votare?
Ci fate i sondaggi (altro che sondini),
ecco perché aumentate i vostri consensi
e arriverete al 200 per cento.

Il presidente del consiglio dissotterrerà anche gli etruschi e gli antichi romani
e dirà "Tarquinio Prisco vota per me!"

Io vivo in una tomba
perché io sono un intellettuale.

Io vivo in una tomba
e alla fine sono morto

perché m'avete tolto il gusto di lavorare coi miei morti preferiti
perché fate vivere un embrione
e una donna in coma,
ma fate morire per sempre Amleto e Alceste, Medea e Pulcinella.

Sono morto per non essere più un contemporaneo vostro.

Io sono morto perché a stare tra voi viventi mi rodeva troppo il culo
e adesso il mio culo che se lo mangiano i vermi,
esso è diventato una preoccupazione loro
rosicate spaghetti striscianti!

Che precursori i depressi!
appena è stato possibile se ne sono andati a vivere nelle tombe
e hanno preso le migliori, quelle senza finestre.

Se stai chiuso nella tomba non distingui una giornata di sole dal diluvio universale,
le finestre sarebbero una stupida tentazione,
puoi tenerle chiuse, ma hai sempre una possibilità di aprirle per affacciarti fuori,
è come l'ex-fumatore che si va a comprare le sigarette
se vuoi smettere davvero non c'hai il pacchetto sul comodino.

Allora: meglio non avere finestre

Perciò
noi siamo morti.
Siamo morti perché non siamo come voi,
perché se voi siete vivi
è evidente che noi siamo un'altra cosa!

01 aprile 2009


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 16:05

"Ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei, ma non avete il diritto di chiamarmi assassino, avete il diritto di uccidermi, questo sì, avete il diritto di farlo ma non avete il diritto di giudicarmi. Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario, a coloro che non sanno cosa significhi l'orrore. L'orrore. L'orrore ha un volto e bisogna essere amici dell'orrore, l'orrore e il terrore morale ci sono amici in caso contrario, allora diventano nemici da temere. Sono i veri nemici. Ricordo quando ero nelle forze speciali, sembra siano passati mille secoli. Siamo andati in un accampamento per vaccinare dei bambini; andati via dal campo, dopo averli vaccinati tutti contro la polio, un vecchio in lacrime ci raggiunge correndo, non riusciva a parlare. Allora tornammo al campo, quegli uomini erano tornati e avevano mutilato a tutti quei bambini il braccio vaccinato. Stavano lì ammucchiate un mucchio di piccole braccia, e mi ricordo, che io ho, io ho pianto come, come una povera nonna, avrei voluto cavarmi tutti i denti, non sapevo nemmeno io cosa volevo fare. Ma voglio ricordarmelo non voglio dimenticarlo mai, non voglio dimenticarlo mai. E a un certo punto ho capito, come se mi avessero sparato, mi avessero sparato un diamante, un diamante mi si fosse conficcato nella fronte e mi sono detto: Dio che genio c'è in quell'atto, che genio. La volontà di compiere quel gesto, perfetto, genuino, completo, cristallino, puro. Allora ho realizzato, che loro erano più forti di noi, perché loro riuscivano a sopportarlo, non erano mostri, erano uomini. Squadre addestrate. Questi uomini avevano un cuore, avevano famiglia, avevano bambini, erano colmi d'amore, ma avevano avuto la forza. la forza...di farlo. Se avessi avuto dieci divisioni di uomini così, i nostri problemi sarebbero finiti da tempo. C'è bisogno di uomini con un senso morale e allo stesso tempo capaci di utilizzare il loro primordiale istinto di uccidere, senza sentimenti, senza passione, senza giudizio, senza giudizio, perché è il giudizio che ci indebolisce."

Monologo di Kurtz,
Apocalypse Now, Francis Ford Coppola, 1979
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 16:27

"Ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei, ma non avete il diritto di chiamarmi assassino, avete il diritto di uccidermi, questo sì, avete il diritto di farlo ma non avete il diritto di giudicarmi. Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario, a coloro che non sanno cosa significhi l'orrore. L'orrore. L'orrore ha un volto e bisogna essere amici dell'orrore, l'orrore e il terrore morale ci sono amici in caso contrario, allora diventano nemici da temere. Sono i veri nemici. Ricordo quando ero nelle forze speciali, sembra siano passati mille secoli. Siamo andati in un accampamento per vaccinare dei bambini; andati via dal campo, dopo averli vaccinati tutti contro la polio, un vecchio in lacrime ci raggiunge correndo, non riusciva a parlare. Allora tornammo al campo, quegli uomini erano tornati e avevano mutilato a tutti quei bambini il braccio vaccinato. Stavano lì ammucchiate un mucchio di piccole braccia, e mi ricordo, che io ho, io ho pianto come, come una povera nonna, avrei voluto cavarmi tutti i denti, non sapevo nemmeno io cosa volevo fare. Ma voglio ricordarmelo non voglio dimenticarlo mai, non voglio dimenticarlo mai. E a un certo punto ho capito, come se mi avessero sparato, mi avessero sparato un diamante, un diamante mi si fosse conficcato nella fronte e mi sono detto: Dio che genio c'è in quell'atto, che genio. La volontà di compiere quel gesto, perfetto, genuino, completo, cristallino, puro. Allora ho realizzato, che loro erano più forti di noi, perché loro riuscivano a sopportarlo, non erano mostri, erano uomini. Squadre addestrate. Questi uomini avevano un cuore, avevano famiglia, avevano bambini, erano colmi d'amore, ma avevano avuto la forza. la forza...di farlo. Se avessi avuto dieci divisioni di uomini così, i nostri problemi sarebbero finiti da tempo. C'è bisogno di uomini con un senso morale e allo stesso tempo capaci di utilizzare il loro primordiale istinto di uccidere, senza sentimenti, senza passione, senza giudizio, senza giudizio, perché è il giudizio che ci indebolisce."

Monologo di Kurtz,
Apocalypse Now, Francis Ford Coppola, 1979
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 16:28

Molto bella questa tua opera. Mi piacerebbe conoscere anche la tecnica. Si, si tende a snobbare un pò il figurativo, ma, rispetto a quello che dici, che "il senso della vita e lo stato delle cose" si rappresentano di più con l' informale, io credo che dipenda dal sentire personale di ognuno; il figurativo a volte è interessante per quello che si esprime dietro alla figura in sè, per quello, sentimento o emozione, che evoca l' immagine, A me personalmente parla di più il figurativo, ma dipende dal sentire di ognuno.


commento di Stefania Cattapan sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 18:34

Quando ho visto questa tua opera ho pensato subito al mare prima ancora di leggere la tua "spiegazione". Credo di aver capito subito ciò che volevi rappresentare o dire... ma forse la mia è presunzione. Comunque bravo... e poi mi piace anche come scrivi.


commento di Luigia Matrella sull'opera Ho dato fondo (parziale) - lunedý 19 ottobre 2009 alle ore 22:32

La Cina sta rincorrendo il modello occidentale senza porsi domande, senza salvaguardare nè l' ambiente né la propria cultura. Tutto ciò che è tradizione viene soppiantato dal nuovo, in quanto in antitesi col mito occidentale cui i cinesi aspirano incondizionatamente.
Non esistono più i favolosi tetti in legno e tegole smaltate né i cortili quadrati di Pechino; tutto viene sostituito senza chiedere il permesso ai residenti, da grattaceli di cemento armato. Costruiti da operai da 80 euro al mese, sospesi a 100 metri di altezza su impalcature di canne di bambu senza nessuna sicurezza.
Sfilate di moda occidentale sono proiettate con orario no stop sui monitor delle metropolitane di Guangzhou (Canton). Molti cinesi lavorano 14 ore al giorno per poter comperare una maglia firmata che, nella migliore delle ipotesi, è stata prodotta da qualche collega in una fabbrica del vicinato, commissionata dal marchio originale per la grande distribuzione.
E’ una corsa senza controllo. Mercedes da grande cilindrata sfrecciano su una rete autostradale costruita nel giro di dieci anni dove anche biciclette e trattori viaggiano inconsapevolmente contromano, insieme a vecchie donne con ombrelli di carta di riso e bambini legati sulla schiena, ignari che quella sia una strada solo per automobili.
Viaggiando in auto sembra di vivere un videogioco, solo che qui il game over è reale. I cinesi sono passati di colpo dalla bicicletta all’automobile e questo ha comportato un incremento vertiginoso degli incidenti stradali. Per le strade ho visto manovre allarmanti che immaginavo possibili solo al cinema.


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 10:28

Nella consapevolezza che la bicicletta non rappresenti la soluzione al problema della mobilità ma che costituisca comunque un importante anello di una lunga catena di accorgimenti da adottare, si vuole ribadirne l’importanza anche simbolica come mezzo di trasporto che ciascuno di noi, autonomamente, può guidare, costruire, riparare e mantenere, considerandone anche la relativa semplicità costruttiva che la caratterizza. Inoltre, attività del genere possono costituire un formidabile punto di partenza di un percorso di riflessione sul consumo irresponsabile, sulla mobilità prigioniera delle logiche di potere, sull’inquinamento, sul recupero e il riciclo dei materiali, e sull’impoverimento e lo sfruttamento indiscriminato del pianeta. La bicicletta, quindi, può essere considerata senza dubbio un mezzo e un simbolo privilegiato d’impegno sociale quotidiano che ognuno di noi può praticare.

 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 10:33

silenciosulfurico.blogspot.com/2009/07/frammento.html


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 11:24

"la prora violenta i miei mari tra tonfi,
aliti di vento non gonfiano una vela,
...e uno sta sempre seduto a guardare. "

Molto bello sia il pezzo che poetico che quello pittorico.


commento di Vince sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 11:28

Oserei definire il contenuto di questo libro con "atmosfere perdute". Ironico, commuovente, ingenuo, acuto, sfacciato...e molto altro.
Una lettura che ti stampa un sorriso dalla prima pagina. Credo che ti asciugherai anche qualche lacrima. Vale la pena, la sua lettura. Libro consigliato a tutti.


commento di Vince sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 11:29

Concordo con Vince: "Molto bello sia il pezzo che poetico che quello pittorico."


commento di Rotcko sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 11:33

"La television xe l’oppio dei popoli!”.

Questa frase tratta dal libro e pronunciata da uno dei tuoi personaggi di Panzano non è così banale come sembra! Cosiglierei meno TV e più lettura. Possibilmente di libri "sani" come questo tuo.


commento di Rotcko sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 11:35

Ricambio i complimenti e fra tutte le tue bellissime opere  ho scelto questa per la trasparenza, colore e la chiarezza dell'esposizione! Mi piace.E' bello saper dipingere astratto e saper rappresentare ciò che si vuole.

Ho letto con piacere tutto il tuo profilo con il lungo, interessante e piacevole commento sull'arte! Grazie perchè mi ha fatto pensare. Ciao Floriana


commento di Floriana Pace sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 12:31

grande pezzo questo Sergio: Mi piace lo smembramento dell'uomo/manichino all'azione del vento.


commento di Erica sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 18:45

una lettura divertente, stimolante, commuovente: BRAVO!


commento di Erica sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 18:47

Questo quadro rende proprio bene l'idea dell'impotenza della ragione rispetto alla cattiveria del mondo.


commento di Rauschenberg sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 19:22

Dimenticavo: bella l'idea di rappresentare il problema con uno spaventapasseri simbolo assodato dell'impotenza!


commento di Rauschenberg sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 19:24

Rauschenberg il fatto che tu abbia scelto come nick name il grande pittore inventore unitamente a Jasper Johns della Pop Art credo non sia casuale.

Qual'era il pensiero dominante del tuo grande omonimo?

"Rauschenberg esplora il proprio mondo artistico non limitandosi alla sola pittura. All'interno delle sue composizioni introduce elementi materici, oggetti, addirittura animali impagliati, operando una fusione fra questi e la pittura alla quale non rinuncia mai. Il nome che l'artista dà alla sua personale unione fra oggetti, cose materiali, quotidiane e pittura è combine-paintings, ossia pitture combinate."

Molto umilmente e con le debite distanze e proporzioni io ho cercato di fare una "combine-paintings" unendo poesia e pittura. Essendo entrambe mie sono certo di non rischiare di offendere il poeta. Quanto sia riuscita la combinazione non mi è dato di sapere se non attraverso il vostro giudizio di fruitori....volevo rimarcare un dato: Il fondo è stato lasciato volutamente incompiuto....forse ottimismo?


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - martedý 20 ottobre 2009 alle ore 19:47

Anche questo spaventapasseri consumato dal vento è molto bello.


commento di Liza sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - mercoledý 21 ottobre 2009 alle ore 15:43

Questa bicicletta felice è molto bella, non mi stanco di osservarla, inoltre mi ha fornito spunti per la mia pittura. Grazie!


commento di Liza sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - mercoledý 21 ottobre 2009 alle ore 15:45

Vedo ed osservo i riflessi di un mare "cattivo" ed improbabile.


commento di Liza sull'opera KRAKEN - mercoledý 21 ottobre 2009 alle ore 15:46

Mi è arrivato, finalmente! ho iniziato a leggerlo ed è molto interessante e divertente. Posterò un commento dopo averlo finito.


commento di Liza sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - mercoledý 21 ottobre 2009 alle ore 15:48

...c'è poesia ovunque per gli occhi che san coglierla. In quest'opera guardo l'universo e mi sembra, in fondo, di aver sempre saputo com'è fatto.

Grande!


commento di Giorgia Lubian sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - mercoledý 21 ottobre 2009 alle ore 17:43

Questo quadro è di : sopralerighe.it /Gabiconlaminuscola /Rissa /Liza /R. Menti /F. Felipe/ M. Roiter /Kurt /Paolanatalia58 /Cieloblu /Letizia /D. Totis /L. Pilone /dani /G. Marra/ Mariarosariarizzo /Elisio /G. Minagro /V. Majer /Coco /Zanussi /G.Garbuio /Samirè/ E.Terragnoli /Mabo /E.Menga /Rosy/


commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 09:31

Avevo sentito parlare di questo libro da amici. Incuriosita l'ho ordinato in libreria a Roma. Non è stato facile convincere il mio librario che esistesse questa Lulu.com. Alla fine è arrivato. Lo sforzo per ottenerlo è stato abbondantemente ripagato dalla gioia della lettura: leggera, emozionante, commuovente, esilarante, interessante....A questo punto ho ordinato anche Crossing, Las Flores de la Pasion e Lenzuola al Vento.

Bravissimo!!!! Come mai non sei in TV a promuovere i tuoi libri?


commento di July sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 09:38

Due occhi rossi

I

Due occhi rossi,
disteso, schiacciato
sul lenzuolo d'asfalto;
segnato il decesso:
negro,
forse del Transvaal,
un nodo, un fagotto,
e via, come pacco di spesa.
Solo un grappolo fermo,
poche mani, nere d'inchiostro
a spostare quell'aria.
Muovemmo le spalle
non i pensieri
infiammando di pugni le tasche.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 10:49

II

Isole verdi
isole a celle
isole d'azzurro e delfini,
ombre increspate da salti di mare;
uno scendere piano le scale
verso i confini del fondo:
ricordi di Tanga
di Rudolph, gonfio di morte,
lungo, in quella piroga,
le scarpe a tracolla,
il fegato in mano;
tirava sul prezzo un vecchio stregone.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 10:49

III

Un tramonto continuò col fuoco sul ferro,
si prese una voce:
nessuno lo vide,
calata sul collo la maschera vinta,
gettare nel gorgo
la croce del sud
e polmoni al petrolio
e guardie di notte
e coste
e rotte
e solchi sul viso pieni di sale
e il coraggio, per prati del fondo.
L'ultimo grido è un muovere d'alghe.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 10:50

IV

Sopra un monte di sale
rema una barca piena d'occhi:
rossi d'asfalto, di Rudolph e di altri tra l'onde,
non un porto l'accoglie col nylon.
Non esistono banchine per sbarcare la morte.
Ho liberato da rami e da foglie
soffiando tra il bosco, dopo ogni tempesta,
una fossa, piena di vermi,
di bocche i Costa d'Avorio,
di teste nere tese ad affumicare,
di secchiate di nafta,
di mani che spingono il giorno,
di becchini con vanghe dal tocco di Mida,
di gambe di donna bagnate di mare.

Ho consumato tre legni spostando gocce nell'acqua,
la prora violenta i miei mari tra tonfi,
aliti di vento non gonfiano una vela,
...e uno sta sempre seduto a guardare.


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 10:50

La morte del vecchio marinaio

Assetato di luce,
sei vissuto
in spazi di gabbiani,
un alito
appena sfiorato dall'onda.
Indifferente al richiamo
della tua carcassa,
carne e nervi nella nebbia
lasciasti.

Nell'antico scafo
per dar fondo, ritorni:
hai chiuso,
per l'ultima volta
il tuo boccaporto.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 10:51

Di quale umanità?

Cerco le mie radici
affondate non so dove,
conosco solo la sabbia,
mutevole,
senza forme definite
che soffoca lo zoccolo
della mia ragione;
ci sarà lo strato
che mi nutre?

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 10:52

 Suez


Mar Rosso

Golfo di Aden

Mar Arabico

Golfo del Bengala

Stretto di Malacca

Singapore

Mar della Cina del sud

Bangkok

Golfo di Tailandia

Hong Kong

Chilung (Formosa)

Naha isola di Okinawa

Da Okinwa ad Osaka

Osaka

Oceano Pacifico primo giorno

Oceano Pacifico secondo giorno

Oceano Pacifico terzo giorno

Oceano Pacifico quarto giorno

Oceano Pacifico quinto giorno

Oceano Pacifico sesto giorno

Oceano Pacifico settimo giorno

Oceano Pacifico ottavo giorno

Honolulu

Maui

Oceano Pacifico undicesimo giorno

Oceano Pacifico dodicesimo giorno

Oceano Pacifico tredicesimo giorno

Oceano Pacifico quattordicesimo giorno

Los Angeles da San Pedro a Santa Clarita

Il viaggio di rientro

 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera CROSSING (Lulu.com editore) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 11:11

Stretto di Malacca


Questo passaggio mitico è finalmente arrivato. Sono molto curioso di conoscere come il bordo intenda proteggersi dagli assalti quotidiani operati dai pirati.
Gurka schierati sul ponte passeggiata, idranti in pressione e velocità nave a 22 nodi.
Non vedo pirati. Pescherecci sì, molti, probabilmente sono le stesse persone che cambiano ruolo a seconda delle possibilità che a loro siano offerte dalla situazione.
Passiamo costantemente sopra una gran quantità di galleggianti, temo per le tenute degli assi portaelica, in verità credo che le reti siano poste in profondità e che quindi non ci sia la possibilità di risentire di eventuali danni.
Lo stretto di Malacca formato dall’isola di Sumatra (Indonesia) e dalla penisola di Malesia offre una temperatura sui 30 C° ed un’umidità dello 85%. . Il percorrerlo ci porterà dai 5°nord a poco più di 1°nord a Singapore, pertanto equatore.
L’atmosfera di bordo è diversa rispetto agli ultimi tempi: il pianeta Fincantieri e collegati si preparano allo sbarco; i Princess alle cerimonie con le autorità, alla visita dell’USCG, all’imbarco dei primi pax.
L’avventura non c’è oppure non ho avuto la capacità di coglierla.
Contrariamente ascolto “ prove di discorso” di Cesare (tende sempre ad enfatizzare suoni e non concetti. S’innamora di un suono e tende a ripeterlo una volta di troppo. Discutiamo sul fatto, non ottengo risultati. Penso ormai, che se leviamo un po’ di sesso e ci mettiamo le navi… io sono … la sua Giulietta! Questo deve pensarlo anche lo staff capt. Alan Wilson, lo scozzese, poiché ogni volta che egli entra nell’ufficio di Cesare per discutere su qualche cosa di riservato ed io conseguentemente mi alzo per uscire, il comandante mi costringe ad assistere alle loro discussioni interne, con “non te n’andare. Favetta non può avere niente di importante da dirmi”.
Verifico con i nostri tecnici la situazione nave in funzione del certificato USCG….e mi dimentico di Mompracem.
Scopro anche che il semplice esercizio di allacciarmi le scarpe mi costringe a prendere il fiato come prima di un’immersione subacquea, dapprima immagino sia dovuto all’umidità dell’aria o alle troppe sigarette, poi inequivocabilmente realizzo di che cosa si tratti: “la dieta di Cesare”.

La serata precedente all’arrivo a Singapore decido di passarla alla Patisserie, il bar al ponte cinque. “Big Mistake!”.
Martin Ford è in fibrillazione per i difetti relativi alla posa in opera della moquette in moltissime cabine ed aree pubbliche. In effetti è vero, in molti casi sembra che essa sia stata posata da persone rincorse dalla polizia. Durante la discussione durata tre ore e mezza, io ho bevuto un caffè, lui dodici calici di Pinot grigio e due Bacardi. La discussione è stata difficile, alla fine sono riuscito a convincerlo che non farò venire dall’Italia degli operai e che gli riconoscerò i costi per l’utilizzo di personale equipaggio. Il risultato è stato ottenuto anche per l’intervento di Paul (il cruise director), che stanco delle insistenze di Martin nei miei confronti, ha tolto di mano all’hotel manager i fogli con gli elenchi delle cabine difettose strappandoli con un laconico (very British) :”That’s it !” poi aggiungendo “Martin you are too tired now. Tomorrow is a big day!” lo ha mandato a dormire.
Rimasto con Paul, mi sono finalmente rilassato, anche se il racconto sulla sua situazione personale del momento non mi ha reso felice.
Mi ritrovo nella mia L202 alle ore due del mattino. Dormo come un sasso fino al trillo del telefono.…”Ingegnere…comandante…vieni in plancia c’è la focaccia calda, con la cipolla … (Cesare) ”.
“Ma… sono le quattro!”. “ Appunto i comandanti non dormono mai! Vieni che ti godi l’ingresso a Singapore!”.
(Che i comandanti non dormano mai ho dei dubbi in proposito, sicuramente che i capitani, specialmente se guarantee engineers, dormano poco, ne ho la certezza.).
Obbedisco pensando che non è vero come dice qualcuno che stare a bordo delle navi è come fare del sesso… due cose che non richiedono bravura per godere.
Ottemperati gli obblighi contrattuali: una con cipolla e una senza, inizio a mettere a fuoco la vista…sembra di guidare contromano!
Il traffico è intenso, decine e decine di natanti di tutti i tipi e nazionalità si muovono a fianco a noi per rotte parallele o di controbordo. Singapore è il più grande porto al mondo, l’impressione dell’approccio con questa realtà è notevole.
Inizio a “godere” relativamente per quanto mi offre questo atterraggio allorché…” Mister Davanzo..” riconosco la voce del danese Per Christiansen e riparte in toto, nell’aletta di plancia non occupata dal pilota per la manovra, la diatriba iniziata a Port Said e mai conclusa sul “reheating” dell’impianto del condizionamento. L’argomento con diversi meeting ufficiali e non, impegnerà tutta la giornata. Riesco a sconfiggere con molta fatica la posizione Princess di voler mantenere a bordo il gruppo di tecnici dedicati al problema appartenenti al nostro pianeta Fincantieri, a tutti i costi. Essi non servono. Sono fusi. Sono stanchi. Non hanno idee. E’ indispensabile rivedere i dati di progetto….
la soluzione del problema, in questa fase, non può essere trovata sul campo a bordo, ma altrove. Nel tardo pomeriggio sono costretto a fare un intervento “d’autorità” con l’hotel manager per far consegnare ai tecnici i loro passaporti e farli inserire nelle liste del personale sbarcante.
Le prime due giornate della “mia Singapore” mi impegnano moltissimo tra visita del USCG, arrivo materiali, sbarco del personale. Molti sono i problemi emersi: tecnici, amministrativi, organizzativi, contingenti e non. Tutto però, francamente, gestibile.
Le persone che riescono in questi giorni ad andare a terra, al loro rientro mi informano sui molteplici aspetti di questo luogo.

 


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera CROSSING (Lulu.com editore) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 11:13

Il bello della bicicletta è...un libro
"...la bicicletta diventa così simbolo di un futuro ecologico per la città di domani e di un'utopia urbana in grado di riconciliare la società con se stessa".

La frase non è mia (peccato!), anche se esprime completamente il mio pensiero, ma dell'autore di uno dei libri più interessanti che abbia letto questa estate: "Il bello della bicletta", di Marc Augé, un antropologo-etnologo francese.


Augé, per parlare della bicicletta, parte dai ricordi: i suoi personali, ma anche quelli di un'intera generazione. Parla della bicicletta come mito e come storia, come utopia e come speranza, ma anche come realtà in grado di cambiarci la qualità della vita.

In questo libro ho finalmente trovato la descrizione di una sensazione che provo da sempre e che non ero mai riuscito a portare fuori di me: "Il sogno del ciclista è quello di identificarsi, sulla terra, con il pesce nell'acqua o con l'uccello nel cielo, anche se deve comunque confrontarsi con i limiti dello spazio. Il merito del ciclismo, contrariamente a questa illusione fin troppo seducente, è infatti proprio quello di imporci una percezione più acuta dello spazio e del tempo. ... la tentazione alla passività, che molti individui subiscono nella relazione con i vari mezzi di comunicazione, svanisce non appena si mettono in sella; diventano responsabili di loro stessi e ne sono subito consapevoli."


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 12:09

Finché è un ecologista a ripeterti sempre la solita solfa, magari è anche normale che un po’ ti infastidisci. “Prendere la bicicletta è il futuro del pianeta, solo così si può salvare il mondo dall’inquinamento!”. Sì, d’accordo, tutti capaci a parlare. Soprattutto se a farlo è uno studente nulla facente, senza impegni e soldi da portare a casa. Ma la cosa cambia se a fare un elogio della bicicletta è uno degli antropologi più famosi del pianeta, Marc Augé. E’ di qualche settimana fa l’uscita del libricino, Il bello della bicicletta edito da Bollati Boringhieri. Un libro leggero ed economico (meno di 70 pagine per meno di 10 euro), proprio come lo spirito di questo mezzo fantastico nato nell’800. E non c’è da stupirsi che sia proprio Marc Augé, l’inventore del termine non-luogo (per definire i luoghi della modernità come gli aeroporti, le stazioni, ecc..) a parlare della bicicletta come uno dei pochi mezzi al giorno d’oggi, capaci di ridare vita alle nostre città depresse dallo smog e stressate da traffico, dal prezzo della benzina e dalla assicurazione.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 12:10

Sergio Davanzo. Esprime con forza i propri pensieri. Coccola con tenerezza i propri sogni. Ti mostra parti insospettate e inattese di sè, a volte svelandole per gradi, a volte ostentandole all’improvviso, provocando, beffardo. Davanzo dipinge. Una combinazione irrisolta di motivazioni lo spingono ogni volta. Per bisogno. Per voglia. Per gioco. Per dovere. Molti dei suoi quadri sono figli di una forte necessità comunicativa. La necessità di trascendere i limiti delle parole, delle dimensioni spazio-temporali, delle forme codificate, creandone di nuove, più belle, più intense, e dare così rinnovata voce a pensieri profondi, complessi. Ci sono poi i lavori che nascono dal semplice desiderio di lasciarsi andare alla più poetica evocazione di immagini e suggestioni viste e vissute. Essa sfocia poi nella compiaciuta ricerca di complicità di chi guarda e prova, e sente, e, sentendo, rivive. Il risultato è una sorprendente gamma di aperture e contaminazioni sinestetiche, cromatiche e materiche. Nel modus operandi di questo artista spesso un pensiero diventa tematica. Si espande. Definisce in maniera autonoma e prepotente i propri leit motive. Li varia, li allarga, li propone nelle più accattivanti sfumature, per poi gonfiarsi al massimo e, finalmente esplodere, esausto. Finito. Risolto. Perciò i quadri di Sergio sono per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a prosciugarlo. A volte però l’artista dalla conclusione di una linea ispirativa ne ha già tratte diverse altre. A volte lascia passare del tempo prima di permettere a nuovi tratti di catturare il suo istinto. E il suo pennello. Questo è Sergio Davanzo che dipinge. I suoi soggetti sono vari, disparati. Molto vuole raccontare. I volti, le voci del passato e del presente, i luoghi che lo hanno visto iniziare il suo percorso di uomo e di artista. Il cane. La famiglia. Coloro che se ne sono andati, coloro che verranno. Una ruga sulla fronte. Il sibilo di un tornio in officina. Un caleidoscopio minimalista di immagini, momenti epifanici, che sergio trasporta su tela. Che, se necessario, trasporta, come è solito dire “nello spazio”. E sicuramente i titoli creativi e fantasiosi che Sergio Davanzo affianca ai dipinti, fanno parte di questo modo semiserio di vivere e concepire le proprie necessità. Deliziosi, spesso fortemente ironici, stupiscono, per poi lasciarti addosso una scia di riflessione, che ti stuzzica come l’aroma del rum nel gusto di un dolce appena sfornato. Di cui Sergio, provetto “chef de rangue”, ha scritto e realizzato la ricetta apposta per te.


commento di Sole sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 12:37

Sergio Davanzo. Esprime con forza i propri pensieri. Coccola con tenerezza i propri sogni. Ti mostra parti insospettate e inattese di sè, a volte svelandole per gradi, a volte ostentandole all’improvviso, provocando, beffardo. Davanzo dipinge. Una combinazione irrisolta di motivazioni lo spingono ogni volta. Per bisogno. Per voglia. Per gioco. Per dovere. Molti dei suoi quadri sono figli di una forte necessità comunicativa. La necessità di trascendere i limiti delle parole, delle dimensioni spazio-temporali, delle forme codificate, creandone di nuove, più belle, più intense, e dare così rinnovata voce a pensieri profondi, complessi. Ci sono poi i lavori che nascono dal semplice desiderio di lasciarsi andare alla più poetica evocazione di immagini e suggestioni viste e vissute. Essa sfocia poi nella compiaciuta ricerca di complicità di chi guarda e prova, e sente, e, sentendo, rivive. Il risultato è una sorprendente gamma di aperture e contaminazioni sinestetiche, cromatiche e materiche. Nel modus operandi di questo artista spesso un pensiero diventa tematica. Si espande. Definisce in maniera autonoma e prepotente i propri leit motive. Li varia, li allarga, li propone nelle più accattivanti sfumature, per poi gonfiarsi al massimo e, finalmente esplodere, esausto. Finito. Risolto. Perciò i quadri di Sergio sono per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a prosciugarlo. A volte però l’artista dalla conclusione di una linea ispirativa ne ha già tratte diverse altre. A volte lascia passare del tempo prima di permettere a nuovi tratti di catturare il suo istinto. E il suo pennello. Questo è Sergio Davanzo che dipinge. I suoi soggetti sono vari, disparati. Molto vuole raccontare. I volti, le voci del passato e del presente, i luoghi che lo hanno visto iniziare il suo percorso di uomo e di artista. Il cane. La famiglia. Coloro che se ne sono andati, coloro che verranno. Una ruga sulla fronte. Il sibilo di un tornio in officina. Un caleidoscopio minimalista di immagini, momenti epifanici, che sergio trasporta su tela. Che, se necessario, trasporta, come è solito dire “nello spazio”. E sicuramente i titoli creativi e fantasiosi che Sergio Davanzo affianca ai dipinti, fanno parte di questo modo semiserio di vivere e concepire le proprie necessità. Deliziosi, spesso fortemente ironici, stupiscono, per poi lasciarti addosso una scia di riflessione, che ti stuzzica come l’aroma del rum nel gusto di un dolce appena sfornato. Di cui Sergio, provetto “chef de rangue”, ha scritto e realizzato la ricetta apposta per te.


commento di Sole sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 12:38

Sergio Davanzo. Esprime con forza i propri pensieri. Coccola con tenerezza i propri sogni. Ti mostra parti insospettate e inattese di sè, a volte svelandole per gradi, a volte ostentandole all’improvviso, provocando, beffardo. Davanzo dipinge. Una combinazione irrisolta di motivazioni lo spingono ogni volta. Per bisogno. Per voglia. Per gioco. Per dovere. Molti dei suoi quadri sono figli di una forte necessità comunicativa. La necessità di trascendere i limiti delle parole, delle dimensioni spazio-temporali, delle forme codificate, creandone di nuove, più belle, più intense, e dare così rinnovata voce a pensieri profondi, complessi. Ci sono poi i lavori che nascono dal semplice desiderio di lasciarsi andare alla più poetica evocazione di immagini e suggestioni viste e vissute. Essa sfocia poi nella compiaciuta ricerca di complicità di chi guarda e prova, e sente, e, sentendo, rivive. Il risultato è una sorprendente gamma di aperture e contaminazioni sinestetiche, cromatiche e materiche. Nel modus operandi di questo artista spesso un pensiero diventa tematica. Si espande. Definisce in maniera autonoma e prepotente i propri leit motive. Li varia, li allarga, li propone nelle più accattivanti sfumature, per poi gonfiarsi al massimo e, finalmente esplodere, esausto. Finito. Risolto. Perciò i quadri di Sergio sono per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a prosciugarlo. A volte però l’artista dalla conclusione di una linea ispirativa ne ha già tratte diverse altre. A volte lascia passare del tempo prima di permettere a nuovi tratti di catturare il suo istinto. E il suo pennello. Questo è Sergio Davanzo che dipinge. I suoi soggetti sono vari, disparati. Molto vuole raccontare. I volti, le voci del passato e del presente, i luoghi che lo hanno visto iniziare il suo percorso di uomo e di artista. Il cane. La famiglia. Coloro che se ne sono andati, coloro che verranno. Una ruga sulla fronte. Il sibilo di un tornio in officina. Un caleidoscopio minimalista di immagini, momenti epifanici, che sergio trasporta su tela. Che, se necessario, trasporta, come è solito dire “nello spazio”. E sicuramente i titoli creativi e fantasiosi che Sergio Davanzo affianca ai dipinti, fanno parte di questo modo semiserio di vivere e concepire le proprie necessità. Deliziosi, spesso fortemente ironici, stupiscono, per poi lasciarti addosso una scia di riflessione, che ti stuzzica come l’aroma del rum nel gusto di un dolce appena sfornato. Di cui Sergio, provetto “chef de rangue”, ha scritto e realizzato la ricetta apposta per te.


commento di Sole sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 12:39

SEI UN GRANDE!!!! Bellissimo letto in 4 ore!


commento di Vanna sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 17:53

Molto bello...hai qualche cosa di simile su tela? Sarei interessata mi puoi far sapere, grazie.


commento di Vanna sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 17:54

Spettacolo, complimenti :)


commento di Mao sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 22 ottobre 2009 alle ore 20:04

siamo sicuri che la mafia sia solamente un insetto?


commento di antonio leone sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - venerdý 23 ottobre 2009 alle ore 15:58

La ringrazio per tutti i suoi voti;) . Mi ha così dato modo di conoscerla .  Ho letto la sua ..presentazione .   Il suo pensiero  mi ha molto coinvolto , e mi è piaciuto anche perchè molto vicino al mio pensare.  Mi complimento per le opere astratte e di grande forza materica. Ora passerò in lulù.com:) un caro saluto Virginia


commento di Virgy sull'opera Omaggio ai tubisti - venerdý 23 ottobre 2009 alle ore 21:14

bello

mi piace

non so perché

mi piace di più


commento di Fp sull'opera KRAKEN - domenica 25 ottobre 2009 alle ore 19:43

caro Sergio,

ti ringrazio moltissimo per il tuo commento. Era quello che speravo e non potevi scriverlo meglio. MI è molto piaciuta la parte dove dici che in società in crisi non necssariamente i veri artisti insistono su immagini tristi e di guerra, ma anzi volgono al sogno e alla fuga in un mondo interiore (Chagall...). E davvero facile in effetti cercare di commuovere proponendo i problemi che tutti vedono e che alla fine, se siamo sinceri, non ci commuovono più in quanto ci siamo abituati alla ripetizione di tali immagini. Anziché muovere le anime si raggiunge l'effetto opposto , l'aridità. L'ultima parte non occorre dire che è perfetta: un cartone ingiallito, come capì Rauschenberg, per me contiene tutto. La nostra vita incerta, il senso di abbandono, la mancanza di signifcato per le cose piccole e umili, una esistenza fatta di scarti e macerie, dove però c'è speranza di costruire qualcosa...nuovamente. Grazie infinite. Se mi permetti estrapolo una parte del tuo commento (firmato) per il mio blog su equilibri.


commento di Valentina Majer sull'opera KRAKEN - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 10:01

Mi sono divertito moltissimo a leggere il delinquente ed ho rivissuto i tempi in cui ero ancora un bambino. Bellissimo il tuo spaccato su Panzano!


commento di Principe sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 18:53

Per noi cresciuti tra Dinghi e Finn...questo quadro è stupendo!


commento di Principe sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 18:55

Bellissimo questo pezzo di "cosmo - cantiere"!


commento di Principe sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 18:56

Mi associo ad Fp...non so capire il motivo ma questo pezzo mi piace molto.


commento di Principe sull'opera KRAKEN - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 18:59

Molto bello questo "Viaggio Vedoviano" al quale hai aggiunto la tua ironia, però consentimi le tue poesie sono stupende...oserei "materiche" le posso toccare ed esse mi toccano, mi spingono fisicamente!


commento di Principe sull'opera Pensavo fossi morto.... - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 19:27

E' un Cosmo (concordo con gli altri) stupendo...ma i tubisti?


commento di Mabo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 19:29

Ho comperato il libro, è arrivato, l'ho letto....perchè è finito così presto? Perchè non scrivi almeno altre 500 pagine? BRAVO!!!!!


commento di Mabo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 19:31

Una Bolina perfetta...e tocco il mare!


commento di Mabo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 19:32

Mi avete incuriosito. Devo procurarmi questo libro.


commento di Bassa sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 19:37

Sono interessato a questa carta, ci sentiamo?


commento di Bassa sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 19:38

Molto bello e condivido lo spirito sdrammatizzatore.


commento di Bassa sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 19:39

Pur essendo napoletano e non comprendendo perfettamente i tratti in dialetto "bisiaco", ho amato molto questo tuo libro.


commento di Ciro Bonito sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 26 ottobre 2009 alle ore 22:22

 chi ha detto macchie???

Io li trovo bellissimi!

ciaociao

Grazie per i comps.


commento di dani sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 27 ottobre 2009 alle ore 11:19

Anche questo bellissimo. Grazie per voto a mio suonatore d'ombre. Siccome penso che d'arte tu te ne intenda mi ritengo lusingata


commento di Cy sull'opera Omaggio ai tubisti - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 08:21

Bello bello bello :D


commento di Mao sull'opera feelings & feelings (frammento) - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 17:43

Assolutamente STUPENDO! (l'ho riletto ed ho colto moltissime cose che alla prima lettura mi erano sfuggite)


commento di Rotcko sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 18:48

Mi sono commossa ed ho riso tantissimo: Bravo!!!


commento di ProfonditÓ sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 18:57

semplicemente splendido lavoro.


commento di Marumaru70 sull'opera Pensavo fossi morto.... - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 21:37

"Perciò i quadri di Sergio sono per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a prosciugarlo."

Bellissimo questo dripping figurativo


commento di Duchamp sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 23:24

Mi è piciuto molto. L'ho consigliato ai miei amici.


commento di Duchamp sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 23:25

Un'idea molto bella.


commento di Duchamp sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 23:26

Grazie a tutti per i commenti ricevuti.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 23:30

grazie a tutti per i commenti ricevuti


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - mercoledý 28 ottobre 2009 alle ore 23:30

Antonio uno slogan non può essere un'analisi della gravità della situazione...


commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 00:02

Questo quadro è di : sopralerighe.it /Gabiconlaminuscola /Rissa /Liza /R. Menti /F. Felipe/ M. Roiter /Kurt /Paolanatalia58 /Cieloblu /Letizia /D. Totis /L. Pilone /dani /G. Marra/ Mariarosariarizzo /Elisio /G. Minagro /V. Majer /Coco /Zanussi /G.Garbuio /Samirè/ E.Terragnoli /Mabo /E.Menga /Rosy/Carmelo Mingoia/Antonio Leone/Sebastiano Costanzo/Marumaru70


commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 00:04

Ricambio con un voto simbolico e un saluto. ciao


commento di Zanussi sull'opera Manhattan vista dal Bronx - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:05

Bellissima poesia, molto attuale e grande raffigurazione in pittura dei versi.


commento di Berta sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:27

Sicuramente ordinerò questo libro, penso tu sia una persona interessante da conoscere....


commento di Berta sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:28

Bello!...tutto, i colori, la grata, il significato...


commento di Berta sull'opera Manhattan vista dal Bronx - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:29

"La vera trasgressività dell'artista contemporaneo è il recupero di se stesso e di tutto ciò si è fatto scempio, poetica compresa."

...e tu lo stai facendo molto bene!


commento di Berta sull'opera Omaggio ai tubisti - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:31

"La nostra rivolta era
Essere padri di noi stessi
Questa è altra cosa
E noi ancora figli
Muti
A guardare."

molto bello e molto vero: complimenti!


commento di Berta sull'opera Pensavo fossi morto.... - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:33

"...si stanno spengendo i valori, i sentimenti, che valgono più dell'oro, giallo o nero che sia...."

tu li stai recuperando!


commento di Berta sull'opera feelings & feelings (frammento) - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:34

Molto difficile questo quadro, non per questo meno significativo o meno bello degli altri!


commento di Berta sull'opera volo radente - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:35

Mi intriga molto ma devo studiarlo....


commento di Berta sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:36

c'è tanto "cuore" in questa opera: Bravo!


commento di Berta sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:37

"Perché quello che mi stava a cuore di dire, era mettere in rilievo la mia idea di spazio. Nello spazio esterno, quello che non finisce mai, o che finisce ma non sappiamo dove, è pieno di vita indubbiamente, ma ne sappiamo pochissimo,.."

Hai fatto molto bene a postare questa intervista, grazie.


commento di Berta sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - giovedý 29 ottobre 2009 alle ore 18:39

Molto bella!


commento di Edy Collina sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - sabato 31 ottobre 2009 alle ore 17:59

Veramente molto bello! più lo osservo e più mi piace.


commento di Edy Collina sull'opera Manhattan vista dal Bronx - sabato 31 ottobre 2009 alle ore 23:58

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da "Terra d'amore"

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:39

Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.

Alda Merini, da "La terra santa"
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:40

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

Alda Merini, da "La Terra Santa" 1983


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:41

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

Alda Merini, da "La Terra Santa"
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:41

Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?

Alda Merini, da "La Terra Santa"
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:42

Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell'Orsa maggiore.

Alda Merini
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:42

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini, da "Vuoto d'amore"
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:42

Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.

Alda Merini

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:43

Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani e' gia' passato.

Alda Merini

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:43

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono"
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:44

Solo un mano d'angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell'uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell'oggi e dell'ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

Alda Merini
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:44

Bambino

Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.

Alda Merini
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:45

Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi
e mette assieme tutti i suoi giorni
in una mano tesa per donare,
in una mano che assolve
perché vede il cuore di Dio.
Ma la città è triste
perché nessuno pensa
che i fiori del Poeta
sbocciano per vivere molto a lungo
per le vie anguste della grazia.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:45

Amore,
vola da me
con l'aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l'ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d'albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa' delle due braccia
due ali d'angelo
e porta anche a me un po' di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:46

Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all'alba
se io sarò tra le tue braccia.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:46

Sono folle di te, amore
che vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d'amore per te.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:47

Del tutto ignari della nostra esistenza
voi navigate nei cieli aperti dei nostri limiti,
e delle nostre squallide ferite
voi fate un balsamo per le labbra di Dio.
Non vi è da parte nostra conoscenza degli angeli,
né gli angeli conosceranno mai il nostro martirio,
ma c'è una linea di infelicità come di un uragano
che separa noi dalla vostra siepe.
Voi entrate nell'uragano dell'universo
come coloro che si gettano nell'inferno
e trovano il tremolo sospiro
di chi sta per morire
e di chi sta per nascere.

Alda Merini, da "La carne degli angeli"
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:47

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
[Alda Merini, da Vuoto d'amore, 1991]


asce a Milano il 21 marzo 1931. La famiglia di Alda Merini è composta dal padre, funzionario delle Assicurazioni Generali Venezia, dalla madre casalinga, da una sorella maggiore e un fratello minore. Non potendo frequentare il liceo Manzoni perché respinta in Italiano, compie gli studi superiori all'Istituto professionale Laura Solera Mantegazza e, contemporaneamente, si dedica allo studio del pianoforte.


Inizia a comporre le prime liriche a quindici anni e il primo, autentico incontro con il mondo letterario avviene l'anno successivo, quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopone alcune delle sue poesie a Angelo Romanò che, a sua volta, le fa leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato tuttora il primo scopritore della poetessa. Proprio nel '47 la Merini inizia a frequentare la casa di Spagnoletti, dove conosce, fra gli altri, Giorgio Manganelli — che fu un vero maestro di stile per lei, oltre che suo primo grande amore — Davide Turoldo, Maria Corti e Luciano Erba.

Ma il '47 è anche l'anno in cui si manifestano i primi sintomi di quella che sarà una lunga malattia: viene internata per un mese nella clinica Villa Turro e, una volta dimessa, riceve l'aiuto degli amici più cari. Così scrive Maria Corti nell'introduzione a Vuoto d'amore: «[...] ogni sabato pomeriggio lei e Manganelli salivano le lunghe scale senza ascensore del mio pied-à-terre in via Sardegna e io li guardavo dalla tromba della scala: solo Dio poteva sapere che cosa sarebbe stato di loro. Manganelli più di ogni altro l'aiutava a raggiungere coscienza di sé, a giocarsi bene il destino della scrittura al di là delle ombre di Turro».

Nel '50 Spagnoletti pubblica nell'antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1949 le due liriche Il gobbo e Luce. L'anno successivo, le stesse liriche, insieme con altri due componimenti, vengono incluse da Vanni Scheiwiller nel volume Poetesse del Novecento, su consiglio di Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani. Già da questi primi componimenti si intuiscono quelli che saranno motivi ricorrenti nella poetica della Merini: l'intreccio di temi erotici e mistici, di luce e di ombra, il tutto però amalgamato da una concentrazione stilistica notevole, che nell'arco degli anni lascerà spazio a una poesia più immediata, intuitiva.

Il gobbo

Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall'espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
... e nessuno m'aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d'allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.


22 dicembre 1948

[Da Poetesse del Novecento, 1951]

Dopo la partenza di Manganelli da Milano, nel periodo che va dal '50 al '53, la Merini frequenta Salvatore Quasimodo, al quale dedica le Due poesie per Q., edite ne Il volume del canto:

I.

Padre che fosti a me, grande poeta,
bene ricordo la tua cetra viva
e le tue dita bianche affusolate
che varcavano il solco del mio seno.
E io ricordo tutto, le bufere
i venti aperti e quella confusione
che trovava la nostra poesia.
Parlavamo il linguaggio dei poeti
casto, accorato senza delusioni
o eravamo delusi di noi stessi
poveri, confinati nello spazio
come astronauti sulla stessa luna.

[...]

Nel '53 sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano. Nello stesso anno esce la prima raccolta poetica La presenza di Orfeo, seguita nel '55 da Paura di Dio e Nozze romane.

Il '55 è anche l'anno della nascita della prima figlia; al pediatra della bambina, Pietro, è dedicata la raccolta Tu sei Pietro, edita nel '61 da Scheiwiller. Segue un silenzio durato vent'anni.

Nel '65 viene internata nel manicomio Paolo Pini, dal quale uscirà definitivamente solo nel '72 — a parte brevi periodi durante i quali ritorna in famiglia e nascono altre tre figlie — ma l'alternanza di periodi di lucidità e follia continua fino al '79.

Nel '79 il silenzio è finalmente rotto e la Merini inizia a lavorare su quello che è considerato il suo capolavoro: La Terra Santa, vincitrice del Premio Librex Montale nel '93.

La Terra Santa segna l'inizio di una poetica diversa, impregnata della devastante esperienza manicomiale. Si tratta di liriche di un'intensità potente, dove la realtà lascia il posto all'idea stessa del reale, sublimata e deformata dal delirio della follia.

La prima proposta di stampa dell'opera fu accolta da una totale indifferenza da parte degli editori. Solo Paola Mauri accetta di pubblicare trenta liriche, scelte su un dattiloscritto di oltre un centinaio di testi composti dalla Merini durante l'internamento, sul n.4 della rivista «Il cavallo di Troia», è il 1982. Due anni dopo Schweiller riprende le trenta liriche e, con l'aggiunta di altre dieci, dà alle stampe la prima edizione de La Terra Santa, segnando la fine dell'ostracismo dell'artista.

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all'umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d'oro
e l'albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l'assenzio
di una sopravvivenza negata

[Da La Terra Santa, 1984]

Nell'81 muore Ettore Carniti. Rimasta sola, la Merini inizia un'amicizia a distanza con il poeta tarantino Michele Pierri. L'intesa fra i due si fa sempre più forte, malgrado i trent'anni e la distanza che li separano. Nell'83 dedica al poeta, e alla memoria del padre, la raccolta Rime petrose, le liriche Per Michele Pierri e Le satire della Ripa; nell'ottobre dello stesso anno i due si sposano e la Merini si trasferisce a Taranto. Pierri — il quale era stato medico prima di dedicarsi interamente alla poesia — si prende cura di lei e nell'85 nascono le liriche della raccolta La gazza ladra. Sempre nello stesso periodo la Merini ultima la stesura del suo primo testo in prosa L'altra verità. Diario di una diversa, nel quale la devastante esperienza dell'internamento viene descritta in una prosa dal forte accento lirico, testimonianza di un'inevitabile uniformità percettiva.

Questi anni di apparente tranquillità vengono però deturpati dal riaffacciarsi del demone della follia e la Merini sperimenta nuovamente le torture dell'ospedale psichiatrico a Taranto.

Nell'86 fa ritorno a Milano e riprende a frequentare gli amici di un tempo. Ricomincia a scrivere con continuità, affiancando poesia e prosa: Delirio amoroso, scritto nell'89, e Il tormento delle figure, del '90, ne sono gli esempi.

Nel '91 muore l'amico Giorgio Manganelli.

Dal '92 al '96 escono Ipotenusa d'amore, La palude di Manganelli o il monarca del re e Un'anima indocile, testi misti di prosa e poesia nei quali la memoria diventa evocazione struggente e drammatica.

A Manganelli

A te, Giorgio,
noto istrione della parola,
mio oscuro disegno,
mio invincibile amore,
sono sfuggita, tuo malgrado,
eppure mi hai ingabbiato
nella salsedine
della tua lingua.
Tu, primissimo amore mio,
hai avuto pudore
del mio atroce destino,
tu mi hai preso un giorno
sull'erba, al calore del sole,
la perla della mia giovinezza.
Com'era bello, amore,
sentirti spergiuro.
E tu che non volevi.
Tu, per cui ero
la sofferta Beatrice delle ombre.
Ma non eri tu ad avermi,
era la psicanalisi.
E in fondo, Giorgio,
ho sempre patito
quel che ti ho fatto patire.

[Da La palude di Manganelli, 1992]

Nel '93 viene pubblicata la raccolta Titano amori intorno, dallo stile più colloquiale rispetto alle precedenti. Nello stesso periodo esce la prosa La pazza della porta accanto e nel '94 il volume Sogno e poesia, con venti incisioni di venti artisti contemporanei.

Nel '95 viene data alle stampe la raccolta Ballate non pagate e nel '96 le viene aggiudicato il Premio Viareggio per la Poesia. Nel 1996 Alda Merini viene proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall'Académie française.

Del '97 è la raccolta La volpe e il sipario, la più alta dimostrazione dello stile poetico dell'artista: una poesia che nasce dall'emozione, improvvisa e violenta, mai ritoccata, riletta. Una scrittura nata di getto, sull'onda del pensiero che si fa man mano sempre più astratto, simbolico.

Sempre del '97 un'antologia del lavoro dell'autrice, curata dall'amica Maria Corti, dal titolo Fiore di poesia 1951-1997, nella quale compaiono anche alcune liriche inedite.

Nel 2002 esce per Frassinelli Magnificat. Un incontro con Maria, dove la Merini evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l'aspetto più umano e femminile e che, nel settembre dello stesso anno, le vale il Premio Dessì per la Poesia.

Alda Merini è stata e continua ad essere una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea. E' impossibile riuscire a dare un ordine, catalogare il lavoro di un'artista che ha fuso vita e arte in un'unica forma inscindibile.

La mia poesia è alacre come il fuoco,
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che goica con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

[Da La volpe e il sipario, 1997]

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:50

Bibliografia

La presenza di Orfeo, Schwarz, 1953
Nozze romane, Schwarz, 1955
Paura di Dio, Scheiwiller, 1955
Tu sei Pietro, Scheiwiller, 1961
Destinati a morire, Lalli, 1980
Le rime petrose, 1983 (ed. privata)
Le satire della Ripa, Laboratorio Arti Visive, 1983
Le più belle poesie, 1983 (ed. privata)
La Terra Santa, Scheiwiller, 1984
La Terra Santa e altre poesie, Lacaita, 1984
L’altra verità. Diario di una diversa, Scheiwiller, 1986
Fogli bianchi, Biblioteca Cominiana, 1987
Testamento, Crocetti, 1988
Delirio amoroso, Il melangolo, 1989
Il tormento delle figure, Il melangolo, 1990
Vuoto d’amore, Einaudi, 1991
Valzer, TS, 1991
Balocchi e poesie, TS, 1991
Le parole di Alda Merini, Stampa Alternativa, 1991
La vita felice: aforismi, Pulcinoelefante, 1992
Ipotenusa d’amore, La vita felice, 1992
Aforismi, Nuove Scritture, 1992
La palude di Manganelli o Il monarca re, La vita felice, 1992
Rime dantesche, Divulga, 1993
Le zolle d’acqua, Montedit, 1993
Se gli angeli sono inquieti, Shakespeare and Company, 1993
La presenza di Orfeo: 1953-1962, Scheiwiller, 1993
Titano amori intorno, La vita felice, 1994
25 poesie autografe, La città del sole, 1994
Doppio bacio mortale, Lietocolle, 1994
Reato di vita. Autobiografia e poesia, Melusine, 1994
Il fantasma e l’amore, Melusine, 1994
La pazza della porta accanto, Bompiani, 1995
Ballate non pagate, Einaudi, 1995
Sogno e poesia, La vita felice, 1995
Lettera ai figli, Lietocolle, 1995
La Terra Santa: Destinati a morire – La Terra Santa – Le satire della ripa – Le rime petrose – Fogli bianchi, Scheiwiller, 1996
Aforismi, Edizioni Pulcinoelefante, 1996
Un’anima indocile, La vita felice, 1996
Refusi, Zanetto, 1996
Immagini a voce, Motorola, 1996
La vita felice: sillabario, Bompiani, 1996
La vita facile, Bompiani, 1997
La volpe e il sipario, Girardi, 1997
Orazioni piccole, Edizioni dell’Ariete, 1997
Curva in fuga, Edizioni dell’Ariete, 1997
Ringrazio sempre chi mi dà ragione, Stampa Alternativa, 1997
Lettere a un racconto prose lunghe e brevi, Rizzoli, 1998
Fiore di poesia 1951-1997, Einaudi, 1998
Eternamente vivo, L’Incisione, 1998
57 poesie, Mondadori, 1998
Favole, orazioni, salmi, La libraria, 1998
L’uovo di Saffo. Alda Merini e Enrico Baj, Colophon, 1999
Le ceneri di Dante: con una bugia di ceneri, Pulcinoelefante, 1999
Aforismi e magie, Rizzoli, 1999
La poesia luogo del nulla. Poesie e parole con Chicca Gagliardo e Guido Spaini, Manni, 1999
Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta, Scheiwiller, 1999
Lettera a Maurizio Costanzo, Lietocolle, 1999
Vanni aveva mani lievi, Aragno, 2000
Le poesie di Alda Merini 1997-1999, La vita felice, 2000
Superba è la notte 1996-1999, Einaudi, 2000
Una poesia, Pulcinoelefante, 2002
Tre aforismi, Pulcinoelefante, 2000
Amore, Pulcinoelefante, 2000
Due epitaffi e un testamento, Pulcinoelefante, 2000
L’anima innamorata, Frassinelli, 2000
Corpo d’amore: un incontro con Gesù, Frassinelli, 2001
Maledizioni d’amore, Acquaviva, 2002
Il paradiso, Pulcinoelefante, 2002
Anima, Pulcinoelefante, 2002
Ora che vedi Dio, Pulcinoelefante, 2002
Un aforisma, Pulcinoelefante, 2002
Folle, folle, folle d’amore per te, Salani, 2002
Magnificat. Un incontro con Maria, Frassinelli, 2002
Il maglio del poeta, Manni, 2002
Silenzio, Pulcinoelefante, 2002
La vita, Pulcinoelefante, 2002
La carne degli angeli, Frassinelli, 2003
Più bella della poesia è stata la mia vita, Einaudi, 2003
Alla tua salute, amore mio: poesie, aforismi, Acquaviva, 2003
Poema di Pasqua, Acquaviva, 2003
Clinica dell’abbandono, Einaudi, 2004
Cartes (Des), Vicolo del Pavone, 2004
Dopo tutto anche tu, San Marco dei Giustiniani, 2004

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:51

Titolo: Il mio passato

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:53

Sogno d'amore

Se dovessi inventarmi il sogno
del mio amore per te
penserei a un saluto
di baci focosi
alla veduta di un orizzonte spaccato
e a un cane
che si lecca le ferite
sotto il tavolo.
Non vedo niente però
nel nostro amore
che sia l'assoluto di un abbraccio gioioso.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:54

 L'umile giunchiglia

Dimmi almeno
che oscura meraviglia
già ti prende di me,
che trovi bella
questa sommessa,
e umile giunchiglia
che già ti paragona
a una stella;
dimmi che me divina
e me presente
senti dentro
il tuo letto di piacere,
dimmi che un bacio
fuga dolcemente
tutte le smanie
e tutte le chimere.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:55

La volpe e il sipario

La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tre le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnananna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera del passato cordoglio che non vede la luce.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:55

Non voglio dimenticarti, amore

Non voglio dimenticarti, amore,
né accendere altre poesie:
ecco, lucciola arguta, dal risguardo dolce,
la poesia ti domanda
e bastava una inutile carezza
a capovolgere il mondo.
La strega segreta che ci ha guardato
ha carpito la nudità del terrore,
quella che prende tutti gli amanti
raccolti dentro un'ascia di ricordi.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:56

Apro la sigaretta
come fosse una foglia di tabacco
e aspiro avidamente
l'assenza della tua vita.
E' così bello sentirti fuori
desideroso di vedermi
e non mai ascoltato.
Sono crudele, lo so
ma il gergo dei poeti è questo:
un lungo silenzio acceso
dopo un lunghissimo bacio.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:57

Se la morte

fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un'acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poichè la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni

senza un perchè
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa

perchè tu mi fai vivere,
perchè mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto

e impreciso
che è la morte di ogni poeta
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:58

O New York notturna

del nostro amore
così decapitata, ogni tua luce
è stata il vagito

della nostra poesia.
Tu non puoi morire quando sogni
poichE' noi italiani ti abbiamo
cullato tra le nostre braccia.
Penso che l'amore

sia una grande torre
una torre addormentata

nel cuore della notte.
Ma questi giganti che ormai

non parlano più
hanno sepolto

sotto le loro macerie
anche i nostri sospiri d'amore,
' quando la sera si stendeva

sopra un tavolo
come un paziente in preda

alla narcosi '
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 20:59

Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse

la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimE'
alle stelle dell'Orsa maggiore


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 21:00

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.

 


commento di Mabo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:43

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


commento di Kurt sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:45

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


commento di Mia Roiter sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:47

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


commento di Liza sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:48

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


commento di Dok sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 03 novembre 2009 alle ore 23:50

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


commento di Rotcko sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - mercoledý 04 novembre 2009 alle ore 13:13

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


commento di Alex Lavaroni sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - mercoledý 04 novembre 2009 alle ore 13:15

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


commento di ProfonditÓ sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - mercoledý 04 novembre 2009 alle ore 13:17

Caro maestro, io firmo questo tuo documento e prendendo esempio da te ho cancellato la mia opera in classifica in segno di protesta contro coloro che non hanno il coraggio o la dignità di condannare apertamente la pedofilia e la violenza sulle donne.


commento di Duchamp sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - mercoledý 04 novembre 2009 alle ore 18:41

www.facebook.com/album.php

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - venerdý 06 novembre 2009 alle ore 00:12

Sto dalla parte dei Don Chisciotte

ciao

Patrizia


commento di Patrizia Pianini sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - domenica 08 novembre 2009 alle ore 16:27

TI ringrazio per le tue preferenze e per farmi aver letto, oltre le tue.le poesie di Alda Merini,donna molto intensa. Non la conoscevo.


commento di Pino Ramunno sull'opera Ciao - domenica 08 novembre 2009 alle ore 17:47

Mitica Alda Merini e mitico Sergio Davanzo!


commento di Emanuela Terragnoli sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - domenica 08 novembre 2009 alle ore 21:52

Fate una prova banale:

chiedete a qualcuno che vi vuol bene "per il mio compleanno, mi regaleresti un pò della tua comprensione..."?


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - lunedý 09 novembre 2009 alle ore 01:11

...ritengo...molto più importante di un profumo, di una borsetta, di un casco ultimo modello, o di una cosa griffata... (uomini/donne)


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - lunedý 09 novembre 2009 alle ore 18:54

Grazie dei tuoi voti Sergio, dati da un grande come te, mi fà onore.

Ciao. LENY


commento di Leny sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - lunedý 09 novembre 2009 alle ore 20:01

ogni volta si rinnovano e si ricomfermano i miei COMPLIMENTONI......

 


commento di Casula Stefania sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 09 novembre 2009 alle ore 20:19

Ciao Sergio, complimenti per le tue opere

sei troppo forte!!! Grazie di avermi votata

Penso che comprero' un tuo libro

Ciao

Samirè


commento di Samire' sull'opera Ciao - lunedý 09 novembre 2009 alle ore 21:23

Denso di colori, di movimento ... e di significato; c'è sempre qualcuno dietro la grata.

Grazie per il tuo gentile commento.  LENY

 


commento di Leny sull'opera Manhattan vista dal Bronx - martedý 10 novembre 2009 alle ore 15:10

Desidero. Voglio. Pretendo di vivere in una società ed in uno stato che abbia regole laiche.

La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell'autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.

Laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria e l'altrui libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la propria e l'altrui libertà all'autorità di un'ideologia o di un credo religioso.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:47

Di questi tempi si fa un gran parlare di pacs, eutanasia, fecondazione medicalmente assistita e tanti altri temi definiti "eticamente sensibili". Ogni volta che si affrontano questi argomenti il rischio è di dover sentire qualcuno che ti dice: "i tuoi convincimenti etici e religiosi non possono diventare una legge dello Stato".
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:49

 Le religioni costituite sono spesso andate al di là della loro sfera e hanno invaso l'ambito della politica. Esse sono state in passato, e sono in parte ancora oggi, un instrumentum regni. E il loro uso politico è radicato nella natura ambigua e contraddittoria dello Stato. Esso, da un lato, è la condizione della convivenza civile e della affermazione dei valori che vi sono connessi, e quindi il custode dell'ordinamento giuridico e il garante della pace sociale. Ma, dall'altro, esso si è sempre storicamente trovato a dover convivere con altri Stati e a fare i conti con disuguaglianze sociali profonde, che il processo storico ha attenuato, ma mai superato. Esso ha quindi sempre dovuto difendere con la violenza o la minaccia della violenza la convivenza civile contro i nemici esterni, esigendo spesso dai suoi sudditi - o cittadini - lo stesso sacrificio della vita, così come ha dovuto imporre ad essi l'accettazione dell'ingiustizia. Tutto ciò, unito allo stadio di sviluppo, ancora embrionale, della consapevolezza politica di gran parte del genere umano, ha fatto sì che finora lo Stato non abbia mai potuto legittimarsi, agli occhi dei suoi sudditi - o cittadini -, soltanto sulla base del lealismo fondato sulla ragione fondamentale della sua esistenza, cioè sulla consapevolezza che esso costituisce la garanzia della convivenza civile e promuove i valori che la fondano; ma abbia sempre avuto bisogno di un puntello esterno alla politica, che facesse riferimento ad altri lealismi e che gli consentisse di giustificare le sue contraddizioni. Questo puntello è stato, per un gran tratto della storia dell'umanità, la religione. Ed essa è ancora attivamente presente in questo ruolo nei paesi islamici, in Israele ed anche, sebbene in misura minore, in molti di quei paesi nei quali la maggioranza della popolazione è di fede cristiana. Lo dimostra l'onnipresenza del riferimento a Dio nella politica americana, ma anche la diffusione in molti paesi d'Europa di partiti di ispirazione cristiana e il ruolo che ancora gioca la religione nella ritualità delle grandi monarchie europee.
Soltanto nel cuore dell'Europa, attraverso un lento processo iniziato in Francia nel Cinquecento e culminato con la rivoluzione francese, lo Stato è riuscito ad emanciparsi dalla religione. Grazie alla rivoluzione francese è nato, con la cittadinanza, un nuovo sentimento di appartenenza (anche se esso era stato anticipato, nell'antichità, in Grecia e a Roma), che lo Stato ha fatto prevalere nei confronti dell'appartenenza confessionale. Alla religione è stato assegnato il ruolo non politico che le compete. E' in questo modo che è venuto faticosamente emergendo lo Stato laico, che ha imposto ai suoi cittadini, seppure con importanti limitazioni, un lealismo primario di natura soltanto politica, che è la garanzia esplicita del rispetto reciproco, dell'uguaglianza di tutti di fronte alla legge e del riconoscimento del valore della giustizia sociale. La sua logica è quella di relegare tutti gli altri lealismi al ruolo di lealismi secondari, nei quali ciascuno può riconoscersi soltanto nella misura in cui essi non confliggono con la cittadinanza.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:50

L'emancipazione, anche se imperfetta, dello Stato dalla religione è stata una delle grandi tappe della cultura politica europea. Ma per questo non si deve dimenticare che con la creazione dello Stato moderno e, poi, con la rivoluzione francese, non sono venute a cadere le ragioni che avevano reso impossibile l'emancipazione dello Stato da qualsiasi legittimazione di natura non politica. Per questo, dopo la liberazione, anche se parziale, dello Stato dalla religione, il ruolo di quest'ultima è stato assunto da un nuovo lealismo - peraltro in larga misura artificiale - nei confronti di una supposta comunità atavica, tenuta insieme da vincoli di sangue o da una comune cultura radicata in una storia millenaria, che darebbero una sua specifica identità al popolo che li condivide. La religione è stata così in parte sostituita dall'idea di nazione, che ha avuto nella storia una funzione insieme altrettanto nefasta e altrettanto indispensabile. L'idea di nazione ha introdotto così un grave elemento di corruzione nella concezione dello Stato laico, che viene misurato dalla circostanza che, a partire dalla Rivoluzione francese, quelli di cittadinanza e di nazionalità sono stati considerati, nell'uso comune, come due termini intercambiabili.
Per questo è necessario andare al di là del problema della laicità dello Stato ed allargare la riflessione a quello più generale dell'emancipazione dello Stato e della politica non soltanto dalla religione, ma da qualsiasi altro condizionamento esterno, quale che ne sia la natura, e quindi a quello della completa liberazione dell'idea di cittadinanza, come lealismo fondato su valori di natura esclusivamente politica, da ogni altro lealismo.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:51

Bisogna aggiungere peraltro che la religione, e più in generale i lealismi originariamente estranei alla politica, svolgono non soltanto la funzione di strumenti del potere ma anche quella, apparentemente antitetica, di fattori di corrosione dello Stato. Ciò è particolarmente evidente nella fase storica attuale in cui, sotto l'effetto della globalizzazione e dei fenomeni migratori che l'accompagnano, lo Stato tende ad indebolirsi, dando luogo alla nascita di fedeltà comunitarie in competizione con la cittadinanza, che la frammentano, mettono in discussione il valore dell'uguaglianza di tutti di fronte alla legge, impediscono il dibattito politico confinando le diverse parti in cui si divide la società in ghetti isolati e senza comunicazione gli uni con gli altri e quindi interrompono il circuito del consenso che lega il potere ai cittadini. Si tratta di un fenomeno presente sia in Europa che negli Stati Uniti, e che va sotto il nome di multiculturalismo.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:52

Si deve sottolineare che l'esistenza all'interno dello Stato di lealismi, o di sentimenti di identificazione di gruppo, di natura originariamente non politica, ma che assumono rilevanza pubblica e che prevalgono sulla cittadinanza - cioè su di un sentimento di appartenenza fondato esclusivamente sulla fedeltà alla costituzione e sulla condivisione dei valori che fondano la convivenza nel suo quadro - sono in contraddizione con la natura stessa dello Stato. Essi ne inquinano la natura nei regimi che se ne servono e ne minano la consistenza laddove si pongono in concorrenza con il lealismo che fonda la comunità dei cittadini. Il primato della cittadinanza su ogni altro vincolo è quindi un requisito essenziale dello Stato nel senso compiuto del termine. Ciò significa che uno Stato la cui autonomia viene messa in discussione dall'esistenza di altri lealismi di cui esso si serve per legittimarsi o che comunque entrano in concorrenza con la cittadinanza è comunque uno Stato incompleto. E questo spiega l'importanza della laicità, che pure non è che una tappa nel processo di liberazione della politica da ogni vincolo esterno, nel concetto francese della statualità. Questa affermazione deve peraltro essere fatta nella piena consapevolezza del carattere di concetto-limite delle idee di Stato e cittadinanza e quindi della natura tendenziale della loro affermazione. Se è vero infatti che l'essenza profonda della statualità è incompatibile con la necessità in cui lo Stato si è sempre trovato di difendere la convivenza contro la minaccia proveniente da altri Stati e con quella di giustificare l'ingiustizia, ne consegue che lo Stato, nel significato pieno del termine, si può realizzare compiutamente soltanto una volta che siano state superate la divisione del mondo in Stati sovrani e le più gravi tra le disuguaglianze che separano tra loro le classi, i ceti e le nazioni. Ciò significa che la realizzazione piena dello Stato e della cittadinanza potrà avvenire soltanto nel quadro di uno Stato federale mondiale che abbia saputo ricondurre le disuguaglianze sociali entro limiti compatibili con il sentimento di una comune appartenenza. Il che evidentemente non toglie che il progressivo radicamento dell'idea di cittadinanza - pur nei limiti che lo hanno storicamente frenato - costituisca una leva essenziale per l'ulteriore realizzazione della pienezza della statualità.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:53

Da quanto si è detto discende che l'autonomia dello Stato - e quindi la laicità come sua componente - non può essere concepita come una sorta di neutralità passiva, che si limiti a consentire la convivenza, all'insegna della tolleranza, tra comunità che si ispirano nei loro comportamenti collettivi a valori primari radicalmente diversi. Se così fosse, i valori, anche quelli che costituiscono il fondamento della convivenza civile, sarebbero un patrimonio esclusivo di comunità non politiche, diverse dalla comunità dei cittadini, e la cittadinanza sarebbe un'appartenenza priva di contenuto. Lo Stato sarebbe soltanto un freddo organo di mediazione, che risolve i conflitti tra valori che gli sono estranei in nome di una astratta imparzialità. Ma in realtà è vero il contrario. La convivenza civile si fonda sui valori primari della libertà, dell'uguaglianza e della giustizia sociale e lo Stato può superare i conflitti tra le comunità in cui si articola la società soltanto in quanto esso sia l'espressione di valori che i cittadini riconoscono come superiori a tutti gli altri.
Si noti che questo problema emerge spesso in rapporto alla definizione dell'obiettivo della fondazione della Federazione europea. Questa viene vista correttamente come qualcosa che trascende le nazioni. Ma le nazioni, e gli Stati nazionali che ne sono l'espressione istituzionale, vengono spesso percepiti come i custodi e i punti di riferimento dei principi fondamentali della convivenza, come il compendio di tutti i valori che danno un senso alla vita quotidiana dei cittadini attraverso l'unità di lingua, di costumi, di tradizioni, ecc.: mentre la comunità che dovrebbe riunirle in un quadro politico e giuridico più vasto troverebbe la sua ragion d'essere soltanto nella necessità di assicurare la loro coesistenza nel quadro di un unico ordinamento. Numerosi dibattiti che hanno avuto come oggetto il problema dell'esistenza o della non esistenza di un popolo europeo hanno fatto emergere l'idea che nessuna istituzione che nell'una o nell'altra forma fosse in grado di realizzare l'unione politica dell'Europa potrebbe dar corpo ai valori che danno calore alla vita sociale e vitalità al dibattito politico. Le istituzioni europee, quale che sia, o sia per essere, la loro natura, sarebbero quindi condannate ad essere una sorta di fredda sovrastruttura, un puro potere arbitrale privo di connotazioni di valore, che non sarebbe il punto di riferimento di alcun lealismo ed avrebbe soltanto la funzione puramente tecnica di risolvere problemi specifici comuni alle comunità che ne fanno parte. Di fatto la conclusione cui si giunge in questo modo è che quello della Federazione europea è semplicemente un obiettivo impossibile, oppure che la Federazione europea sarà destinata a rimanere un quasi-Stato, uno Stato senza popolo, senza anima e quindi senza potere.
Ma ciò significa rendere equivoci i termini del problema. In realtà non vi può essere Stato senza popolo, né vi può essere popolo senza una generale condivisione dei valori fondamentali della convivenza civile. E' vero che è possibile che l'Europa non si faccia. Ma è anche vero che ormai gli Stati nazionali hanno cessato di essere i punti di riferimento di quei valori. E' quindi un dato di fatto che, se non si farà l'Europa, i popoli europei saranno condannati alla dissoluzione e alla perdita di identità nell'anarchia. Ma l'Europa si farà soltanto se nascerà un popolo europeo e quindi uno Stato federale che ne sarà l'espressione. E i valori che lo fonderanno si riassumeranno, almeno in tendenza, nella sua capacità di catalizzare il consenso dei cittadini non già attraverso il ricorso a forme di legittimazione esterne alla politica, come la religione o la nazione, ma attraverso l'affermazione di una forma superiore di convivenza, indipendente - anche se con le limitazioni che abbiamo visto - da ogni altro lealismo.
Ciò dà di per sé una risposta alla richiesta avanzata da più parti di menzionare, nel preambolo della «Costituzione» europea, le radici cristiane dell'Europa tra i fondamenti della sua identità. E' un dato di fatto che il Cristianesimo ha avuto un ruolo essenziale nella formazione della civiltà e della società europee, e che una versione aperta del Cristianesimo, inteso come amore del prossimo e come disponibilità al dialogo, è ancora importante nei rapporti privati come antidoto contro il dilagare del darwinismo sociale, la disumanizzazione dei rapporti economici e l'indebolimento della solidarietà. Ma è anche un dato di fatto che l'Europa nascerà all'insegna dell'allargamento degli orizzonti e del superamento delle barriere tra le culture. Così come è un dato di fatto che il modello europeo dello Stato è nato come emancipazione dalla religione e che la Federazione europea è chiamata a far avanzare questo modello, sottolineandone la laicità e mettendo in rilievo il valore dell'uguaglianza tra i cittadini, nel rispetto della costituzione e delle leggi, quale che sia la loro appartenenza religiosa. Qualunque documento che si proponga di definire l'identità dell'Europa deve quindi mettere in rilievo il carattere rigorosamente laico del potere politico come condizione dell'uguaglianza tra i cittadini.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:54

L'indipendenza dello Stato, di cui la laicità costituisce un aspetto, è quindi un atteggiamento attivo, il cui compito è quello di abbattere gli steccati che dividono la società creando spazi pubblici nei quali i cittadini trovino un terreno comune di discussione e contraggano la consuetudine non certo di limitarsi a tollerare le differenze che li separano, ma di confrontare le rispettive convinzioni e di esercitare la reciproca solidarietà. Se ciò non accade, il solo strumento al quale lo Stato può ricorrere per far coesistere concezioni incompatibili della convivenza civile non può che essere quello di tentare di isolare l'una dall'altra le comunità che a queste diverse concezioni si ispirano. Ma questo isolamento, oltre ad essere la negazione del pluralismo, in quanto giustappone culture incompatibili e insieme fortemente omogenee al loro interno, è impraticabile, perché i confini tra le comunità restano inevitabilmente porosi, e il tentativo di isolarle non fa che alimentare il risentimento e la violenza. Non si deve quindi avere paura di riconoscere che la pura e semplice tolleranza del potere nei confronti delle differenze religiose e culturali porta alla ghettizzazione della società e alla disgregazione del popolo, con le inevitabili esplosioni di violenza che ne conseguono. Allarmanti manifestazioni di questa tendenza si sono ormai ampiamente fatte strada nel paesi anglosassoni. In realtà, il vero problema dello Stato, di fronte alla realtà del multiculturalismo, deve essere quello di farsi guidare dall'idea di un'unica grande comunità di comunicazione, nella quale tutti i cittadini parlino lo stesso linguaggio - anche se non la stessa lingua -, siano legati alla costituzione e ai suoi valori dalla stessa lealtà e sentano di formare un unico popolo, unito da vincoli assai più forti di tutti quelli che fondano la sua articolazione in comunità di altra natura: e nella quale le stesse differenze tra le religioni si stemperino nell'idea di un'unica religione universale della moralità, confinando ad una sfera secondaria le specificità dogmatiche e rituali delle religioni storiche. Lo Stato non deve quindi fermarsi alla tolleranza, ma deve attivamente perseguire l'ideale dell'integrazione.
La politica dell'integrazione comporta, da un lato, il divieto di alcuni comportamenti che violano principi fondamentali della convivenza civile (per esempio la poligamia, l'infibulazione o altre pratiche lesive della dignità umana) e, dall'altro, la regolamentazione di spazi pubblici (scuole, ospedali, tribunali, uffici statali) nei quali l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sia rigorosamente tutelata e la ghettizzazione sia bandita. Quest'ultimo orientamento implica la fiducia nel fatto che la frequentazione reciproca tende a cancellare le differenze che non siano secondarie (quali lo sono espressioni diverse di comportamenti ispirati agli stessi valori o comportamenti ispirati a valori percepiti come relativi e non assoluti) o individuali (che vengono anzi esaltate in quanto non sono cancellate nella artificiale uniformità dei comportamenti dei membri della stessa comunità).

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:54

Tutto ciò non significa evidentemente che il pluralismo non sia una connotazione importante di una società aperta. Ma è essenziale che esso rimanga compatibile con la condivisione senza riserve dei valori primari che fondano la convivenza nell'ambito di uno Stato e quindi costituisca il fondamento non certo della contrapposizione frontale, e potenzialmente violenta, di opinioni inconciliabili perché sottratte alla regola della ragione, ma di un dialogo tra punti di vista diversi che si serva di un comune linguaggio per superare le differenze, anche se per riprodurle a un livello superiore. Allo stesso modo la presa d'atto della necessità di superare il multiculturalismo non legittima certamente una politica di oppressione, o addirittura di soppressione, della minoranze che non condividono i valori primari della maggioranza. In questo caso il rimedio sarebbe peggiore del male. Il problema è piuttosto quello di mettere in atto una politica, difficile e che spesso deve adattarsi alle caratteristiche del caso singolo, che scoraggi la ghettizzazione e promuova il contatto e il confronto tra concezioni profondamente diverse della famiglia e dello Stato avendo in vista l'obiettivo dell'integrazione, pur senza dimenticare la necessità di realizzarla progressivamente, impedendo che la violenza esploda nei rapporti sociali e cercando di limitarla al minimo nei rapporti tra potere e cittadini. Resta il fatto che su certi comportamenti il potere non può comunque transigere, per non mettere a rischio le basi stesse del consenso che lo sostiene. Si tratta di quei comportamenti che mettono in gioco l'uguaglianza e il rispetto reciproco tra cittadini, in particolare negli spazi pubblici, e così facendo costituiscono focolai di violenza. Tra questi va sicuramente annoverata l'esibizione in luoghi pubblici di simboli di appartenenza religiosa. Essi, esasperando le differenze che uniscono i membri di una comunità e ne escludono gli altri, diventano di fatto una provocazione, e costituiscono potenziali fonti di disordine, che lo Stato deve impedire.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:55

La fondazione della Federazione europea, se essa non sarà impedita dall'attuale insensibilità, inerzia e miopia dei leader politici, sarà un passo decisivo nel cammino della realizzazione delle virtualità insite nell'idea di cittadinanza. L'Europa nascerà, se nascerà, come paese di molte religioni e di molte lingue e questa sua caratteristica andrà accentuandosi nel corso del processo della sua estensione. Il prevedibile ingresso, nel corso degli anni, di paesi islamici come la Turchia e la Bosnia ne costituirà un momento importante. La sua creazione avrà il significato simbolico di negazione delle nazioni come comunità esclusive. Il suo carattere federale e la sua estensione costituiranno un argine invalicabile nei confronti della prevalenza di un'unica religione o di un'unica cultura. Nello stesso tempo, l'enorme importanza del suo ruolo nel mondo e la sua capacità di mobilitare il consenso dei suoi cittadini le consentirà di opporsi efficacemente alla disgregazione prodotta dal multiculturalismo. Essa segnerà una grande stagione nel processo di emancipazione del genere umano.

Il Federalista

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:57

- Lo Stato laico, costruzione storica di donne e uomini liberi di spirito e di mente, ha tre gruppi di nemici. Non sono nemici particolarmente agguerriti, dal punto di vista delle loro conoscenze e delle loro argomentazioni, ma sono aggressivi e pericolosi. Fanno leva sull’ignoranza, sulla superstizione e sulla manipolazione.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 10 novembre 2009 alle ore 23:59

Il primo gruppo di nemici è rappresentato non, come troppo spesso si scrive, dai “credenti” (anche i laici sono “credenti” e hanno valori), ma dai fondamentalisti, che sono qualcosa di più dei semplici bigotti. Come avremmo dovuto imparare da parecchi secoli, i fondamentalisti sono lo zoccolo duro di tutte le religioni monoteistiche: cattolica, ebraica, protestante, mussulmana, induista. La loro pretesa è chiara: le regole della vita civile debbono essere dettate dalla religione. Al di sopra della legge di qualsiasi Stato sta la legge divina la cui interpretazione, peraltro e per fortuna, talvolta mutevole, è affidata a quelli che definirò sbrigativamente “preti”. Sul punto, mi permetto di rinviare alla ottima ricerca curata da Gabriel Almond et al., Religioni forti. L’avanzata dei fondamentalismi sulla scena mondiale (Bologna, Il Mulino, 2006).


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:00

Il secondo gruppo di nemici è costituito dagli ideologi, ovvero da coloro che dispongono di una verità precostituita tutta loro, di una interpretazione del mondo esclusiva e riduttiva, facile da ingoiare e fare ingoiare in pillole, interpretazione che non vogliono sottoporre a nessuna verifica, non dico empirica, ma argomentativa. Quando vincono costoro, che pure vogliono distruggere qualsiasi culto religioso, ed è già successo, l’esito non è mai uno Stato laico, ma uno Stato oppressivo e, nel peggiore dei casi, uno Stato totalitario. Naturalmente, gli ideologi, per la rigidità delle loro posizioni, costituiscono sempre una spina nel fianco di qualsiasi Stato laico e portano acqua al mulino dei fondamentalisti. In un senso molto preciso sono specularmente opposti ai fondamentalisti e la loro tenaglia congiunta -in un’alleanza nient’affatto innaturale né infrequente-, rischia di schiacciare lo Stato laico.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:00

Il terzo gruppo di nemici dello Stato laico sembrava il meno prevedibile, ma è il più minaccioso. Sono coloro che si autodefiniscono laici, ma manifestano costantemente e regolarmente grande considerazione e anche grande subordinazione alle esigenze, da loro abitualmente definite legittime, della religione (di solito di una sola specifica religione, quella predominante). Sono i non tanto ineffabili “teo-dem” e “teo-con”. Non hanno un pensiero particolarmente forte poiché si limitano ad adattare il pensiero di quella Chiesa, spesso sotto forma di imposizione, alle circostanze, ai problemi, alle tematiche oggetto di una qualche soluzione legislativa. Sono tecnicamente le quinte colonne dei fondamentalisti e, naturalmente, ne vengono, proprio come desiderano, abbondantemente ricompensati.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:01

Il leit-motiv, il filo nero che tiene insieme i tre gruppi di nemici dello Stato laico è generalmente costituito da una restrittiva concezione della libertà di pensiero. Secondo tutti loro, in qualche modo e forma, esiste una verità, religiosa o ideologica, e a quella verità e a coloro che la conoscono meglio, vale a dire gli interpreti religiosi o gli ideologi ufficiali, bisogna sottomettersi. In subordine, i nemici dello Stato laico sostengono che dei laici non bisogna fidarsi mai e mai affidarsi a loro poiché non avrebbero valori, quei valori forti che sono il cemento delle società e che giustificherebbero il sempre più spesso richiamato ruolo pubblico della religione. Questo ruolo non viene definito, come dovrebbe e come potrebbe, semplicemente come il riconoscimento pieno delle opportunità di espressione sulla scena pubblica di coloro che credono e di coloro che hanno compiti all’interno di una struttura ecclesiastica. Spesso viene definito come una sorta di superiorità della religione e dei religiosi sui laici che non hanno valori e, qualora li abbiano, sono comunque valori deboli, vacillanti, fragili (e, forse, non da ultimo, anche sbagliati). Inoltre, l’affermazione del ruolo pubblico della religione viene, per lo più, accompagnata da un rifiuto del confronto in pubblico delle prese di posizione degli ecclesiastici, dei preti e dalla non-necessità dell’argomentazione (se non con il principio del richiamo a Dio anche se su molte tematiche appare difficile conoscere che cosa Dio direbbe…). Quanto ai valori dello Stato laico, è la storia, senza dubbio accidentata e tormentata, dello stesso pensiero laico, a definirli. Ruotano tutti intorno alla ragione, alla argomentazione, alla autodeterminazione. Dunque, è davvero laico quello Stato che sa proteggere e promuovere i diritti delle persone e che lo fa sulla base dell’argomentazione e della deliberazione fra i cittadini, mirando ad ampliare gli spazi di libertà personale purché, sembra che sia necessario aggiungerlo, l’espansione della sfera di libertà di ciascuno non circoscriva né tantomeno calpesti la libertà di nessun altro. I laici sanno perfettamente che soltanto le donne e gli uomini che hanno abbastanza pane riescono a vivere una vita dignitosa e sono nelle condizioni di preoccuparsi di coloro che non ne hanno a sufficienza. Essi, però, sanno anche che non si vive di solo pane, la vita non è fatta soltanto di materia, bensì anche di ideali e diritti. Ma, in definitiva, a ciascuno spetterà decidere autonomamente, in piena libertà che cosa fare della sua vita e della sua morte. Lo Stato laico tutela questa libertà, accettando conflitti e tensioni, consapevole di non avere una posizione esclusiva da difendere che non sia quella che i cittadini hanno espresso, argomentato e prescelto senza calpestare i diritti e la libertà degli altri. I nemici dello Stato laico sono nemici della libertà e della ragione. Dal canto suo, lo Stato laico non riconosce nessun nemico, ma soltanto portatori di preferenze diverse che, con la ragione e nella libertà, possono esprimersi, trasformarsi e migliorare.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:02

Abiura di Galileo Galilei

 

Io Galileo, fig.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell'età mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa.

Ma perché da questo S. Off.io, per aver io, dopo d'essermi stato con precetto dall'istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia il centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova;

Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, e eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simile sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonzierò a questo S. Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.

Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Così Dio m'aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani,

Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.

Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:05

Sentenza relativa a Galileo Galilei
Roma, 22 giugno 1633.

 

Noi Gasparo del tit. di S.Croce in Gerusalemme Borgia; Fra Felice Centino del tit. di S. Anastasia, detto d'Ascoli; Guido del tit. di S. Maria del Popolo Bentivoglio; Fra Desiderio Scaglia del tit. di S. Carlo, detto di Cremona; Fra Ant.o Barberino, detto di S. Onofrio; Laudivio Zacchia del tit. di S.Pietro in Vincoli, detto di S. Sisto; Berlingero del tit. di S. Agostino Gesso; Fabricio del tit. di S.Lorenzo in Pane e Perna Verospio: chiamati Preti; Francesco del tit. di S.Lorenzo in Damaso Barberino; e Marzio di S.ta Maria Nova Ginetto: Diaconi; per la misericordia di Dio, della S.ta Romana Chiesa Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità Inquisitori generali della S.Sede Apostolica specialmente deputati; Essendo che tu, Galileo fig.lo del q.m. Vinc.o Galilei, Fiorentino, dell'età tua d'anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo S.o Off.o, che tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch'il Sole sia centro del mondo e imobile, e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch'avevi discepoli, a' quali insegnavi la medesima dottrina; che circa l'istessa tenevi corrispondenza con alcuni mattematici di Germania; che tu avevi dato alle stampe alcune lettere intitolate Delle macchie solari, nelle quali spiegavi l'istessa dottrina come vera; che all'obbiezioni che alle volte ti venivano fatte, tolte dalla Sacra Scrittura, rispondevi glosando detta Scrittura conforme al tuo senso; e successivamente fu presentata copia d'una scrittura, sotto forma di lettera, quale si diceva esser stata scritta da te ad un tale già tuo discepolo, e in essa, seguendo la posizione del Copernico, si contengono varie proposizioni contro il vero senso e autorità della sacra Scrittura; [....]

 

Diciamo, pronunziamo sentenziamo e dichiaramo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S.o Off.o veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch'il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un'opinione dopo esser stata dichiarata e difinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conse-guentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni e altre con-stituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.

 

Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori e eresie, e qualunque altro errore e eresia contraria alla Cattolica e Apostolica Chiesa, nel modo e forma da noi ti sarà data.

 

E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito, e sii più cauto nell'avvenire e esempio all'altri che si astenghino da simili delitti. Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de' Dialoghi di Galileo Galilei.

 

Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t'imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze.

E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo.

 

Ita pronun.mus nos Cardinales infrascripti:

F. Cardinalis de Asculo.

G. Cardinalis Bentivolus.

Fr. D. Cardinalis de Cremona.

Fr. Ant.s Cardinalis S. Honuphrii

B. Cardinalis Gipsius.

F. Cardinalis Verospius.

M. Cardinalis Ginettus.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:09

Sentenza relativa a Galileo Galilei
Roma, 22 giugno 1633.

 

Noi Gasparo del tit. di S.Croce in Gerusalemme Borgia; Fra Felice Centino del tit. di S. Anastasia, detto d'Ascoli; Guido del tit. di S. Maria del Popolo Bentivoglio; Fra Desiderio Scaglia del tit. di S. Carlo, detto di Cremona; Fra Ant.o Barberino, detto di S. Onofrio; Laudivio Zacchia del tit. di S.Pietro in Vincoli, detto di S. Sisto; Berlingero del tit. di S. Agostino Gesso; Fabricio del tit. di S.Lorenzo in Pane e Perna Verospio: chiamati Preti; Francesco del tit. di S.Lorenzo in Damaso Barberino; e Marzio di S.ta Maria Nova Ginetto: Diaconi; per la misericordia di Dio, della S.ta Romana Chiesa Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità Inquisitori generali della S.Sede Apostolica specialmente deputati; Essendo che tu, Galileo fig.lo del q.m. Vinc.o Galilei, Fiorentino, dell'età tua d'anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo S.o Off.o, che tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch'il Sole sia centro del mondo e imobile, e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch'avevi discepoli, a' quali insegnavi la medesima dottrina; che circa l'istessa tenevi corrispondenza con alcuni mattematici di Germania; che tu avevi dato alle stampe alcune lettere intitolate Delle macchie solari, nelle quali spiegavi l'istessa dottrina come vera; che all'obbiezioni che alle volte ti venivano fatte, tolte dalla Sacra Scrittura, rispondevi glosando detta Scrittura conforme al tuo senso; e successivamente fu presentata copia d'una scrittura, sotto forma di lettera, quale si diceva esser stata scritta da te ad un tale già tuo discepolo, e in essa, seguendo la posizione del Copernico, si contengono varie proposizioni contro il vero senso e autorità della sacra Scrittura; [....]

 

Diciamo, pronunziamo sentenziamo e dichiaramo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S.o Off.o veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch'il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un'opinione dopo esser stata dichiarata e difinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conse-guentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni e altre con-stituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.

 

Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori e eresie, e qualunque altro errore e eresia contraria alla Cattolica e Apostolica Chiesa, nel modo e forma da noi ti sarà data.

 

E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito, e sii più cauto nell'avvenire e esempio all'altri che si astenghino da simili delitti. Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de' Dialoghi di Galileo Galilei.

 

Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t'imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze.

E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo.

 

Ita pronun.mus nos Cardinales infrascripti:

F. Cardinalis de Asculo.

G. Cardinalis Bentivolus.

Fr. D. Cardinalis de Cremona.

Fr. Ant.s Cardinalis S. Honuphrii

B. Cardinalis Gipsius.

F. Cardinalis Verospius.

M. Cardinalis Ginettus.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:09

Sentenza relativa a Galileo Galilei
Roma, 22 giugno 1633.

 

Noi Gasparo del tit. di S.Croce in Gerusalemme Borgia; Fra Felice Centino del tit. di S. Anastasia, detto d'Ascoli; Guido del tit. di S. Maria del Popolo Bentivoglio; Fra Desiderio Scaglia del tit. di S. Carlo, detto di Cremona; Fra Ant.o Barberino, detto di S. Onofrio; Laudivio Zacchia del tit. di S.Pietro in Vincoli, detto di S. Sisto; Berlingero del tit. di S. Agostino Gesso; Fabricio del tit. di S.Lorenzo in Pane e Perna Verospio: chiamati Preti; Francesco del tit. di S.Lorenzo in Damaso Barberino; e Marzio di S.ta Maria Nova Ginetto: Diaconi; per la misericordia di Dio, della S.ta Romana Chiesa Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità Inquisitori generali della S.Sede Apostolica specialmente deputati; Essendo che tu, Galileo fig.lo del q.m. Vinc.o Galilei, Fiorentino, dell'età tua d'anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo S.o Off.o, che tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch'il Sole sia centro del mondo e imobile, e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch'avevi discepoli, a' quali insegnavi la medesima dottrina; che circa l'istessa tenevi corrispondenza con alcuni mattematici di Germania; che tu avevi dato alle stampe alcune lettere intitolate Delle macchie solari, nelle quali spiegavi l'istessa dottrina come vera; che all'obbiezioni che alle volte ti venivano fatte, tolte dalla Sacra Scrittura, rispondevi glosando detta Scrittura conforme al tuo senso; e successivamente fu presentata copia d'una scrittura, sotto forma di lettera, quale si diceva esser stata scritta da te ad un tale già tuo discepolo, e in essa, seguendo la posizione del Copernico, si contengono varie proposizioni contro il vero senso e autorità della sacra Scrittura; [....]

 

Diciamo, pronunziamo sentenziamo e dichiaramo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S.o Off.o veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch'il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un'opinione dopo esser stata dichiarata e difinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conse-guentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni e altre con-stituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.

 

Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori e eresie, e qualunque altro errore e eresia contraria alla Cattolica e Apostolica Chiesa, nel modo e forma da noi ti sarà data.

 

E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito, e sii più cauto nell'avvenire e esempio all'altri che si astenghino da simili delitti. Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de' Dialoghi di Galileo Galilei.

 

Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t'imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze.

E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo.

 

Ita pronun.mus nos Cardinales infrascripti:

F. Cardinalis de Asculo.

G. Cardinalis Bentivolus.

Fr. D. Cardinalis de Cremona.

Fr. Ant.s Cardinalis S. Honuphrii

B. Cardinalis Gipsius.

F. Cardinalis Verospius.

M. Cardinalis Ginettus.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:10

Domenico Scandella detto Menocchio, diminutivo popolare di Domenico (Montereale Valcellina, 1532 – Pordenone, ca 1600) fu un mugnaio friulano, processato e giustiziato per eresia dall’Inquisizione. La sua vicenda è stata resa nota dallo storico Carlo Ginzburg nel saggio Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500, pubblicato nel 1976.

it.wikipedia.org/wiki/Menocchio


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:31

Domenico Scandella detto Menocchio.

 

-Si chiamava Domenico Scandella, detto Menocchio-.
Era nato nel 1532 (al tempo del primo processo dichiarò di avere cinquantadue anni) a Montereale, un piccolo paese di collina del Friuli, 25 chilometri a nord di Pordenone, proprio a ridosso delle montagne. Qui era sempre vissuto, tranne due anni di bando in seguito ad una rissa (1564-1565), trascorsi ad Arba, un villaggio poco lontano, e in una località imprecista della Carnia.
Era sposato e aveva sette figli; altri quattro erano morti. Al canonico Giambattista Maro, vicario generale dell'inquisitore di Aquileia e Concordia, dichiarò che la sua attività era "di monaco, maragòn, segar, far muro et altre cose". Ma prevalentemente faceva il mugnaio, portava anche l'abito tradizionale dei mugnai, una veste, un mantello e un berretto di lana bianca.
Così vestito di bianco si presentò al processo. (...)

Il 28 settembre 1583 Menocchio fu denunciato al Sant'Uffizio. L'accusa era di aver pronunciato parole "ereticali e empissime" su Cristo. Non si era trattato di una bestemmia occasionale: Menocchio aveva addirittura cercato di diffondere le sue opinioni, argomentandole ("praedicare, et dogmatizzare non erubescit").
Ciò aggravava la sua posizione.(...)
Quanto al contenuto eterodosso di questo tipo di predicazione, non era possibile avere dubbi- soprattutto allorché Menocchio espose una singolarissima cosmogonia di cui era giunta al Sant'Uffizio un'eco confusa:
-Io ho detto che, quanto al mio pensier et creder, tutto era un caos, cioè terra, aere, acqua et foco insieme; et quel volume andando così fece massa, aponto come si fa il formazo nel latte, et in quel diventorno vermi, et quelli furno gli angeli; et la santissima maestà volse che quel fosse Dio et li angeli; et tra quel numero de angeli ve era anche Dio (...) fece poi Adamo et Eva, et populo in gran moltitudine per impir quelle sedie delli angeli scacciati. La qual moltitudine non facendo li commendamenti de Dio, mandò il suo figliol, il quale li Giudei lo presero, et fu crocifisso-. (...)

Due grandi eventi storici, resero possibile un caso come quello di Menocchio: l'invenzione della stampa e la Riforma.
La stampa gli diede la possibilità di porre a confronto i libri con la tradizione orale in cui era cresciuto, e le parole per sciogliere il groppo di idee e fantasie che avvertiva dentro di sé.
La Riforma gli diede l'audacia di comunicare ciò che sentiva al prete del villaggio, ai compaesani, sgli inquisitori anche se non potè, come avrebbe voluto, dirle in faccia al Papa, ai Cardinali, ai Principi. (...)

 

Carlo Ginzburg

 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:33

Marco Paolini: la laicità è un senso etico, la religione è pret-à-porter
Marco Paolini, l’attore-autore del Vajont, dice la sua sulla laicità:

“La laicità è un senso etico, è una regola non scritta che ti tiene insieme, è un codice che viene prima del genuflettersi verso l’Oriente, o del farsi il segno della croce. Se tu avessi quello, non importa che ti genufletti verso Oriente o se ti fai il segno della croce, ma se tu hai solo il segno della croce o solo il genufletterti… è lì il problema. La laicità non è soltanto sapere che risposte dare ai casi di coscienza. E’ identità. E’ qualcosa che si è sedimentato nel tempo. E se ne parliamo è perchè non riusciamo a definirla. L’angelo, il diavolo ti tirano come vuoi. Chi è che non crede più agli angeli custodi? Tutti, è comodo credere agli angeli custodi. Sono i più fenomeni della religione, non molto diversi dalle veline.
E’ tutto pret-à-porter.”
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:37

Mi sento di dire che se la religione stesse nell'ambito delle sue competenze, gli effetti sarebbero neutri per la società e positivi per il singolo (io sto bene se pratico una religione che fa per me); quando invece la religione diventa qualcosa di sociale, gli effetti non sono semplicemente negativi, sono nefasti.

Basterebbe chiedere a tutte le migliaia di vittime mietute in nome di un dio.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:49

Le religioni occidentali, nello specifico: Ebraismo, Cristianesimo ed Islamismo, sono state, per tradizione, di natura esclusivista. Ognuna di queste asserisce di essere l'unica fede in virtù dell'esclusività della sua legge religiosa, del suo salvatore, del suo profeta, del suo sentiero di salvezza o della sua interpretazione del significato ultimo della vita e della verità. Questo tratto esclusivista è, tutto sommato, assente nelle religioni quali l'Induismo, il Buddismo, il Confucianesimo, Scientology, lo Scintoismo e il Taoismo. In oriente, la stessa identica persona potrebbe essere iniziata alla vita come scintoista, sposarsi con doppi riti scinto e cristiano, e alla fine essere sepolto con rito buddista senza per forza dover "scegliere" quale religione sia quella "giusta".


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 00:53

Ciao Sergio mi fa piacere ritrovarti e votare le tue opere..mi hai fatto venire la voglia di scrivere anche a me le ggendo le tue cose d'altra parte...tutte le arti si completano


commento di Valentina Majer sull'opera Ciao - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 08:57

Molto Bello & Molto Vero!


commento di Liza sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 16:04

Molto Bello ed esauriente....se vuoi...ti aiuto al lancio nello spazio.


commento di Liza sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 16:05

Concordo totalmente. Molto bella la realizzazione pittorica: Complimenti!


commento di Mia Roiter sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 16:08

"I primi capi delle chiese secolari sembra siano stati i prevosti, che erano incaricati, non solo con il regolamento interno, della supervisione dei membri del capitolo e del controllo dei servizi, ma erano anche i gestori dei terreni e dei possedimenti della chiesa. Quest'ultimo ruolo era quello su cui spesso spostavano la loro attenzione, a discapito dei doveri domestici ed ecclesiali, e subito sorsero lamentele che i prevosti erano troppo presi dagli affari terreni, e troppo spesso assenti dai doveri spirituali"

Oggi, mi pare, sono molto presi, dai "possedimenti politici"!


commento di Dok sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 16:17

Ma...Dok...!!! non sarai un po' .....anticlericale!?!


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 16:23

Perfetta!


commento di Kurt sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 18:05

Complimenti oltre che per l'opera anche per l'abbinamento al CARAVAGGIO


commento di alfonso palma sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 18:37

Per una svista non l'avevo votata prima.

Per  quanto riguarda i commenti sono assolutamente d'accordo con quello che hai scritto,

complimenti per l'alto livello di quanto hai detto, è molto difficile di questi tempi sentire cose di questo tipo.

Diego


commento di Diego Totis sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 11 novembre 2009 alle ore 18:57

"Gli artisti sono le antenne della civiltà"
Persone dotate di un estrema sensibilità e che, sulle loro spalle, si fanno carico di raccogliere gioe e dolori e sopratutto bellezze e angoscie della nostra società; E far si che queste non vadano dimenticate con il passare del tempo.

Ho trovato, questo breve racconto in rete penso vi piaccia...
"L equilibrio acceso di una cicca a metà su un muro bagnato.
sale il fumo, lento, e si attorciglia sull edera nera intenta a russare vicino alla mia mano.
dallo studio arrivano suoni interrotti e voci familiari. le poche luminarie della via di paese mi grattano la nuca dall alto. è Natale , sussurrano, facendo tintinnare le code luccicanti delle stelle o i batacchi delle campane. è Natale, che ci fai qui? non sei a casa a fare il presepe, o a sfornare biscotti di zenzero a forma di uomo senza sesso? .
mi stringo nelle spalle e faccio un cerchio col fiato gelato.
no, signore mie. siamo artisti. voi lo sapete cos è un artista?
si guardano smarrite e un bambino in bicicletta, passandoci accanto con gran rumore di barattoli e ruote, lancia un occhiata curiosa.
artista? è forse quello che accende le lucine? , dicono indicando la piccola madonna nel prato del vicino, tutta annodata nelle luminarie colorate come se fosse un albero della cuccagna.
no .
allora l artista è quello che dorme qui sotto di notte, tutto avvolto nella sciarpa, e che puzza sempre di vino novello?
nemmeno .
ondeggiano insieme sonnolente e acciaccate. si fanno distrarre da un gatto che passa. in fondo sono solo disegni.
l artista, signore mie, è una persona che si accorge del natale a ferragosto e passa il resto dell anno a pensare a come sarebbe stato se l avesse vissuto al momento giusto. è una persona che quando non c è la neve la rimpiange e quando c è non la vede. riempie il tavolo di portafortuna scacciasfiga di capodanno, mailaini di marzapane, monete di cioccolata, lenticchie e rami d alloro, ma si addormenta prima delle 23. passa il pranzo di natale infagottato in una giacca troppo lucida in mezzo a gente che studia la sua logica, fa i pallini con la mollica del pane, versa il vino bianco nel bicchere dell acqua e l acqua in quello del moscato e vive il resto della giornata con i cugini di 6 anni perchè hanno la mente liscia come una biglia da spiaggia. l artista vive quasi sempre male per poter vivere da dio un giorno solo, è frustrato, magico e assorto, a volte aggressivo e disorientante, e ti mette a nudo la sua anima in meno di un secondo, anche se di fronte ha un coltello e lo sguardo di chi vuol farlo a pezzi. l artista è quello che se ne fotte della fatica , e che sta appollaiato su uno sgabello troppo alto a suonare la chitarra fino a farsi scoppiare le mani, fino alle 2 di notte, fino a quando va a casa e scioglie i geloni con la faccia in una tazza di caffè. ce n è uno proprio lì dentro, signore mie proprio adesso .
[dallo studio arrivano confuse le note di Running, la chitarra acida di andrea disegna l'arpeggio storpiata da un suono volgare].
questo è un artista. buonanotte .
la sigaretta si è spenta, mi chiudo la porta alle spalle con un tonfo secco da legno d annata.
le luci si guardano flosce e vibranti. col luccichio incerto di chi non ha ben capito dondolano piano seguendo il ritmo del vento, mentre il suono attraversa incessante le pareti.
passa un cane senza coda trotterellando di sbieco. annusa un tombino e sbadiglia.
ehi tu
abbassano la voce.
lo sai cos è un artista?


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 12:36

Lo scopo di Cervantes è sottolineare l'inadeguatezza degli intellettuali dell'epoca a fronteggiare i nuovi tempi che correvano in Spagna, un periodo storico caratterizzato infatti dal materialismo e dal tramonto degli ideali, e contraddistinto dal sorgere della crisi che dominerà il periodo successivo al secolo d'oro appena conclusosi.

Il primo fine del romanzo, dichiarato esplicitamente nel Prologo dallo stesso Cervantes, è quello di ridicolizzare i libri di cavalleria e di satireggiare il mondo medievale, tramite il "folle" personaggio di Don Chisciotte; in Spagna, la letteratura cavalleresca, importata dalla Francia, aveva avuto nel Cinquecento grande successo, dando luogo al fenomeno dei "lettori impazziti".

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:46

Cervantes vuole inoltre, mettere in ridicolo la letteratura cavalleresca per fini personali. Infatti, egli fu soldato, combatté nella battaglia di Lepanto e fu un eroe reale (ovvero impegnato in battaglie reali in difesa della Cristianità), ma trascorse gli ultimi anni della sua vita in povertà (leggenda vuole che Cervantes trascorse gli ultimi suoi anni di vita in carcere), non solo non premiato per il suo valore, ma addirittura dimenticato da tutti. Egli cioè vuole opporsi al comune sentire a proposito degli eroi immaginari della letteratura cavalleresca: completamente inesistenti e di fantasia, ma esaltati all'inverosimile dalla gente comune e non solo. In altre parole, Cervantes desidera riequilibrare le opinioni della gente sul valore reale dei soldati della cristianità a discapito degli eroi immaginari dei libri cavallereschi.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:47

Inoltrandosi nella lettura, subito dopo le prime avventure, Don Chisciotte perde gradualmente la connotazione di personaggio "comico" e acquista uno spessore più complesso. Lo stesso romanzo diventa ben presto molto più che una parodia o un romanzo eroicomico. Il "folle" cavaliere ci mostra il problema di fondo dell'esistenza, cioè la delusione che l'uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l'immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l'uomo si identifica.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:48

Nel Don Chisciotte ogni cosa può essere soggetta a diversi punti di vista (ad esempio i mulini a vento diventano dei giganti), il che fa perdere chiaramente l'esatta concezione della realtà. Nell'opera di Cervantes è presente una dimensione tragica che dipende dall'inesistente corrispondenza fra cose e parole: le vicende cavalleresche ormai sono parole vuote, ma Don Chisciotte a causa della sua locura non se ne accorge e cerca di ristabilire i rapporti fra realtà e libri. La pazzia è il modo di vedere il mondo con occhi diversi, non offuscati dalle idee e dai condizionamenti sociali.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:49

L'accumularsi di situazioni in cui lo stesso oggetto dà origine a interpretazioni dei due personaggi diametralmente opposte senza che nessuno dei due prevalga sull'altro, che trasformano la realtà a seconda della prospettiva cui la si guarda, incutono nel lettore quella sensazione di inquietudine, di incertezza irrisolvibile, tipica del Manierismo che viene risolta nella seconda parte grazie all'apertura di una nuova dimensione, squisitamente barocca, della narrazione, con la storia di nuovi eventi e la rifondazione dei vecchi su nuove basi in cui l'interpretazione e la narrazione vengono ad intrecciarsi in una rete di corrispondenze a specchio tra azione e riflessione, passato e presente, illusione e realtà, che è dinamica. All'interno di questa rete ognuno è costretto a reinterpretare la realtà come meglio crede poiché il narratore onnisciente scompare e il significato è affidato a due manoscritti diversi, spesso in contrapposizione fra di loro, con cui l'autore si prende gioco disseminando qua e là incongruenze e lacune per mettere in dubbio la verità dei due manoscritti.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:49

Il Don Chisciotte è stato considerato il progenitore del romanzo moderno da importanti critici, tra cui György Lukács. Gli si contrappone, specie in ambito anglosassone, l'opera dello scrittore inglese del primo Settecento Daniel Defoe.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:50

« Lucidate le armi, fatta del morione una celata, dato il nome al ronzino e confermato il proprio, si persuase che non gli mancava altro se non una dama di cui dichiararsi innamorato. Un cavaliere errante senza amore è come un albero spoglio di fronde e privo di frutti, è come un corpo senz'anima, andava dicendo a sé stesso »


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:52

« Toccava i cinquant'anni; forte di corporatura, asciutto di corpo, e di viso; si alzava di buon mattino, ed era amico della caccia [...] Negli intervalli di tempo nei quali era in ozio (ch'eran la maggior parte dell'anno), si applicava alla lettura dei libri di cavalleria con predilizione così spiegata e così grande compiacenza, che obliò quasi interamente l'esercizio della caccia ed anche l'amministrazione delle cose domestiche. »


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:53

« Viveva, or non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un hidalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia. »


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:53

Il libro si struttura in due parti. Il protagonista della vicenda - di circa cinquant'anni, forte di corporatura, asciutto di corpo e di viso - è un hidalgo spagnolo di nome Alonso Quijano, morbosamente appassionato di romanzi cavallereschi, alla lettura dei quali si dedica nei momenti di ozio. Le letture lo condizionano a tal punto da trascinarlo in un mondo fantastico, nel quale si convince di essere chiamato a diventare un cavaliere errante. Si mette quindi in viaggio, come gli eroi dei romanzi, per difendere i deboli e riparare i torti.

Alonso diventa così il cavaliere don Chisciotte della Mancia e inizia a girare per la Spagna. Nella sua follia, Don Chisciotte trascina con sé un contadino del posto, Sancho Panza, cui promette il governo di un'isola a patto che gli faccia da scudiero.

Come tutti i cavalieri erranti, Don Chisciotte sente la necessità di dedicare a una dama le sue imprese. Lo farà scegliendo Aldonza Lorenzo, una bella contadina sua vicina, da lui trasfigurata in una nobile dama e ribattezzata Dulcinea del Toboso.

Purtroppo per Don Chisciotte, la Spagna del suo tempo non è quella della cavalleria e nemmeno quella dei romanzi picareschi, e per l'unico eroe rimasto le avventure sono scarsissime. La sua visionaria ostinazione lo spinge però a leggere la realtà con altri occhi. Inizierà quindi a scambiare i mulini a vento con giganti dalle braccia rotanti, i burattini con demoni, i greggi di pecore con eserciti nemici. Combatterà questi avversari immaginari risultando sempre sonoramente sconfitto, e suscitando l'ilarità delle persone che assistono alle sue folli gesta. Sancho Panza, dal canto suo, sarà in alcuni casi la controparte razionale del visionario Don Chisciotte, mentre in altri frangenti condividerà suo malgrado le disavventure del padrone.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:54

NOTE CRITICHE

a cura di Laura Barberi

ll Don Chisciotte della Mancia fu pubblicato da Miguel de Cervantes Saavedra (Alcala' de Henares, 1547 - Madrid 1616) in due fasi distinte: una prima parte, scritta probabilmente tra il 1598 e il 1604, vide le stampe nel 1605, mentre una seconda parte uscì nel 1615 dopo che, in seguito al successo e quindi alle numerose ristampe della prima edizione, un non meglio identificato Alonso Fernandez de Avellaneda aveva pubblicato l'anno prima il Secondo tomo della vita dell'ingegnoso hidalgo Don Chisciotte della Mancia: opera di imitazione chiaramente non dovuta alla penna del Cervantes che proprio per la preoccupazione di vedere il proprio personaggio sfruttato da altri autori accelerò la scrittura della seconda e ultima parte delle sue avventure.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:57

In entrambe le edizioni la vicenda ruota intorno ai viaggi nell'est della Spagna compiuti dal protagonista, Don Chisciotte appunto, che tre volte lascia il suo villaggio d'origine in cerca di imprese cavalleresche da compiere per emulare gli eroi di quella letteratura cortese della quale è da sempre avido lettore e che gli hanno fatto perdere la nozione della realtà, facendogli immaginare di essere egli stesso un cavaliere errante. Ognuna di queste tre sortite (salidas) ha proprie peculiarità: le prime due "uscite" sono contenute nella prima parte, l'ultima nella seconda parte.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:58

Il romanzo inizia con la presentazione del protagonista, Alonso Chisciana, un nobiluomo (hidalgo) di campagna ormai cinquantenne, che vive in un piccolo paese della Mancia e che dopo anni di letture di libri cavallereschi impazzisce e comincia a pensare che tutto ciò che ha letto corrisponda al vero e che egli debba ripetere le gesta dei cavalieri erranti alla ricerca di fama e di gloria. Perciò si dota dell'armatura dei suoi avi (ma la sua visiera è di cartone), ribattezza il suo magro cavallo Ronzinante, sceglie per sé come nome di battaglia quello di Don Chisciotte della Mancia ed elegge a sua dama una contadina del luogo alla quale cambia il nome in Dulcinea del Toboso. Così dà inizio al suo vagabondaggio. Questa prima sortita solitaria è però destinata a breve durata, visto che, dopo qualche disavventura e una buona dose di legnate inflittegli da chi ha sfidato, viene ritrovato alquanto malconcio da un suo compaesano che lo riconduce a casa. Qui viene assistito dalla nipote, dal curato e dal barbiere, i quali, ritenendo responsabili della follia del loro amico i libri cavallereschi della sua biblioteca, ne bruciano la quasi totalità. Nel frattempo Don Chisciotte si rimette e si decide immediatamente ad una seconda uscita (capp. VII - LII); prima però si sceglie uno scudiero, un contadino del paese - Sancio Panza - attratto dalla possibilità di guadagni e dalla promessa di ottenere un'isola da governare. E così si forma una delle coppie più celebri della storia della letteratura: il cavaliere alto, magro e allampanato in sella al suo Ronzinante, e lo scudiero basso e tondo in groppa al suo somaro. Seguono alcune delle avventure più celebri del romanzo tra le quali la battaglia contro i mulini a vento, scambiati da Don Chisciotte per dei giganti e quindi sfidati a duello. Dopo una serie di comiche peripezie che li vedono quasi sempre avere la peggio, i due si dividono perché Don Chisciotte chiede a Sancio di recapitare una lettera d'amore a Dulcinea. Durante il viaggio egli però incontra il barbiere e il curato e gli rivela dove si trovi Don Chisciotte e insieme, attraverso uno stratagemma, riescono a riportarlo a casa.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:58

La terza uscita di Don Chisciotte è al centro della seconda parte del romanzo, edita nel 1615. Al ritorno nel suo villaggio Don Chisciotte apprende che è stato pubblicato un libro che narra le sue avventure, ma le descrive in modo molto poco glorioso, ragion per cui il nobiluomo si decide ad una terza sortita proprio per affermare i suoi ideali di giustizia, di cortesia, di difesa degli oppressi tanto derisi nel libro appena pubblicato. Numerose vicende si susseguono, ma il nostro protagonista ha sempre la peggio, anche perché, oramai divenuto famoso, è vittima delle beffe di coloro che incontra e lo riconoscono come il folle che si crede un cavaliere errante. Motivo distintivo, infatti, della seconda parte del romanzo è il fatto che non è più tanto Don Chisciotte a trasformare la realtà secondo la sua immaginazione, quanto piuttosto i personaggi intorno a lui, incluso Sancio, a volerlo convincere a compiere stramberie per poterne poi ridere. Anche questa sortita si conclude comunque con un ritorno al villaggio, qui Don Chisciotte si ammala preso da una forte febbre che lo tiene a letto. La malattia lo rinsavisce, ma proprio allora muore.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:59

Il Don Chisciotte è un'opera di una complessità straordinaria, sia a livello tematico che stilistico, e di conseguenza molte sono state le interpretazioni datene, anche di segno opposto tra loro. L'universalità dei personaggi creati dal Cervantes ha poi spesso indotto i critici a decontestualizzare storicamente il romanzo e a leggerlo quasi come opera loro contemporanea. E' possibile però ricondurre le varie analisi critiche fondamentalmente a due tipi di letture: da un lato quella "giocosa", il cui massimo sostenitore è forse l'Auerbach che nel suo Mimesis sottolinea come la follia del Chisciotte altro non sia che gioco, parodia, comicità, riconducibile alla follia erasmiana; dall'altro l'interpretazione "tragica", storicamente affermatasi durante il Romanticismo, che vede invece nell'hidalgo un campione dell'idealismo costretto a scontrarsi con una prosaica realtà priva di ogni eroismo. Ad ognuna di queste interpretazioni è possibile muovere delle obiezioni visto che in realtà entrambi i toni, quello della gaiezza e quello della melanconia, pervadono la narrazione e troppo riduttivo sarebbe cercare di affermare una visione critica definitiva; come per l'Amleto di Shakespeare continueranno a susseguirsi le più svariate letture.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 14:59

Ciò che invece è importante sottolineare e verso cui dovrebbe concentrarsi l'attenzione del lettore, è la modernità stilistica dell'opera (il che spiega anche come mai il dibattito critico anche nel corso del Novecento si sia appassionato a questo romanzo), che partendo dalla letteratura cortese-cavalleresca, dalla letteratura pastorale, dal romanzo picaresco, dalla novellistica, abbia unito tutte queste esperienze per creare qualcosa di assolutamente originale ed unico, definito da molti come il primo romanzo moderno. La stratificazione dei piani narrativi, per esempio, con diversi narratori che rimandano l'uno all'altro: Cervantes dichiara infatti di rifarsi ad un manoscritto arabo di un certo Cide Hamete Benengeli per la narrazione delle gesta di Don Chisciotte, nella seconda parte del romanzo poi si parla spesso del libro pubblicato, nella finzione, sulle avventure dell'hidalgo e che lo mette così in cattiva luce, espediente attraverso il quale Cervantes non lesina critiche al libro veramente pubblicato apocrifo nel 1614 con protagonista il suo folle cavaliere. In proposito si è parlato di un vero e proprio gioco di specchi attraverso il quale viene demolita la concezione univoca della realtà, sostituita da numerose prospettive che ci forniscono un quadro sfuggente, contraddittorio, in eterno equilibrio tra reale, appunto, e irreale. Letteratura e vita, teatro e vita nel Don Chisciotte si mischiano: i mulini a vento diventano dei giganti, le locande dei castelli, i montoni degli eserciti nemici, etc. Ogni cosa può essere soggetta a diversi punti di vista, il che fa perdere chiaramente l'esatta concezione della realtà. Sarebbe così testimoniata dal Cervantes la crisi di fiducia del suo tempo nelle acquisizioni rinascimentali quali l'armonioso equilibrio tra la natura e l'uomo, la fiducia nell'agire umano guidato dalla razionalità. Nel suo romanzo regnano invece la confusione, l'incertezza, il disinganno: una "scissione tra coscienza e vita" che perdura ancora oggi e che rende il Don Chisciotte così attuale.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:00

CULTURA
I mulini di don Chisciotte
Nell’età dell’oro non esistevano due parole: tuo e mio. Per questo tutto era pace. Oggi non è così. Bisogna raddrizzare i torti. Resistere agli orrori e alle ingiustizie. Attualità del cavaliere errante don Chisciotte che si batte contro le convenzioni e le maggioranze senza temere la sconfitta.

Angelo Reginato


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:04

Una bella notte, senza nemmeno dire addio, Sancio alla moglie e ai figliuoli, Don Chisciotte alla nipote e alla governante, uscirono dal paese senza esser visti da nessuno, e camminarono tanto che all’alba si tennero sicuri che, se anche li cercassero, non li troverebbero.
È da quattrocento anni che Don Chisciotte si aggira fuori dalle corti, senza che nessuno possa dire di averlo del tutto trovato. Per poterlo almeno incrociare, bisognerebbe rischiare di entrare nel suo mondo, provare a comprendersi davanti al testo, senza far tacere le domande che il nostro mondo ci pone, e in testa a tutte la domanda di pace.
Ma ha senso parlare del contributo che Don Chisciotte può offrire a una riflessione sulla pace? Non è contraddittorio appellarsi al cavaliere sempre pronto a combattere in singolar tenzone per riflettere sulle alternative alla risposta bellica? Certo, l’attualità ci mostra tutta una serie di spudorate appropriazioni indebite, come quelle esibite sul teatrino della politica nostrana: dall’arruolamento di S. Francesco all’uso strumentale della Scrittura. È un modo di considerare il testo come una miniera da cui estrarre ciò che serve ad avvalorare le proprie posizioni. Una lettura a proprio uso e consumo, incapace di un ascolto autentico in quanto preoccupata di cercare conferme a quanto si è già autonomamente deciso. Ma è possibile battere un’altra strada, rischiando di avventurarsi al seguito di Don Chisciotte, perdendo un po’ la testa anche noi, insieme a lui! Del resto la follia sembra essere ingrediente necessario di ogni passione forte: dall’innamoramento alla fede. E il prenderne consapevolezza mediante l’ironia del racconto permette una lettura in profondità di quello che siamo e di quanto speriamo.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:05

Tuo e mio
I detrattori di Don Chisciotte – il curato, il barbiere, la nipote e la governante – attribuiscono la sua pazzia alla lettura dei romanzi cavallereschi, nel cui mondo il nostro cavaliere si sarebbe ingenuamente immedesimato. Anche loro li hanno letti e proprio per questo sono in grado di giudicare i libri pericolosi da quelli di semplice intrattenimento. In qualità di lettori-censori decidono di bruciare in un domestico autodafè i primi, pieni di bugie, di sciocchezze e di stravaganze, pericolosi libri-finestra che aprono lo sguardo su altri orizzonti. Salvano, invece, i libri-specchio, quelli che narrano storie vere, nei quali non c’è nessuna imboscata per il pensiero. Solo questi sono tesori di allegria e miniere di divertimento. Qui i cavalieri mangiano, dormono, muoiono nel loro letto.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:05

Don Chisciotte, invece, è incapace di operare un tale discernimento, perché immedesimato nel libro stesso: per lui le parole e le cose coincidono. Praticamente tutti ironizzano sull’accecamento di Don Chisciotte, incapace di vedere che tutti quei racconti sono creazioni e invenzioni di ingegni oziosi, che li composero appunto per lo scopo di servir di passatempo a chi li legge. Su costoro i romanzi non fanno effetto, dal momento che sanno che non ci son più gli usi che c’erano in quel tempo, quando si dice che andassero pel mondo quei famosi cavalieri. Unico a scommettere sulla possibilità di considerarsi contemporaneo agli eroi di un tempo, Don Chisciotte fa propri gli ideali della cavalleria errante che tutte cose agguaglia. Nell’età dell’oro ignorate erano allora dai viventi queste due parole: tuo e mio. Tutto era pace allora. La giustizia se ne stava sicura. Ma nel presente occorre far fronte all’ingiustizia. Per questo fu istituito l’ordine dei cavalieri erranti: che le donzelle difendesse, proteggesse le vedove, e soccorresse gli orfani e i necessitosi di soccorso. Ministri di Dio sulla terra e strumenti per cui viene esercitata sovr’essa la di Lui giustizia. E così l’ingegnoso gentiluomo Don Chisciotte della Mancia, accompagnato dal suo fido scudiero, Sancio Panza, s’avventura senza indugio per raddrizzare i torti. Armato di questa passione, l’armamentario ridicolo di cui si dota serve unicamente per difendere chi subisce ingiustizia, per resistere agli orrori e alla confusione che porta con sé la guerra per tutto il tempo che dura e usa dei suoi privilegi e delle sue violenze. Niente a che vedere con la violenza offensiva delle armi moderne, come i cannoni: oh, benedette quelle età in cui non esisteva la spaventevole furia di questi indemoniati strumenti di artiglieria! Io per me penso che il loro inventore abbia nell’inferno il premio della sua diabolica invenzione!


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:06

Oltre le apparenze
Ma la storia, più che luogo di avventura, mostra il volto dimesso della quotidianità. Tocca, allora, allo sguardo trasfigurante di Don Chisciotte andare oltre le apparenze: tutto quello che vedeva, con la più grande facilità l’adattava alle sue fantasie cavalleresche e ai suoi erranti pensieri. In tal modo l’avventura diventa commedia, nella quale spetta alla dura realtà infrangere l’aura epica mostrando il volto nero della tragedia. Don Chisciotte la sperimenta su di sé, nelle battaglie perse, nelle ferite riportate; e la vede sul volto di chi vuole soccorrere: non so come lei faccia ad addirizzare i torti – dice un malcapitato spettatore di un’azione salvifica del nostro eroe – Me, di diritto che ero, m’ha fatto diventare torto… Che grossa sventura è stata per me l’imbattermi in lei, che va cercando avventure. Come dice Sancio: succede qualche volta di cercare una cosa e di trovarne un’altra.
Commedia e tragedia sperimentate da chi percorre la storia senza il privilegio di muoversi su corsie preferenziali. Su queste ultime si muovono i protagonisti delle numerose storie inframmezzate nel racconto delle avventure del Cavaliere dalla Triste Figura: anche se devono superare ostacoli e subire prove, le loro vicende sono a lieto fine. Racconti a loro modo epici, senza spazio per il ridicolo della commedia né per lo scacco della tragedia. E così succede che i presunti saggi vivano vite da favola, mentre tocca al pazzo avventuriero sperimentare le durezza e l’ironia della sorte!


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:06

Tra saggezza e follia
Misurarsi con il Don Chisciotte significa fare i conti con la storia ingiusta (arida come la Mancia!), con la forza dei propri ideali, e con le beffe ciniche di chi osserva con distacco e giudica come follia ogni impegno per la pace e la giustizia. Lo sguardo di Don Chisciotte si posa sull’ambiguità della vita senza farsene schiacciare; sfida le convenzioni e le presunte ovvietà; prova a tenere insieme, paradossalmente, passione e disincanto. Un’operazione a caro prezzo: come succede ai libri, così anche il nostro eroe viene ridicolizzato e neutralizzato in quanto pazzo. Eppure la sua follia ci può rendere saggi.
L’etica è un’ottica! Lo sguardo di Don Chisciotte resta prezioso per chi osa ancora oggi, ai tempi del “pensiero unico”, “sperare contro ogni speranza”. E, nello stesso tempo, non si limita al gesto epico del gran rifiuto e dell’attesa del sol dell’avvenire. La vita quotidiana richiede una sapienza che è fatta di astuzie, inganni, capacità di sopravvivere anche nei momenti difficili… Come dire: militanza della speranza e leggerezza della sapienza. Due ingredienti che, impastati con l’ironia, hanno la forza, ancora oggi, di far lievitare le sventurate avventure di tutti gli erranti al seguito di Don Chisciotte.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:07

Da Vari Blogs:

"...Cos'è la Comprensione....?"?
"La comprensione è lo stato psicologico, a partire dalla relazione con un oggetto o una persona, che rende capaci di formulare pensieri circa quella persona od oggetto ed utilizzare concetti per trattare adeguatamente con quella cosa o persona."


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:21

Immedesimazione...capacità di saper riconoscere anche un nostro limite ma in esso trovare punto di insegnamento che ci permetta di capire anche qualcosa che non appartiene al nostro presente o passato...
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:22

Penso anche che che comprendere sia mettere in secondo piano il nostro ego, essere disponibili ad adottare un nuovo punto di vista, saper leggere oltre le parole, oltre i silenzi.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:23

E' la cosa più difficile in assoluto... non è capire ne tanto meno ascoltare..
non è giustificare....non è asseccondare..
ma è l'insieme di queste cose in piccole dosi per non far diventare il tutto un ossessione..
Io credo che comprendere sia accettare senza sapere, senza giri viziosi, senza preconcetti
comprendere è anallizzare ciò che sia ha e valutare ...


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:25

I bambini possiedono una comprensione innata delle altre persone e che sono in grado di interagire con gli altri prima dell’acquisizione del linguaggio, in quanto possiedono una primitiva “teoria della mente”.
Non è un concetto così difficile da assimilare, però secondo me bisogna prima saper ascoltare.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:27

Io comprendo quando capisco, per capire devo conoscere.
......e sono tante le cose che non conosco, anche quei semplici dettagli che possono sembrano i più banali!!!
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:28

No se é insito in te,altrimenti comincia ad essere più difficile.
Praticamente devi capire e immedesimarti per poter capire
sia l' oggetto che la persona.Quindi formulare idee adatte per
poter rispondere ai bisogni dello oggetto o della persona.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:32

Che cos’è l’arte contemporanea?
Autore: Francesca Caputo Data: 23.01.2009

ARTE SENZA SCAMPO


Martedì tredici gennaio, in occasione del primo appuntamento del ciclo di incontri dedicato all’arte contemporanea, il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea - di Milano, era stracolmo. Cinquecento persone hanno avuto la fortuna di assistere alla prima conferenza del ciclo "Che cos’è l’arte contemporanea?", tenuta dal critico e storico dell’arte Germano Celant, molte altre non sono riuscite ad entrare. Un forte successo di pubblico, che riempie di entusiasmo gli organizzatori, e non solo. In particolare Gemma Testa de Angelis, presidente dell’associazione Acacia (Associazione Amici Arte Contemporanea), - invitata dall’assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory a collaborare all’organizzazione dell’evento - commenta la notevole affluenza, affermando che “sembrava di essere ad un concerto pop”.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:36

Finazzer Flory ha introdotto l’incontro, promosso per ragionare, nel tempo attuale, sulle realtà dell’arte contemporanea, attraverso la sollecitazione di un dialogo tra istituzioni, operatori e pubblico dell’arte. L’Assessore si è mostrato attento ai problemi che gli addetti ai lavori conoscono bene, dichiarandosi pronto ad un dialogo: “collezionisti e galleristi a Milano hanno di fatto sostituito o surrogato l'intervento pubblico”, è necessario ora un sostegno attraverso la promozione di un sistema integrato che raccordi collezionisti, galleristi, direttori, curatori ed artisti del sistema dell’arte contemporanea. In questo senso Finazzer Flory si chiede se oggi “il PAC non dovrebbe essere un progetto di arte contemporanea. L’arte contemporanea si deve porre in termini dialettici di fronte alla società e di fronte al potere. Cioè bisogna domandarsi se la produzione culturale assolva ancora la funzione di critica sociale alternativa, rivendicando per se un’autonomia”. L’Assessore ha poi presentato Germano Celant, ricordando le tappe principali della sua carriera. Il critico è Senior Curator per l’arte contemporanea al Guggenheim Museum di New York, Direttore Artistico della Fondazione Prada. Nel 1968 ha coniato il termine di “Arte Povera” per indicare e definire teoricamente un nuovo movimento di artisti italiani destinato a diventare la seconda avanguardia nazionale del Novecento, dopo il Futurismo. Autore di numerose pubblicazioni, tra cui “Artmix”, definto da Finazzer Flory un opera fondamentale, in cui Celant ci indica il cambiamento avvenuto nel territorio dell’arte contemporanea, divenuto ormai un prodotto o feticcio di una interazione tra tecniche tradizionali e sperimentali. In questo modo il critico ha sviluppato la sua concezione dell’arte contemporanea come intreccio linguistico di diverse forme espressive, dal libro al cinema, al disco, al design, connesse anche all’ambiente. Per l’Assessore tutta “la produzione di Celant è potente e racconta un unico percorso, ovvero che il nostro Occidente è stato attraversato da un movimento sempre più impersonale che ha, come un tornado, staccato, sollevato, sospeso e poi scaricato a terra pensieri ed idee. E da queste lui individua delle tappe fondamentali, che vanno nel Pop, nell’Arte minimalista, nell’Arte Concettuale, nella Land Art e nel non espressionismo americano”.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:36

L’Assessore ha indicato Celant come una risorsa per la città che si sta approcciando alla progettazione di un Museo di Arte contemporanea – che Milano aspetta da anni - a cui bisogna assegnare una precisa identità, partendo dal presupposto che, per realizzare le strutture dell’arte contemporanea, occorre un ripensamento degli spazi, da intendersi come delle realtà interconnesse. Finazzer Flory, in accordo con le preoccupazioni di Celant, ha affermato che bisogna superare il disagio che oggi si prova di fronte alle logiche del sistema dell’arte contemporanea, uscendo dalla banalità e dalla logica del feticcio, individuando una pratica che, all’interno dell’equazione arte, produzione economica e turismo, non tralasci l’ermeneutica artistica, ma anzi preveda una metodologia di comprensione del fenomeno artistico. Con enfasi Finazzer Flory ha concluso il suo intervento, con una serie di riflessioni: “Non possiamo più pensare che l’artista sia il sismografo dei cambiamenti né che sia diventato semplicemente un pezzo della produzione. O meglio, l’arte contemporanea cos’è se non essere contro il suo tempo? Se è con il suo tempo, può essere ancora arte? Visto che il suo tempo ha già di suo, un suo potere? L’artista contemporaneo, in ogni sua epoca, non è colui che ha sempre indagato la forma che non comprende del passato ed annunciato un avvenire che ancora non c’era? E se gli artisti oggi si occupano soltanto del presente, possiamo noi definirla arte contemporanea? Ci può soddisfare rispetto al presente qui presente? (…) Bisogna recuperare una metodologia di comprensione del fenomeno artistico, senza la quale, mi pare difficile davvero mettersi d’accordo intorno alla domanda <>. Una domanda che molte volte è risultata inutile e che invece oggi ritorna con tutta la sua prepotenza”.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:37

Il titolo che Germano Celant da alla sua riflessione è “Arte senza scampo”, offrendoci un’esemplare analisi della situazione globale dell’arte, degli artisti, del mercato e dei musei nascenti, ovunque nel mondo, in una condizione di mutamento epocale che definisce Post America. Questo cambiamento culturale in cui gli artisti e gli operatori si trovano ad agire, ci spiega, è legato al nuovo potere economico che ha sostituito la leadership americana ed anglosassone con una leadership globale, dove altri paesi stanno emergendo perché hanno valori economici, di produzione e materiali, quali il petrolio, il gas, il litio ed altri elementi.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:37

In maniera molto lucida Celant propone una nuova condizione critica rispetto al suo lavoro e alla sua visione, mettendo in discussione l’asse Europa – America con cui ha convissuto, avendo lavorato per oltre trent’anni a New York e Los Angeles. Solo in questo modo, afferma, si può comprendere cos’è la nuova storia dell’arte, la nuova storia del potere artistico e quali sono le sue dimensioni.. È una lettura in fieri, che il critico sta sperimentando, che supera sia la prospettiva americana sia il tema dell’extra – territorialità finora in vigore, da intendere oggi non più come un termine che riguarda il linguaggio ma i nuovi paesi che stanno emergendo come centri culturali ed economici.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:37

Come storico dell’arte, Celant sta affrontando un’esperienza post americana, trovandosi a lavorare, in qualità di curatore ed esperto museale, non solo in territori conosciuti, ma anche in città degli Emirati Arabi - come Baku nello Azerbaijan e nella capitale Abu Dhabi - a Mexico City ed a Novosibirsk, capitale della Siberia, dove si sta affrontando la costruzione di nuovi musei. In questa situazione di radicale rinnovamento, Celant riflette sul fatto che: “Forse la domanda <> dovrebbe essere formulata in modo diverso, cioè <>. E quali sono le sue attuali condizioni e le sue risorse?. O ancora, in un mondo accelerato, come quello attuale, delle scienze e delle tecnologie mediatiche, degli spostamenti economici vertiginosi e drammatici, che vedono scendere e salire i poteri monetari ed economici, l’arte, che si è identificata con l’eccesso alla velocità, con la trasgressione individuale e conoscitiva – quello delle avanguardie era il tema del manipolo che spinge in avanti – quale posizione deve prendere o svolgere?”. La prima risposta immediata, la più semplice, ci avverte Celant, è quella di azionare un “salutare freno”. In questo senso l’avanguardia si pone come retroguardia, agendo contro il dissolvimento e l’accelerazione delle tecnologie e della spinta economica verso il futuro, non più come una forza che spinge in avanti, ma come conservazione della memoria e del passato.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:50

In realtà questo ragionamento non è sufficiente, “perché se questo può essere un approccio rispetto al nuovissimo scientifico, il suo successo, quello dell’arte come nuovo, diviene un successo fallimentare. Lo prova il fatto che la scultura e la pittura, ma anche la fotografia, la videoinstallazione ed altri tipi di comunicazione e di espressione non hanno mai ricevuto un premio Nobel. Cioè l’arte non è stata riconosciuta come evoluzione scientifica verso il domani, quindi questa non scientificità potrebbe essere la sua credibilità e la sua salvezza, poiché si pone come visione critica anti propulsiva ed anti utopica, seppur abbia sempre sventolato la collisione utopica verso la scoperta del nuovo”. A questo punto, se questa logica risulta accettabile “bisogna ridiscutere tutti i miti sul nuovo, sul radicale, sull’invenzione, sullo strappo che ha informato il nostro lavoro storico e teorico, dialettico e museale. Quindi il problema è vedere dove ci poniamo, verso una difesa o verso un attacco?”. Ci troviamo in una situazione di passaggio in cui l’arte, dall’analisi dell’oggettivo e della realtà – propria delle avanguardie che hanno segnato la storia dell’arte dall’illuminismo agli anni Ottanta – è divenuta oggi “territorio solitario – e solo questo – del mantenimento del soggettivo e della libera ricerca dell’individuo a produrre e a consumare (…) ora l’arte non è altro che un’estrema manifestazione dell’individualità che si offre nel migliore dei casi alla relazione pubblica”. Sta, infatti, emergendo il tentativo, da parte di alcuni artisti, di coinvolgere nuovamente il pubblico, non più attraverso la produzione di oggetti, ma mediante “una produzione o progettazione di relazioni che rende il progetto”. Ma bisogna chiedersi: “In un tipo di modernizzazione assoluta a cosa serve quindi il progetto all’individuo? L’accentrarsi sul senso non può funzionare da strumento di rivelazione, né presente né futura, non riguarda quindi il nuovo ed il diverso e nemmeno la coscienza critica del vedere, perché le motivazioni personali sono un argomento prudente e rassicurante. Anche nei casi più radicali di coscienza critica, il lavoro dell’arte non veicola più angoscia o dramma”. Tutta l’arte di oggi, prosegue Celant, ha solo lo scopo di eliminare l’ansia e rassicurare le coscienze. .Le stesse opere che consideriamo scioccanti – basti pensare alla produzione di Maurizio Cattelan o Steve Mc Queen – rappresentano semplicemente dei palliativi. Per questo motivo la crisi, in questi giorni, ha solo lievemente scalfito l’artista, divenuto un veicolo di positività che a sua volta dilaga nelle case d’asta e quindi nelle economie mondiali. “Il carisma ottimale ed ottimistico” dell’artista non è funzionale alle grandi masse, ma proprio al mercato degli scambi, poiché “cura certamente i suoi valori che possono ancora esistere in un mondo inquieto”. Eppure, afferma Celant, “un tempo l’arte era stata coscienza, milizia, analisi, se non terrore critico dello spettacolo visivo materiale del reale. Oggi è invece diventata uno strumento di promozione turistica e di ricerca coloniale verso mondi ancora vergini, se non desertici”. Così in Russia, negli Emirati Arabi, nell’America Latina ed in Africa assistiamo alla trasformazione dei musei, da istituzioni per la conservazione di opere a macchina da spettacolo e di qualificazione urbana. L'architettura, la cui capacità progettuale è amplificata dalle nuove tecnologie virtuali, espande le potenzialità comunicative fino a diventare visione totale. In questi nuovi territori, l’arte - insieme all’architettura che ne costruisce i suoi templi, ovvero i musei - “si è dislocata come l’edificio dell’artista, vere navi spaziali scese in territori che sembrano favelas, per espletare il progressivo culturale dei nuovi centri di potere legati alle nuove economie del petrolio, del litio, del gas”. È naturale, sostiene Celant, che bisogna assumere una prospettiva critica su cosa voglia dire lavorare per queste nuove culture, così come è necessario analizzarne gli aspetti postivi e negativi. I nuovi paesi - ex Unione Sovietica ed ex deserto – hanno indubbiamente una visione positiva sull’ecologia e sull’utilizzo di nuove tecnologie, ma hanno anche un rimando a storie di schiavismo e la vita del paese dipende dalle decisioni del capo, sia esso lo sceicco od il capo dinastia. Per cui “se l’arte era una risorsa e parziale coscienza critica, ora si è trasformata in una accelerazione esotica, non più rivelazione né rivoluzione, ma rilevazione di un nuovo stato sociale, a livello personale, dei nuovi ricchi e di un nuovo potere o di un nuovo territorio non artistico, da occupare o coltivare per la nuova distribuzione dell’oggetto o meglio dell’artefatto del prodotto artistico, voluto in questi termini naturalmente da un punto di vista industriale. E che questo processo sconvolga la vecchia e antica funzione analitica e critica dell’arte, nel presente quanto nel passato, è provato dal fatto che non è più l’arte a sollecitare la creazione dei musei, ma sono i nuovi musei a sollecitare l’arte, una sorta di limbo asettico e temporale, il famoso White Cube”.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:51

Ne deriva che oggi siamo di fronte ad un tipo d’arte che rispetta la visione del potere economico, culturale e religioso. Per meglio farci comprendere la perversità che sottende le logiche di queste nuove culture economiche, Celant ci racconta la nascita di un progetto di lavoro di Land Art nel deserto degli Emirati Arabi, creando una collezione nel deserto ad opera dei grandi maestri della Land Art, come Walter De Maria. Il fine dell’operazione, naturalmente non da parte degli artisti che sono interessati a fare, è “consumare il deserto, non solo più in una Parigi – Dakar, ma anche come luogo di consumo, dove si andranno a vedere non solo le dune ma le opere d’arte”.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:51

Il nuovo sviluppo del mondo artistico - che comprende Cina, India, Asia, Africa e paesi arabi – interessa territori dove l’arte contemporanea non è mai arrivata o comunque non è mai stata spinta o sostenuta, oggi invece assistiamo ad una forte spinta alla costruzione museale, per cui “Il museo sta diventando un brand, che apre in catena come Harrods, cioè magazzini dell’arte, un’inseminazione di mondi artistici ed extra – artistici”. È naturale, sostiene Celant, che da parte degli addetti ai lavori, dei critici e dei teorici - formatisi sostanzialmente su un dialogo Europa – America - dei collezionisti e di tutto il sistema dell’arte contemporanea ci sia ansia verso questa visione globale dell’arte, rispetto alla quale siamo privi di informazioni, se si eccettuano le aste di Sotheby's e Christie's, in cui si promuove la nuova arte cinese o malesiana, seguendo il gusto dei clienti piuttosto che dinamiche di linguaggio.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:52

Nel suo excursus Celant ci ha mostrato come l’arte - avendo esaurito i confini della ricerca e della sperimentazione linguistica, conseguendo definitivamente i limiti della contaminazione tra linguaggi diversi, dello sconfinamento da una materia all'altra, da una tecnica all'altra, da un'espressività all'altra, professata dai futuristi fino ad Andy Warhol - si sia oggi trasformata in un sconfinamento fisico-geografico extra-Occidentale. La funzione dell’arte attuale non è più di rottura ma di struttura, sorta di operazione di Stato verso la promozione della città, “in tal modo l’arte partecipa della modificazione urbana e della comunicazione locale, nazionale ed internazionale. Ma si fa lavoro pubblico. (…) Oggi l’arte è spinta a partecipare a collaborare, come insegnamento, alla creazione di musei, di scuole, di università”.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:52

Ciò decreta la fine dell’artista maudit, poiché la sua follia creativa diventa funzionale al divismo del mercato, che lo trasforma “in uno specialista funzionale alla lettura del reale per il pubblico. Conseguenza la formazione di una nuova prospettiva rispetto al museo ed anche al mercato, che non è più quello della rarità per ambienti, ma è progettazione oltre che conoscenza per tutti”. Alcuni esempi in questa direzione forniti da Celant sono la Fondazione Prada o il Guggenheim Museum di Berlino, dunque istituzioni pubbliche e private intese come laboratori, dove l’artista è chiamato a realizzare progetti insieme teorici ed operativi, “è invitato a studiare un problema congeniale al suo privato ma anche al pubblico, sia quello della fondazione che quello del museo, i quali lo acquisiscono poi per la loro operazione o per la loro storia”. Questa tendenza porterà alla fine del museo generalizzato, o meglio alla persistenza di un museo generalizzato al quale si collegheranno, come dei satelliti, i nuovi musei specialistici, che diventeranno delle vere e proprie attrattive. È interessante notare che “Le funzioni e gli scopi dell’arte devono inevitabilmente essere riconsiderati, dal chiuso dello studio al laboratorio tematico, come succede agli altri linguaggi, cinema, teatro, scienza, musica, design, architettura, ecc., dove conta la ricerca, dov’è soggettivo sopravvivere ma al servizio di tutti”. Gli artisti anche se continuano a conservare una fruizione critica rispetto al presente “sono indirizzati a costruire o luoghi di attrazione, o di seduzione, o di produzione o di consumo. Ciò è il risultato di questa dilatazione macroscopica del prodotto artistico e della richiesta da parte dei musei di avere delle immagini uniche”.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:52

L’arte oggi, seguendo il percorso della edificazione economica, consumistica e propagandistica, è riconosciuta in tempo reale e non a posteriori o al massimo a trent’anni dalle prime ricerche, come avveniva in passato. In questo senso, afferma Celant, è importante evidenziare che, tramite Monsignor Ravasi, il Vaticano nei giorni scorsi ha annunciato la partecipazione alla Biennale di Venezia 2011, con un suo padiglione, proponendo artisti come Kapoor, Kounellis, Bill Viola, “vale a dire dei comunicatori spirituali di messaggi alti, a cui il clero comincia a portare attenzioni come costruttori di coscienza, a fine, non so se messianica, ma certamente di proselitismo, in un momento di crisi delle vocazioni. Non c’è differenza con gli sceicchi islamici, con i nuovi governatori asiatici o quelli dell’ex Unione Sovietica, intenzionati a veicolare la visione nuova o rinnovata del loro potere e della loro specie, che hanno radici nell’Islam e nel Comunismo. Con questi, attraverso l’arte, passerà a loro un rinnovato universalismo, che renderà il proselitismo industriale e religioso, economico e mistico, un solo procedere uniforme da Est ad Ovest, dal Sud al Nord, un’Arte senza scampo”.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:53

L’intervento di Celant ci apre ad una nuova modalità di fare arte, a cosa è arte oggi, in cui le distinzioni si fondono e si confondono, in un rapporto fluido ed universalistico di tutti i modi di espressione, tesi alla costruzione dell’arte nel reale.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 15:54

GRAZIE SERGIO PER FARE "CULTURA" OLTRE CHE PITTURA!!!


commento di Puster sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 16:15

grazie per avermi votato ,fa sempre piacere soprattutto da un personaggio così eclettico,le tue opere sono una vera esplosione...ho letto il tuo profilo, mi ha fatto sorridere per il semplice fatto che sul mio, di profilo, non ho scritto niente...mi piace l'idea che altri giudichino i miei quadri senza conoscermi troppo...


commento di Umberta sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 17:33

Viaggiatrice
d’occidente di Nadia Agustoni

Gianna Ciao è morta il 27 ottobre 2008, è partita per il viaggio più lungo, che nominava, quando la sentivo per telefono, con una lieve pausa tra una parola e l’altra, lasciando come uno spazio tra le parole e alla fine della frase. Credo fosse il rispetto che si deve al non conosciuto. Artista raffinata, fotografa e scrittrice, profondamente colta e a lungo viaggiatrice, parlava volentieri non solo dell’arte, delle scritture e degli scrittori che amava, ma del senso umano residuo che abita la nostra specie e di riflesso la politica di chi si oppone ai soprusi.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 23:21

Aveva conosciuto molti dei personaggi che hanno fatto la cultura del secolo scorso. Amica, tra gli altri, di Prévert e di Mirò, di Marlene Dietrich (1) e di Suzanne Solidor e profondamente anarchica nel suo vedere oltre se stessa e i circoli intellettuali, tanto che durante la guerra aderì al Partito D’Azione dopo aver assistito al rastrellamento del ghetto ebraico di Roma.
Di famiglia benestante nacque a Roma il 21 dicembre1922, ma visse l’infanzia praticamente a Follonica. Del periodo del fascismo diceva: “Col fascismo si accumulavano le giornate storiche, le uniformi in mutamento accentuato. Gli italiani intanto giocavano agli antichi romani”. (2) Le ultime fotografie sono dedicate alla “Maremma com’era”. (3)
Dopo un breve matrimonio di cui diceva solo: “fu un ballo in maschera” (4), lavorò nel dopoguerra come critica d’arte per un’importante galleria di Firenze e poi visse all’estero, nel sud della Francia, a Saint-Paul-de-Vence, con la donna che fu la sua compagna di vita.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 23:22

L’ho conosciuta nell’estate del 2006 a Follonica dopo una sua prima telefonata in cui voleva parlarmi del mio libro che amicizie comuni le avevano fatto leggere. Trascorsi con lei una bella giornata estiva in quella sua minuscola casa a due passi dalla spiaggia e dal mare. Parlammo di tutto e mi colpì la sua curiosità non solo per quanto scrivevo, ma per le condizioni materiali in cui questo avveniva. La interessava ogni aspetto della vita. Aveva un rispetto profondo per le vite difficili, per la fatica della gente comune e per le donne che con notevole sforzo e sacrificio mandano avanti le cose.
I suoi viaggi, specie quelli in oriente, erano stati fondamentali. Fin da giovanissima leggeva gli autori in lingua originale e a guerra finita, quando arrivarono i libri, soprattutto di inglesi e americani, approfondì la sua già notevole cultura. Questa cultura traspare dai suoi scritti ed era evidente nel suo discorrere.
Il catalogo Navigare di Bolina (5) oltre a riprodurre alcuni dei suoi lavori offre uno spaccato della scrittura di Gianna Ciao. Scrittura molto diretta, senza affettazioni. L’epitaffio con cui comincia del resto è: Fui una bestia coraggiosa.
Leggendo si trovano frasi che hanno il sapore di sentenze, ma mai campate in aria: “Credo che il più forte contributo all’antinazionalismo sia il Finnegan’s Wake; nel campo della libertà contribuisce ad affermare che è un diritto dello spirito dare un significato alle cose”. (6)
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 23:22

L’impressione che l’anarchismo di Gianna Ciao, oltre a nascere dal suo senso dell’umano, sia stato rafforzato dalla lettura di certi autori mi viene dalle sue parole e dagli amori intellettuali-poetici che ne hanno accompagnato il cammino e lo sguardo visionario.
“L’universale poetico mi mise le mani addosso contribuendo al fervore che mi avrebbe legata a Dino Campana. Non ci sono risposte all’ingiustizia dell’esistenza, il sesso non è naturale, il linguaggio non è comunicazione. Il soggetto della letteratura è il più reale dei soggetti e non serve salvo che a suggerire la verità. Campana influenza la mia vita nella sua situazione visionaria piena di tensioni drammatiche fra lui e il mondo in stato di decomposizione”. (7)
Dei lunghi anni vissuti in Francia diceva di amare, oltre a chi vi aveva incontrato, l’isola dei Re dove tempo prima i forzati per la Caienna venivano imbarcati.
Tra le arti seguiva anche musica e cinema. La musica forse di più. Del cinema aveva ammirato Valentino, dedicandogli una delle sue foto e poi la Dietrich che conosceva. Dopo la morte dell’attrice Gianna Ciao andò a visitarne la tomba, adempiendo mi disse a una vecchia promessa.
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 23:23

Le ultime mostre con i suoi lavori le tenne in Italia ricevendo molti riconoscimenti. Carla Vasio nella prefazione al volume Le Diserzioni fotografiche scrive: “Si è detto che le foto di Gianna Ciao sono trasgressive, e questo è innegabile. Ma penso che non sia soltanto per il modo originale di manipolare il negativo fino a togliergli qualsiasi immediato riferimento a una realtà “vista”, ma soprattutto perché della realtà ci trasmettono una immagine alterata che tuttavia è molto più vera di qualsiasi constatazione diretta”. (8)
C’è una lunga intervista a Gianna Ciao, raccolta da Elena Biagini, poi confluita nel saggio a firma della stessa Biagini nel volume Fuori dalla Norma: storie lesbiche nell’Italia del primo novecento, a cura di Nerina Milletti e di Luisa Passerini. (9)
Nella prima edizione del libro la foto di copertina era quella di Gianna Ciao scattata a Firenze nel 1946 ed era in divisa di ufficiale dell’UNRRA (United Nation Relief and Rehabilitation Administration, Ente delle Nazioni Unite per il soccorso e la ricostruzione). Gianna Ciao prestò servizio per l’UNRRA come ufficiale di collegamento tra l’Italia e gli alleati. L’intervista è centrata sul tema del lesbismo in epoca fascista. Come molte donne Gianna Ciao aveva trovato un suo modo per vivere questa inclinazione. Quando la incontrai compresi che la parola troppo esplicita, che generazioni di ragazze dopo di lei avevano rivendicato, la metteva ancora in imbarazzo. Elegantemente trovò comunque le parole per raccontarsi.
Un ultimo stralcio, che amo particolarmente, sul mare e sui marinai e su un libro che avevo letto anch’io più o meno nella stessa età in cui lo aveva letto lei decenni prima: “Le navi che prendono il largo dai porti, al tramonto, sfiorano la latitudine come residenze in movimento. Il mare uccide le precauzioni, accentua l’irrecuperabile, conferma il vascello fantasma. Ci sarà sempre un marinaio con l’albatro al collo, un Billy Budd impiccato al pennone, navi con equipaggi di morti”. (10)
Un imprevisto mi ha impedito incontrarla una seconda volta e di farle un’ultima intervista in cui volevo raccontasse più a fondo una delle donne che aveva conosciuto e che è immortalata in molti ritratti di pittori noti.
Questo breve ricordo è un atto riparatore.
 


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Note

1)In Fuorispazio; qui: http://www.fuorispazio. net/def_archive_pageshow.php?direktorijum=Aprile_2001&fajl=galleria.htm.
2)Gianna Ciao; Navigare di bolina, pag. 17; Artrè, Galleria d’Arte, settembre 2005.
3)Dalla conversazione che ebbi con lei nell’estate 2006.
4)Gianna Ciao; Navigare di bolina, pag. 31, 2005.
5)Gianna Ciao; Navigare di bolina; 2005.
6)Ibidem; pag. 17.
7)Ibidem; pag. 19.
8)Come alla nota 1.
9)Nerina Milletti, Luisa Passerini; Fuori dalla norma: storie lesbiche nell’Italia del primo novecento; “R/esistenze – giovani lesbiche nell’Italia di Mussolini” di Elena Biagini (pp. 97-133). Rosenberg & Sellier Editori 2007.
10)Ibidem; pag. 15.

 

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 12 novembre 2009 alle ore 23:26

espresso in una splendida sintesi, il tema del quadro fa sorgere lo sviluppo di una interessante serie di argomentazioni ! io mi immedesimo un po'nell don Chisciotte  e la cosa mi fa sentire frustrata, tuttavia credo sia perchè vedo che altri mi vedono così : fuori della realtà a combatere nemici imaginari e cause perse. Io però credo più alla mia percezione: questa società è una macchina mostruosa che ci usa e ci getta via. Oppure siamo tutti in gabbia, ma avere una gabbia dorata non mi consola!!!


commento di Paolanatalia58 sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - domenica 15 novembre 2009 alle ore 12:15

Complimenti per questa tua lodevole iniziativa e grazie....


commento di Leny sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 16 novembre 2009 alle ore 15:19

www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - mercoledý 18 novembre 2009 alle ore 12:03

interessante questo connubio che idealmente hai fatto tra un naturalista come Caravaggio e il suprematismo. Complimenti vivi per questa


commento di Valentina Majer sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - mercoledý 18 novembre 2009 alle ore 14:35

Nessuno è miglior prete di se stesso


commento di Diego Totis sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - giovedý 19 novembre 2009 alle ore 00:48

Nessuno è miglior Dio di se stesso


commento di Diego Totis sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - giovedý 19 novembre 2009 alle ore 00:48

quest'opera è la mia preferita...per adesso...interessante l'idea del Kraken,la sensazione che ha dato a me è che sia in uno stato latente ..riaffiorerà sicuramente!


commento di Umberta sull'opera KRAKEN - giovedý 19 novembre 2009 alle ore 11:33

interessante come sempre la tua ricerca cromatica, il gesto e le colate quasi celebrali che orchestrano il nostro divenire con moderna classicità e forza. bravo sergio.


commento di alfio catania sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - giovedý 19 novembre 2009 alle ore 20:17

Dove sono i lillà?

E la metafisica coperta di papaveri?

Perchè la tua pittura non ci parla del sogno,delle foglie,dei grandi vulcani del tuo paese natio?


commento di Diego Totis sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 19 novembre 2009 alle ore 20:37

verranno....verranno...mio giovane amico....abbi fede....verranno...


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - giovedý 19 novembre 2009 alle ore 20:42

prima di visualizzare i suoi lavori, mi sono fermata a leggere quanto ha scritto nel suo profilo. dopo averlo fatto attentamente,sono passata a visionare i suoi lavori e i suoi scritti. il mio primo pensiero è stato che Lei è un artista come c'è ne sono pochi! quello che a mio avviso La rende straordinario, è la sua umiltà, qualità inesistente in molti artisti! "Contesto" tutti i suoi "non":Lei è un bravissimo pittore, le Sue poesie sono bellissime e pur non potendo ascoltarla al piano, sono convinta che sia un musicista eccellente! ci dividono tantissimi km ed è impossibile poterla incontrare, ma di cuore Le dico che mi piacerebbe tanto, Lei appartiene a quella categoria di persone che in tutta la mia vita ne avrò incontrato al massimo 2-3.Lei ha una ricchezza "dentro"....."spaventosa".sono convintissima che conversare con Lei, non fa altro che arricchire l'anima del suo interlucotore! non sono una persona "istruita", non so trovare le parole "adatte" per esprimerLe la mia ammirazione, me ne scuso: da "ignorante"quale sono, posso solo dirle: bravo!

PS: la ringrazio per i voti che mi ha dato, sono le mie tele"imbrattate" che preferisco!


commento di Rifil sull'opera KRAKEN - venerdý 20 novembre 2009 alle ore 06:13

Finalmente ti vedo come sei veramente!!!!!!!

Tu lo sai che non vedere una persona , come è suscita curiosita', e

la faantasia va!!!!!!!!! Sai ti vedevo qyasi cosi'

Ciao Samirè


commento di Samire' sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - venerdý 20 novembre 2009 alle ore 17:02

L'avevo già adocchiato prima ma solo questa mattina la tua splendida opera mi si è "rivelata" pienamente. Non ho parole, non servono quando ci si trova davanti a simili intuizioni.


commento di Adolfo De Turris sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - sabato 21 novembre 2009 alle ore 09:03

Questo quadro è di : sopralerighe.it /Gabiconlaminuscola /Rissa /Liza /R. Menti /F. Felipe/ M. Roiter /Kurt /Paolanatalia58 /Cieloblu /Letizia /D. Totis /L. Pilone /dani /G. Marra/ Mariarosariarizzo /Elisio /G. Minagro /V. Majer /Coco /Zanussi /G.Garbuio /Samirè/ E.Terragnoli /Mabo /E.Menga /Rosy/Carmelo Mingoia/Antonio Leone/Sebastiano Costanzo/Marumaru70/Leny/Adolfo De Turris


commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - sabato 21 novembre 2009 alle ore 12:42

Grazie per aver votato le mie opere. E' un onore per me essere apprezzato da un artista di grande esperienza come te.


commento di Flaviano Crocetti sull'opera Ho dato fondo (parziale) - sabato 21 novembre 2009 alle ore 20:36

Quest'opera nella sua semplicità mi piace molto!


commento di 8 sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:48

Un'Opera bellissima : Complimenti!


commento di 8 sull'opera volo radente - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:49

Veramente bella questa composizione!


commento di 8 sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:50

...anche dal punto di vista cromatico.


commento di 8 sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:50

Grande opera soprattutto nella sua interezza visibile dal link postato.


commento di 8 sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:51

Bellissimo lavoro!


commento di 8 sull'opera Manhattan vista dal Bronx - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:52

Mi piace molto sia il soggetto sia l'impianto pittorico.


commento di 8 sull'opera KRAKEN - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:53

Un libro sutendo, invito tutti a leggerlo.


commento di 8 sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:53

Un lavoro bellissimo!


commento di 8 sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:54

Molto belle & molto spiritoso!


commento di 8 sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:55

bello per significato e per composizione.


commento di 8 sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:55

Ti ringrazio per il tuo commento "8".


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:57

Ti ringrazio per il tuo commento "8".


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:58

Ti ringrazio per il tuo commento "8".


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:58

Ti ringrazio per il tuo commento "8".


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:59

Ti ringrazio per il tuo commento "8".


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 18:59

Ti ringrazio per il tuo commento "8".


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:00

Ti ringrazio per il tuo commento "8".


commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:00

Questo quadro m'interssa molto: è in vendita?


commento di Director sull'opera KRAKEN - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:02

Questo quadro m'interssa molto: è in vendita?


commento di Director sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:03

Questo quadro m'interssa molto: è in vendita?


commento di Director sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:03

Questo quadro m'interssa molto: è in vendita?


commento di Director sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:04

Ti ringrazio molto "Director" ma al momento no, mi serve per alcune mostre, grazie molte, comunque.


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:06

Ti ringrazio molto "Director" ma al momento no, mi serve per alcune mostre, grazie molte, comunque.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:06

Ti ringrazio molto "Director" ma al momento no, mi serve per alcune mostre, grazie molte, comunque.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:07

Ti ringrazio molto "Director" ma al momento no, mi serve per alcune mostre, grazie molte, comunque.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:07

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da "Terra d'amore"
 


commento di Vince sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:22

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da "Terra d'amore"
 


commento di Vince sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:22

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da "Terra d'amore"
 


commento di Vince sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:23

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da "Terra d'amore"
 


commento di Vince sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:23

Grazie Vince, per aver postato questo pezzo della Marini!


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:24

Grazie Vince, per aver postato questo pezzo della Marini!
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:25

Grazie Vince, per aver postato questo pezzo della Marini!
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:25

Grazie Vince, per aver postato questo pezzo della Marini!
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:26

Anche questo è molto bello!

Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.

Alda Merini, da "La terra santa"

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:27

Oppure questa:

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

Alda Merini, da "La Terra Santa" 1983
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:28

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:30

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:30

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:31

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:31

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:32

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:32

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:33

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:34

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:34

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:34

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:35

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:35

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:36

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:36

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:36

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:37

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:37

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:38

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:38

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:38

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:39

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:39

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:40

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:40

His name is Sergio Davanzo. Strong in expressing his thoughts but tender in cuddling his dreams, he shows you unsuspected and unexpected aspects of his inner self. Sometimes he reveals them slowly, step by step; sometimes he shows them off abruptly, with a touch of challenging scoff. He paints. He paints because of an unsolved mixture of reasons. He paints because he needs to. Because he wants to. He paints to play. He paints because he has to paint.

Several of his works are the product of a deep need to communicate. The need to go beyond the limits of human words, beyond time and space, beyond conventional shapes with the aim of creating new and better ones, more intensely beautiful, giving thus voice to his inner and more complex thoughts.

Other works issue from Davanzo’s mere, instinctive wish to let himself go to the poetical evocation of images and feelings he has seen and lived. This inevitably pursues the connivance of his spectators, who can see and perceive his same sensations, deeply feel them and, by feeling, revive them. The result is an amazing range of ways and synaesthetical contaminations, both of colour and matter.

In Davanzo’s modus operandi often a single idea develops into a theme. It expands itself, defining autonomously its own leit motives. They are varied and widened, offered in their most flattering nuances. The original idea then swells to its utmost and, finally exhausted, it blows up. It is a definite resolution. Therefore Davanzo’s works, which follow a common vein until it is exhausted, can mainly be contextualized in groups. But, once he has finished with a vein of inspiration, sometimes the painter has already found in its ashes the beginning of several new ones. Sometimes he would rather wait before letting them catch his instinct and his paint-brush.

This is the process of painting for Sergio Davanzo. His subjects are various and different. He wants to tell as much as possible. The faces, the voices of past and present time, the places which have seen him growing both as a man and as an artist. His dog. His family. Those who have gone. Those who still have to come. A wrinkle on a forehead. The hissing of a lathe in a work shop. A minimal kaleidoscope of images, epiphanic moments which he fixes on his canvas. And which, if necessary, he moves, as he usually says “to the space”.

Certainly the imaginative titles he gives to his paintings are part of his seriocomic way of living and conceiving one’s necessities. They are delicious, often sharply ironic, and at first they astonish you, to let you eventually deal with a wake of reflection, whetting you as the back-taste of rum in a just baked cake, the recipe for which has been written and performed by Sergio Davanzo just for you.

Prof dott Maria Sole Politti
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:40

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:42

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:42

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:42

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:43

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:43

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:43

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:44

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:44

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:45

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:45

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:46

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:46

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:46

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:47

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:48

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:48

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni


commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:49

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:50

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:50

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:50

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:51

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:51

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:52

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:52

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:53

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:53

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:53

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:54

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:54

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof Lorella Coloni
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:55

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:55

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

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commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:56

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

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commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:56

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:57

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 19:57

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

Prof Fabio Favretto


commento di Sergio Davanzo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:54

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:55

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:55

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:56

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai tubisti - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:56

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:56

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:57

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera KRAKEN - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:57

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:57

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:58

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Pensavo fossi morto.... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:58

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:59

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:59

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - lunedý 23 novembre 2009 alle ore 23:59

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:00

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera volo radente - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:00

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:00

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:01

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:01

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Ciao - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:02

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

Prof Fabio Favretto
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:02

There is a prometeica forces in the works of Sergio Davanzo that it brings back, with the certainty of the sign and the slap of the color, to a comparison with the reality that doesn't know compromises or weaknesses.
The artist doesn't lower the look and in front of the existence he is assumed the right to declare the truth.
It does it through an essential visual language, synthetic, corrosive, violent, provocative.
. It uses the titolazione of his pictures as of the tazebaos: they are verdicts that illuminate, words that can be incipit how much lapidary sentence on a matter that the canvas synthesizes in lines of immediate intuition, with a disruptive use of the chromatic element, with shades that purchase voice.
Davanzo succeeds in making to resound in the movement of his pictures the vibrating intensities of the creative paradox, in unstable balance between reason and pure and instinctive gesture, illuminations that is revelations and universality
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:03

"Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

Prof. Lorella Coloni


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:04

"The Davanzo’s canvases send vibrations. They impose themselves with the screeching of the brushstrokes, with the chromatic barricades from which escape electric filaments that quiver and they wind creating a sharp pain and mutable net of energy. In his works instinct and reason abdicate the eternal struggle to give life to a shut dialogue: the color extends in the spontaneity of the gesture, it defends itself in groups of material , it grows thin and light incede fragmenting itself according to musical rhythms. It is fettered, made to flow and again carried, crystallized and dripped, relieved and inclined over the confinements of the support to look for new communicative expressions."

Prof Lorella Coloni


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:05

" Las lonas de Davanzo envían vibraciones. Ellos se imponen con el chillar del golpes de pincel, con las barricadas cromáticas de lo cual evitan filamentos eléctricos que tiemblan y ellos enrollan la creación de un dolor agudo y la red mutable de energía. En su instinto de trabajos y razón abdican la lucha eterna para dar la vida a un diálogo cerrado: el color se extiende en la espontaneidad del gesto, esto se defiende en los grupos de material, esto cultiva incede delgado(fino) y ligero(de luz) la fragmentación sí mismo según ritmos musicales. Es encadenado, hecho para fluir y otra vez llevado, cristalizado y goteó, aliviado e inclinó sobre los confinamientos del apoyo a buscar nuevas expresiones comunicativas. "

Prof. Lorella Coloni


commento di Sergio Davanzo sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 00:05

È rimasta
L’ironia del folclore
La violenza dell’isolamento
La voglia di invecchiare.
 

...grazie Sergio!


commento di Mabo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:00

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.

Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" dove saresti, allora?


commento di Mabo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:04

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?
 


commento di Mabo sull'opera volo radente - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:05

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:06

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera Pensavo fossi morto.... - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:06

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera KRAKEN - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:07

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:07

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:08

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:08

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:08

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:09

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:09

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:10

Io non mi definisco “pittore” ma scrittore di emozioni in pittura.
Io credo che si possa definire pittura “il fissare con i colori la luce che la nostra anima getta sulle cose”.


Questo lo hai detto tu!... ma se ti definiresti "un pittore" ed osservando questa tua opera... dove saresti, allora?

 


commento di Mabo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 24 novembre 2009 alle ore 01:10

Splendida!!!!!!!


commento di Jo sull'opera Manhattan vista dal Bronx - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:13

Assolutamente il più bel quadro dipinto visto da me negli ultimi tempi.


commento di Jo sull'opera feelings & feelings (frammento) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:14

Mi piace molto quella sorta di crostaceo in disfacimento ed i rifessi sul mare.


commento di Jo sull'opera KRAKEN - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:17

Mi piace molto il tuo modo di "sdrammatizzare" la situazione.


commento di Jo sull'opera Pensavo fossi morto.... - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:18

bella la composizione e interessante il soggetto, reso molto bene dalla "frammentazione" del lavoro.


commento di Jo sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:19

Splendido lavoro di "tensione verso l'alto".


commento di Jo sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:20

Mi piace questo tuo tributo alle classi lavoratrici.


commento di Jo sull'opera Omaggio ai tubisti - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:21

Incredibile la ricchezza di questo tuo monocromo!


commento di Jo sull'opera volo radente - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:22

Doveroso votare quest'opera!


commento di Jo sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:24

Denire quest'opera splendida è poco! vedo benissimo l'azione del suo precipitare. Molto bravo!


commento di Jo sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 24 novembre 2009 alle ore 12:25

La tua arte mi piace molto ed in questo dipinto, come asserito già da molti che mi hanno preceduta, non solamente si osserva l'azione dell'ancora ma partecipo al suo precipitare. Senza timori, però.


commento di 8 sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:10

Mi congratulo per uqesto slogan!


commento di 8 sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:10

Il calendario 2010 è bellissimo e questa tua "cover" lo rappresenta molto.


commento di 8 sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:11

Questo è uno dei tuoi dipinti più belli, a mio parere.


commento di 8 sull'opera feelings & feelings (frammento) - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:12

In questo tuo dipinto si sente l'ironia....


commento di 8 sull'opera Omaggio ai tubisti - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:13

Questo dipinto è bellissimo. Naturalmente condivido l'ideologia che sottende ad esso.


commento di 8 sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:13

Pur non amando molto il genere figurativo questo tuo dipinto è un buon compromesso tra astratto, concettuale e figurativo.


commento di 8 sull'opera KRAKEN - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:15

Mi piace il carattere "Vedoviano" del dipinto e soprattutto l'ironia in esso contenuta.


commento di 8 sull'opera Pensavo fossi morto.... - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:15

Sicuramene non scopro nulla se affermo che è uno dei più belli monocromi in giro.


commento di 8 sull'opera volo radente - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:16

Piace molto anche a me il significato di questo tuo dipinto. Come "donna" ti ringrazio particolarmente.


commento di 8 sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:17

Splendida la tensione verso l'alto che si coglie in questo tuo dipinto!


commento di 8 sull'opera Tributo a Gaudý (frammento)(vedere il link postato nei commenti) - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:18

Bellissmo il concetto e molto bella la sua realizzazione pittorica.


commento di 8 sull'opera Manhattan vista dal Bronx - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:18

Incredibilmente vero il contenuto e molto chiara la rappresentazione. Bello!


commento di 8 sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:19

Una parola sola: Fantastico!


commento di 8 sull'opera Non Ŕ la luce del Merisi...ma in tempi di crisi.... - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:20

Ho letto il libro: Bellissimo! non saprei se consigliarti di concentrarti di più sulla "scittura" o sulla "pittura".


commento di 8 sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:21

Questo tuo dipinto, forse, è quello che mi entusiasmo di meno, però....


commento di 8 sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:22

Bello!


commento di 8 sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:23

Questa tua serie di omaggio ai tubisti è decisamente molto ben riuscita.


commento di 8 sull'opera Omaggio ai Tubisti (Aisi 304) - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:23

La tua ironia spesso rischia di non farti vedere la bellezza dell'opera pittorica. Complimenti.


commento di 8 sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:24

La semplicità dell'impianto pittorico. La sottrazione del colore rende questo tuo dipinto veramente bello.


commento di 8 sull'opera Ciao - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:25

Molto bello : si sente e percepisce il vento ed il mare.


commento di 8 sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 12:26

In queste gradazioni mi ci tuffo, sono del segno dei pesci. Complimenti


commento di Robert Nike sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 18:30

bella fluidità e senzazione duttile. complimenti


commento di Mitogiangi sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 18:55

ciao Sergio! poke!!!


commento di Anna Maria Ladu sull'opera Omaggio ai tubisti - mercoledý 25 novembre 2009 alle ore 19:55

stores.lulu.com/store.php


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 Dicembre - martedý 01 dicembre 2009 alle ore 12:14

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 Ottobre - martedý 01 dicembre 2009 alle ore 12:19

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 Marzo - martedý 01 dicembre 2009 alle ore 12:24

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commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 Gennaio - martedý 01 dicembre 2009 alle ore 12:33

Grande, grandissima opera. Necessita vederla dal vero, urgentemente!


commento di Adolfo De Turris sull'opera Calendario 2010 Gennaio - martedý 01 dicembre 2009 alle ore 21:46

Adolfo grazie per il commento...quando vuoi è disponibile.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 Gennaio - mercoledý 02 dicembre 2009 alle ore 12:07

un'ispirazione...


commento di Fabio Lll sull'opera Strada di Bagdad con mimosa - mercoledý 02 dicembre 2009 alle ore 16:47

Se non ci fosse l’ombra si potrebbe sopravvivere di sola luce?
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 Gennaio - venerdý 04 dicembre 2009 alle ore 00:40

 Ottima gestualità del segno nello spazio.Mi piace molto


commento di Gigante sull'opera Ciao - venerdý 04 dicembre 2009 alle ore 15:00

Grazie per i voti!  avevo appena scritto una frase........ che la mia bambina con un semplice tocco ha fatto "scivolare" via... forse anche la sua è arte... scappo (piange!!)


commento di Goccedivaniglia sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - domenica 06 dicembre 2009 alle ore 11:35

Ti ringrazio dei voti che mi hai voluto assegnare, ma soprattutto perchè mi hanno permesso di individuarti tra il notevole numero di artisti iscritti a IoArte e poter quindi conoscere la tua grande personalità artistica che non si limita al solo "imbrattamento di tele" ma che spazia a tutto campo nelle capacità di esprimere la condizione dell'uomo rispetto all'universo circostante.

Complimenti vivissimi per l'alto contributo culturale delle tue opere.


commento di Rican sull'opera Calendario 2010 Gennaio - lunedý 07 dicembre 2009 alle ore 12:39

Sono i colori che amo. Veramente affascinante.


commento di Annamaria46 sull'opera KRAKEN - lunedý 07 dicembre 2009 alle ore 14:18

Grazie del voto e del commento, e per la poesia? grazie del suggerimento!

complimenti per i tuoi dipinti!  Ciao.  LENY


commento di Leny sull'opera Ho dato fondo (parziale) - martedý 08 dicembre 2009 alle ore 19:38

Maestro, complimenti per le tue bellissime Opere.


commento di Antonio Petacca sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - martedý 08 dicembre 2009 alle ore 22:20

Splendida invenzione: complimenti al genio!!!


commento di Director sull'opera Calendario 2010 Gennaio - mercoledý 09 dicembre 2009 alle ore 00:58

sembra una mantide...ma più colorata! :-)


commento di Apepperosa sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - giovedý 10 dicembre 2009 alle ore 23:01

grazie,anche se in ritardo,per le tante preferenze!

Un saluto anche al tuo capolavoro"cattedrale"!
A presto!


commento di indaco sull'opera Calendario 2010 Gennaio - venerdý 11 dicembre 2009 alle ore 20:44

Ho votato tutte le sue opere!

Lei è un'artista "Incredibile" al giorno d'oggi sia per lo spessore culturale che si evice dalle sue opere sia per la varietà del segno pittorico utilizzato.

Complimenti la seguirò con assiduità!


commento di Coj sull'opera Ho dato fondo (parziale) - domenica 13 dicembre 2009 alle ore 15:07

Opera Bellissima!


commento di Accabi sull'opera Calendario 2010 Gennaio - domenica 13 dicembre 2009 alle ore 15:15

Il calendario mi ha entusismato al punto che ho comperato 10 copie per fare i regali di Natale ai miei più cari amici! Grazie sig. Sergio Davanzo.


commento di 8 sull'opera Calendario 2010 Gennaio - domenica 13 dicembre 2009 alle ore 15:41

Complimenti!!!!


commento di Madoner sull'opera Calendario 2010 Dicembre - lunedý 14 dicembre 2009 alle ore 10:57

Grazie Sergio è un onore per me aver ricevuto le tue preferenze. le tue opere trasmettono una sferzata di energia e di freschezza come dopo un temporale estivo.


commento di Rosmarine sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - mercoledý 16 dicembre 2009 alle ore 13:24

Amo molto la sua pittura. La ricchezza degli argomenti trattati. L'ironia e la profondità nell'affrontare i temi della vita di ogni giorno. Il metodo pittorico da Lei usato. Amo il poeta di "chiudiamo la luce". Amo lo scrittore di "Crossing". Sono decisamente una sua fan!


commento di Lak sull'opera Ho dato fondo (parziale) - mercoledý 16 dicembre 2009 alle ore 14:14

Opera straordinaria per semplicità e penetrazione comunicativa.


commento di Rossa sull'opera Calendario 2010 Gennaio - giovedý 17 dicembre 2009 alle ore 00:39

Maestro mi ha convinto lei è veramente uno dei più grandi artisti presenti in questo panorama italiano e probabilmente non solo limitatamente ai confini nazionali. Complimenti per la sua arte e per il suo modo ironico e scanzonato utilizzato nel porgerla!


commento di Lak sull'opera Calendario 2010 Gennaio - giovedý 17 dicembre 2009 alle ore 12:41

....ma lo sai che ne ho fatto uno quasi identico?!....vai a vedere sul mio sito  nella sezione "Pure instinct" della galleria!


commento di Diego Biggi sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 17 dicembre 2009 alle ore 12:53

www.facebook.com/album.php

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Calendario 2010 Gennaio - venerdý 18 dicembre 2009 alle ore 16:17

Grazie per il commento e complimenti per le sue opere.


commento di Isabel sull'opera Ho dato fondo (parziale) - sabato 19 dicembre 2009 alle ore 14:25

 Bel gesto espressivo.

Gigante


commento di Gigante sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - sabato 19 dicembre 2009 alle ore 16:08

L'artista, a me sembra che lo possa essere a tutto tondo, se solo voglia. Sebbene la tua ensibilità contagia le emozioni principalmente con lo scritto, altrettanto contribuisce la tua pittura "macchiata".

Buon Natale!

Giovanni BonarRIGO


commento di Bonarrigo sull'opera Il Delinquente (Lulu.com Editore) - sabato 19 dicembre 2009 alle ore 20:08

Geniale!


commento di Dok sull'opera Calendario 2010 Gennaio - domenica 20 dicembre 2009 alle ore 13:24

GENIALE!!!!

Tanti auguri a te, maestro!


commento di Mabo sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - domenica 20 dicembre 2009 alle ore 15:41

Sei  grande!!!! Tanti auguri!!!!


commento di July sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - domenica 20 dicembre 2009 alle ore 15:48

Splendido e difficilissimo pezzo: "Immenso!" - Auguri, spero d'incontrarti presto ( verrò nell'estremo nord est per una personale).


commento di Mia Roiter sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - domenica 20 dicembre 2009 alle ore 15:56

Auguri a te da parte di tutti noi!


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - domenica 20 dicembre 2009 alle ore 16:49

Potente! - grandissima forza -

Tantissimi auguri di cuore stimato maestro!


commento di Kurt sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - domenica 20 dicembre 2009 alle ore 17:06

Mi sento "annichilita" da questa tua tela, Sergio! Tantissimi ed affettuosi auguri!


commento di Liza sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - domenica 20 dicembre 2009 alle ore 18:55

auguri anche a lei,

ha notato per caso il folleto nei miei melograni?


commento di Francesca Gallusi sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - domenica 20 dicembre 2009 alle ore 20:02

Tanti auguri!!!   p.s.: La tela è bellissima.


commento di Isabel sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 00:26

Finalmente un pezzo difficile! - "Questa è veramente Arte!"


commento di Rissa sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 00:37

Questa tela è un URLO!


commento di Vanni sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 01:08

Tanti Auguri a Te! La tua pittura è veramente "Grande!"


commento di Vince sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 11:49

AUGURI......!


commento di Mah...! sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 11:51

Tanti auguri Sergio: alla tua Arte, a Te & Famiglia.


commento di Alex Lavaroni sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 12:03

Auguri Sergio Aspetto questa tela in Galleria!


commento di Universo sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 12:54

Ricambio gli Auguri: Buone Feste!


commento di 8 sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 13:05

molto attratta da quest opera xke m trasmette freddezza!!


commento di Laura Cim˛ Laura sull'opera volo radente - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 13:59

Auguri!!!!! da un tuo grande estimatore!


commento di Gradnik Miro sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 14:07

- Super AUGURI -


commento di Rotcko sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 14:16

Auguroni, maestro!


commento di ProfonditÓ sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 16:05

Una tela di fine anno molto significativa. Pace, prosperità, serenità ed allegria questo è il mio augurio per tutte le persone di buona volontà come te.


commento di Gio4x4fra sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 16:12

"Buon Natale e Felice Anno Nuovo"...just for you my dearest one!


commento di Samy sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 21:02

Ricambio di cuore i tuoi auguri.


commento di Elena sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 21 dicembre 2009 alle ore 23:35

Ti auguro con tutto il mio amore "Buon Natale!"


commento di Ines sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - martedý 22 dicembre 2009 alle ore 00:22

Augurissimi!!!!!


commento di Iguelito sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - martedý 22 dicembre 2009 alle ore 11:56

Auguri a te e famiglia da parte di tutti noi!

...Per il positivo...speriamo!


commento di Arman sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - martedý 22 dicembre 2009 alle ore 12:43

Molto pertinenete ai tempi ! Tanti auguri a te!


commento di Pony sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - martedý 22 dicembre 2009 alle ore 12:51

(Paurosamente bello) Tanti Auguri!


commento di Edy Collina sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - martedý 22 dicembre 2009 alle ore 18:16

Auguri di Buone Feste: "Pace, Prosperità, Serenità & Salute!"


commento di Skrikki sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - martedý 22 dicembre 2009 alle ore 19:38

Al mio pittore preferito "Tantissimi Auguri!"


commento di Sily sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - martedý 22 dicembre 2009 alle ore 23:40

Ricambio gli Auguri!


commento di Frisco sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 11:12

Ricambio volentieri i voti augurali.


commento di Lak sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 12:35

Grazie Sergio, ricambio di cuore gli Auguri per un mondo migliore... che non ci rimanga solo la speranza rappresentata in questa tua splendida opera!

Emanuela


commento di Emanuela Terragnoli sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 14:10

Veramente interessante quest'opera! Colgo l'occasione anch'io per ricambiare volentieri gli auguri.


commento di Gigi sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 14:32

Ricambio gli auguri...Bellissimo questo lavoro!


commento di Erica sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 16:28

Complimenti molto bello e complesso nella sua...semplicità!


commento di Erica sull'opera Calendario 2010 Gennaio - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 16:29

Tantissimi auguri per la tua ARTE e per la tua persona!


commento di Pam sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 16:33

M E R A V I G L I O S O 


commento di Pam sull'opera Calendario 2010 Gennaio - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 16:34

Auguri Sergio

il positivo lo costruiamo noi !


commento di Diego Totis sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 17:05

Finalmente un vero artista che non si prende sul serio...anche se è davvero in gamba .Complimenti per tutto il tuo lavoro Sergio ,per me è stato un onore ricevere un voto da te..grazie e la tua descrizione è troppo simpatica e acuta ...complimenti ancora !!!1


commento di Federica Gagliardi sull'opera Manhattan vista dal Bronx - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 19:02

Auguri sinceri di cuore!


commento di Bassa sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - mercoledý 23 dicembre 2009 alle ore 19:22

Auguri a te e famiglia! Molto bello il quadro.


commento di Rauschenberg sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - giovedý 24 dicembre 2009 alle ore 11:52

Buon Natale e Felice Anno Nuovo! (originalissimo questo mio augurio...quasi come il tuo quadro!)


commento di Duchamp sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - giovedý 24 dicembre 2009 alle ore 14:19

Ricambio sentitamente i suoi auguri!


commento di Coj sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - giovedý 24 dicembre 2009 alle ore 14:22

Il quadro mi piace molto ed anche il suo augurio.


commento di Principe sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - giovedý 24 dicembre 2009 alle ore 18:31

Buon Natale e Felice Anno Nuovo!


commento di Jo sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - venerdý 25 dicembre 2009 alle ore 11:14

A U G U R I !!!!


commento di Kube sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - venerdý 25 dicembre 2009 alle ore 11:29

Tanti Auguri Maestro!


commento di Vanna sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - venerdý 25 dicembre 2009 alle ore 12:15

Grande pezzo che fotografa la situazione attuale. Solamente gli artisti possono leggere le tensioni del momento e trasferirle sulla tela. Complimenti & AUGURI!!!


commento di Mino sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - venerdý 25 dicembre 2009 alle ore 15:03

Buon Natale Sergio!


commento di Director sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - venerdý 25 dicembre 2009 alle ore 15:28

 

Tanti Auguri "Grande Artista!"


commento di Berta sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - venerdý 25 dicembre 2009 alle ore 15:59

Auguri Maestro Le auguro tanta serenità!


commento di Dolores Lafuente sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - venerdý 25 dicembre 2009 alle ore 16:19

Questo pezzo è veramente molto bello!


commento di 8 sull'opera Calendario 2010 Gennaio - domenica 27 dicembre 2009 alle ore 17:42

Mi piace il tuo essere, schietto e diretto...  penso anch'io allo stesso modo. Spesso gli amici spingono a fare delle mostre, a farmi conoscere. Ma quanto è duro rimanere se stessi. Io definisco i miei quadri, "inquacchi" al contrario di te che più elegantemente dici "Macchie", ma ciò che conta è esprimere la propria anima, quello che ogniuno di noi è, ed ogniuno di noi sà quello che è. Non c'è bisogno di Galleristi che si riempinzano le tasche a discapito degli altri di chi liberamente esprime il proprio pensiero, il proprio sentire ed il proprio essere con colori, luci e forme.

Grazie per i tuo pensieri

 


commento di Lubon sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - lunedý 28 dicembre 2009 alle ore 12:38

STUPENDO!!!!!


commento di Deb sull'opera Calendario 2010 Gennaio - mercoledý 30 dicembre 2009 alle ore 00:30

Bellissima Sergio!


commento di Valentina Majer sull'opera Calendario 2010 Gennaio - mercoledý 30 dicembre 2009 alle ore 12:52

Tanti Auguri Sergio per un bun anno e buona arte.


commento di Giovanni Tarlao sull'opera AUGURI....& che s'inizi ad intravvedere...il positivo! - mercoledý 30 dicembre 2009 alle ore 16:50

Voto quest' opera perchè sono d' accordo con il contenuto (il titolo). Grazie per le tue preferenze per le mie opere; se sono sincere (ma penso che lo siano) mi incoraggia molto essere votata da te. Stefania


commento di Stefania Cattapan sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - venerdý 01 gennaio 2010 alle ore 19:35

Bella fantasia. Tutti belli!!!Io gli astratti proprio non li so fare ufff..........


commento di Cy sull'opera volo radente - venerdý 08 gennaio 2010 alle ore 15:50

é meraviglioso guardare un dipinto di qualunque tecnica o stile dove si percepisce che chi lo ha realizzato non è sottoposto a vincoli di nessun genere.

personalmente non amo la sua pittura ma i lavori che ho votato un paio di volte e in particolare questo mi danno la profonda senzazione di quello che ho espresso.

sarebbe meraviglioso se un giorno potessi arrivare a lavorare e riuscire a fare percepire le suddette emozioni e scrollarmi da addosso quel modo di lavorare per persone che ti comprano  lavori che non trasmettono di certo senzazioni analoghe.

con ammirazione  oreste polidori

 


commento di Oreste Polidori sull'opera La mia vita Ŕ un lungo lato di Bolina! ( ...ci sarÓ mai un lato in poppa con tangone...& tanga?) - giovedý 14 gennaio 2010 alle ore 19:21

le sue opere mi emozionano. Lasciano intuire una vita intensa e piena di esperienze ed emozioni forti. A mio avviso lei è bravissimo,complimenti 


commento di Serena C. sull'opera Calendario 2010 (Lulu.com) http://www.lulu.com/product/calendario/2010-by-sergio-davanzo/5949551 - domenica 17 gennaio 2010 alle ore 16:22

E'bellissimo!Inutile aggiungere altro..è talmente bello ed emozionante che si commenta da sè


commento di Serena C. sull'opera feelings & feelings (frammento) - domenica 17 gennaio 2010 alle ore 16:42

bellissima opera, e che bei colori, accesi vivi e molto decisi.   complimenti

votato!!!!


commento di Ettore Maldera sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - lunedý 18 gennaio 2010 alle ore 18:23

Ho l'ONORE di organizzare un esposizione di Sergio Davanzo:è un dolore lacerante scegliere solo 30/35 opere da esporre tra la sua vasta produzione.

Diego


commento di Diego Totis sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 21 gennaio 2010 alle ore 00:46

Mi piace tutto quello che mi ricorda il mare e le sue storie.Sono molto legata all'acqua e al mare,sopratutto quello della mia Toscana.Complimenti per le sue opere.Ho visto che siamo nati il 12 marzo.


commento di Kety Bastiani sull'opera Ho dato fondo (parziale) - giovedý 21 gennaio 2010 alle ore 09:28

Splendido!!!


commento di Robi sull'opera Calendario 2010 Gennaio - sabato 13 febbraio 2010 alle ore 12:20

Voto il concetto per una questione morale e la pittura per la sua grande espressività ed emozione che trasmette.

tutte


commento di Floriana Pace sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - giovedý 18 febbraio 2010 alle ore 09:03

Complimenti e un buon succeso (che l'avrai senz'altro...)


commento di Beatrice Ruspini sull'opera Solo Macchie? - venerdý 19 febbraio 2010 alle ore 11:57

Una miriade di colori che ti incantano,ma ti fanno anche riflettere. Complimenti!


commento di MonÓ sull'opera feelings & feelings (frammento) - lunedý 22 febbraio 2010 alle ore 12:29

“L’acqua era buia assai più che persa
e noi, in compagnia de l’onde bigie,
intrammo giù per una via diversa.
In la palude va ch’ha nome Stige
Questo tristo ruscel, quand’è disceso
Al piè de le maligne piagge grigie.”
(Dante, Inferno, VII 103-108)

Acqua Sporca: Davanzo rinuncia al colore in favore di una necessaria preoccupazione di natura ecologica.
L’acqua per Sergio Davanzo pittore è stata a più riprese fonte di ispirazione ed energia, ma rappresenta anche parte integrante del mezzo che usa per esprimersi, componente essenziale del colore stesso, poiché predilige l’acrilico. È l’acqua che lo diluisce e rende fluido. È ancora l’acqua che lava il pennello, lo pulisce anche metaforicamente, liberandolo dal retaggio di quanto ha già dipinto. Ciò che resta dopo la lavatura del pennello è Acqua Sporca.
La tematica di questa personale di Davanzo affronta in termini profondi il problema dell’inquinamento. Non solo le nostre acque, dai mari ai laghi, sono afflitte dalla presenza di sostanze chimiche non smaltibili, ma è l’intero ciclo dell’acqua ad essere preso qui in considerazione. Si mette cioè a fuoco il male sottile che priva l’elemento acqua delle sue proprietà purificatrici, di naturali e rituali. La principale caratteristica di questo percorso tematico è l’assenza quasi totale di colore. L’energia di rinascita e rigenerazione e la forza vitale di linee e forme, vengono meno. Rimane solo una loro traccia, espressa da una ampia e complessa gamma di grigi che segnano leggeri linee e figure tendenti al geometrismo. Movimento e velocità rimangono sottesi a quasi tutte le tele, così come la forza del tratto. Ma quest’ultima è stavolta un vettore inquietante e volutamente maligno. Reticenti ad abbandonare la produzione di Davanzo, alcune piccole tracce cromatiche permangono, quasi clandestine. Punti microscopici, guizzi, bagliori, circoscritti. Ultime tracce di ciò che era il mondo prima di venire irrimediabilmente compromesso. Una sola, in parte ironica, fonte di speranza è concessa dall’artista in questo panorama di sconfortante ansia. La comunicazione con l’altro da se, con ciò che forse esiste oltre le dimensioni della realtà spazio-temporale, nello spazio. Pertanto l’unica fievole nota di ottimismo viene dai segnali che all’altro si lanciano, in attesa di una risposta che appare estremamente remota, ma pur possibile.
 

(Maria Sole Politti)


commento di Sergio Davanzo sull'opera Acqua Sporca - mercoledý 03 marzo 2010 alle ore 19:50

Bellissima mostra: Complimenti!


commento di Dok sull'opera Acqua Sporca - sabato 13 marzo 2010 alle ore 23:48

Atmosfera straordinaria, esecuzione musicale perfetta, quadri bellissimi....e cattering insuperabile. La pubblicazione/catalogo della mostra "Acqua Sporca" è molto bello impreziosito dai commenti di Maria Sole. BRAVI TUTTI.....dimenticavo...il tuo "reading" è degno di palcoscenici molto più importanti ( è un complimento!)....dovresti cimentarti più spesso "On the stage"!!!!


commento di Sily sull'opera Acqua Sporca - domenica 14 marzo 2010 alle ore 17:30

Vengo a vedere la sua personale Acqua Sporca il giorno 23 marzo. E' possibile incontrarla di persona? Grazie.


commento di Irene sull'opera Acqua Sporca - domenica 14 marzo 2010 alle ore 17:42

Si, Irene grazie, sarò presente.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Acqua Sporca - domenica 14 marzo 2010 alle ore 17:52

Grandissima mostra con un impegno sociale encomiabile: COMPLIMENTI!!!!!


commento di Arman sull'opera Acqua Sporca - lunedý 15 marzo 2010 alle ore 14:37

Colgo l' occasione di votare anche quest'opera , che trovo stupenda .PS: LE SAREI GRATO SE POTESSE DARE UN'OCCHIATINA HAI MIEI LAVORI ,ACCETTO QUALSIASI CRITICA ,CONSIGLIO DA UN MAESTRO D' ARTE  VERO E SINCERO QUALE IO RITENGO LEI SIA .UN SALUTO: MAURI


commento di Mauri sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - mercoledý 31 marzo 2010 alle ore 11:09

La  ringrazzio per i suoi preziosi consigli ,vedrò di attivarmi al più presto .Distinti saluti MAURI


commento di Mauri sull'opera feelings & feelings (frammento) - mercoledý 31 marzo 2010 alle ore 20:39

Veramente interessante. Inizialmente non ho voluto leggere i commenti e mi sono lasciato immergere nell'opera. Poi ho letto. E' interessante vedere quanto la forza dell'opera in sé da senza darle prima significati...


commento di Davide Ragazzi sull'opera Ho dato fondo (parziale) - venerdý 02 aprile 2010 alle ore 11:57

Tu sporchi la tela. Ma la sporchi davvero bene..


commento di Davide Ragazzi sull'opera feelings & feelings (frammento) - venerdý 02 aprile 2010 alle ore 12:03

Impossibile non aprezzare qest'arte a mio modesto parere sublime , non lo dico per banalizzare ma perchè ci credo profondamente . PS la ringrazio per i consigli datimi in passato che mi hanno portato ad approfondire ancora di più il mio credere in quello che stò creando ,la saluto con rispetto MAURI.


commento di Mauri sull'opera Il futuro Ŕ roseo, il presente...un po' meno... - mercoledý 05 maggio 2010 alle ore 16:07

Miranda : “Mi ami?”
(W.Shakespeare, La tempesta, III, i, 67)

In/ES presso: in un’esplosione dirompente di energia Sergio Davanzo definisce la struttura di un proprio originale codice espressivo per sentimenti ed emozioni.

In/ES presso, il nuovo evento/esposizione di Sergio Davanzo, deve il proprio nome ad un’intersezione di suggestioni e messaggi, relativi al sentire emotivo in generale ed al sentire amoroso nello specifico, e al loro essere connessi con l’atto sociale/socializzante di prendere un caffè. Espresso. Non a caso la prima tappa del percorso espositivo è proprio un bar, il Sei Come Sei, in Corso del Popolo a Monfalcone, dove una selezione dei quadri di In/ES presso rimarrà dal 15 maggio al 21 luglio, per poi spostarsi a Forte dei Marmi, in occasione dell’iniziativa artistica Proponendo, dal 19 al 23 agosto 2010.

Ad ispirare il pittore stavolta una riflessione sulle fasi comunicative delle proprie emozioni. In particolare è il processo di esternazione del sentimento per eccellenza, l’amore, a rivestire il ruolo principe, a partire da alcuni concetti espresso da Roland Barthes nei suoi Frammenti di un discorso amoroso, da cui molti dei lavori prendono ispirazione e titolo. La volontà è quella di dar nuova voce, trent’anni dopo la stesura del noto testo del pensatore francese, a ciò che nell’innamorato vi è “d’inattuale, vale a dire di intrattabile”. Parlare l’amore, dipingere l’amore oggi è infrangere un tabù intellettuale, poiché si rischia di scadere inevitabilmente nella banalizzazione del sentire. Persiste dunque di fatto il bisogno di immediatezza espressiva che induce a “simulare”l’amore, anziché descriverlo, fornendone un quadro strutturale più che psicologico.

La prima sezione del percorso si occupa della fase iniziale, ancora oscura, del processo dell’innamoramento, e, servendosi di una gamma cromatica circoscritta a tre nuclei di base (rosso, nero e metallo) sviluppa in pezzi come “La figura dell’attesa”, “L’ultima solitudine” “Visone: l’innocenza del dolore” una inquietante consapevolezza dell’imminente mutamento strutturale dell’apparato affettivo del soggetto amante, senza tralasciare il tormento che ne deriva. Siamo qui nella fase definibile “IN”, ancora racchiusa nel pensiero indefinito e turbativo. E’ ancora inquietudine.

Segue la fase meno buia della presa di coscienza di ciò che è l’oggetto d’amore, graduale, contrassegnata dalla crescente presenza di nuove tonalità naturali e calde, moka, volte irrimediabilmente all’area semantica del caffè, mentre il metallo passa dall’argento all’oro. Intervengono gusto e fragranza a stimolare i sensi a partire da pezzi come “Sogni incerti” e “Segni incerti” fino ad arrivare a “Un ascolto perfetto” e “Vie d’uscita”. INquietudine ed INcertezza vengono via via superate, ed inizia la fase di ESternazione.

La terza ed ultima fase del percorso vede una sentimento in piena esplosione. Passione, carnalità, affrancate da dubbi e sensi di colpa, emergono da fondi di buio. Rosso ed oro testimoniano con forza l’irreversibilità della compromissione, e la seduzione trova finalmente, ESpressamente coronamento. I pezzi coinvolti sono “Irreversibile”, “Reattivo”, i quattro elementi di “Sedotto”, accanto a “Carnale” e “Compromesso”.

Il percorso è totalmente astratto. Tutte le tele presentano una base di acrilico, sulla quale si innestano episodicamente elementi sintetici o pigmenti naturali. Davanzo in questa serie usa il colore con forza e parsimonia, affidandogli una forte carica connotativa ed ampliando la gamma cromatica solo nella necessità di arricchire la valenza simbolica e contenutistica del concetto su cui lavora. Pennellate decise e leggermente diluite individuano l’ambito d’azione, su cui si sovrappone un dripping misurato, calibrato eppure esplosivo, che spesso declina in casi diversi le varianti più significative dello stesso leit motiv. Un’action painting di natura inedita per l’autore, ponderata quanto raffinata, che sottolinea come gocciolamenti ed effetti vadano cercati anche sotto la superficie, a rivelare nuovi, sapienti effetti di luce.
 

Maria Sole Politti


commento di Sergio Davanzo sull'opera In / ES presso - lunedý 10 maggio 2010 alle ore 14:06

In/ES presso: in un’esplosione dirompente di energia Sergio Davanzo definisce la struttura di un proprio originale codice espressivo per sentimenti ed emozioni.

In/ES presso, il nuovo evento/esposizione di Sergio Davanzo, deve il proprio nome ad un’intersezione di suggestioni e messaggi, relativi al sentire emotivo ed alla sua connessione con l’atto sociale/socializzante di prendere un caffè. Espresso. Non a caso la prima tappa del percorso espositivo è proprio un bar, il Sei Come Sei, in Corso del Popolo a Monfalcone, dove una selezione dei quadri di In/ES presso rimarrà dal 15 maggio al 21 luglio, per poi spostarsi a Forte dei Marmi, in occasione dell’iniziativa artistica Proponendo, dal 19 al 23 agosto 2010.

Ad ispirare il pittore stavolta una riflessione sulle fasi comunicative delle proprie emozioni. La volontà di esternazione e l’atto enunciativo prendono vita dalla presa di coscienza della necessità di estrarre uno dopo l’altro i frammenti della propria personalità, traducendone i contenuti in messaggi. Impulsi che andrebbero tradotti, e necessariamente filtrati da un codice comune di sentire, per conseguire un obiettivo di condivisione e prossimità. Ma Davanzo si ripropone di analizzare il processo piuttosto che la sensazione in sé, destrutturandolo in fasi e passaggi.

La prima sezione del percorso si occupa della fase iniziale, in cui il sé è ancora chiuso, introverso, servendosi di una gamma cromatica circoscritta a tre nuclei di base (rosso, nero e metallo) sviluppa in pezzi come “La figura dell’attesa”, “L’ultima solitudine” “Visone: l’innocenza del dolore” una inquietante consapevolezza dell’imminente mutamento strutturale dell’apparato socio/affettivo del soggetto emittente, senza tralasciare il tormento che ne deriva. Siamo qui nella fase definibile “IN”, ancora racchiusa nel pensiero indefinito e turbativo.

Segue la fase meno buia della presa di coscienza di ciò che è la necessità di apertura, graduale, contrassegnata dalla crescente presenza di nuove tonalità naturali e calde, moka, volte irrimediabilmente all’area semantica del caffè, mentre il metallo passa dall’argento all’oro. Intervengono gusto e fragranza a stimolare i sensi, a partire da pezzi come “Sogni incerti” e “Segni incerti” fino ad arrivare a “Un ascolto perfetto” e “Vie d’uscita”. INquietudine ed INcertezza vengono via via superate, ed inizia la fase di ESternazione.

La terza ed ultima fase del percorso vede un sentimento in piena esplosione. Passioni, affrancate da dubbi e sensi di colpa, emergono da fondi di buio. Rosso ed oro testimoniano con forza l’irreversibilità della scelta, in cui anche emozioni più violente trovano ESpressamente coronamento. I pezzi coinvolti sono “Irreversibile”, “Reattivo”, i quattro elementi di “Sedotto”, accanto a “Carnale” e “Delittuoso”.

Il percorso è totalmente astratto. Tutte le tele presentano una base di acrilico, sulla quale si innestano episodicamente elementi sintetici o pigmenti naturali. Davanzo in questa serie usa il colore con forza e parsimonia, affidandogli una forte carica connotativa ed ampliando la gamma cromatica solo nella necessità di arricchire la valenza simbolica e contenutistica del concetto su cui lavora. Pennellate decise e leggermente diluite individuano l’ambito d’azione, su cui si sovrappone un dripping misurato, calibrato eppure esplosivo, che spesso declina in casi diversi le varianti più significative dello stesso leit motiv. Un’action painting di natura inedita per l’autore, ponderata quanto raffinata, che sottolinea come gocciolamenti ed effetti vadano cercati anche sotto la superficie, a rivelare nuovi, sapienti effetti di luce.

 

Maria Sole Politt


commento di Sergio Davanzo sull'opera In / ES presso - lunedý 24 maggio 2010 alle ore 19:59

In/ES presso: in un’esplosione dirompente di energia Sergio Davanzo definisce la struttura di un proprio originale codice espressivo per sentimenti ed emozioni.

In/ES presso, il nuovo evento/esposizione di Sergio Davanzo, deve il proprio nome ad un’intersezione di suggestioni e messaggi, relativi al sentire emotivo ed alla sua connessione con l’atto sociale/socializzante di prendere un caffè. Espresso. Non a caso la prima tappa del percorso espositivo è proprio un bar, il Sei Come Sei, in Corso del Popolo a Monfalcone, dove una selezione dei quadri di In/ES presso rimarrà dal 15 maggio al 21 luglio, per poi spostarsi a Forte dei Marmi, in occasione dell’iniziativa artistica Proponendo, dal 19 al 23 agosto 2010.

Ad ispirare il pittore stavolta una riflessione sulle fasi comunicative delle proprie emozioni. La volontà di esternazione e l’atto enunciativo prendono vita dalla presa di coscienza della necessità di estrarre uno dopo l’altro i frammenti della propria personalità, traducendone i contenuti in messaggi. Impulsi che andrebbero tradotti, e necessariamente filtrati da un codice comune di sentire, per conseguire un obiettivo di condivisione e prossimità. Ma Davanzo si ripropone di analizzare il processo piuttosto che la sensazione in sé, destrutturandolo in fasi e passaggi.

La prima sezione del percorso si occupa della fase iniziale, in cui il sé è ancora chiuso, introverso, servendosi di una gamma cromatica circoscritta a tre nuclei di base (rosso, nero e metallo) sviluppa in pezzi come “La figura dell’attesa”, “L’ultima solitudine” “Visone: l’innocenza del dolore” una inquietante consapevolezza dell’imminente mutamento strutturale dell’apparato socio/affettivo del soggetto emittente, senza tralasciare il tormento che ne deriva. Siamo qui nella fase definibile “IN”, ancora racchiusa nel pensiero indefinito e turbativo.

Segue la fase meno buia della presa di coscienza di ciò che è la necessità di apertura, graduale, contrassegnata dalla crescente presenza di nuove tonalità naturali e calde, moka, volte irrimediabilmente all’area semantica del caffè, mentre il metallo passa dall’argento all’oro. Intervengono gusto e fragranza a stimolare i sensi, a partire da pezzi come “Sogni incerti” e “Segni incerti” fino ad arrivare a “Un ascolto perfetto” e “Vie d’uscita”. INquietudine ed INcertezza vengono via via superate, ed inizia la fase di ESternazione.

La terza ed ultima fase del percorso vede un sentimento in piena esplosione. Passioni, affrancate da dubbi e sensi di colpa, emergono da fondi di buio. Rosso ed oro testimoniano con forza l’irreversibilità della scelta, in cui anche emozioni più violente trovano ESpressamente coronamento. I pezzi coinvolti sono “Irreversibile”, “Reattivo”, i quattro elementi di “Sedotto”, accanto a “Carnale” e “Delittuoso”.

Il percorso è totalmente astratto. Tutte le tele presentano una base di acrilico, sulla quale si innestano episodicamente elementi sintetici o pigmenti naturali. Davanzo in questa serie usa il colore con forza e parsimonia, affidandogli una forte carica connotativa ed ampliando la gamma cromatica solo nella necessità di arricchire la valenza simbolica e contenutistica del concetto su cui lavora. Pennellate decise e leggermente diluite individuano l’ambito d’azione, su cui si sovrappone un dripping misurato, calibrato eppure esplosivo, che spesso declina in casi diversi le varianti più significative dello stesso leit motiv. Un’action painting di natura inedita per l’autore, ponderata quanto raffinata, che sottolinea come gocciolamenti ed effetti vadano cercati anche sotto la superficie, a rivelare nuovi, sapienti effetti di luce.

 

Maria Sole Politti


commento di Sergio Davanzo sull'opera In / ES presso - lunedý 24 maggio 2010 alle ore 20:00

Che cosa c’è di creativo in questo mio “Coffee Time” ?
Nulla.
Mi sono limitato ad utilizzare, in sostituzione di un pigmento chimico, del caffè. Del banale prosaico caffè preparato da Rudy, il gestore del “sei,come,sei”.
A volte, sulle mie tavole, ho eseguito dei segni casuali utilizzando la tecnica del dripping, cercando di formare una sorta di scrittura/e inventata, illeggibile.

Mala tempora currunt.
La nostra attuale, a mio discutibile parere, è una società malata. Brutta. Incentrata sull’ Effimero. L’Apparire è più importante dell’Essere.

I capitoli di spesa irrinunciabili per molti di noi sono la “carica” telefonica, la rata mensile della palestra, la quota settimanale dell’estetista, l’abito griffato in svendita…
Assisto a drammi per una laccatura delle unghie imperfetta. Terrore nello scoprire un pelo superfluo spuntare dal filo interdentale-costume da bagno.
Indifferenza per i drammi di quelle “ombre” che sbarcano dai barconi a Lampedusa.

Queste mie tavole esibite in “Coffee Time” contengono i miei “Valori” ed il mio “Codice d’Onore”.

Sono indecifrabili?
Perché servirebbe il suo contrario?
 

 

Sergio Davanzo


commento di Sergio Davanzo sull'opera COFFE TIME - giovedý 17 giugno 2010 alle ore 12:54

Bellissima mostra Sergio!! Sei Grande!!!!


commento di Mah...! sull'opera COFFE TIME - venerdý 18 giugno 2010 alle ore 19:04

Grande mostra! mi è piaciuto molto il display della esibizione stessa oltre al profondo contenuto delle opere. Notevole il risultato del tuo lavoro monocromatico dal mero punto di vista pittorico. Atmosfere antiche arrivano dalle tue tele e si insinuano nella mia fantasia di osservatore soprattutto da quelle che approfondiscono il segno, la scrittura. Una sorta di "Stele di Roseta" che ci aiuta a decifrare l'oscuro contenuto nelle nostre coscenze. Complimenti mi ha colpito molto. Infine ti consiglio di esibire i tuoi ultimi lavori "Acqua Sporca", "IN/ES presso" e questa stupenda "Coffee Time" in palcoscenici più consoni...la Monfalcone che tu ami tanto...non può essere sufficiente a lavori raffinati e complessi come i tuoi!!!!!


commento di Alex Lavaroni sull'opera COFFE TIME - sabato 19 giugno 2010 alle ore 12:45

Avevo avuto modo di apprezzare a Trieste la personale "Acqua Sporca" con i quasi monocromi grigi. Questa ripercorre la ricerca sul monocromo, però con il "caffè". Ottimo il risultato a mio parere. Meno d'impatto, però lascia nell'osservatore una lunga scia di riflessione sulle questioni di una società spietata come la nostra attuale. Bravo sei un maestro anche in questo!


commento di Lak sull'opera COFFE TIME - domenica 20 giugno 2010 alle ore 11:56

Potentissima opera l'ho rivista esposta in un negozio del corso del popolo a Monfalcone recentemente: Bellissima!


commento di Cirociro sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - domenica 20 giugno 2010 alle ore 12:50

Opera bellissima l'ho rivista recentemente esposta in un negozio del centro a Monfalcone. Da ammirare veramente!!!


commento di Cirociro sull'opera Ho dato fondo (parziale) - domenica 20 giugno 2010 alle ore 12:51

"Oh Capitan mio Capitan" bellissima mostra...mi è venuta voglia di gustare un caffè! Complimenti, capo, bravo come e più di sempre!!!!


commento di Ciro Bonito sull'opera COFFE TIME - domenica 20 giugno 2010 alle ore 15:11

Capacità infinite per questo artista che non finisce mai di sorprendere! (meraviglioso il profumo di caffè!). Una Esibizione da non perdere per chi si trovasse in zona.


commento di Duchamp sull'opera COFFE TIME - domenica 20 giugno 2010 alle ore 18:38

Bravo Sergio bella esibizione!


commento di Circolo Vecchia Quercia sull'opera COFFE TIME - lunedý 21 giugno 2010 alle ore 12:28

Bella mostra capo!!! Ti ricordo che sono in attesa di una tua "nave". (grazie)


commento di Rauschenberg sull'opera COFFE TIME - lunedý 21 giugno 2010 alle ore 19:36

Dall’Assoluto pensabile della razionalità occidentale, all’Assoluto autodistruttivo del Neoromanticismo. Dalla prima Relatività di Einstein, alla teorica del Big Bang. Antinomie e continuità. Questo è Pollock e come diceva Paul Klee “a tentare l’impresa di rendere visibile ciò che non lo è”.
La mente più grande e disperata della pittura contemporanea ha sciolto i contatti con il mondo, con le sue regole ottiche e con la sua cultura.
Il confine oltre il quale si apre la libertà, non è più attraversabile con gli strumenti dell’arte.
(Fabio Caroli)
La mia pittura parte dalla lezione di J. Pollock. Tributare una mostra a lui in un bar galleria “Universo” a Panzano, quartiere cantieristico di Monfalcone, non è una provocazione come potrebbe sembrare, ma un luogo ideale tra centinaia di operai extracomunitari e non, depositari di una cultura mai ufficialmente riconosciuta quale risulta essere quella della fatica dell’apprendimento dei mestieri e più in generale del lavoro stesso.
In un luogo come questo il messaggio pittorico “passa” anche in assenza di capacità culturali idonee alla decodificazione del segno, dell’utilizzo della materia adoperata, della tecnica adottata e di tutti quegli elementi cari agli affabulatori che ti illustrano la tua arte senza fartela capire.

Sergio Davanzo
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Jackson Pollock - martedý 22 giugno 2010 alle ore 12:51

Ho visto Coffee Time. Come sempre una bellissima sorpresa. Complimenti!!!


commento di Sily sull'opera COFFE TIME - martedý 22 giugno 2010 alle ore 14:46

Contrariamente al solito questa esibizione non impressiona come le altre al primo impatto. Probabilmente la scelta coloristica limitata (immagino volutamente) penalizza il primo incontro. Però ti cattura gradualmente e sembra parlarti a bassa voce sulle "cose" che ti appartengono. Francamente devo ammettere che ad una mia prima oserei quasi definirla delusione è seguita una sorta di compiaciuta eccitazione...per la "scoperta". Le tue "tavole" sono disponibili a svelare il contenuto solamente "se" e "quando" l'osservatore si sintonizza sulle tue frequenze di emissione. Molto interessante. Molto difficile. Molto bella. Molto eccitante!!!!


commento di Angy sull'opera COFFE TIME - mercoledý 23 giugno 2010 alle ore 18:25

Fantastic!!!! Great Artwork!!!!


commento di Samy sull'opera COFFE TIME - giovedý 24 giugno 2010 alle ore 12:24

Complimenti bella ed originale questa tua esibizione. Mi sono piaciuti in particolare i due pezzi con la grafia multipla che come affermato da Alex nel suo commento fanno pensare ad una "Stele di Roseta". Bravo!!!....ma questo tu lo sai già!


commento di Afro sull'opera COFFE TIME - giovedý 24 giugno 2010 alle ore 19:55

"Mala tempora currunt.
La nostra attuale, a mio discutibile parere, è una società malata. Brutta. Incentrata sull’ Effimero. L’Apparire è più importante dell’Essere."

Perfetto condivido al 100%! Bella mostra fa riflettere. Grazie Sergio.


commento di Puster sull'opera COFFE TIME - venerdý 25 giugno 2010 alle ore 19:18

Non avrò modo di vedere questa tua esibizione però condivido in toto il testo di presentazione: Bravo!


commento di Elena sull'opera COFFE TIME - sabato 26 giugno 2010 alle ore 12:17

Cosa potrei dire che non sia già stato detto???

Qualunque cosa io dica, risulterà banale. E' comunque coinvolgente... Davvero complimenti.


commento di Maretti sull'opera Ho dato fondo (parziale) - sabato 26 giugno 2010 alle ore 21:13

Cosa potrei dire che non sia già stato detto???

Qualunque cosa io dica, risulterà banale. E' comunque coinvolgente... Davvero complimenti.


commento di Maretti sull'opera Ho dato fondo (parziale) - sabato 26 giugno 2010 alle ore 21:13

Mi era piaciuta molto l'esibizione precedente di IN/ES presso ( anche se non nego di aver avuto un certo stupore per il tema scelto per definire il tuo codice espressivo), però questa basata su dei monocromi come la pesonale di marzo a Trieste sull'inquinamento è, a mio parere, più affascinante. Bello il racconto sui "VALORI" oggi non di moda. Perfetta la critica sul mondo attuale soprattutto sull'universo femminino in deciso regresso. Basta con le aspiranti veline e con le "arrapate" disposte a tutto pur di "star bene". Basta con questo continuo specchiarsi di facce compiaciute che celano solamente il vuoto spinto. Questa società soprattutto italiana è uno schifo assoluto e non vedo rimedio se non quello di andarsene in un qualsiasi altro paese del mondo.


commento di Rossa sull'opera COFFE TIME - sabato 26 giugno 2010 alle ore 23:38

Adoro "l'essenzialismo" di queste linee..Mi piace!!

Ti voto pure..:-D

Pa


commento di Paola Mariotti sull'opera Ciao - domenica 27 giugno 2010 alle ore 00:53

Ho partecipato, osservato e goduto tutte le tue mostre del 2010 fin qui organizzate. Mi ha impressionato la personale di Trieste per i monocromi grigi, tinta difficile da utilizzare. Molti pittori vengono giudicati proprio sull'utilizzo di questo colore. Tu da questa prova sei uscito brillantemente. Mi è piaciuta l'antologica di Moruzzo nonostante conoscessi molti dei lavori esposti. Questa però "Caffee Time" è veramente una sorpresa. Hai voluto sfidarti cimentandoti con un diversa serie di monocromi "caffè": "operazione riuscita!" complimenti Sergio. Bravo!


commento di Gio4x4fra sull'opera COFFE TIME - domenica 27 giugno 2010 alle ore 16:03

SEMPRE GRANDE !

Mandi


commento di Diego Totis sull'opera Tributo a Jackson Pollock - domenica 27 giugno 2010 alle ore 20:49

Bellissima sorpresa questa tua esibizione. Complimenti sinceri.


commento di Silvia Gherghetta sull'opera COFFE TIME - lunedý 28 giugno 2010 alle ore 01:02

Bella mostra & convincente presentazione.


commento di Skrikki sull'opera COFFE TIME - lunedý 28 giugno 2010 alle ore 16:19

Bellissima!!!!


commento di Robi sull'opera COFFE TIME - martedý 29 giugno 2010 alle ore 14:19

Complimenti collega per la presentazione scritta, la tua arte pittorica è degna di un caposcuola...e lo sei a mio parere. Ciao con affetto.


commento di Mabo sull'opera COFFE TIME - mercoledý 30 giugno 2010 alle ore 00:06

Oggi sono passata al "sei,come,sei" ed ho visro la mostra, anzi "ho goduto" la mostra "Coffee Time". Interessante, intrigante, intelligente.


commento di Tina sull'opera COFFE TIME - mercoledý 30 giugno 2010 alle ore 12:32

 Ho avuto la fortuna di imbattermi in queste opere e di poter navigare nel tuo blog.
Artista...non c'è altra parola per descrivere la sua persona.
Per un ragazzo come me, potrebbe essere un serio esempio da seguire.
Le faccio i miei più sentiti complimenti!


commento di Francesco Agresti sull'opera Vedo smerciare miele di vipera, agito braccia di carta che il vento disperde. - mercoledý 30 giugno 2010 alle ore 14:29

Sei il mio pittore preferito!!! tu non dipingi ma racconti agli altri emozioni. Sei grande davvero!!!!


commento di Lak sull'opera COFFE TIME - mercoledý 30 giugno 2010 alle ore 18:33

bellissima profondita con pochi attima di linea-luce. complimenti


commento di D'alpaos Alba sull'opera KRAKEN - giovedý 01 luglio 2010 alle ore 11:23

Le sue esibizioni unitamente alle sue personali sono eventi da non perdere. Grazie per farci condividere i suoi bellissimi lavori d'arte.


commento di Coj sull'opera COFFE TIME - giovedý 01 luglio 2010 alle ore 14:13

Mi piacerebbe proprio avere occasione di visitare una sua mostra od esibizione. Se vorrà esporre nella mia zona mi farà sapere per favore? Grazie


commento di Anna sull'opera COFFE TIME - giovedý 01 luglio 2010 alle ore 19:18

complimenti vivissimi ...i tuoi colori fanno sognare!


commento di Francesco70 sull'opera feelings & feelings (frammento) - venerdý 02 luglio 2010 alle ore 11:57

Splendida mostra!


commento di Pat sull'opera COFFE TIME - venerdý 02 luglio 2010 alle ore 12:14

Lei è un genio non ho altre parole.


commento di Io Di Un Clown sull'opera Pensavo fossi morto.... - venerdý 02 luglio 2010 alle ore 13:26

"I capitoli di spesa irrinunciabili per molti di noi sono la “carica” telefonica, la rata mensile della palestra, la quota settimanale dell’estetista, l’abito griffato in svendita…
Assisto a drammi per una laccatura delle unghie imperfetta. Terrore nello scoprire un pelo superfluo spuntare dal filo interdentale-costume da bagno.
Indifferenza per i drammi di quelle “ombre” che sbarcano dai barconi a Lampedusa."

Quanto è vero !!!!!

 


commento di Valkiria sull'opera COFFE TIME - sabato 03 luglio 2010 alle ore 12:31

Complimenti per tutte le tue mostre molto interessanti.


commento di Isabel sull'opera COFFE TIME - domenica 04 luglio 2010 alle ore 12:51

Questa immagine da sola vale un racconto!


commento di Isabel sull'opera In / ES presso - domenica 04 luglio 2010 alle ore 12:52

L’inumana sensazione.
Su Jackson Pollock
di Tommaso Ariemma

 

 

L’inumano nell’umano
L’inumano è ciò che accade all’uomo, ciò che gli succede. Al di là di ogni immagine negativa dell’inumanità, essa è ciò che inevitabilmente portiamo con noi, ciò che ogni volta ci attende e ci spetta. L’uomo abita l’estremo, ovvero l’esperienza in tutta la sua potenza, che lo contamina fino a rovesciarlo del tutto, fino a farlo diventare altra cosa, cosa morta.

La tradizione occidentale ha spesso preposto all’emozione e alla passione l’imperturbabilità e la forma. Una tale disposizione appare come una giustapposizione alla natura informale dell’umano. Per natura informale intendiamo la capacità di fare esperienza del disfacimento della forma, la possibilità che una data cosa possa presentarsi sfigurata.

Informale è anche e soprattutto quel procedimento artistico in cui l’uomo scompare come forma e come creatore di forme e si confonde con il gesto stesso della creazione. Il pittore americano Jackson Pollock è uno dei maggiori esponenti di tale procedimento. Dipinge forze, tratti intensivi, non più identità. La pittura di Pollock rinuncia al compito classico di dipingere dei soggetti e tenta invece di esprimere movimenti, energie, ovvero ciò che afferra l’umano e lo possiede. L’inumano che Pollock esprime è l’intrusione permanente a cui l’uomo è soggetto, la sensazione prima della percezione. Il non-umano che assilla l’umano, in un intreccio che l’opera di Pollock restituisce attraverso la più imponente scomparsa della figura e della rappresentazione. Fondamentale è la sua dichiarazione circa il suo diverso approccio alla tela: non più di fronte al pittore, come in un rapporto soggetto-oggetto. Così afferma:

La mia pittura non nasce sul cavalletto. Non tendo praticamente mai la tela prima di dipingerla. Preferisco fissarla non tesa al muro o per terra. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento mi sento più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del quadro, perché, in questo modo, posso camminarci intorno, lavorare sui quattro lati, ed essere letteralmente nel quadro.1

L’artista si coglie nel quadro, come se si trattasse di una singolare ospitalità, e continua affermando: “Quando sono nel mio quadro, non sono cosciente di quello che faccio”. Pollock porta la logica della composizione alla sua radicalità: al contrario di Poe che calcolava la minima emozione, il più piccolo effetto, la composizione in Pollock è posizione di un cum, di “un dare e avere”, che si oppone tanto all’ispirazione romantica quanto al calcolo dell’autore moderno. Quando Pollock dice di essere nel quadro, non si sta riferendo a una possibile rappresentazione al suo interno, rappresentazione che da Velasquez in poi è diventata una vera e propria sfida pittorica. Si tratta di concepire “nel” secondo una logica della relazione al di là di ogni rappresentazione. Forse secondo una logica macchinica. Secondo Louis Marin, il tentativo di Pollock di sottrarre l’accidentale alla casualità lo spinge verso un singolare automatismo pittorico, dove il dripping, la sgocciolatura con il colore liquido, è deciso dall’opera nel suo stesso farsi:

Se si ha l’impressione che la colata tracci essa stessa il proprio disegno obbedendo a un certo disegno, ciò dipende molto semplicemnte dal fatto che esiste un “disegno” che determina le tracce e i reticoli. È sufficiente vedere a questo proposito il film su Pollock all’opera. Che la tecnica del dripping comporti in sé nella sua esecuzione un margine notevole di accidenti, gocce, schizzi, ma forse non così considerevole quanto si crede, è sicuro. […] L’accidente va qui pensato come la circostanza di un processo pittorico, un processo che non si realizza in verità se non tracciando e tessendo circostanze […] un processo pittorico che sarebbe l’accumulazione degli accidenti e delle sostanze che esso produce. […] Di qui la mia conclusione, che lo spazio Pollock nel/del quadro […] è, se vogliamo, un automaton, una macchina […] 2

A tal proposito, Robert Motherwell sottolinea la necessità creativa cui giungeva il pittore proprio attraverso il singolare procedimento di dipingere con la tela attaccata al suolo: “Lavorando a terra le sgocciolature non si spargevano, e poteva così dipingere in «contrappunto», cioè per strati successivi, raggiungendo una complessità fisica di cui i suoi colleghi erano incapaci. […] il lavoro a terra ha dato a Pollock la spontaneità estrema del disegno automatico, in uno spazio controllato ipso facto.”3

Il pittore si dissolve nel dipingere automatico, secondo una ragione interna all’opera, una ragione dell’evento. È quest’ultimo a disumanizzare, a disfare ogni volta le forme rendendole informali, ovvero contaminate dall’improbabile, e, per tale motivo, ogni volta irriconoscibili.

 

Caducità
Il rapporto con la tela non più frontale, ma dall’alto in basso secondo un fondamentale processo di caduta, sigilla l’inumanità espressa nell’opera di Pollock. Centrale non è più la visione capace di prevedere e di rimediare, ma l’irrimediabile sgocciolio, che simboleggia il nostro essere al mondo: soggetti a delle gravità non umane, a delle forze che ostacolerebbero la fondamentale ascesi dell’uomo. Non esiste immagine dell’uomo che non sia legata alla salvezza in un’ascensione, che non lo allontani dalla caduta. L’uomo è colui che deve evitare di cadere. La caduta è il male, capace di distruggere la nostra umanità.

Pollock non dipinge tanto delle linee, quanto piuttosto delle traiettorie, che per il pittore possiedono un’intrinseca necessità, un destino. Interrogandosi sull’aspetto non canonico della linea in Pollock Marin arriva a definirla traccia dell’evento.

Si può ancora chiamare linea? […] In Autumn Rhythm: n. 30 del 1950, la linea di Pollock è una traccia, cioè l’impronta lasciata da un passaggio sulla tela, impronta e sequenza di impronte, indicazione e serie di indici. Però un’impronta paradossale, poiché ciò che è accaduto e che ha lasciato la traccia del suo passaggio non ha mai toccato la tela, né direttamente né indirettamente per il tramite di uno strumento, pennellessa, pennello, spatola o coltello. Solo il liquido che cola, o cade goccia a goccia, tocca la tela; di fatto non la tocca, vi si espande e vi si deposita, come indice di ciò che è passato, di ciò che è accaduto. La linea di Pollock è la traccia di un evento.4

Sottolineando inoltre come tali tracce perdano il rapporto con il pennello, e dunque con la manipolazione dell’uomo, Marin ci avvicina al genius loci che l’opera di Pollock cerca di esprimere: l’intervento di forze impersonali, preindividuali e non umane nella composizione. Non l’angoscia, ma l’agonia primordiale che eccede i corpi, abitando piuttosto lo spazio interstiziale della sensazione, che, come ci ricordano Deleuze e Guattari, è “composto delle forze non-umane del cosmo, dei divenire non-umani dell’uomo e della casa ambigua che li scambia e li adatta, li fa turbinare come il vento.”5

Pollock riprende così il senso del pain proprio del painting: sulla tela appaiono le differenti e intensive forze in gioco, che assillano ogni individuo, una complicazione inestricabile. I titoli che Pollock dà alle sue opere, come Sea Change o Lavender Mist, non indirizzano verso una rappresentazione, bensì verso un’astrazione che proietta sulla tela le forze che possiedono la cosa. Le traiettorie sono caducità, accadimenti. Inevitabili cadute in cui l’umano ha poco peso, una leggerezza insostenibile, perché non oppone significativa resistenza a ciò che ci trascina verso la morte. L’Action Paintig di Pollock appare allora come una sorta di danza pittorica, di comprensione estetica delle forze. Come giustamente ha notato Deleuze:

Action Painting, “danza frenetica” del pittore intorno al quadro, o piuttosto nel quadro che non è montato, in tensione sul cavalletto, ma inchiodato, disteso al suolo.6

Il tentativo di assecondare le forze diviene un vero e proprio rito per raccogliere l’evento della loro complicazione. Come i danzatori della pioggia, Pollock sembra danzare intorno al quadro per trattenere le forze nella tela. Anche le misure del quadro, a volte enormi o semplicemente inusuali, sembrano essere stabilite dall’opera stessa. Non vi è pittura più evocativa di quella di Pollock. Un’evocazione dell’inumano.

 


 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Jackson Pollock - domenica 04 luglio 2010 alle ore 13:06

Assolutamente da non perdere. Consiglio una visita a tutti.


commento di Pony sull'opera COFFE TIME - lunedý 05 luglio 2010 alle ore 17:52

Complimenti Sergio: hai montato in poco tempo 4 mostre bellissime e molto diverse tra loro. Questa è la mia preferita dopo "Acqua Sporca" di Trieste. Bravo!!!!


commento di Accabi sull'opera COFFE TIME - lunedý 05 luglio 2010 alle ore 18:19

Complimenti Sergio: hai montato in poco tempo 4 mostre bellissime e molto diverse tra loro. Questa è la mia preferita dopo "Acqua Sporca" di Trieste. Bravo!!!!


commento di Accabi sull'opera COFFE TIME - lunedý 05 luglio 2010 alle ore 18:20

Complimenti Sergio: hai montato in poco tempo 4 mostre bellissime e molto diverse tra loro. Questa è la mia preferita dopo "Acqua Sporca" di Trieste. Bravo!!!!


commento di Accabi sull'opera COFFE TIME - lunedý 05 luglio 2010 alle ore 18:20

Penso ci sia del genio nel presentare una mostra o esibizione di pittura incentrata sulla critica alla nostra società attuale facendosi presentare dal proprio "cane". Ti stimo molto.


commento di Pam sull'opera COFFE TIME - martedý 06 luglio 2010 alle ore 12:39

E' un esibizione che piace a me ed alle mie amiche.


commento di Erica sull'opera COFFE TIME - martedý 06 luglio 2010 alle ore 19:10

E' stata una bella e "ricca" antologica. La sala bellissima. Complimenti a te a Totis ed a Moruzzo!


commento di Erica sull'opera Solo Macchie? - martedý 06 luglio 2010 alle ore 19:13

Ho gradito molto la mostra, la vernice, la pubblicazione relativa, la presentazione e l'ambientazione nello studio di Piero Conestabo. Complimenti a tutti siete stati bravissimi!


commento di Erica sull'opera Acqua Sporca - martedý 06 luglio 2010 alle ore 19:16

"Pertanto l’unica fievole nota di ottimismo viene dai segnali che all’altro si lanciano, in attesa di una risposta che appare estremamente remota, ma pur possibile."...in buona sostanza o ci salvano gli extraterrestri o ci distruggeremo...io sono pessimista!
 


commento di Vanni sull'opera Acqua Sporca - giovedý 08 luglio 2010 alle ore 00:22

Bellissima mostra. Molto interessante il tema ed il sito espositivo. Il tuo pezzo "Volo Radente" il più bello a mio giudizio.


commento di Rissa sull'opera Acqua Sporca - giovedý 08 luglio 2010 alle ore 12:19

 VALORI IN CADUTA

Possiamo elucubrare su filosofie e assiomi economici. Possiamo anche discutere di elaborate considerazioni sociosanitarie e perfino mettere per iscritto le nostre intenzioni benefiche.
Possiamo fare tutto questo, ma rimane indiscutibile e incontrovertibile la caduta dei piu' elementari valori del vivere che continua a fregiarsi del "civile" ma che di civile ha oramai ben poco.
E non parliamo di sperduti posti selvaggi e non ancora colonizzati....il colmo dell'ironia è invece considerare che proprio in quei pochi posti selvaggi rimasti , sono ancora salvaguardati valori ineccepibili.
Nel nostro mondo invece tutto ci lascia indifferenti , ognuno di noi concentrato....anzi concentratissimo al piccolo orticello privato e preso dall corsa orami infinita verso mete che non hanno alcun senso.
Siamo indifferenti alla prepotenza, alla prevaricazione, al soppruso, all'arroganza, alla delinquenza, alla morte, alla malattia, alla sofferenza, a tutto.
Niente oramai scalfisce la nostra personalità e la nostra persona...nel nostro intimo siamo delle statue di sale...inossidabili a qualsiasi attacco acido.
Meritiamo di essere gli ultimi esseri dell'universo e meritiamo di sicuro tutte le maledizioni del creato, siamo diventati degli esseri immondi, e come si dice in gergo, mai piu' appropriato, siamo dei pezzi di merda.
Complimenti a noi tutti.

(tratto da un Blog senza nome)

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera COFFE TIME - giovedý 08 luglio 2010 alle ore 12:59

Di tutte le tue mostre del 2010 questa è l'unica che ho perduto l'occasione di partecipare e mi dispiace molto. Tutte le persone che l'hanno vista sono rimaste entusiaste.


commento di Walter Leone sull'opera Acqua Sporca - venerdý 09 luglio 2010 alle ore 01:11

Questa locandina è bellissima!


commento di Gigi sull'opera In / ES presso - venerdý 09 luglio 2010 alle ore 13:08

Questa locandina è bellissima!


commento di Gigi sull'opera COFFE TIME - venerdý 09 luglio 2010 alle ore 13:09

Una vernice "FANTASTICA"!!! complimenti a tutti gli artisti che sei riuscito a coinvolgere...oltre a te, ovviamente!!!!


commento di Gigi sull'opera Acqua Sporca - venerdý 09 luglio 2010 alle ore 13:11

Grazie Sergio...sei GRANDE!!!


commento di Gigi sull'opera Tributo a Jackson Pollock - venerdý 09 luglio 2010 alle ore 13:14

6 metri di striscione in strada con la tua firma....te lo meriti!!!!!


commento di Gigi sull'opera Solo Macchie? - venerdý 09 luglio 2010 alle ore 13:15

Tanti auguri capo!!!


commento di Gigi sull'opera In / ES presso - venerdý 09 luglio 2010 alle ore 13:16

Se ti ricordi a questa vernice sono arrivato in quel di Moruzzo per primo con due ore d'anticipo....valeva veramente lo sforzo!!! bellissimo anche l'intrattenimento musicale da te offerto. Grande mostra, grande pubblico, grande evento!!!!


commento di Mile sull'opera Solo Macchie? - venerdý 09 luglio 2010 alle ore 15:36

MI PIACE SI.


commento di Ilaria Pergolesi sull'opera Cattredale Unica nello Spazio - sabato 10 luglio 2010 alle ore 13:57

Durante questa tua personale ho avuto modo di notare la tua notevole  componente ironico-dissacrante oltre alla tua bravura pittorica. Mi è piaciuta molto la presentazione di Lorella Klun e lo studio Conestabo à veramente una struttura interessante. Buon ultimo notevoli i musicisti che si sono esitibi alla tua vernice. Per me è stata un'occasione di incontrare artisti che conoscevo solamente di nome. Complimenti sinceri per quello che sei oltre che per quello che fai.


commento di Kurt sull'opera Acqua Sporca - sabato 10 luglio 2010 alle ore 19:25

Dopo aver visto anche questa tua esibizione ho deciso che parteciperò a tutto ciò che farai: "Mi diverto troppo e conosco bella gente!".


commento di Kurt sull'opera COFFE TIME - sabato 10 luglio 2010 alle ore 19:27

"La tematica di questa personale di Davanzo affronta in termini profondi il problema dell’inquinamento. Non solo le nostre acque, dai mari ai laghi, sono afflitte dalla presenza di sostanze chimiche non smaltibili, ma è l’intero ciclo dell’acqua ad essere preso qui in considerazione. Si mette cioè a fuoco il male sottile che priva l’elemento acqua delle sue proprietà purificatrici, di naturali e rituali."

Spendida realizzazione. Tema veramente svolto con perizia notevole: Complimenti maestro!


commento di Dok sull'opera Acqua Sporca - domenica 11 luglio 2010 alle ore 12:27

Bellissima antologica. Tra i miei preferiti "Frammento di vita", Cattedrale unica nello spazio" la serie di "I ROBOT" e lo "sguardo del formichiere":


commento di Dok sull'opera Solo Macchie? - domenica 11 luglio 2010 alle ore 12:28

Questo tua esibizione mi è piaciuta ma l'ho "sentita" poco.


commento di Dok sull'opera In / ES presso - domenica 11 luglio 2010 alle ore 12:29

Sei veramente grande!!! bellissima!!!!


commento di Dok sull'opera COFFE TIME - domenica 11 luglio 2010 alle ore 12:30

La tua pittura in questa esibizione emerge con forza prorompente!


commento di Dok sull'opera Tributo a Jackson Pollock - domenica 11 luglio 2010 alle ore 12:31

Molto convincente. Mi è piaciuta molto l'ambientazione prescelta.


commento di Duchamp sull'opera Tributo a Jackson Pollock - domenica 11 luglio 2010 alle ore 13:06

Imponente per il numero di opere esposte. Bellissimo il sito espositivo.


commento di Duchamp sull'opera Solo Macchie? - domenica 11 luglio 2010 alle ore 13:08

Tra tutte le tue lodevoli e pregevoli iniziative del 2010 al momento questa è stata la mia preferita.


commento di Duchamp sull'opera Acqua Sporca - domenica 11 luglio 2010 alle ore 13:09

Locandina molto eloquente!


commento di Arman sull'opera Tributo a Jackson Pollock - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 01:25

Questa tua mostra poco distante da casa mia è stata veramente importante non tanto per te ma per tutto l'ambiente locale. Sei stato il primo ad esporre nella sala del consiglio ed hai dato forza a tutte le altre iniziative che si sono svolte in seguito. A nome di molti ti ringrazio.


commento di Arman sull'opera Solo Macchie? - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 01:30

Ti ringrazio per aver scelto la mia struttura per questa tua preziosa esibizione. Oltre che un piacere è per me un onore. Grazie Sergio.


commento di Universo sull'opera Tributo a Jackson Pollock - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 14:13

Interessantissima mostra. Ti propongo di ripeterla nella mia struttura a fine anno. Ti prego di considerare la  proposta.


commento di Universo sull'opera Acqua Sporca - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 14:16

Nel ringraziarvi tutti penso di farvi cosa gradita postando il commento di Fabio Favretto:

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità

Fabio Favretto


commento di Sergio Davanzo sull'opera COFFE TIME - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:40

Nel ringraziarvi tutti penso di farvi cosa gradita postando un commento di Fabio Favretto:

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

Fabio Favretto

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Jackson Pollock - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:42

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

Fabio Favretto


commento di Sergio Davanzo sull'opera In / ES presso - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:45

Nel ringraziarvi tutti penso di farvi cosa gradita postando un commento di Fabio Favretto:

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Solo Macchie? - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:45

Nel ringraziarvi tutti penso di farvi cosa gradita postando un commento di Fabio Favretto:

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.
L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico, provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo, folgorazioni che sono rivelazioni e universalità
 

Fabio Favretto


commento di Sergio Davanzo sull'opera Acqua Sporca - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:48

uno di Lorella Klun:

Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."

 


commento di Sergio Davanzo sull'opera Solo Macchie? - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:49

e uno di Lorella Klun:

Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."


commento di Sergio Davanzo sull'opera COFFE TIME - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:50

e uno di Lorella Klun:

Le tele di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato, cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto per cercare nuove espressioni comunicative."


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Jackson Pollock - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:51

e uno di Maria Sole Politti:

Sergio Davanzo. Esprime con forza i propri pensieri. Coccola con tenerezza i propri sogni. Ti mostra parti insospettate e inattese di sè, a volte svelandole per gradi, a volte ostentandole all’improvviso, provocando, beffardo. Davanzo dipinge. Una combinazione irrisolta di motivazioni lo spingono ogni volta. Per bisogno. Per voglia. Per gioco. Per dovere. Molti dei suoi quadri sono figli di una forte necessità comunicativa. La necessità di trascendere i limiti delle parole, delle dimensioni spazio-temporali, delle forme codificate, creandone di nuove, più belle, più intense, e dare così rinnovata voce a pensieri profondi, complessi. Ci sono poi i lavori che nascono dal semplice desiderio di lasciarsi andare alla più poetica evocazione di immagini e suggestioni viste e vissute. Essa sfocia poi nella compiaciuta ricerca di complicità di chi guarda e prova, e sente, e, sentendo, rivive. Il risultato è una sorprendente gamma di aperture e contaminazioni sinestetiche, cromatiche e materiche. Nel modus operandi di questo artista spesso un pensiero diventa tematica. Si espande. Definisce in maniera autonoma e prepotente i propri leit motive. Li varia, li allarga, li propone nelle più accattivanti sfumature, per poi gonfiarsi al massimo e, finalmente esplodere, esausto. Finito. Risolto. Perciò i quadri di Sergio sono per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a prosciugarlo. A volte però l’artista dalla conclusione di una linea ispirativa ne ha già tratte diverse altre. A volte lascia passare del tempo prima di permettere a nuovi tratti di catturare il suo istinto. E il suo pennello. Questo è Sergio Davanzo che dipinge. I suoi soggetti sono vari, disparati. Molto vuole raccontare. I volti, le voci del passato e del presente, i luoghi che lo hanno visto iniziare il suo percorso di uomo e di artista. Il cane. La famiglia. Coloro che se ne sono andati, coloro che verranno. Una ruga sulla fronte. Il sibilo di un tornio in officina. Un caleidoscopio minimalista di immagini, momenti epifanici, che sergio trasporta su tela. Che, se necessario, trasporta, come è solito dire “nello spazio”. E sicuramente i titoli creativi e fantasiosi che Sergio Davanzo affianca ai dipinti, fanno parte di questo modo semiserio di vivere e concepire le proprie necessità. Deliziosi, spesso fortemente ironici, stupiscono, per poi lasciarti addosso una scia di riflessione, che ti stuzzica come l’aroma del rum nel gusto di un dolce appena sfornato. Di cui Sergio, provetto “chef de rangue”, ha scritto e realizzato la ricetta apposta per te.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Tributo a Jackson Pollock - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:57

e uno di maria Sole Politti:

Sergio Davanzo. Esprime con forza i propri pensieri. Coccola con tenerezza i propri sogni. Ti mostra parti insospettate e inattese di sè, a volte svelandole per gradi, a volte ostentandole all’improvviso, provocando, beffardo. Davanzo dipinge. Una combinazione irrisolta di motivazioni lo spingono ogni volta. Per bisogno. Per voglia. Per gioco. Per dovere. Molti dei suoi quadri sono figli di una forte necessità comunicativa. La necessità di trascendere i limiti delle parole, delle dimensioni spazio-temporali, delle forme codificate, creandone di nuove, più belle, più intense, e dare così rinnovata voce a pensieri profondi, complessi. Ci sono poi i lavori che nascono dal semplice desiderio di lasciarsi andare alla più poetica evocazione di immagini e suggestioni viste e vissute. Essa sfocia poi nella compiaciuta ricerca di complicità di chi guarda e prova, e sente, e, sentendo, rivive. Il risultato è una sorprendente gamma di aperture e contaminazioni sinestetiche, cromatiche e materiche. Nel modus operandi di questo artista spesso un pensiero diventa tematica. Si espande. Definisce in maniera autonoma e prepotente i propri leit motive. Li varia, li allarga, li propone nelle più accattivanti sfumature, per poi gonfiarsi al massimo e, finalmente esplodere, esausto. Finito. Risolto. Perciò i quadri di Sergio sono per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a prosciugarlo. A volte però l’artista dalla conclusione di una linea ispirativa ne ha già tratte diverse altre. A volte lascia passare del tempo prima di permettere a nuovi tratti di catturare il suo istinto. E il suo pennello. Questo è Sergio Davanzo che dipinge. I suoi soggetti sono vari, disparati. Molto vuole raccontare. I volti, le voci del passato e del presente, i luoghi che lo hanno visto iniziare il suo percorso di uomo e di artista. Il cane. La famiglia. Coloro che se ne sono andati, coloro che verranno. Una ruga sulla fronte. Il sibilo di un tornio in officina. Un caleidoscopio minimalista di immagini, momenti epifanici, che sergio trasporta su tela. Che, se necessario, trasporta, come è solito dire “nello spazio”. E sicuramente i titoli creativi e fantasiosi che Sergio Davanzo affianca ai dipinti, fanno parte di questo modo semiserio di vivere e concepire le proprie necessità. Deliziosi, spesso fortemente ironici, stupiscono, per poi lasciarti addosso una scia di riflessione, che ti stuzzica come l’aroma del rum nel gusto di un dolce appena sfornato. Di cui Sergio, provetto “chef de rangue”, ha scritto e realizzato la ricetta apposta per te.


commento di Sergio Davanzo sull'opera COFFE TIME - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:58

e uno di Maria Sole Politti:

Sergio Davanzo. Esprime con forza i propri pensieri. Coccola con tenerezza i propri sogni. Ti mostra parti insospettate e inattese di sè, a volte svelandole per gradi, a volte ostentandole all’improvviso, provocando, beffardo. Davanzo dipinge. Una combinazione irrisolta di motivazioni lo spingono ogni volta. Per bisogno. Per voglia. Per gioco. Per dovere. Molti dei suoi quadri sono figli di una forte necessità comunicativa. La necessità di trascendere i limiti delle parole, delle dimensioni spazio-temporali, delle forme codificate, creandone di nuove, più belle, più intense, e dare così rinnovata voce a pensieri profondi, complessi. Ci sono poi i lavori che nascono dal semplice desiderio di lasciarsi andare alla più poetica evocazione di immagini e suggestioni viste e vissute. Essa sfocia poi nella compiaciuta ricerca di complicità di chi guarda e prova, e sente, e, sentendo, rivive. Il risultato è una sorprendente gamma di aperture e contaminazioni sinestetiche, cromatiche e materiche. Nel modus operandi di questo artista spesso un pensiero diventa tematica. Si espande. Definisce in maniera autonoma e prepotente i propri leit motive. Li varia, li allarga, li propone nelle più accattivanti sfumature, per poi gonfiarsi al massimo e, finalmente esplodere, esausto. Finito. Risolto. Perciò i quadri di Sergio sono per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a prosciugarlo. A volte però l’artista dalla conclusione di una linea ispirativa ne ha già tratte diverse altre. A volte lascia passare del tempo prima di permettere a nuovi tratti di catturare il suo istinto. E il suo pennello. Questo è Sergio Davanzo che dipinge. I suoi soggetti sono vari, disparati. Molto vuole raccontare. I volti, le voci del passato e del presente, i luoghi che lo hanno visto iniziare il suo percorso di uomo e di artista. Il cane. La famiglia. Coloro che se ne sono andati, coloro che verranno. Una ruga sulla fronte. Il sibilo di un tornio in officina. Un caleidoscopio minimalista di immagini, momenti epifanici, che sergio trasporta su tela. Che, se necessario, trasporta, come è solito dire “nello spazio”. E sicuramente i titoli creativi e fantasiosi che Sergio Davanzo affianca ai dipinti, fanno parte di questo modo semiserio di vivere e concepire le proprie necessità. Deliziosi, spesso fortemente ironici, stupiscono, per poi lasciarti addosso una scia di riflessione, che ti stuzzica come l’aroma del rum nel gusto di un dolce appena sfornato. Di cui Sergio, provetto “chef de rangue”, ha scritto e realizzato la ricetta apposta per te.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Solo Macchie? - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 19:59

e uno di Maria Sole Politti:

Sergio Davanzo. Esprime con forza i propri pensieri. Coccola con tenerezza i propri sogni. Ti mostra parti insospettate e inattese di sè, a volte svelandole per gradi, a volte ostentandole all’improvviso, provocando, beffardo. Davanzo dipinge. Una combinazione irrisolta di motivazioni lo spingono ogni volta. Per bisogno. Per voglia. Per gioco. Per dovere. Molti dei suoi quadri sono figli di una forte necessità comunicativa. La necessità di trascendere i limiti delle parole, delle dimensioni spazio-temporali, delle forme codificate, creandone di nuove, più belle, più intense, e dare così rinnovata voce a pensieri profondi, complessi. Ci sono poi i lavori che nascono dal semplice desiderio di lasciarsi andare alla più poetica evocazione di immagini e suggestioni viste e vissute. Essa sfocia poi nella compiaciuta ricerca di complicità di chi guarda e prova, e sente, e, sentendo, rivive. Il risultato è una sorprendente gamma di aperture e contaminazioni sinestetiche, cromatiche e materiche. Nel modus operandi di questo artista spesso un pensiero diventa tematica. Si espande. Definisce in maniera autonoma e prepotente i propri leit motive. Li varia, li allarga, li propone nelle più accattivanti sfumature, per poi gonfiarsi al massimo e, finalmente esplodere, esausto. Finito. Risolto. Perciò i quadri di Sergio sono per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a prosciugarlo. A volte però l’artista dalla conclusione di una linea ispirativa ne ha già tratte diverse altre. A volte lascia passare del tempo prima di permettere a nuovi tratti di catturare il suo istinto. E il suo pennello. Questo è Sergio Davanzo che dipinge. I suoi soggetti sono vari, disparati. Molto vuole raccontare. I volti, le voci del passato e del presente, i luoghi che lo hanno visto iniziare il suo percorso di uomo e di artista. Il cane. La famiglia. Coloro che se ne sono andati, coloro che verranno. Una ruga sulla fronte. Il sibilo di un tornio in officina. Un caleidoscopio minimalista di immagini, momenti epifanici, che sergio trasporta su tela. Che, se necessario, trasporta, come è solito dire “nello spazio”. E sicuramente i titoli creativi e fantasiosi che Sergio Davanzo affianca ai dipinti, fanno parte di questo modo semiserio di vivere e concepire le proprie necessità. Deliziosi, spesso fortemente ironici, stupiscono, per poi lasciarti addosso una scia di riflessione, che ti stuzzica come l’aroma del rum nel gusto di un dolce appena sfornato. Di cui Sergio, provetto “chef de rangue”, ha scritto e realizzato la ricetta apposta per te.


commento di Sergio Davanzo sull'opera Acqua Sporca - lunedý 12 luglio 2010 alle ore 20:00

Complimenti per la tua intensa attività espositiva.


commento di Mino sull'opera Tributo a Jackson Pollock - martedý 13 luglio 2010 alle ore 17:44

"Davanzo riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo..."

"Nelle sue opere istinto e ragione rinunciano all'eterna lotta, per dar vita ad un dialogo serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi di materia, si assottiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi musicali."

 

Sono in sintonia quanto affermato sopra dai critici.

 


commento di 8 sull'opera Tributo a Jackson Pollock - martedý 13 luglio 2010 alle ore 18:00

Auguri per la mostra e se riesco vengo a travarti, dovrei essere in zona in quel periodo.


commento di Judy sull'opera In / ES presso - mercoledý 14 luglio 2010 alle ore 11:52

bellissima iniziativa ho visitato quella del "sei,come,sei". In bocca al lupo!


commento di Robi sull'opera In / ES presso - mercoledý 14 luglio 2010 alle ore 20:50

Sei Unico!!!!


commento di Robi sull'opera Tributo a Jackson Pollock - mercoledý 14 luglio 2010 alle ore 20:53

Vengo in fiera per delle ricerche avremo modo d'incontrarci. A presto!


commento di Bassa sull'opera In / ES presso - giovedý 15 luglio 2010 alle ore 12:35

Caro collega pittore...ci sono applicatori e pittori. Tu fai vivere il colore...io lo applico!!!!


commento di Frisco sull'opera In / ES presso - giovedý 15 luglio 2010 alle ore 12:54

Bellissima questa presentazione della critica.


commento di Rotcko sull'opera In / ES presso - venerdý 16 luglio 2010 alle ore 12:25

Questa mostra doveva essere molto bella, ho avuto modo di vedere le tue foto su facebook. Bravo!


commento di Rotcko sull'opera Solo Macchie? - venerdý 16 luglio 2010 alle ore 12:28

Spero di poter partecipare. Le mie ferie sono un poco compromesse dalla mia non brillante situazione finanziaria.


commento di Rotcko sull'opera In / ES presso - venerdý 16 luglio 2010 alle ore 12:30

"In un luogo come questo il messaggio pittorico “passa” anche in assenza di capacità culturali idonee alla decodificazione del segno, dell’utilizzo della materia adoperata, della tecnica adottata e di tutti quegli elementi cari agli affabulatori che ti illustrano la tua arte senza fartela capire."

 

Perfetto!!!!


commento di Rotcko sull'opera Tributo a Jackson Pollock - venerdý 16 luglio 2010 alle ore 12:31

Ho avuto occasione di vedere la mostra da Luca a Panzano. Molto bella. Vorrei ospitarla, se ti va bene, al Circolo in autunno. Fammi sapere, per favore, grazie.


commento di Neda sull'opera Tributo a Jackson Pollock - venerdý 16 luglio 2010 alle ore 13:01

E' molto vero per mia stessa esperienza!!!!

"La terza ed ultima fase del percorso vede un sentimento in piena esplosione. Passioni, affrancate da dubbi e sensi di colpa, emergono da fondi di buio. Rosso ed oro testimoniano con forza l’irreversibilità della scelta, in cui anche emozioni più violente trovano ESpressamente coronamento. "


commento di Pam sull'opera In / ES presso - venerdý 16 luglio 2010 alle ore 18:40

ieri sera a rientro dalla giornata lavorativa mi sono fermato all'Universo. Hop visto i lavori in mostra. Molto belli, veramente.


commento di Vanna sull'opera Tributo a Jackson Pollock - sabato 17 luglio 2010 alle ore 12:06

Mostra stupenda. Ho avuto il piacere di essere presente alla tua vernice, Atmosfera bellissima anche per merito, oltre che tuo, ovviamente, per la capacità dei musicisti ed il loro inusuale repertorio. Hai operato, anche in questo, una scelta perfetta. Complimenti.


commento di ProfonditÓ sull'opera Solo Macchie? - sabato 17 luglio 2010 alle ore 17:47

Nel farti i miei migliori auguri ti auguro di realizzare il massimo.


commento di ProfonditÓ sull'opera In / ES presso - sabato 17 luglio 2010 alle ore 17:48

E' un tema molto accativante e ben presentato dalla voce critica.


commento di Berta sull'opera In / ES presso - sabato 17 luglio 2010 alle ore 17:59

Grandissima mostra scoperta grazie ad internet!


commento di Bassa sull'opera Acqua Sporca - sabato 17 luglio 2010 alle ore 18:03

Vivissimi complimenti per la tua grande e sensibile attività artistica...sono diventata anche una tua "fan" in Fb.


commento di Isabel sull'opera Acqua Sporca - domenica 18 luglio 2010 alle ore 18:07

bellissima anche dal punto di vista fotografico questa tua locandina.


commento di Isabel sull'opera In / ES presso - domenica 18 luglio 2010 alle ore 18:09

Mi complimento con te per aver affrontato questa tematica ed averla espressa con i grigi.


commento di Vince sull'opera Acqua Sporca - lunedý 19 luglio 2010 alle ore 12:26

Una esibizione molto bella e fuori dal tuo impegno sociale. Sono stato sorpreso dal tema prescelto ed affrontato, ma non dalla consueta bellezza delle tue opere pittoriche. Ottima la presentazione critica.


commento di Vince sull'opera In / ES presso - lunedý 19 luglio 2010 alle ore 12:33

Semplicemente perfetta in tutti i suoi aspetti!


commento di Vince sull'opera Tributo a Jackson Pollock - lunedý 19 luglio 2010 alle ore 12:34

Grande, Grande, Grande personale!!!!!!


commento di Vince sull'opera Solo Macchie? - lunedý 19 luglio 2010 alle ore 12:36

Penso che in quel di Toscana questa tua mostra avrà un bel risultato.


commento di Vince sull'opera In / ES presso - lunedý 19 luglio 2010 alle ore 12:38

 Interessante la Sua ricerca artistica


commento di Pierluigi Cocchi sull'opera volo radente - lunedý 19 luglio 2010 alle ore 21:43

 Un insetto che punge e fa molto male...................  Hai rappresentato molto bene il tema.


commento di Pierluigi Cocchi sull'opera LA MAFIA E' SOLAMENTE UN INSETTO: PUOI SCHIACCIARLA! - lunedý 19 luglio 2010 alle ore 21:46

 Splendido lavoro, musica, luce, drammaticità, armonia pittorica.  


commento di Pierluigi Cocchi sull'opera Manhattan vista dal Bronx - lunedý 19 luglio 2010 alle ore 21:51

 Ben rappresenti la società contemporanea il peso comincia ad essere veramente grosso.


commento di Pierluigi Cocchi sull'opera Questa Ŕ una societÓ che macina tutti i valori! - lunedý 19 luglio 2010 alle ore 21:55

I miei migliori voti augurali, Sergio!


commento di Director sull'opera In / ES presso - mercoledý 21 luglio 2010 alle ore 00:06

Questa esibizione mi è piaciuta molto!


commento di Director sull'opera In / ES presso - mercoledý 21 luglio 2010 alle ore 00:07

Molto bella. La vedo ogni mattina con il caffè prima di entrare in fabbrica...mi aiuta!


commento di Ciro Bonito sull'opera Tributo a Jackson Pollock - mercoledý 21 luglio 2010 alle ore 12:00

Molto bello questo tuo "discorso" sul "sentire".


commento di Ciro Bonito sull'opera In / ES presso - mercoledý 21 luglio 2010 alle ore 12:01

Pur conoscendo il tuo pensiero mi sento di affermare che questa tua esibizione avrebbe bisogno di un palcoscenico più ampio e qualificato. Sono certo del tuo dissenso in proposito. So che sei più felice se a guardare la tua pittura ci sono persone semplici e lavoratori di fabbrica però.....questa che vedo... "merita" molto di più!


commento di Alex Lavaroni sull'opera Tributo a Jackson Pollock - mercoledý 21 luglio 2010 alle ore 16:03

Stupenda questa esibizione! mi è piaciuta molto la tua evidente sensibilità pittorica ed umana.


commento di Aga sull'opera In / ES presso - giovedý 22 luglio 2010 alle ore 11:41

Grande. Grande. Grande!!!!


commento di Aga sull'opera In / ES presso - giovedý 22 luglio 2010 alle ore 11:42

Una mostra bellissima con una notevole performance "Live" da parte tua: Bravo!


commento di Director sull'opera Acqua Sporca - giovedý 22 luglio 2010 alle ore 11:46

Mi colpisce molto la locandina. E' tuo lo scatto?


commento di Lak sull'opera In / ES presso - giovedý 22 luglio 2010 alle ore 23:57

Formidabile svolgimento di un tema molto difficile da rappresentare in pittura.


commento di ProfonditÓ sull'opera Acqua Sporca - sabato 24 luglio 2010 alle ore 11:53

Molto ben espressa e presentata.


commento di ProfonditÓ sull'opera In / ES presso - sabato 24 luglio 2010 alle ore 11:54

Bellissima esibizione monocromatica,


commento di ProfonditÓ sull'opera COFFE TIME - sabato 24 luglio 2010 alle ore 11:56

Bellissimi i tuoi lavori!! Io non son mica capace di fare certe cose!!!! Grazie per aver votato i miei polli, sono molto onorata perchè tu sei bravissimo un vero artista...io invece vado avanti a galline uff............


commento di Cy sull'opera feelings & feelings (frammento) - sabato 24 luglio 2010 alle ore 18:09

Mi piace molto questa Fiera mercato, ho avuto modo di conoscerla l'anno scorso per la sua prima edizione. Penso verro a visitarla.


commento di Coj sull'opera In / ES presso - sabato 24 luglio 2010 alle ore 18:47

Bello il gioco di parole con "IN" "ES" . Ottima presentazione critica. Notevoli le opere esposte.


commento di Puster sull'opera In / ES presso - domenica 25 luglio 2010 alle ore 11:52

Grandissima mostra personale esibita in un ambiente bellissimo!


commento di Puster sull'opera Acqua Sporca - domenica 25 luglio 2010 alle ore 11:53

Non dimenticarti mai delle persone che lavorano in fabbrica! io penso che molta parte della tua forza espressiva attinga alle tue passate esperienze in quei luoghi.


commento di Puster sull'opera Tributo a Jackson Pollock - domenica 25 luglio 2010 alle ore 11:55

I miei migliori auguri per la tua esibizione in quel di Toscana!


commento di Puster sull'opera In / ES presso - domenica 25 luglio 2010 alle ore 11:55

Una personale indimenticabile!!!!


commento di Puster sull'opera Solo Macchie? - domenica 25 luglio 2010 alle ore 11:57

Una delle più belle e significative mostre visitate ultimamente!


commento di Puster sull'opera COFFE TIME - domenica 25 luglio 2010 alle ore 11:59

 ciao sergio, grazie che mi hai votata! sto guardando i tuoi lavori e..... adoro la tua ironia!!! questo in particolare lo sento molto mio!...... anche io ero in bagno....... così mi son ritrovata piattina.... e dopo averne allattati quattro, direi CONCAVA....... e dio nn ha avuto pietà!!!!!!!

eheheheh!!! devi essere un personaggio molto particolare! ammiro molto il tuo pensiero... soprattutto quando parli di laicità e di un unica cattedrale.

io credo fermamente che l'anima è una ed è questo che ci accomuna tutti. noi siamo esseri spirituali e non religiosi!!!!!! a volte prima di pensare sarebbe meglio SENTIRE. sono contenta che al mondo esista uno come te e, spero di non offenderti, mi piaci più tu dei tuoi quadri, e mi piace come usi l'arte per parlare e dire la tua. GRAZIE per tutto!!!!

 


commento di Sara Stradi sull'opera Omaggio ai Tubisti (Pressfitting) alias "Quando Dio spartiva le tette...io ero in bagno..." - lunedý 26 luglio 2010 alle ore 00:39